mercoledì 4 marzo 2015

Legalità e antimafia sono parole vuote

Legalità e antimafia sono parole vuote. Belle ma vuote. Sono le azioni che le riempiono. E le azioni le fanno gli uomini e le donne e di essi sono figlie. Da quando avevo 16 anni ho fatto poco altro nella vita che diffondere la memoria della storia della mia famiglia. In modo matto e disperatissimo. Da qualche anno ho frenato per imbarazzo. Perché l'impegno antimafia in alcuni luoghi e in alcune persone aveva sostituito il cineforum o la bocciofila. In Sicilia e altrove in nome dell'antimafia si prendono tangenti (Helg ha fatto parziali ammissioni) e si collude con la mafia (Montante, indagini in corso, innocente fino a prova contraria, dichiarazioni di cinque collaboratori). L'antimafia è carne e sangue. E chi usa i nostri morti per le proprie carriere, finanche colluse con la stessa mafia, è la peggiore bestia. Oggi non mi manca l'entusiasmo, né la passione, ma solo parte dell'ingenuità che mi portava a considerare tutti puri, tutti soldati. La triste verità è che alla fine, spenta l'abat-jour, rimaniamo soli con il nostro passato. Che a volte sento di non condividere nemmeno con chi ha vissuto le stesse cose. Perché se anche tra noi orfani e vedove c'è gara, primadonnismo e vippismo, abbiamo perso noi, prima che Helg o Montante.

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