lunedì 19 novembre 2012

Se la Trattativa parla messinese


Un non meglio specificato pubblico ministero interroga un non meglio specificato teste nell'ambito di un onirico processo sulla mancata cattura, da parte del Ros dei carabinieri, del boss mafioso Nitto Santapaola.

"Grazie presidente. Procedo con le mie domande al teste:

Corrisponde al vero che il primo aprile del 1993 le cimici ambientali del Ros di Messina intercettano le conversazioni di un uomo dal marcato accento catanese che a Terme Vigliatore, nell'ufficio della ditta di autotrasporti di Domenico Orifici, cugino del boss barcellonese Sam Di Salvo, parla di pentiti, dell'omicidio del prefetto Dalla Chiesa e di confische, e che il 5 aprile gli stessi uomini del Ros hanno conferma, proseguendo nell'ascolto di Orifici e del figlio, che si tratta del boss catanese Nitto Santapaola?

Corrisponde al vero che il Ros non effettuò alcun intervento né il primo aprile, né il cinque aprile né successivamente, consentendo al boss di proseguire la sua latitanza che si concluderà solo il 18 maggio del 1993 nelle campagne catanesi?

Corrisponde al vero che il giorno dopo quello in cui gli investigatori acquisiscono perfetta coscienza dell'identità del boss, dunque il 6 aprile, giunge a Terme Vigliatore il capitano del Ros Sergio De Caprio (alias Capitano Ultimo), accompagnato da Giuseppe De Donno e da altri uomini del Ros di Palermo, e che anziché irrompere negli ormai noti luoghi frequentati dal Santapaola inseguono e sparano al figlio di un imprenditore locale, taleImbesi, scambiandolo, a quanto dicono, per il ben più anziano latitante Pietro Aglieri?

Corrisponde al vero che il magistrato Francesco Di Maggio, che nel 1993 era vice dirigente del Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria (nel periodo in cui non vennero rinnovati gli oltre trecento provvedimenti di carcere duro per detenuti mafiosi), incaricò l'avvocato Rosario Cattafi, considerato da diversi collaboratori di giustizia il trait d'union tra cosa nostra, la politica, la massoneria coperta e gli ambienti dei servizi segreti deviati, di contattare e trattare la cessazione delle stragi proprio con Nitto Santapaola, offrendo in cambio "qualunque cosa"?

È ipotizzabile che il giornalista Beppe Alfano sia stato ammazzato l'8 gennaio del 1993 perché per primo aveva scoperto la latitanza del boss catanese e ne aveva parlato con il pm Olindo Canali, lo stesso che per quell'omicidio affida le intercettazioni al Ros?

Grazie, per il momento non ho altre domande". 

6 commenti:

Carlino Altoviti ha detto...

Per come portano avanti le indagini, potresti essere benissimo uno dei Pm della procura di Palermo: anche loro si sognano le cose.

Benny Calasanzio ha detto...

Mi dica una sola cosa falsa di quanto ho scritto o sarà il solito pataccaro.

Anonimo ha detto...

Salve Benny,

Non conosco l'argomento che hai trattato in questo articolo. Per questo vorrei farti una domanda che c'entra in parte. Ieri Di Matteo ha detto che "Borsellino fu ucciso perchè era venuto a conoscenza della trattativa". Bene, ESISTE UNA SOLA PROVA (UNA SOLA) a sostegno di questa tesi?

Tyrus

Anonimo ha detto...

(...) se questa è l'argomentazione per tenere il processo a Palermo non so quante speranze ci siano. A tenere in piedi questo processo sono soltanto le testimonianze di Ciancimino. Di documentale (cioè quello che conta per una condanna, poi se si vuole fare un processo sulle sole testimonianze..) c'è ben poco.

Benny Calasanzio ha detto...

Salve Tyrus, mi farebbe piacere che lei avesse un nome e cognome ma me ne farò una ragione. Quello della procura di Palermo si chiama impianto accusatorio, sarà un giudice a dire se ha valore o meno. Per il secondo commento mi sa che manca una parte.

Anonimo ha detto...

Nelle opzioni del suo blog c'è scritto anche "anonimo" :D Scherzo ovviamente. :D

Tornando al discoso:
Lo so che si chiama impianto accusatorio. Io vorrei sapere SU COSA si basa l'impianto accusatorio. Nello specifico il fatto che Borsellino sapesse della Trattativa.

Si conosce ben poco dei 120 faldoni.