lunedì 1 ottobre 2012

Se Belpietro pubblica la lettera dell'imprenditore vicino al clan


Appare scontato che il direttore di un giornale riceva centinaia di lettere ogni giorno e che, quando decide di pubblicarne qualcuna, non vada a controllare la fedina penale o i carichi pendenti del mittente. Ma molto spesso il linguaggio e il messaggio sono spie della paternità di chi ha vergato quelle parole: se a scriverti è un imprenditore che si lamenta per l'azione antimafia dello Stato, io qualche controllo lo farei. 


A scrivere la lettera in questione, pubblicata il 18 settembre scorso nello spazio "Filo diretto con Maurizio Belpietro" sul sito di Libero, è Gianluigi Sarcone, che si definisce uno tra i tanti "giovani imprenditori edili che viviamo nella rossissima Reggio Emilia, dove per noi è sempre stata dura di fronte allo strapotere del Pd e delle cooperative finanziatrici".

Ciò di cui Sarcone però non parla sono i suoi precedenti di polizia, come quello per associazione a delinquere di stampo mafioso, posizione poi archiviata. Il nostro mittente era stato arrestato nel 2004 per detenzione illegale di un'arma. Tutt'ora, negli ultimi provvedimenti della prefettura reggiana, Gianluigi Sarcone viene ancora ritenuto vicino al clan della 'ndrangheta Grande Aracri.

Molto più gravi i trascorsi del fratello Nicolino, arrestato con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso nell'ambito dell'operazione "Edilpiovra", un giro di estorsioni e false fatture per la cosca Grande Aracri: per gli inquirenti era lui il referente dell'organizzazione per Reggio Emilia. Il processo è in corso al tribunale di Reggio dopo che la Cassazione aveva annullato con rinvio le sentenze dei due precedenti gradi di giudizio.

Sarcone nella sua corrispondenza svela un particolare interessante: parlando di Berlusconi, il giovane imprenditore dice infatti che "Ci siamo sempre dati da fare per raccogliere voti sia a livello nazionale che a livello locale. Ma oggi siamo tutti vittime di leggi fatte proprio dalla persona che abbiamo spinto in alto, o che comunque abbiamo contribuito a spingere". L'obiettivo della lettera non è però parlare di politica, ma di mafia, e di come, a suo dire, le leggi dei governi Berlusconi abbiano penalizzato proprio loro che lo avevano sostenuto: "Qui a Reggio, stranamente, insieme alla crisi è arrivata anche la mafia! Da un anno circa a questa parte vediamo noti esponenti di cooperative, di partito, giornali di proprietà delle cooperative, Telereggio, proprietario di cooperative, che fanno convegni, lamentano una mafia che fermerebbe l'economia, che fa concorrenza sleale, che ricicla denaro".

Una tragedia greca insomma, poca sostanza. E pensare che fino a "poco tempo fa mai il meridionale ha avuto bisogno di andare a lavorare con il Comune, tutta quella burocrazia! Bastava telefonare al costruttore tizio o caio, e dire 'vedi che sono fermo' che il lavoro in un modo o nell'altro saltava fuori. I lavori ad assegnazione diretta da parte del Comune, la rotonda stradale ecc. O addirittura alcuni contributi regionali sull'edilizia non è mai stata di nostro interesse! E sempre stata una loro minestra, i contributi regionali sono sempre fatti che per accedere devi essere una cooperativa o comunque con meccanismi che per avere i requisiti è impossibile".

Poi Sarcone va al cuore del problema, ciò che lo fa arrabbiare parecchio: "A due passi da qua c'è l'antimafia di Bologna, loro stessi dicono di sapere che c'è la mafia... eppure non si degnano di fare una denuncia in procura. Il risultato di questa campagna d'odio è che hanno costretto e costringono la Prefettura a fare interdittive, a non rilasciare nullaosta, sono decine e decine le ditte meridionali che si vedono negare il certificato anti mafia con motivazioni assurde!". Ed ecco le motivazioni "assurde": "Fermo di polizia con un pregiudicato che magari è a Reggio Emilia da 30 anni e che ha commesso dei reati ma che nulla hanno a che fare con la mafia. E che anche fosse è cosa sua! Che centro io? Storie di evasioni fiscali vengono prese come usura, se si tratta di meridionali qualsiasi cosa è diventata mafia! Pazzesco".

Sarcone, a causa dell'accanimento dello Stato, pare avere problemi anche nei lavori del post terremoto: "Hanno incominciato il terrorismo psicologico nelle zone terremotate, se ti presenti e ti proponi come impresa per lavorare la gente è stata messa in guardia dal fatto che se poi il meridionale che ti ha rifatto la casa dovesse risultare essere mafioso ci si perdono i contributi dallo Stato per la ricostruzione". Una cosa davvero inconcepibile.

Sarcone è indignatissimo nella sua lettera a Belpietro: "Ma si può mandare a spasso una persona con 18 camion perché non ha più il certificato antimafia? E con quei motivi che negano il certificato antimafia! Essere mafiosi non dovrebbe essere così facile! Alcuni avvocati a cui ci siamo rivolti ci dicono che il fumus c'è, che è al limite dell'incostituzionalità in quanto il lavoro è un diritto! Ma che la volontà politica generale di questo momento è questa e che quindi bisogna aspettare".

Per carità, l'antimafia per Sarcone si deve pur fare: "È legittimo il dovere dello Stato attraverso le prefetture di allontanare la possibilità di infiltrazioni mafiose nelle istituzioni o negli appalti. [...] E non invece con dei prefetti che prendono informazioni di polizia, a volte su alcune interdittive c'erano riportati paro paro articoli di giornale. Stiamo assistendo a delle associazioni a delinquere creati non dai pregiudicati ma dalla stessa Prefettura, accorpa articoli giornalistici, oppure informazioni di PS".

La disserzione poi tocca la tipologia di reati o segnalazioni che porta all'interdittiva: "Aver venduto droga, usarla, o frequentare anche non frequentemente uno che la usa o la vende può far partire una segnalazione della polizia, che poi arrivava nelle mani della Prefettura e questa mi interdisce e mi rovina la ditta? E questo vale per tutti gli altri reati che non sono reati di mafia! Se uno ha commesso un omicidio, ha pagato ed è libero è un appestato? Ci devo stare alla larga? Se uno ha un parente in qualche modo equivoco, un fratello ecc. deve perdere la certificazione antimafia?". No, perché mai?

"Divertentissima" la chiosa ironica: "Un caro saluto. Un mafioso calabrese, quindi 'ndranghetista in quanto possidente di parecchie cazzuole e capo mafia in quanto posseggo anche un escavatore! Da queste parti possedere un escavatore è una cosa seria e pericolosa!". 

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