giovedì 17 maggio 2012

Il dolore dei familiari delle vittime di mafia


Pubblico un intervento chiesto a mio zio Pasquale Borsellino per una pubblicazione del "Centro Atlantis" dal titolo "Pietre Miliari". Pasquale è il fratello di Paolo e il figlio di Giuseppe, entrambi uccisi da cosa nostra nel 1992 a Lucca Sicula. Lo ringrazio per avermi permesso di condividere con voi queste parole nella speranza che aiutino i tanti familiari delle vittime innocenti della mafia che oggi non hanno nemmeno la forza per alzarsi dal letto e sono preda del dolore e della depressione che lentamente uccide.

Testimoni di Resilienza

I sentimenti umani contribuiscono alla crescita della consapevolezza di noi stessi. La capacità di cogliere i nostri stati emotivi interni ci consente di avere un rapporto profondo con tutto quello che ci accade nella vita.

Come sentire percettivamente il caldo e il freddo, o capire la differenza tra ciò che è buono e ciò che è cattivo consente di proteggerci; avere un buon rapporto con le emozioni ci ha, da sempre, consentito di crescere e maturare le competenze “più adatte” per gestire le relazioni e i contesti.

Basti pensare allo sviluppo del bambino con le sue tappe contraddistinte dalle numerose e continue acquisizioni di competenze.

Maturare e crescere significa, quindi, saper decodificare attraverso i registri emotivi tutto quello che la vita ci mette davanti.

Maturare significa cambiare e cambiare significa provare sia gioia che dolore.

Nella mia esperienza personale il dolore e la sofferenza mi hanno a volte annichilito: un dolore che risucchiava ogni barlume di vita fino a sentirmi senz'anima.

Soffrire in maniera profonda significa sentirsi morti, non percepire più nulla, un immenso vuoto senza punti di riferimento; come vagare nella nebbia fitta con il gelo che ti penetra in ogni cellula e dove i rumori sono attutiti e non si sente più il corpo.

Ma la cosa che annichilisce di più in quei momenti è la consapevolezza che questo gelo resterà dentro per sempre e non sentirai mai più la luce calda del sole sulla pelle.

Allora ci viene incontro il trascorrere del tempo che a volte sembra privare di tanto e a volte restituisce tutto in maniera diversa.

Allora il volto riprende una sua fisionomia e il sorriso riappare per brevi tratti, la luce inizia a farsi largo nelle tenebre. In questi momenti bisogna attaccarsi alla vita con tutte le forze, con una sola parola d'ordine: sopravvivere per il meglio che si può.

Dopo che hai superato questi momenti diventi un “sopravvissuto” e soprattutto diventi un “Testimone di Resilienza (la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, ndr.)”.

Tutto quello che non ti ha ucciso ti aiuterà a vivere.

Diventano resilienti quelle persone che sono state profondamente segnate e ferite dalle asprezze della vita (“I colpi di fionda e i dardi dell'oltraggiosa fortuna” dice Amleto) e nonostante ciò sono diventati più forti, competenti, e sono diventati risorsa per se stesse e per gli altri.

Siamo in tanti e non c'è niente di più bello che vedere persone che conosco da anni non solo resistere alle avversità della vita ma diventare “Testimoni di Resilienza”.

Essere “Testimoni di Resilienza” vuol dire che, nonostante tutto, io sono ancora qua, proprio per quello che mi è capitato e sono a testimoniare che ci sono.

Vasco Rossi: “Sembrava la fine del mondo ma sono ancora qua”.

Siamo riusciti a fare questo perché abbiamo narrato, abbiamo reagito, abbiamo superato la rabbia, il rancore, l'odio verso gli altri e la vita; abbiamo condiviso con il cuore che vuol dire anche condividere le emozioni, i sentimenti.

La narrazione ha bisogno delle emozioni, non ti posso raccontare che ho perso mio padre e mio fratello in situazioni drammatiche come se stessi facendo la dichiarazione dei redditi. In qualche modo devo trasmetterti quello che ho sentito e provato nella mia situazione, altrimenti scatterei solo una fotografia dell'accaduto senza darti la terza dimensione, quella dei sentimenti.

Invito me stesso e voi oggi a pensare: “Quanto sono 'Testimone di Resilienza'? Sono riuscito a trasformare le mie perdite, i miei lutti in risorsa per qualcuno? Perché farlo? Perché si è buoni, altruisti?”. No, perché questo ci aiuta a vivere. Testimoniare, raccontare, ci permette di metabolizzare quello che ci è accaduto e ci aiuta a vivere e a convivere con la vita.

Dott. Pasquale Borsellino,
Direttore Unità Operativa Consultori familiari – Ulss 8

1 commento:

Salvatore ha detto...

Ciao, colgo l'occasione per salutare tuo zio Pasquale che conosco da tanti anni.Mi fa piacere di avere delle sue notizie(anche indirettamente).Credo che certe emozioni possono aiutare a crescere e affrontare la vita di tutti i giorni in un modo migliore.Certamente ci sono dei momenti nel corso della vita dove il dolore prevale e ti chidi delle domande e non trovi delle risposte.Comunque sappi che c'e'sempre un luce alla fine del tunnel,un sorriso,un'abbraccio,un'amico,su cui appoggiarsi.La fine del tunnel e' il posto che vorrei.Un caloroso abbraccio sperando di sciogliere il gelo interiore.