Ci sono cose che vanno dette anche quando nessuno te le chiede. E
gesti che vanno fatti anche se qualcuno poi ti può dire “ma chi te lo ha
chiesto?”. Quando in gioco ci sono vite umane le gaffe, le smentite e
gli imbarazzi passano in secondo piano.
La Casa della Legalità di Genova e il suo presidente, Christian
Abbondanza, non hanno mai condiviso le mie scelte politiche prima, e
lavorative poi: a partire dalla mia candidatura alle elezioni regionali
del Veneto come indipendente nelle liste dell’Italia dei Valori, fino
all’incarico di responsabile della segreteria politica del parlamentare
europeo Sonia Alfano, anch’ella eletta come indipendente dell’Idv. Da un
rapporto quasi quotidiano di intesa e collaborazione si è passati al
silenzio. Ho capito e non ho insistito, sperando che un giorno le mie
scelte fossero a loro chiare.
Però quel silenzio unilaterale io voglio infrangerlo oggi per
lanciare un allarme, prima che sia troppo tardi. Ho lavorato insieme a
Christian, a Simonetta e agli altri ragazzi della Casa. Con loro ho
girato l’Italia e parlato a migliaia di persone. E ho potuto vedere il
loro metodo di lavoro, di studio, di inchiesta. Ho sempre detto, senza
timori di smentita, che in questo momento dopo i magistrati e le forze
dell’ordine, a rischiare la vendetta delle mafie erano proprio loro, più
che i giornalisti o gli scrittori. Il loro impegno, rispetto al mio e a
quello di altri, era nettamente superiore per quantità e qualità. Erano
loro a rischiare perché erano loro che si intrufolavano nei banchetti
dei boss, nei cantieri della mafia, loro perché con obiettivi e
fotocamere immortalavano ciò che non riuscivano a riprendere nemmeno le
forze dell’ordine.
Si sono creati nemici nelle mafie e nemici nell’antimafia. Alcune
loro posizioni le ho condivise, in quanto ad intransigenza, alcune no.
Alcune erano sacrosante, altre forzate. Ma non ho mai potuto smentire,
nemmeno se l’avessi voluto, quanto sopra. Ovvero che il loro lavoro era
prezioso e rappresentava un ostacolo, forse l’unico, all’avanzata delle
mafie in Liguria. Grazie a loro abbiamo scoperto della giovane candidata
dell’Idv che si accompagnava alle cene con il boss, e posso dire che io
e Giulio Cavalli, in quel momento candidati indipendenti con l’Idv, non
abbiamo riflettuto sulle convenienze, chiedendo subito a Di Pietro di
cancellare quel nome dalle liste. Grazie alla Casa abbiamo saputo che le
mafie erano molto più pericolose in quel momento in Liguria che in
Calabria o Sicilia.
Recentemente Abbondanza e i suoi collaboratori sono finiti sotto la
protezione dello Stato. Le minacce, finalmente, sono state ritenute
reali e degne di attenzione. Come se prima non si sapesse. Come se
servisse la conferma. Il clima a Genova si fa pensate. Tanti appalti,
tanti soldi da spartirsi, e la pressione sulla Casa aumenta. Si vocifera
di una spedizione di mafiosi dalla Calabria a Genova per occuparsi, in
qualche modo, della Casa della Legalità. E alcune recenti scarcerazioni
fanno tremare chi si occupa della geografia dei clan. Il fatto è che a
me non serve alcuna conferma per crederci, perché ho visto i danni
irreversibili che il lavoro di Christian e degli altri provoca ai
mafiosi d’esportazione, a quelli pesto & focaccia.
Tutto ciò per dire che io ho una sincera, ponderata e razionalissima
paura che la Casa della Legalità possa essere presto vittima di qualche
atto intimidatorio, se non peggio, da parte della criminalità
organizzata. Ora, siccome il mondo è pieno di “se fosse”, “si poteva”
ecc, direi che non serve attendere. Perché è dovere di ognuno di noi
difendere con ogni mezzo anche chi non la pensa esattamente come noi,
anche chi a volte ti giudica troppo frettolosamente, ma di cui ammiriamo
e riconosciamo un impegno che pochi in Italia hanno avuto il coraggio
di portare avanti.
Indipendentemente dal fatto che la Casa della Legalità di Genova stia con me, io sto con loro.