lunedì 26 marzo 2012

Intervista a Generazione Zero


Il suo nuovo libro si chiama “Mafia s.p.a.” e parla degli affari che le mafie mettono su, del grande giro di denaro che amministrano. La mafia con i piccioli. Benny è un tipo che ha avuto già a che fare con storie di montagne di merda, le ha vissute sulle sua pelle, ce lo dice con chiarezza. Statelo a sentire.
Che cosa sono le mafie?
Le mafie sono un consorzio di imprese che fatturano 140 miliardi di euro l’anno. Certo, lo fanno con la violenza e con il sopruso, ma nessuno si indigna quando uno dei dirigenti di questo consorzio sbarca in parlamento o assume incarichi pubblici. Dunque a tutti gli effetti sono l’insieme di imprese più florido tra quelle italiane. È etico? No. È morale? No, è semplicemente un dato economico. Spero che qualcuno di questi legislatori tecnici ci faccia caso.
Perché scrivere un libro sui guadagni delle mafie?
Perché credo che prima di parlare di Riina, di Provenzano, di Messina Denaro dobbiamo, necessariamente, conoscere il vero volto delle mafie che dovrebbe preoccuparci. Ed è quello economico, quello che inquina la nostra economia, quello che causa la disoccupazione e il fallimento delle aziende pulite. Tutti dovrebbero conoscere questi numeri. Altrimenti alle mafie farà sempre comodo dirottare la rabbia dei cittadini sulle tasse e sulla politica.
Le mafie guadagnano tanto. Tu riesci a guadagnare qualcosa dalla tua attività? Che cosa ne pensi dello stato di precarietà di tanti giornalisti antimafia?
L’antimafia non deve essere un sostentamento. Io faccio il giornalista (non iscritto all’ordine), lo scrittore e l’editor per una casa editrice. Il problema della precarietà non è dei giornalisti che si occupano di mafia ma di tutti i cronisti, soprattutto giovani. I precari sono quelli che consentono ad un giornale di avere le notizie e di andare in edicola. Io non sono iscritto ad alcun ordine, non ho tutele giudiziarie e questo mi spinge ad essere il più preciso possibile perché so che nessun ordine mi difenderà.
Schizzi in giro per l’Italia per promuovere questo libro. Hai trovato reazioni differenti a seconda del pubblico?
In realtà giro l’Italia ormai da 5 anni, credo di aver visitato quasi ogni provincia del nostro Paese. Prima raccontavo solo la storia di mio nonno e di mio zio (Giuseppe e Paolo Borsellino, vittime innocenti della mafia), poi ho iniziato a scrivere libri e dunque vado in giro anche per promuoverli. I miei lettori e dunque coloro che vengono alle presentazioni sono persone profondamente responsabili, che si sentono chiamate all’impegno civile. Io non ho fan, ho vicino persone normali che vogliono fare qualcosa di buono contro le mafie. Io cerco di fornire i mezzi culturali, per quel che posso. Dal Nord al Sud la reazione non cambia: quando parli di soldi rubati e poi spieghi che basterebbe sequestrare financo la biancheria intima alle mafie per vivere tutti meglio, le persone comuni si incazzano profondamente. E questo è un buon segno.
Le mafie sono la causa del ritardo del Meridione?
Il ritardo del Meridione è una delle cause dell’attecchimento delle mafie. Non tollero i vittimisti. Se non ti va bene questa situazione impara a recriminare i tuoi diritti, alza la testa e combatti le mafie, non aspettare i Falcone, i Borsellino. Alzati, esci di casa e lotta per i tuoi diritti. E non lamentarti, per favore.
In che modo le mafie incrementano o aiutano l’economia?
Le mafie ammazzano l’economia come hanno fatto con tante vite umane. Se io immetto 140 miliardi di euro sporchi di sangue, ogni anno, nell’economia legale, annullo la concorrenza di chiunque. In questi anni di crisi le mafie hanno fatto fortune; dispongono infatti di capitali liquidi che possono far fronte a qualsiasi investimento. Rilevano aziende in dissesto, prestano soldi a usura, stravincono le gare d’appalto. La crisi per loro è stata una manna dal cielo.
Che cosa ne pensi della Stidda?
È un’organizzazione di non mi sono mai occupato, dunque preferisco non dire fesserie.

La globalizzazione ha aiutato lo sviluppo globale delle organizzazioni malavitose?

No no, le mafie erano globalizzate quando ancora questo fenomeno non aveva un nome. I traffici di droga tra Sicilia e America risalgono agli anni 40. Pizza Connection, l’operazione antidroga tra la Sicilia e gli Stati Uniti guidata da Giovanni Falcone, è del 1979. Oggi la ‘ndrangheta importa cocaina direttamente dai narcos colombiani, senza intermediari, e sviluppa le sue attività nel Nord America, in Canada, nei paesi africani. La mafia, come al solito, ha anticipato i tempi.
Che differenza c’è tra delinquenza e mafia?
Che i delinquenti non fanno politica.

A che punto siamo con l’utilizzo dei beni sequestrati?

Punto 0. Troppi tempi burocratici, troppe tappe. Un bene in disuso è un bene morto, da buttare. Se si assegnassero i beni immediatamente dopo la condanna definitiva di un mafioso forse ci sarebbero speranze. Ancora meglio se, per i reati di mafia, i beni andassero in “pre-assegnazione” dopo il primo grado di giudizio. Se poi vieni assolto torni in possesso di un bene ancora funzionale e in buone condizioni. Libera in questo senso fa un lavoro eccezionale.
Sequestrando i capitali mafiosi riusciremmo a risolvere i problemi economici del nostro Stato?
Gran parte. Basterebbe rafforzare l’economia della giustizia e delle forze dell’ordine. E i risultati arriverebbero. Pensa che se Mafia Spa pagasse le tasse sulle aziende ogni anno entrerebbero in cassa circa 25 miliardi, pari ad una manovra finanziaria. O combattiamo le mafie o chiediamo gentilmente che contribuiscano alla nostra economia. Prima o poi qualche brillante politico farà questa proposta, ne sono certo.

Le mafie sono il lato sporco della classe dirigente? E’ il sistema in sé a produrle o sono un’anomalia curabile?

Il sistema a volte vive grazie alle mafie. Esse garantiscono elezioni, appalti, finanziamenti europei. Imprenditori e politici senza scrupoli non ci pensano due volte ad allearsi con il più forte. Però non sarà per sempre così. Io ci proverò fino all’ultimo giorno a rovinare gli affari a questa impresa della morte.
Intervista di Giulio Pitroso

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