lunedì 14 maggio 2012

Procuratore Grasso, domando scusi...


Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, ha tutte le ragioni per dare un “premio” a Berlusconi e al suo governo. Ma non lo dovrebbe fare per la lotta alla mafia, bensì perché è grazie a quell'armata di diversamente onesti se nel 2005 è riuscito a beffare Giancarlo Caselli e a soffiargli il posto che ora ricopre, con il provvidenziale emendamento presentato nell'ambito controriforma dell'ordinamento giudiziario, firmato dall'ex An Luigi Bobbio. La modifica indicava come tetto massimo per l'assegnazione degli incarichi direttivi l'età di 66 anni ed escludeva coloro che non potevano garantire quattro anni di presenza prima dell'età pensionabile. Mancava solo che ci fosse scritto che erano esclusi dalla “gara” tutti quelli che avevano un cognome che iniziasse con “C” e finisse con “aselli”.

Come possono, dunque, sorprendere le sue ultime dichiarazioni (“Darei un premio speciale a Silvio Berlusconi e al suo governo per la lotta alla mafia. Ha introdotto delle leggi che ci hanno consentito di sequestrare in tre anni moltissimi beni ai mafiosi. Siamo arrivati a quaranta miliardi di euro”)? Parole che hanno sconcertato anche Piergiorgio Morosini, segretario generale di Magistratura Democratica: “Sui sequestri ci sono leggi collaudate già da qualche decennio e gli esiti positivi degli ultimi anni, in materia di aggressione ai patrimoni mafiosi, sono dipesi dallo spirito di abnegazione e dalla capacità professionale delle forze dell'ordine e della magistratura. […] La denigrazione sistematica del lavoro dei magistrati non può essere certo annoverata tra le azioni favorevoli alla lotta alla mafia. Il Codice Antimafia, poi, varato nel biennio 2010-2011, a detta di esperti, a livello accademico e giudiziario, brilla per inadeguatezze e lacune. Inoltre il governo Berlusconi non ha fatto nulla in tema di evasione fiscale e lotta alla corruzione che sono i terreni su cui attualmente si stanno rafforzando ed espandendo i clan”.

Si potrebbe parlare per ore della legge che ha consentito il rientro dei capitali dall'estero con un pizzo del 5 per cento e senza la possibilità di intercettare quelli di provenienza mafiosa, dell'attacco alle intercettazioni e della legge “blocca pentiti” che vincola la collaborazione a ostacoli burocratici e scadenze, proprio come il latte fresco. Si potrebbe obiettare al superfantastico superprocuratore che Berlusconi, insieme allo scudiero Dell'Utri, è iscritto nel registro degli indagati della procura di Firenze per strage, riguardo alle bombe in “continente”, e che è stato indagato anche per i “botti” siciliani. Ma per Piero Grasso, evidentemente, tutte queste sono sicilianissime “minchiate”. Lui il premio a Silvio glielo darebbe comunque. Ma che lo faccia!, che lo istituisca, però, a suo nome: “I Premio Nazionale Piero Grasso”. Consegna il premio il suo intimo amico e compagno di vacanze in barca, Maurizio Zamparini, per cui la procura di Benevento aveva chiesto l'arresto per truffa contro la pubblica amministrazione, corruzione, falso e abuso d’ufficio. Quando Sonia Alfano aveva ricordato questa amicizia sconveniente Grasso aveva taciuto, in compenso Zamparini le aveva scatenato contro i tifosi palermitani.

Grasso però non si accontenta, lui vuole tutto “super”. Nel ventennale delle stragi di Capaci e Via d'Amelio non gli basta premiare Silvio, datore di lavoro del mafioso Vittorio Mangano e, secondo la Cassazione , “pagatore” di cospicue somme alla mafia per la sicurezza propria e dei familiari; per ricordare Falcone e Borsellino ha pensato bene di denigrare uno degli autentici eredi dei due magistrati, Antonio Ingroia: “Fa politica utilizzando la sua funzione, è sbagliato. Come ha sbagliato ad andare a parlare dal palco di un congresso di partito. Deve scegliere. E per me è tagliatissimo per fare politica”. Il supertutto si riferiva alla partecipazione del procuratore aggiunto di Palermo al congresso dei Comunisti Italiani, dove aveva pronunciato la famosa bestemmia: “Sono partigiano della Costituzione”. Siccome Ingroia non è già abbastanza infilzato da destra e sinistra, dal Csm e dalla mafia, Grasso ci mette l'asso di briscola. Sarà davvero curioso vedere con quale faccia andrà quest'anno in Via d'Amelio il 19 luglio, in mezzo alle Agende Rosse che per proteggere Ingroia, Di Matteo e gli altri magistrati in prima linea si sono schierati con i loro stessi corpi.

Ma un momento. Ingroia che va al congresso di un partito per Grasso “fa politica” e dovrebbe dimettersi e darsi all'ippica, o alla politica, o ad entrambe anche nello stesso momento. Mah... pensate che un omonimo di Piero Grasso partecipa regolarmente non ai congressi ma alle feste di partito, soprattutto a quelle del Pd. Per esempio alla Festa Nazionale Democratica di Pesaro nel 2011, a quella di Torino, sempre nel 2011 e a quella di Bologna nel 2008. Dal 2005, in pratica, ogni anno ha preso parte ad una festa organizzata dai partiti politici. Però il suo omonimo, per errore indicato anche lui come procuratore nazionale antimafia, non fa politica, perché è anche SuperPartes. Il talebano invece sì, l'uomo barbuto non sempre piaciuto, il Lenin della procura, Vladimir Il'ič Ul'janov Ingroianic.

Procuratore, domando scusi... ma queste esternazioni, perché? Perché siamo alla fine del suo mandato alla procura nazionale? Perché tra poco ci sono le elezioni e le piacerebbe fare il ministro della Giustizia? Ma ha sbagliato partito! Mentre lei attaccava Ingroia e lo esponeva ai “be', lo dicevamo” di Gasparri e compagni di degenza, il Pdl precipitava, battuto pure dal M5S. O le piacerebbe fare il ministro tecnico? No perché altrimenti, se avesse detto quel che ha detto per noia, per apatia, le segnalo che ci sono tantissime bocciofile che organizzano tornei, addirittura internazionali. Purtroppo alcuni però sono vicini all'Anpi... niente da fare, è una persecuzione.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

condivido in toto l' articolo.

Anonimo ha detto...

Condivido e sottoscrivo ogni parola. Grasso dovrebbe dimettersi dalla magistratura, ha detto delle cose gravissime in un momento come questo, quando si è ad un passo dalla verità nelle indagini sulla trattativa stato-mafia e ricorre il ventennale delle stragi di Capaci e di via D'Amelio.
Non appena ho sentito queste sue inaudite parole ho provato un profondo fastidio, quasi ribrezzo.