venerdì 24 giugno 2011

D'Ambra, colui che dà i voti ai parlamentari (ma voleva lavorare con loro)

Ottimo. Buono. Sufficiente. Mediocre. Scarso. Scarsissimo”. Manca solo “stronzo”, “idiota” e “questo puzza”. Sono questi i giudizi che Andrea D'Ambra, "dottore in Scienze Politiche", dà sul suo blog agli europarlamentari italiani in base alle loro "presenze/assenze a Brussels e Strasburgo". A differenza di quanto erroneamente scrive D'Ambra, le presenze effettive sono calcolate solo durante le plenarie, e non considerano tutti i lavori delle commissioni. “I dati sono ufficiali e attendibili e provengono da Votewatch. L’autenticità è stata confermata dallo stesso Parlamento Europeo nel post dell’anno scorso” scrive D'Ambra, millantando una sorta di certificazione di attendibilità rilasciata al suo blog addirittura dal PE.

Non spiega altrettanto bene, però, che i giudizi sono suoi, personali e soggettivi, e che non c'è alcuna commissione che valuti i parlamentari in base a questi criteri. Bisognerebbe scriverlo, in coda, come nota metodologica. Mediocre.

E si guarda bene, D'Ambra, dallo stilare una classifica e dare giudizi in base al lavoro prodotto dai nostri parlamentari, o dall'indagare se magari questi ultimi totalizzino il 100% di presenze alle sedute plenarie di Strasburgo e poi non vadano nemmeno a mangiare un panino a Bruxelles, o ci vadano, per le mini-plenarie, e poi basta. “Ma tutto questo D'Ambra non lo sa”, canterebbe qualcuno. Scarso.

Come non sa, D'Ambra, che le presenze non vengono conteggiate in base alle votazioni, ma in base alla firma. Quindi io potrei andare a tutte le sedute di Strasburgo e non votare mai e risultare “ottimo”, come potrei andare, non firmare, magari perchè di corsa, votare correttamente ma risultare assente. Inoltre, visto che le presenze sono calcolate in percentuale, basta anche un'assenza per malattia e il 100% è un vecchio ricordo, e non sei più un “ottimo”. Triste vero?

Ancora più triste però come, sul suo blog, l'uomo del giudizio tratta l'assistente di un parlamentare europeo che con molto garbo cercava di spiegargli alcuni errori di metodo e faceva delle precisazioni. Prima lo schernisce: “Caro Antonio, duro lavoro quello dell’(assistente?) parlamentare”. E poi, ogni qualvolta gli si rivolge, lo etichetta con: “Caro X, assistente di....” e poi continua il suo discorso. Come se fosse un reato. Come se fosse un'umiliazione. Come se farsi pagare lo stipendio da un parlamentare in cambio della propria prestazione lavorativa equivalga a vendere-vendergli la propria dignità. Come se farsi mantenere da papà e mamma sia più virtuoso.

Quel che D'Ambra si guarda bene dal dire è un piccolo scoop. Lui che umilia e prende per il culo gli assistenti, gli addetti stampa e tutti coloro che lavorano con i parlamentari, trattandoli con sufficienza e chiedendo loro alloro e prostrazione, omette di dire che ha cercato di lavorare almeno con uno di essi. Pare che D'Ambra abbia mandato (sono a conoscenza di un caso, ma magari si è rivolto anche ad altri) il suo curriculum ad un parlamentare europeo italiano per essere assunto.

Ma come? Lui, l'uomo dell'ottimo-sufficiente-mediocre, quello che ti dà dell'assistente come se ti desse del pregiudicato voleva essere uno di noi? Scarsissimo.

giovedì 23 giugno 2011

De Candia, dall'antiracket al fango

Quella che vedete nella foto, a sinistra, è Franca De Candia. Quelli che vedete per terra sono farmaci salvavita. Non li prenderà più. Franca negli anni 90 aveva denunciato i suoi strozzini. Loro per vendetta l'avevano fatta violentare. La sua storia è raccontata bene qui.

Pare che quelli dell'antiracket istituzionale le vogliano far pagare di essersi rivolta a Sonia Alfano che ha reso nota la sua storia e le angherie che sta subendo, a base di diritti negati e circolari retroattive.

