venerdì 31 agosto 2012

Le mani della mafia sull’ospedale di Verona


Per i lettori del blog la versione "lunga" dell'inchiesta di oggi
Silenziosa ma inesorabile, l’ombra di cosa nostra era arrivata anche là dove pochi la attendevano senza particolari tutele, ovvero nel nuovo polo dell’imponente “Borgo Trento”, il centro d’eccellenza della medicina scaligera di proprietà dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. Qui nel giro di pochi anni si stanno realizzando investimenti per quasi 300 milioni di euro, dal nuovo pronto soccorso all’ospedale “del bambino e della mamma”.
Tutto ha inizio con l’affidamento dei lavori per le opere complementari inerenti alla realizzazione del polo chirurgico. Viene scelta l’impresa Bonatti Spa con sede a Parma. Essa cede in subappalto i lavori di “esecuzione di assistenze murarie agli impianti e ripristini murature” a due ditte emiliane: la Edilperna Srl con sede a Poviglio (RE), amministratore e socio unico Perna Rosario, nato a Gela il 5 settembre 1981, e la Acropoli Srl, anch’essa con sede a Poviglio, amministratore unico Comandatore Emanuele, nato a Mainz (Germania) il 24 maggio 1982.
In quel momento le due imprese sono impegnate anche nei lavori della nuova stazione ferroviaria di Parma: un appalto da 100 milioni di euro vinto da un’associazione temporanea di imprese in cui figura ancora la Bonatti, che evidentemente ha così tanta fiducia in Rosario Perna ed Emanuele Comandatore che anche in Emilia cede loro subappalti per opere di primaria importanza.
A seguito della richiesta presentata dalla Società di trasformazione urbana che si occupa della stazione, però, la Prefettura di Reggio Emilia il 27 luglio 2010 emette nei confronti della Edilperna un’interdittiva antimafiaSul conto di Rosario Perna, infatti, risultano tre segnalazioni di reato: il 4 ottobre 2002 i carabinieri lo diffidano per “condotte integranti illeciti amministrativi” riguardanti il possesso di stupefacenti; il 28 ottobre 2009 gli uomini dell’Arma di Guastalla segnalano Perna all’autorità giudiziaria per “produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope”. Il 24 luglio 2010, infine, Perna viene deferito all’autorità giudiziaria dai carabinieri di Bagnolo in Piano perché aveva inoltrato al ministero dell’Interno la richiesta di emersione per colf e badanti relativa a un cittadino extracomunitario per ottenere la regolarizzazione di un’attività lavorativa che, dopo gli accertamenti, era risultata inesistente.
Ma ad inguaiare Perna sono le parentele ingombranti della giovane moglie, Domicoli Crocifissa, classe 1984, figlia di Domicoli Aurelio, nato a Gela il 17 febbraio 1960, noto agli inquirenti come appartenente alla famiglia mafiosa gelese facente capo al clan Rinzivillo. Aurelio era rimasto gravemente ferito in occasione della strage di mafia a Gela del 1990, un sanguinoso scontro “finale” tra i criminali appartenenti alla “Stidda” e gli uomini di cosa nostra. In quel conflitto a fuoco era rimasto sull’asfalto suo fratello Giovanni.
Il suocero di Perna era finito agli arresti nel 2006 nell’ambito dell’operazione antimafia “Tagli pregiati” che aveva stroncato l’associazione mafiosa finalizzata al traffico di stupefacenti da Gela fino a Busto Arsizio, terra promessa dei Rinzivillo. A seguito della richiesta di patteggiamento è stato condannato in via definitiva a due anni per associazione mafiosa e usura. Ma non finisce qui. La “disgrazia” della giovane sposa di Perna sono anche i fratelli del padre, uniti ad Aurelio in una sfida al curriculum criminale peggiore: Maurizio (1966) è stato condannato per associazione mafiosa e usura nello stesso procedimento del fratello; Claudio (1977), il cui fine pena è previsto nel 2013 dopo la condanna per associazione mafiosa. Poi c’è Emilio (1962), con precedenti penali per associazione a delinquere, truffa, rapina e falso, e Roberto, segnalato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Chiude la carrellata Giuseppe Antonio Domicoli (1978), nipote di Aurelio, fermato nell’operazione che aveva portato agli arresti anche il casalese Francesco Schiavone “Cicciariello”.
Per queste motivazioni il Prefetto di Reggio Emilia, Antonella De Miro, emette l’interdittiva antimafia, che viene inviata per conoscenza anche al direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Verona. Il quale, immediatamente, revoca l’autorizzazione di subappalto alla Edilperna che, nel giro di qualche giorno, viene allontanata dal cantiere.
A “Borgo Trento” ricordano però che la Edilperna era legata ad un’altra ditta che lavorava in subappalto nei cantieri dell’ospedale, la Acropoli Srl, che aveva ricevuto dalla Bonatti una commessa da 50 mila euro. Basta una veloce verifica e si scopre che Comandatore Emanuele, legale rappresentante di quest’ultima, era stato consigliere della Edilperna. Per questa ragione il 20 ottobre 2010 l’Azienda scrive alla Prefettura di Reggio Emilia per chiedere notizie anche su Acropoli.
Così il 25 novembre 2010 la De Miro scrive nuovamente al direttore generale confermando i timori dei dirigenti della sanità veronese: “Sono stati acquisiti oggettivi elementi per ritenere sussistente il pericolo di infiltrazioni mafiose tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell’attività della ditta Acropoli Srl”. Comandatore Emanuele è infatti sposato con Perna Debora, sorella di Perna Rosario, personaggio di cui abbiamo apprezzato i trascorsi e le parentele. La Acropoli Srl di Comandatore aveva, il 23 luglio 2010, acquisito Acropoli Sas di Perna Debora per 31.950 euro; il marito, già socio accomandante della Acropoli Sas era diventato così amministratore unico della Acropoli Srl che ha la propria sede legale a Poviglio, in via Ariosto 14, nello stesso appartamento dove sono residenti i due coniugi insieme, sorpresa, a Perna Rosario e consorte; per la Prefettura è evidente l’intreccio tra le due imprese e appare scontato come la “compravendita della Acropoli Sas da parte di Acropoli Srl ha prodotto il risultato di non far più comparire il cognome ‘Perna’ tra i soci ed amministratori della ditta […] per eliminare del tutto, nei rapporti contrattuali, quel cognome (Perna) che avrebbe comunque ricondotto Perna Debora al medesimo contesto familiare del fratello Perna Rosario”. Un maquillage per sembrare più belli, insomma, più presentabili alle gare d’appalto.
Anche questa volta, con la determina dirigenziale del 28 dicembre 2010, l’Azienda Ospedaliera di Verona revoca il subappalto alla Acropoli Srl, “con la conseguente immediata interruzione delle lavorazioni in corso e la liberazione del cantiere dalle attrezzature, materiali e macchinari”.
Così, nel giro di cinque mesi, entrambe le ditte vengono estromesse dai subappalti della Bonatti Spa nel cantiere dell’ospedale.

