lunedì 16 gennaio 2012

Una recensione di Mafia Spa

di Matilde Geraci per Palermo24h.com

La più grande impresa italiana che, con i suoi affari sporchi, soffoca e distrugge l’economia di un Paese, privando i cittadini di ricchezza e benessere. Questo racconta il libro di un coraggioso giornalista siciliano, Benny Calasanzio.

Alla libreria Kursaal Khalesa (piazza Foro Umberto I, 21), è stato presentato Mafia Spa. Gli affari della più grande impresa italiana (Editori Internazionali Riuniti, 2011), il secondo libro di Benny Calasanzio, uscito il 26 ottobre scorso. Il volume ricostruisce tutti gli affari (sporchi) delle mafie, illustrando quelle che sono le inevitabili conseguenze di un sistema corrotto al suo interno e che subdolamente entra a far parte del nostro tessuto sociale, alterandone le coordinate – soprattutto quelle economiche e politiche – e sovvertendo il ruolo che riveste nel nostro Paese la pubblica amministrazione.

Esplicativa in tal senso anche la copertina del saggio che raffigura su sfondo bianco l’immagine capovolta della Giustizia con bilancia e spada, simboli rispettivamente di ponderatezza e potere nel far rispettare le leggi. Il risultato delle azioni del vastissimo sistema criminale è la progressiva demolizione della legalità, per far posto all’illegalità.

In essa non possono trovare spazio le tante, troppe vittime: quelle uccise e quelle ignorate da gran parte delle istituzioni.Lo trovano però in queste pagine. Le loro storie vengono infatti raccontate per restituire la dignità che gli è stata strappata. Sono storie di vittime, ma allo stesso tempo di vincitori. Uomini e donne che non si sono arresi, ma sono andati avanti scegliendo di non piegarsi a questa terribile azienda della morte.

A scandire i temi tecnici del libro troviamo però anche le storie di personaggi “diversamente onesti”, come quella di Pino Giammarinaro, sorvegliato speciale amico di Vittorio Sgarbi, e di Rosario Cascio, cassiere di Messina Denaro.

È uno studio senza dubbio approfondito, quello fatto dal giovane giornalista siciliano, frutto di ricerche e di letture di documenti, molti dei quali all’epoca inediti, come la relazione semestrale della Dia, il rapporto di Sos Impresa, quello di Legambiente, etc e il quadro generale che ne viene fuori non è certo incoraggiante. L'“azienda” mafia fattura 138 miliardi di euro l’anno, aggiudicandosi così il primo posto per fatturato in Italia, seguita da Assicurazioni Generali (con 120 miliardi nel 2009) e dall’Eni (con 83 miliardi). Sono cifre e dati scandalosi.

La mafia è un’azienda floridissima i cui profitti, costruiti su basi corrotte e sporche del sangue della gente che si è rifiutata di sottostare alle sue regole, non accennano minimamente a diminuire e anzi continua indisturbata a divorare l’economia; ma ciò che indigna ancora di più è che una realtà del genere non l’abbia messa nessuno nella propria agenda politica. Intanto il nostro Paese è in piena crisi finanziaria, con il continuo spauracchio di affondare e di vivere la stessa situazione di Grecia e Argentina.

Lo sguardo lucido e spietato dell’autore sull’Italia di oggi è come “una radiografia aggiornata, una mappa attendibile della mafia finanziaria”, scrive nella prefazione il procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Antonio Ingroia. Un panorama completo e accessibile a tutti, quindi, di ciò che rappresenta la multinazionale più potente d’Italia, con i suoi tentacoli sparsi lungo tutta la penisola. Da Reggio Calabria a Milano. Nord e Sud uniti da un colosso multisettoriale che negli anni ha saputo cambiare aspetto e adattarsi, evolversi perfino, diventando imprenditoriale e finanziario, senza però mai perdere la sua componente principale: quella cioè militare e violenta.

Risulta ormai anacronistico raffigurare il mafioso con coppola e lupara in una strada bruciata dal sole siciliano, quando sarebbe più giusto immaginarlo in un bel completo firmato, all’ombra del Pirellone. L’intento dell’analisi di Calasanzio, davvero chiara e minuziosa, è quello di arrivare a più persone possibili, raggiungere qualsiasi categoria sociale e anagrafica perché “solo da una profonda conoscenza può partire una vera rivoluzione”.

Troppe persone non hanno nemmeno idea della mole di beni e capitali che le mafie ogni giorno sottraggono all’economia legale, e dunque ad ognuno di noi, a noi che dichiariamo fino all’ultimo centesimo delle nostre esigue ma pulitissime entrate”, afferma il giornalista, che aggiunge: “Quando ognuno di noi saprà cosa ci sottrae sottostare alle regole di Mafia Spa, forse davvero partirà una rivoluzione contro questi uomini del disonore e contro i collusi che tradiscono giuramenti e mandati popolari. Manovre economiche lacrime e sangue, macelleria sociale, tagli alla cultura, alla sanità e all’ambiente, mentre le mafie aumentano costantemente i propri profitti. Questo è quello che emerge alla fine del mio studio, ovvero un popolo tartassato da tagli e tasse e un’associazione criminale, ormai istituzionalizzata, che decide le nostre sorti. Questa è oggi l’Italia”.

Il coraggio, per fortuna, a questo giovane autore di certo non manca. Una peculiarità che evidentemente scorre nelle vene della sua famiglia. “Ho voluto dedicare il libro a due persone, Giuseppe e Paolo Borsellino, rispettivamente mio nonno e mio zio, morti per mano di Cosa Nostra perché si rifiutarono di pagare il pizzo. (imprenditori uccisi a Lucca Sicula nel 1992 a pochi mesi di distanza uno dall’altro, nda.) Loro mi hanno tramandato un’eredità da non perdere, che ci impone di resistere”.

E in un certo senso la dedica arriva anche a Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il giudice ucciso insieme alla sua scorta il 19 luglio 1992 nella strage di via D’Amelio. “Per descrivere l’Italia– racconta infine l’autore – ho voluto prendere la sua figura. A settant’anni, con la sua salute cagionevole, è davvero l’immagine perfetta del nostro Paese: vecchia, malandata, ma con quel briciolo di orgoglio, quello zoccolo duro che sta alla base e che è fatto di persone per bene. È la Resistenza”.

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