E pare che, davanti al Viminale, continui a passare un esponente delle suddette associazioni politicamente corrette, il cui cognome è accentato sull'ultima lettera, che come il prete in "Non ci resta che piangere" che si rivolgeva a Troisi dicendogli insistentemente "Ricordati che devi morire", continua a ribadire: "hai sbagliato, troppo clamore, bastava una telefonata di raccomandazione dell'onorevole, così ti sei bruciata".

Fantascienza? No, cronaca sterile.

mercoledì 22 giugno 2011

“Appesantire il processo”. Ma come parli?

Presidente, abbiamo depositato agli atti del processo alcuni documenti che accertano la conoscenza e la frequentazione tra Vito Ciancimino e l’ex comandante del Ros Antonio Subranni. Ci sono anche scambi di auguri autografi firmati da Subranni ritrovati a casa di Ciancimino”.

Il pubblico ministero Nino Di Matteo lo dice come una cosa scontata, ma scandisce bene le parole, e tra i nuovi mille fogli inseriti nel fascicolo, ci tiene a sottolineare questi. E’ ovvio, pensa, che queste carte debbano finire nel fascicolo, debbano far parte del processo a carico di Mario Mori e Mauro Obinu, alla sbarra per favoreggiamento aggravato alla mafia. Quest'ultimo, ieri in aula, ostentava arroganza e strafottenza; molto più composto e freddo Mori.

Il presidente del Tribunale, Mario Fontana (nella foto è l'uomo a sinistra, l'altro è Nanni Moretti in Palombella Rossa), scuote la testa, e senza molta convinzione la butta lì: “E’ proprio necessario? Se non è necessario eviterei di presentare questi documenti... per non appesantire il processo”. Di Matteo per un momento spalanca gli occhi, quasi prende la rincorsa per rispondere. Poi, pur mantenendo il suo consueto rispetto nei confronti della Corte, il suo tono si fa duro. “Presidente, si tratta di false dichiarazioni, Subranni ha dichiarato di non aver mai nemmeno conosciuto Vito Ciancimino”. E Fontana, senza molta convinzione, ne prende atto.

Ma c’è altro su Subranni. Ci sono, tra le carte inserite nel fascicolo, i verbali degli interrogatori resi da Ciancimino ai giudici Giovanni Falcone e a Giuseppe Di Lello, in cui l’ex sindaco mafioso di Palermo parla del generale e del loro rapporto di amicizia.

Alla fine dell’udienza Di Matteo è teso e nervoso. A molti, tra i presenti, sembra che abbia lanciato la toga sulla sedia in segno di stizza. Un’obiezione così maldestra e superficiale da un presidente di Tribunale forse non se l’aspettava. Sembra la conferma che tiri una brutta aria sul processo.

Ci potrebbe essere in ballo una nuova incriminazione per Subranni, quella di false dichiarazioni al pm, e Fontana si preoccupa di non appesantire il dibattimento?

sabato 18 giugno 2011

"Meglio fottere (che farsi comandare da questi)" di Giulia Innocenzi

Scritto per Micromega.it

Non sono d’accordo. Non sono quattro storie palesemente false. Non sono quattro storie di un’Italia che non esiste. Ci piace pensarlo perchè ci piace credere che l’involuzione-e-successiva-evoluzione democratica raccontata in modo “amabile” da Giulia Innocenzi non sia qualcosa che ci appartiene o, quanto meno, che possa appartenerci.


Le storie di Matteo, Giulia, Lisa e Andrea sono storie in cui molti di noi, quelli che hanno fatto politica, quelli che per un po’ c’hanno creduto, si riconoscono. Matteo è un giovane leghista stupido al punto giusto, Lisa una giovane piddina intelligente al punto giusto, Giulia una specie di Minetti del Pdl e Andrea un grillino abbastanza invasato. E la Innocenzi gioca (mica tanto) a vivere le loro vite, a raccontare in una storia tante storie agganciandole l’un l’altra man mano che il racconto procede. Si ferma in un punto e riprende da lì con un altro protagonista. Un esperimento riuscito perchè il racconto procede con ritmo e ti spinge a non spegnere l’abat-jour.

Lei, che la politica l’ha conosciuta e vissuta, sa quali corde toccare per rendere vero e allo stesso tempo godibile il racconto. Che un Matteo Del Nord giunga a massacrare il suo amico marocchino pur di entrare nelle grazie dei leader del Partito dei Forti è un’esagerazione? E chi lo dice? Se Giulia avesse scritto che gli stessi Forti avevano realizzato una banda armata forse per il lettore comune sarebbe stato troppo. “Non ci appartiene” avrebbe pensato.

