sabato 7 settembre 2013

La barca di Paolo Borsellino


Vedere il mio amico Salvatore Borsellino al timone della barca che era stata di suo fratello Paolo mi ha provocato un’emozione indescrivibile. Ricordo ancora l’intervista a Mondello per il nostro libro (Fino all’ultimo giorno della mia vita) in cui mi parlava della piccola imbarcazione:
“Dopo aver firmato l’acquisto della casa, avevo subito chiamato Luigi Furitano, un cugino di Agnese che in questo periodo mi si è avvicinato e ciò mi ha fatto molto piacere, per chiedergli di aiutarmi a trovare una lancitedda, la piccola barca di legno, a remi, utilizzata dai pescatori a cui avrei potuto attaccare il mio piccolo motore da 20 cavalli.
Lui, senza che io ne sapessi nulla, ne ha parlato con Manfredi, che quando ha saputo della casa a Mondello, del mio ritorno, mi ha chiamato e mi ha detto che avrebbe affidato a me la barchetta di vetroresina di suo padre, la barca da cui Paolo fece quell’ultimo bagno il 19 luglio del 1992 a Villagrazia di Carini prima di andare a morire in via D’Amelio. La barca era tirata a secco a Cefalù non so da quanti anni, Manfredi l’aveva fatta rimettere a nuovo ma non l’aveva mai adoperata.
Ora me l’affiderà; essa non è solo la barca con cui, lentamente, solcherò il mio mare per rivederlo tutto, ma è la barca di Paolo, e per me anche questo è uno di quei segnali che per me stanno rappresentando qualcosa di incredibile, che fanno vacillare la mia mente scientifica. Giustifico ciò pensando che tutto è comunque spiegabile, ma che, semplicemente, è al di là della scienza attualmente conosciuta.
Io credo che queste cose, questi segni ci siano, che vadano al di là della religione o della fede 175 che io purtroppo ho perso, sono “cose” che fanno sì che le persone morte continuino a vivere in qualche dimensione e ci possano lanciare dei segnali. Altrimenti non mi spiego come mio nipote Manfredi mi sia stato così vicino in questi ultimi mesi, in questi ultimi giorni; lui mi sta dando segnali che sono certo arrivare direttamente da Paolo, che ci sia Paolo dietro a tutto ciò, dietro alla casa, dietro alla barca, lo stesso Paolo che mi chiedeva sempre «ma perché non torni?» e io ogni volta gli rispondevo «ma perché devo tornare?» Allora non capivo, ora sì: c’è un tempo per ogni cosa".

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