sabato 25 febbraio 2012

Provincia di Verona, bocciata mozione antimafia

Pubblicato su Il Fatto Quotidiano.

Niente mozione antimafia alla Provincia di Verona: semplicemente «non serve». La Lega Nord e il Popolo della Libertà hanno infatti bocciato il documento “anti-infiltrazioni” presentato da Diego Zardini, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio provinciale. La mozione, votata in modo compatto da Italia dei Valori, Udc e Sel-Fds, chiedeva di inserire alcune grosse opere pubbliche in cantiere tra quelle regolate dalla legge Obiettivo e quindi renderle soggette ai rigorosi controlli antimafia. 

Una richiesta di buon senso se si pensa che nei prossimi anni verranno realizzati in provincia di Verona opere imponenti come il gigantesco Motor City, tra Trevenzuolo e Vigasio, centri commerciali (sempre a Vigasio), grossi impianti di logistica e agroalimentari, collegamenti stradali e autostradali e addirittura un ippodromo in zona Verona Sud; tutti lavori che, inevitabilmente, attireranno gli appetiti delle mafie, anche in virtù dei blandi controlli previsti per questo genere di lavori. 

Bisogna ricordare che solo nel 2009 l'ecocentro di Garda fu realizzato dal Consorzio Primavera, gruppo di aziende emiliane gestite da calabresi con problemi giudiziari e parentele ingombranti, che l'anno dopo fu escluso dagli appalti pubblici per infiltrazioni mafiose e perse la certificazione antimafia: il clan in questione era il Grande Aracri di Cutro. 

La mozione di Zardini, inoltre, era tutt'altro che allarmista o polemica: «Attesa la delicatezza del fenomeno, proponiamo al prefetto di Verona di costituire un tavolo di valutazione anche per le grandi opere a carattere locale che non rientrano nella legge Obiettivo, ma che sono ugualmente “pericolose” per gli importi che necessitano, in modo da seguire tutte le procedure previste e attuare stringenti forme di controllo attraverso le forze di polizia e/o altri enti ispettivi». 

«Nei prossimi anni – si legge ancora nella mozione – saranno investiti miliardi di euro in tante opere faraoniche, alcune delle quali assolutamente inutili e dannose per il nostro territorio. Questo enorme volume di denaro potrebbe attirare l'interesse della criminalità organizzata che ha necessità di riciclare i capitali illeciti e potrebbe inquinare l'economia legale».

Ma tutta questa attenzione, per la Lega Nord in particolare, è eccessiva, tanto che, prima del voto, l'assessore provinciale alla Sicurezza, Giovanni Codognola, leghista doc, si è espresso per l'inutilità della mozione, sostenendo che i controlli esistenti sono già più che sufficienti e che, addirittura, la richiesta di farne degli altri potrebbe apparire come un gesto di sfiducia nei confronti delle forze dell'ordine. Interpretazione quantomeno “singolare”.

Dunque, alla conta dei voti, la mozione è stata affossata. Il che potrebbe suonare come un invito a chi ha intenzione di riciclare i propri soldi sporchi. Zardini, raggiunto a telefono, non nascone la delusione e lo sconcerto per la votazione: «Che dire, come Pd siamo molto scandalizzati dalla decisione della maggioranza di non appoggiare una proposta di semplice buon senso. Volevamo dare maggiori strumenti alle forze dell'ordine per difendere la nostra imprenditoria, il nostro sistema economico e ci hanno risposto che la mozione è indice di scarsa fiducia nelle forze dell'ordine». 

Zardini poi teme per il messaggio lanciato dalla Provincia: «Lo riteniamo un pessimo messaggio per le mafie. C'è stata scarsa sensibilità e arroganza da parte di Lega e Pdl, che continuano a ritenere Verona e provincia immuni dalle infiltrazioni come se avessero un dna diverso dal resto d'Italia. Questo, purtroppo, è falso».

venerdì 24 febbraio 2012

Mafia, ridotta la scorta al pm Vella

Pubblicato su Cado in piedi e su Micromega.

Il 7 marzo scorso, quasi un anno fa, durante un convegno a Bivona, qualcuno, in una pausa, era andato al tavolo dei relatori e gli aveva infilato in mezzo all'agenda un biglietto su cui c'erano i dettagli della sua auto, modello e targa, e poi la scritta “Bum”. 

Oggi, a pochi giorni da quel triste anniversario, uno dei pm nel mirino di cosa nostra si vede ridurre la scorta e privare dell'auto blindata. È questa l'incredibile storia di Salvatore Vella, giovane pm siciliano temuto dai clan per le sue operazioni che hanno disossato l'intero clan del Belìce, con l'operazione “Scacco Matto” e quello della Bassa Quisquina, con “Face Off”. Vella da un mese è in servizio alla procura di Agrigento come sostituto procuratore, dopo l'esperienza a Marsala e a Sciacca. 

All'indomani del “pizzino” di minacce, infatti, la scorta era stata subito “raddoppiata”, con l'aggiunta di un militare e un'auto blindata tale era il rischio per la sua incolumità. Nei giorni scorsi, invece, il dietrofront: d'ora in poi solo un uomo, su una berlina, lo accompagnerà nei suoi spostamenti.

Il pm non parla, a parte una dichiarazione al Corriere di Sciacca in cui dice di non sentirsi affatto «abbandonato dallo Stato e oltre ad essere sereno. Sono un soldato, felice di lavorare negli uffici della Procura di Agrigento. Il Comitato provinciale per la sicurezza ha assunto la decisione da più di un mese». 

Furioso per la scelta il testimone di giustizia Ignazio Cutrò: «Vella è stato più volte vittima di intimidazioni, talvolta molto gravi. Pertanto non riusciamo a capire questa decisione, adottata nei confronti di un grande magistrato che si è speso in prima linea contro la criminalità organizzata. È inaccettabile sentire che una persona che rappresenta l'antimafia riceva questo tipo di risposte da quello stesso Stato per il quale ha raggiunto importanti risultati a danno della mafia».

Dello stesso tenore le parole di Beppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia per il Pd: «Mi auguro che la decisione di ridurre la scorta al magistrato Salvatore Vella sia rivalutata. Vella è in prima linea nella lotta alla mafia, svolge un lavoro prezioso di contrasto alla criminalità organizzata in uno dei territori a più alta densità mafiosa, dove cosa nostra controlla l'economia e tenta di sottomettere imprenditori onesti e coraggiosi come Ignazio Cutrò. Con il ridimensionamento delle misure di protezione si dà un segnale sbagliato, che bisogna evitare di dare».

Da più parti si stanno attivando per approfondire la questione e porre rimedio a questa assurda vicenda, in modo da restituire al sostituto procuratore Vella la serenità per continuare a lavorare in un territorio che continua ad essere ad altissima densità mafiosa.

mercoledì 15 febbraio 2012

In arrivo il mio terzo libro

Dopo Sotto Processo e Mafia Spa, ad aprile uscirà il mio terzo libro con Editori Internazionali Riuniti. Sarà un'inchiesta su una persona molto importante nel campo dell'antimafia. Tanto le spalle larghe ci sono...