mercoledì 21 marzo 2012

Mafia Spa: il bisogno di indignados antimafiosi


Intervista rilasciata a Paparazzinews
Benny Calasanzio, classe 1985, già cronista dell’Arena di Verona, ora collaboratore del Fatto Quotidiano e di molte altre testate on line, è uno scrittore impegnato nella lotta contro la mafia, e ha pubblicato, lo scorso ottobre, per Editori Internazionali Riuniti, il volume “Mafia Spa”.
Partiamo dalla copertina del libro: l’immagine della giustizia a testa in giù…
Si, è un’immagine forte che abbiamo scelto insieme al grafico. Credo che rappresenti in pieno l’attuale situazione italiana ed europea. Pippo Fava, giornalista ucciso da cosa nostra, diceva: «I veri mafiosi stanno nelle banche, stanno in parlamento». Purtroppo aveva ragione 30 anni fa e ha ragione ancora oggi, e il caso Nicola Cosentino, il parlamentare ritenuto dagli inquirenti braccio politico del sanguinario clan camorrista dei casalesi, salvato dal parlamento dal mandato di cattura, è proprio un esempio che va tutto al contrario. Però non è colpa di una giustizia ingiusta. Sono gli altri poteri costituzionali che cercano di capovolgerla.
Nel tuo libro paragoni la mafia ad un’ impresa: puoi darci alcuni dati del fatturato di questa grande azienda criminale?
Non un’impresa ma la “Impresa” per antonomasia. Centotrentotto miliardi di euro l’anno il giro d’affari del 2010, 33 miliardi di euro i costi sostenuti dalla “azienda”, per un utile d’esercizio di 104 miliardi. La seconda azienda che tenta di tenere il passo delle mafie è Assicurazioni Generali, con un giro d’affari di “soli” 120 miliardi di euro l’anno e 84 mila dipendenti. Mafia Spa, di dipendenti, ne ha 20 mila, se si considerano i soli affiliati delle quattro mafie (cosa nostra, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita). In Sicilia, per esempio, c’è un mafioso ogni 903 abitanti. Zero perdite, bilanci in attivo e nessuna necessità di licenziare. Grazie alla crisi, poi, le banche hanno chiuso i rubinetti del credito. Gli imprenditori, avendo necessità di denaro per rilanciarsi, si sono rivolti agli usurai, che raramente non hanno legami con la criminalità organizzata. Come può andare in crisi un’azienda della morte che ha una disponibilità illimitata di denaro, immobili e potere?
In quali settori operano principalmente le mafie e come sono radicate nel territorio?
In realtà forse sarebbe più semplice raccontare i pochi settori in cui non operano. Gli interessi delle mafie sono persino nell’agricoltura, infatti io parlo di “agromafie”. E poi negli ambiti classici, quali il ciclo del cemento, dei rifiuti, della finanza, del riciclaggio di denaro sporco e della droga. Sul territorio, oltre agli affiliati, possono contare sulla fedeltà di decine di centinaia di “infedeli”, ovvero di colletti bianchi che tradiscono lo Stato, le aziende, le istituzioni a cui dovrebbero essere fedeli e si schierano con le mafie. Talvolta costoro sono persino cancellieri delle procure, o stretti collaboratori dei magistrati, come nel caso del maresciallo Pippo Ciuro, braccio destro del pm antimafia Antonio Ingroia, anche lui passato con il nemico.
Da quali studi e ricerche nascono i dati che hai fornito nel libro?
Ho avuto la fortuna di avere alcuni documenti inediti o di recentissima diffusione, come l’ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia, il rapporto di Sos Impresa, quello di Legambiente. Tutto ciò grazie a persone che lottano ogni giorno contro la mafia e non hanno problemi di copyright o di primogenitura. Sono riuscito a restituire una panoramica aggiornata e completa di ogni affare in ogni parte d’Italia delle mafie.
Chi ha curato la prefazione di Mafia spa?
La prefazione è la pietra preziosa di questo lavoro che mi è costato un anno di studio e di scrittura. La firma del pm Antonio Ingroia come sigillo della bontà di questo lavoro mi ha commosso.
Ti va di ricordare alcuni nomi delle vittime della mafia?
Ne voglio ricordare solo due, per non fare un torto alla memoria delle altre 500. Giuseppe e Paolo Borsellino (omonimo del giudice morto anche lui per mano della mafia), mio nonno e mio zio, piccoli imprenditori uccisi a Lucca Sicula (AG) nel 1992 per non aver ceduto alle pressioni mafiose. Il mio libro poi è dedicato proprio a tutte le vittime innocenti della mafia e ai loro familiari.
Cosa vorresti fomentassero nel lettore queste cifre raccapriccianti?
Vorrei che il mio libro fosse letto dai disoccupati, da quelli che non vedranno mai la pensione, da quelli che danno la colpa alla generica “politica”, o, peggio ancora, alla sorte. La fonte di tutti i mali è lì, davanti ai loro occhi, si chiama economia mafiosa, che annienta ogni loro possibilità, che inquina l’economia pulita, che stritola la concorrenza. C’è bisogno di “indignados” antimafiosi.
Elisa Zanola

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