sabato 17 marzo 2012

Il “metodo” Notav e l'ingenuità delle vittime di mafia

Questa mattina, insieme ad altri 500 familiari delle vittime di mafia, eravamo in marcia verso il Porto antico di Genova. In silenzio, guardandoci negli occhi scambiandoci qualche sorriso. Quando la strada ha iniziato la discesa verso il mare, da un muro sulla destra alcuni giovani hanno acceso un fumogeno arancione e srotolato degli striscioni Notav. Uno di questi, imitando i caratteri di Libera, invitava a “Libera-rsi dello Stato”. Un altro canzonava la “vostra legalità”: "Luca Abbà quasi ucciso dalla vostra legalità". Vostra di chi? Nostra? I Notav, mi piace pensare solo “quei Notav”, invitavano a mandare all'aria lo Stato e le sue leggi, e invitava noi, poveri illusi colmi di dolore e ingenuità, ad abbandonare la nostra supposta “legalità”; bisognerebbe, per loro, andare oltre la legalità, per un bene più grande.

Questa mattina era il nostro giorno. Era la Giornata della memoria e dell'impegno che Libera ci dedica ogni anno. Questa gente ha reputato corretto intervenire, entrare di prepotenza nei nostri spazi, rompere per un momento quell'abbraccio che ci cingeva da ieri sera, e che per poche ore ci faceva sentire davvero una grande famiglia. Hanno deciso che anche loro dovevano avere il loro spazio, in una manifestazione dedicata alle vittime di mafia loro volevano esserci perché Tav=Mafia. Però Mafia=anche prepotenza. E però Mafia è uguale anche violazione delle leggi. Mafia è abbandono della legalità. E non a senso unico, perché anche quando si è palesemente dalla parte del giusto non ci si può permettere ogni cosa.

Mentre sul palco, poi, leggevano i nomi dei nostri familiari, in un angolo, quasi nascosto, c'era Giancarlo Caselli. Da solo. Ascoltava e basta. Credo che anche lui abbia visto quegli striscioni. Io ero in prima fila e lo guardavo. Caselli da qualche mese è diventato il peggio dell'umanità. È diventato amico dei mafiosi, amico degli stupratori del territorio, amico dei picchiatori in uniforme. Il giorno prima eroe, quello dopo traditore. È l'Italia, belezza. Perché ha fatto il proprio dovere, ha fatto il magistrato: così come lo faceva con i mafiosi lo ha fatto con i non mafiosi, è un obbligo previsto della sua professione. Ho pensato a quegli striscioni. Mi sono alzato, l'ho raggiunto e dopo averlo salutato gli ho detto: “Non serve dirle che noi stiamo con lei, vero? Non serve dire che ci fidiamo ciecamente del suo lavoro e la riconoscenza per noi non ha una data di scadenza, giusto? Questa gente sta facendo un danno di immagine alla loro stessa causa che forse riusciranno a comprendere solo tra una decina d'anni”. Lui era commosso. Chissà quante ne ha sentite, quante gliene hanno dette in questi giorni. Mi ha ringraziato di cuore, come se aspettasse quelle parole per essere certo di essere ancora sulla strada giusta. Lui è Caselli, certo, ha la pelle dura, ma è un uomo.

Una parte dei manifestanti Notav sta riuscendo a mettersi contro la gran parte degli italiani. Questo è un dato di fatto. Credono che portando la loro protesta in ogni dove, con ogni mezzo, senza alcun discrimine gli italiani si sveglieranno e li sosterranno. Sta riuscendo, quella che spero minoranza ma che sempre più si allarga, a far dimenticare quella porcheria chiamata Tav e sta indisponendo anche chi in val di Susa c'era e ora non vuole più tornarci. No, non sono questi i modi. E la bestialità della repressione militare non giustifica l'arroganza non violenta. Il rispetto che pretendete è lo stesso che ci dovete, almeno nel “nostro” giorno.

Io sono contro il Tav, ma non sono un Notav. Io credo che sia la più grande e pericolosa cazzata ipotizzabile, forse anche più del ponte sullo Stretto. Noi abbiamo chiesto un giorno all'anno per i nostri cari, per le nostre memorie. Hanno cercato di strumentalizzare anche quello. Hanno insultato lo Stato, la nostra “pretesa” legalità. Perché loro sì che fanno antimafia, noi, invece, sappiamo solo piangere. Loro hanno capito, noi, invece, no.

Stanno distruggendo un movimento, dei sogni, delle speranze. Stanno distruggendo un uomo che fino a poche ore prima stimavano e magari chiamavano alle conferenze e agli incontri. Alla fine forse il Tav lo faranno, e grazie a queste porcherie, convinceranno gli italiani che “avevano” ragione, che il Tav serviva e che i Notav erano solo esaltati contro lo Stato e contro il progresso. E la colpa, accidenti!, non sarà della mafia.

3 commenti:

Amelia ha detto...