O che Lisa scopra meccanismi del Partito di Tutti (Pd) che assomigliano alla strategia militare e che, una volta diventata anche lei una leader, lasci tutto disgustata. Impossibile? Già, solo nel Partito democratico reale potrebbero accadere certe cose, nemmeno in un romanzo. Quando la ragazza entra di nascosto in una stanza e scopre una sorta di scienziato intento nell'assemblaggio in laboratorio del candidato ideale, costruito con profili genetici presi dai diversi leader delle varie correnti, Giulia, con un’immagine di fantasia, riesce a descrivere meglio di tanti fumosi saggi il vero pensiero del vero Pd: lottizzazione ideale e spartizione democratica.

E poi c’è Giulia, che dona il suo essere donna a chiunque le prometta o le consenta una scalata sociale e politica che la porterà fino ad una candidatura da capolista nel Partito dei Buoni, passando dal Priapo arcorizzato ad una vera e propria orgia in locali che ricordano proprio quelli berlusconiani. Qui, come non mai, il romanzo si abbevera alla cronaca. E qui la Innocenzi rischia di essere profeta nefasta: Giulia del Pdl riesce ad ottenere il ruolo di capolista vincendo un reality show con il quale un popolo cloroformizzato sceglie la propria candidata nelle tv del Presidente. Questa non è fantasia. Questo è semplicemente futuro, e temo che la Endemol possa trarre spunto. La responsabile, in quel caso, sarà la Innocenzi.

E alla fine c’è Andrea, la cui storia è quella che impressiona di più e rischia davvero di essere sibillina. Il Partito dei Puri, un Movimento 5 stelle più radicale ed estremista che pende dalle labbra del leader fino ad obbedire ad ordini di ribellione violenta, di cui, a fare le spese, è proprio Andrea, l’unico che cerca di andare “oltre” il leader. Il ritratto di uno pseudo Grillo 2.0 è graffiante.

Una sperimentazione letteraria inedita che regge le aspettative di un pubblico che ha imparato ad apprezzare Giulia (quella vera, la Innocenzi) e che si aspettava magari un’opera prima più scolastica ed elementare. E invece lei azzarda e “produce” questo “Meglio fottere (che farsi comandare da questi)”, con Editori Riuniti, che farà inalberare le giovani leve partitiche e movimentiste, ma che forse li spronerà a riflettere e a prendersi meno sul serio, ricordano che la politica può essere altro che un grigio percorso per la gloria.

L’immagine finale, molto caimanesca, di un’Italia ingovernabile che esce dalle urne senza che nessuno abbia espresso un solo voto, vista da un’Africa semplice e pacifica rischia di essere uno scenario quasi, sadicamente, auspicabile. Lisa vede la sua nazione morire, alza il telefono e chiede al padre se sia orgoglioso di quel che lei sta facendo in Africa, dei pozzi, degli ospedali che sta costruendo. “Si”. E lei, che ha visto l’Italia morire e non vuole vederla rinascere in mano ai soliti, torna, in Italia, alla politica vera, alla vita.

venerdì 17 giugno 2011

Ciancimino, comunque vada ho fatto una cazzata

Credo che impuntarsi sulle cose ed evitare di analizzarle a fondo perchè si è fermamente convinti di aver ragione, non porti mai a nulla di buono. Si può riflettere e poi rimanere della propria idea, e questo è già diverso. Però prima bisogna riflettere.

Sulla vicenda di Massimo Ciancimino, o meglio, sulle vicende, ultima quella che lo vede recluso nel carcere palermitano di Pagliarelli, ho sbagliato. Ho fatto due errori.

No, non intervistarlo. Sono stato il primo a farlo in pubblico di fronte a circa 500 persone a Verona. Era la sua prima uscita pubblica. Gli ho posto decine di domande che qualcuno definirebbe “scomode” e “fuori luogo”, fino al suo sbotto finale: “sei peggio di Ingroia”. Gli ho chiesto della sua reticenza, della sua rateizzazione e delle sue contraddizioni. Non è stata, insomma, un’intervista amichevole. L’errore è che ero candidato alle elezioni regionali del Veneto e che questo dibattito rientrava negli eventi in programma. E quindi in qualche modo è suonata come una “sponsorizzazione”, a torto o a ragione. So bene che Enzo Biagi intervistò sia Tommaso Buscetta che Luciano Liggio, che erano qualcosa in più che due condannati per riciclaggio. Ma Biagi non era in campagna elettorale. L’ho fatto in quei giorni e in quel periodo, in cui avevo una certa eco mediatica e che ero certo di poter portare tantissima gente in quel palazzetto. Lo rifarei? Ogni giorno e in ogni luogo, ma non da candidato.