Verona, la mafia a "Borgo Trento"


giovedì 30 agosto 2012

Grazie Augias

Scopro oggi che Corrado Augias, nel suo "Il disagio della libertà", mi cita come una delle voci meritevoli "isolate in una palude di indifferenza", a proposito del mio primo libro, "Sotto Processo". È un vero onore una grande gratificazione.

lunedì 20 agosto 2012

I lecchini di Ultimo


Sapevo bene che scegliendo di scrivere un libro su uno dei personaggi più controversi degli ultimi vent'anni avrei suscitato sia l'apprezzamento di molti che le ire funeste di un gruppuscolo minoritario che di professione difende il "suo" Capitano Ultimo. Lo sapevo e l'avevo messo in conto, lo avevo appuntato come si fa sulla lista della spesa per lo zucchero e la carta igienica.

Ieri, dopo aver visto la mezza pagina del Corriere della Sera sul mio libro in uscita, gli Ultimi hanno perso la bussola e, in gruppo, hanno iniziato a tempestare le bacheche in cui si parlava del libro con il solo scopo di creare confusione e spingere le persone realmente interessate a capirci di più ad abbandonare la conversazione con l'impressione di trovarsi tra due fazioni in lotta; loro lo erano, io no.

Hanno iniziato a parlare di querele, di costituzione parte civile, di piscine da costruire con i soldi che avrei dovuto versare dopo la condanna per diffamazione; l'unico problema è che il libro non è ancora uscito e non hanno mai potuto leggerne una sola riga. Si sono accontentati di quello che riportava il Corriere che, per forza di cose, ha potuto solo accennare ai temi, che saranno tanti. Sanno già che sarà diffamatorio per il semplice fatto che di Ultimo non si può e non si deve parlare. Questo la dice lunga sull'attendibilità e la serietà di questo gruppo di fanatici in cui al massimo riesci a discutere con uno, due; gli altri hanno altri compiti, come quello di fare i trolls e allontanare anche quelli che alla fine, magari, la potrebbero pensare come loro.

Avevano, sempre in blocco perché è così che agiscono per dar forza l'un l'altro ai propri ragionamenti, invaso anche la bacheca della mia pagina pubblica, ma ho bloccato immediatamente quelli che storicamente fanno parte di questi pasdaran dell'intimidazione conto terzi. Non darò visibilità alle loro minacce e alle loro menzogne sui miei spazi.

In ultimo una delle animatrici del gruppo ha scritto un messaggio privato a Sonia Alfano, e in un italiano incerto ha fatto presente: “non vedo l'ora che esce il libro di calasanzio.. giuro [:)] non lo compro ma lo leggo tutto.. e poi lo sgretolo, come sgretolo tutte le falsita'. Documenti alla mano ahahahahahahahahahh”. Con una risata finale che sa molto di isteria e poco di confronto democratico. 