Ieri per la prima volta sono andata a una Manifestazione, e non a una manifestazione qualunque, ma a quella per le Vittime di mafia, quella per la Legalità. Persino io che ancora studio alle superiori ho capito quando fossero sbagliati tutti quegli striscioni che cercavano di monopolizzare l'attenzione su di sè. E' stato assolutamente irrispettoso nei vostri confronti, dei vostri famigliari, di Caselli ma anche nei nostri confronti, di chi era lì per voi e per lo Stato in cui spera e crede. I NoTav hanno perso la loro sfida, che secondo me era e rimane tutt'ora giusta di fondo, nel momento in cui hanno iniziato a "incattivirsi", dal momento in cui la linea che divide il giusto dallo sbagliato ha iniziato a sbiadire e confondersi. Carissimi saluti

Marco ha detto...

Anch'io ero presente alla manifestazione di Libera e ho visto gli striscioni NoTav, sono valsusino e conosco forse un po' più dal vivo alcuni fatti accaduti in valle. Non voglio entrare nel merito del limite di cosa è giusto e cosa è arrogante (forse entrano in gioco anche sensibilità diverse...), ma vorrei ricordare che la manifestazione non è solo in memoria delle vittime di mafia (ma anche se fosse "solo" questo, credo che la memoria porti con sé l'insegnamento dell'esempio da riproporre). Il nome dell'evento richiama invece anche all'impegno, pertanto la "militanza" contro le mafie mi sembra rientri a pieno titolo tra le realtà che sono invitate a manifestarsi in questa occasione.
Aggiungo che spesso, spessissimo, i media nazionali (quotidiani e televisioni) hanno proposto, quando non vere e proprie menzogne di comodo, delle verità parziali, sottolineando in modo assolutamente fazioso alcuni frammenti decontestualizzati che possono aver fatto crescere uno spirito di pregiudizio nei confronti delle rivendicazioni valligiane (e scatenato purtroppo le conseguenti e comunque ingiustificabili reazioni "meno democratiche"). Invito pertanto, sperando di non generare una levata di scudi ideologica, a seguire la lezione di esempi illuminanti come Peppino Impastato o Pippo Fava (solo per citare due esempi "giornalistici" noti ai più): a indagare i fatti con spirito amante della verità (basterebbe questo alla causa valsusina...), utilizzando anche i canali di informazione meno convenzionale, come YouTube, Facebook e simili, al fine di comprendere meglio il contesto e i reali fatti.
In merito al giudice Caselli, ritengo effettivamente che sia stato un grossolano errore attaccare il magistrato in passato, dal momento che probabilmente questi ha fatto il suo mestiere con correttezza (il piglio dell'uomo e il rigore della sua professione hanno probabilmente fatto percepire "emotivamente" la durezza contro le violenze come durezza verso il movimento). Sottolineo però che neanche per lui a mio parere, come per principio per nessuno al mondo, si possa garantire da parte dei cittadini ciò che invece si chiede nell'intervento, cioé "fiducia cieca", perché la cecità non porta da nessuna parte se non nelle pastoie dell'ideologia.
Apprezzo molto l'uomo che si commuove e ancor di più chi sente il dovere di portare giusta solidarietà, ma (e su questo chiedo eventualmente correzione se non avessi visto/sentito qualcosa...) mi sembra che nessuna voce, nessuno striscione, nessun gesto in questo contesto sia stato indirizzato contro il magistrato (meno male!): cosa che mi sembra denoti una certa riflessione, una certa maturità e un certo spirito critico dei NoTav presenti, che hanno saputo, in questa giornata, capire che si può anche contestare le decisioni sul merito di alcuni provvedimenti e non la figura o il ruolo in generale. (1/2 segue...)

Marco ha detto...

(2/2)
L'errore di comunicazione che invece ravvedo, e di cui mi dispiaccio perché genera inutili divisioni, è che suppongo (anche in questo caso, se alcuna tra quelle voci volesse precisare meglio la sua posizione, gliene sarei grato) che la "legalità" che veniva contestata dai NoTav presenti non fosse quella ricercata nella lotta contro la mafia, ma quella sbandierata dalle istituzioni, che in nome di questo principio impongono con la forza poliziesca interventi sul territorio (che peraltro la Valsusa ha ampiamente già subito negli ultimi 30 anni: ricordo inoltre che quella di Bardonecchia è stata la prima amministrazione del Nord a vedersi commissariata per infiltrazione mafiosa...) e affari poco trasparenti e sospettabili di collegamento con la mafia (la ditta che avrebbe dovuto effettuare i lavori è ora sotto inchiesta...). Come Don Ciotti ricordava nel suo intervento, non possiamo nasconderci che la mafia ha il sostegno di parti corrotte dello stato, quindi quando queste parti si nascondono dietro a parole come "legalità" non per questo diventano meno mafiose. Quel "cemento" che Don Ciotti ha ripetuto 3 volte nel suo discorso, che ha violentato Genova, Bardonecchia e che minaccia ancora la Val di Susa, prima di essere colato dalle imprese mafiose è stato avallato dalle istituzioni, che anche in questi casi si ammantavano di agire nella "legalità".
Con rispetto per la lotta alla mafia, per la memoria delle vittime, spero che le questioni ideologiche non riescano a minare, in nessuna delle parti, la pretesa legittima di trasparenza, democrazia e giustizia e che chi sbaglia o giudica superficialmente sappia riconoscere i propri errori e le motivazioni di fondo di tutte le persone che lottano contro le mafie. Grazie a tutti i presenti per la bellissima e confortantissima manifestazione.
Cordiali saluti.