Il secondo errore è stato quello di fare un investimento quasi affettivo, praticamente a priori, sulla figura di Ciancimino. Mi è sembrato quell’ancora a cui aggrapparmi, quella persona che poteva aiutarmi (aiutarci) a fare luce sul buco nero delle stragi e della trattativa. Ci siamo conosciuti perchè lui ha risposto ad un mio articolo in cui praticamente gli davo del “mediocre”. Da li abbiamo cominciato a sentirci: lui mi passava alcune notizie (ovviamente non coperte da alcun tipo di segreto), molte di colore, e io, pian piano, iniziavo a fidarmi. Mi parlava sempre di suo figlio Vito Andrea, che era disposto a tutto pur di garantire un futuro diverso a quel bambino.

Ciancimino ha (aveva) un fascino mediatico quasi irresistibile. Distribuiva notizie e informazioni a tutti quelli che si occupavano di informazione, senza scontentare mai nessuno. Sa (sapeva) gestire i media.

Io mi sono fidato di lui, tutto qui. E mi sono fatto prendere emotivamente. L’ho considerato un ragazzo che voleva rifarsi di un padre criminale, che voleva contribuire a fare luce sulla storia italiana. Forse lo voleva e lo vuole fare ancora, ma ha sbagliato tutto. E ha tradito la mia fiducia.

Per questo, a prescidere da come andrà a finire tutta la vicenda, devo ammettere di aver fatto una cazzata. Perchè dovevo essere più posato, più cauto. Perchè il lato umano, il lato affettivo, vengono decisamente dopo gli aspetti giudiziari, che in questo caso sono fondamentali.

Non mollo Ciancimino ora che è in galera. Sono sempre disposto ad ascoltarlo, ad intervistarlo. Ma stavolta con distacco e razionalità, forse dandoci anche del lei. Io non posso più sbagliare, perchè non lo faccio solo a mio nome.

giovedì 16 giugno 2011

Un commento dal procuratore Nico Gozzo

Pubblico un commento al post "Sergio Lari nel posto sbagliato?" del procuratore aggiunto a Caltanissetta, Nico Gozzo.

Caro Benny (spero di poterti chiamare così),
credo di dover in qualche modo intervenire sul tuo articolo che, sinceramente, mi ha lasciato basito. Chiunque conosca un minimo quel galantuomo (come tu stesso dici) di Sergio Lari, sa della sua assoluta dedizione al lavoro, scevra da qualsivoglia rapporto con movimenti poltici di qualsiasi natura. Dunque, risponde al vero quanto ha detto Marco Lo Bue: si tratta solo di un invito, ripetuto più volte, e solo questa volta accettato, di un gruppo di universitari (che, tra l'altro, ricomprendere anche un familiare di Sergio) e, dunque, un gruppo di ragazzi interessati alla legalita'.

Certo, a tutti può succedere (e la libera stampa ci sta anche per questo) di accettare inviti che poi si rivelino impropri. Ma mettere in dubbio la assoluta apoliticità di Sergio mi pare veramente impossibile (e, sono sicuro, neanche tu volevi dare una simile impressione).

Quanto poi al castello Utveggio, oltre che sede di svariate ipotesi investigative (su cui da molto tempo questa Procura, prima che anche io arrivassi, ha depositato richiesta di archiviazione), e' anche una splendida location e per questo e' stato scelto come sede della "discussione pubblica".

Non intervengo sui temi che riguardano la collega Palma ed il marito e fratello di questa: la collega ha gia' inteso difendersi in altre sedi, ed anche perché, lo confesso, non sono un appassionato di gossip palermitani. Quanto alla parte relativa alle indagini svolte a Caltanissetta, queste furono svolte con abnegazione e spirito di servizio da molti colleghi, e mi sembra improprio catapultare sulle spalle della sola dott.ssa Palma l'intera gestione di Scarantino. Che poi non e' certo l'origine del problema, essendo nato tutto (come e' noto dai processi celebrati) dalla "collaborazione" due anni prima di Candura.