Detto questo, fin quando non uscirà il libro, metà settembre, non accetterò più provocazioni da questi guardiani del tempio, perché con i loro attacchi mirano, in modo davvero dilettantesco a farmi dire cosa ci sarà nel libro e a gettare fango su di me e sul mio lavoro. Per scoprirlo dovranno comprarlo cosicché il mio editore mi verserà anche i loro diritti.

Ringrazio tutti voi per i messaggi che mi avete mandato, ma vi assicuro che non c'è alcun problema: come io dedico la mia vita alla lotta alla mafia, scrivendo inchieste sulle infiltrazioni mafiose al Nord, facendo i nomi e mettendoci la faccia, per loro fare antimafia è difendere Ultimo dietro le loro tastiere e infamare Ingroia, Sonia Alfano e molti altri. Facciano pure, ma da soli e senza un interlocutore. Quando avranno letto il libro ne riparleremo.

sabato 18 agosto 2012

Il comunicato della Alfano su Ultimo


Palermo, 18 AGO- “Apprendo che a metà settembre la casa editrice Aliberti pubblicherà il libro di Benny Calasanzio Borsellino sulla vera storia di Sergio De Caprio, dal titolo ‘Capitano Ultimo. Il vero volto dell’uomo che arrestò Totò Riina’. Finalmente gli italiani, in contemporanea con la fiction agiografica targata Mediaset, potranno sapere chi davvero sia il fumettistico Capitano Ultimo, lontanissimo dall’eroe impersonato da Raoul Bova e, piuttosto, protagonista di episodi agghiaccianti della nostra storia recente: episodi collegati a doppio filo alla trattativa Stato-Mafia, come per esempio la mancata perquisizione del covo di Totò Riina dopo il suo arresto e di accuse vergognose ai danni, oltre che della sottoscritta, dei magistrati Alfonso Sabella e Antonio Ingroia”.

Lo ha detto Sonia Alfano, presidente della Commissione Antimafia Europea e figlia del giornalista Beppe, ucciso a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) nel 1993.

“Benny Calasanzio Borsellino – ha aggiunto Alfano – ha dedicato un intero capitolo alla presenza di Sergio De Caprio a Messina poco dopo l’omicidio di mio padre, del suo ruolo nella mancata cattura di Nitto Santapaola e nella sparatoria in cui mancò per un soffio la testa di un giovane ‘scambiato’, secondo la versione di Ultimo, addirittura per l’allora latitante Pietro Aglieri. Attendo con ansia l’uscita di questo libro – ha concluso – che consentirà agli italiani di leggere carte e documenti inediti, in modo da poter smettere di tributare onore e rispetto ad una figura ambigua con nome da fumetto che ha illuso (o truffato?) gli italiani con la sceneggiatura impiantata sulla consegna di Riina e, a breve, con una fiction imbarazzante”.

domenica 12 agosto 2012

In culo alla mafia

La notizia circolava sui social network da qualche settimana, ma solo ora Ignazio Cutrò ha potuto confermare che la sua storia, aggiornata fino agli ultimissimi sviluppi, sarà raccontata in un libro dal titolo eloquente: "In culo alla mafia. Non cedere alla malavita si può", edito da Aliberti, che sarà in tutte le librerie a Novembre di quest'anno.

Il volume, che l'editore emiliano Francesco Aliberti ha voluto fortemente, sarà scritto a quattro mani da Cutrò stesso e dal giornalista e scrittore siciliano Benny Calasanzio Borsellino, che con Aliberti ha da poco pubblicato "Fino all'ultimo giorno della mia vita" scritto insieme a Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso in Via D'Amelio.

"Sono felice di poter confermare la pubblicazione di questo libro che avrei sempre voluto scrivere, ma che aspettavo di poter chiudere con un lieto fine, che nel mio caso non poteva che essere che il mio ritorno a fare l'imprenditore" ha detto Cutrò, appena tornato da Verona dove insieme a Calasanzio Borsellino ha registrato le interviste.

Il libro conterrà tutta la storia di Cutrò con alcuni stralci inediti, soprattutto sul versante delle indagini a cui Cutrò ha contribuito in modo decisivo.

lunedì 6 agosto 2012

È morto il figlio di Maurello

Apprendo che in un incidente sul lavoro è morto Giovanni Maurello, figlio 18 enne di Giuseppe Maurello, il migliore amico di mio zio Paolo, colui che lo accompagnò in quel viaggio dal quale non sarebbe più tornato vivo. Nessun senso di giustizia o di vendetta, ci mancherebbe, solo la speranza che ora possa capire cosa voglia dire perdere un figlio in circostanze tragiche e si decida a raccontare quello che sa sull'omicidio, ancora insoluto, di Paolo Borsellino. Io sono pronto ad incontrarlo.