Siamo, qui a Caltanissetta, ben cosci che quello che facciamo verra' attentamente vagliato, in primo luogo dalla stampa. E' giusto che sia così, e' il sale della democrazia e del giusto processo. Ma chiediamo di essere giudicati per quello che faremo nelle indagini, e non per improbabili liaisons dangereuses.

Con stima,
Nico Gozzo
Procuratore Aggiunto a Caltanissetta

********************

Caro Nico,

ho appena pubblicato il commento e lo riproporrò come post. Credo tu abbia inteso perfettamente ciò di cui parliamo. Parlare di fini politici per la presenza o per le azioni del dott. Lari sarebbe ridicolo e pericoloso, infatti non lo penso minimamente. La stima che ho di Lari è al di sopra di ogni sospetto.

Ricordo ancora quando con Salvatore Borsellino (nel 2007 mi pare) esultavamo per la sua nomina in una procura chiave come la vostra. E oggi, a distanza di 4 anni, si è rivelata la migliore possibile. Confido nel fatto che, tra persone intelligenti, non si reputi un attacco il sol fatto di raccontare un evento, senza fare insinuazioni o allusioni.

Casomai, l'apparente preparazione di un programma elettorale, era riferita al movimento organizzatore; comunque sia non è certo un reato promuovere una possibile candidatura alle prossime amministrative (figurati poi per uno che vede l'impegno politico, a volte, come obbligo morale in barba all'opportunità); quindi nessun attacco o polemica nemmeno nei confronti dei ragazzi, che, tra l'altro, hanno smentito questa eventualità.

Come avrai intuito, molto del mio sgomento nasce dalla figura di Cardinale accanto a quella di Lari. E permettimi, caro Nico, non sono gossip e lo sai bene. Sono fatti accertati che moralmente mi fanno impazzire. Credo, ed è la mia opinione, che la dott.ssa Palma abbia dissipato la sua credibilità e danneggiato anche la figura di una procura eccellente come quella di Caltanissetta.

Su Scarantino dico solo che vorrei capire, e ci sto provando, come fu possibile valutare positivamente la sua collaborazione a fronte di fatti già noti al momento degli interrogatori, come le pressioni e le minacce ricevute dai "ragazzi" della Falcone Borsellino.

Certo di essere stato chiaro colgo con molto favore la tua volontà di confronto.

Un caro saluto

lunedì 13 giugno 2011

Saggio Free Life 2011, il video



Ecco il video del saggio della palestra Free Life, la palestra di Valeria Grasso, la testimone di giustizia che ha messo in ginocchio il clan Madonia. Quello sotto è il testo letto in apertura.

Centocinquant'anni fa nasceva questa nostra Italia. Tante piccole regioni si univano per dar vita ad un unicum. Una nazione giovane che nonostante i mille problemi quotidiani non molla, caparbia, e va avanti, a testa alta.Una nazione fatta da un popolo orgoglioso e testardo, da giovani che sanno ancora sognare e non sono disposti a venderli, quei sogni.

E' a lei, all'Italia che dedichiamo il saggio di danza 2011 della palestra Free Life, in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Lo dedichiamo agli italiani e soprattutto ai resistenti, a quelli che non mollano, a quelli che non la danno vinta e vanno fino in fondo; a quelli, insomma, che in questa nostra Sicilia vogliono vivere e non sopravvivere.

Non siamo bravi a parlare, conosciamo bene solo in linguaggio del corpo, della musica, della danza. E una nazione di persone abituate ai sacrifici, al sudore, al lavoro duro vogliamo celebrarla con lo stile giusto, con un genere “povero”, nato per le strade americane, nelle stesse strade in cui i nostri nonni vagavano in cerca di lavoro, con al seguito una valigia e tanti sogni di riscatto.

L'hip hop è un movimento culturale e musicale nato in prevalenza nelle comunità Afro-Americane e Latino-Americane del Bronx, quartiere di New York, verso gli anni 1970. Cuore del movimento è stato il fenomeno dei Block Party: feste di strada, in cui i giovani afroamericani e latino americani interagivano suonando, ballando e cantando.

La fusione dei corpi, la plasticità dei movimenti e il ritmo che ti travolge e prende possesso di te. Questo è hip hop, questo è il ballo della gente, della strada e quello in cui si esibiranno i nostri ballerini: Virginia, Valentina, Chiara, Emilia, Giorgio, Alessia, Miriam e Ginevra. Giovani, giovanissimi italiani e italiane che amano la danza, il sacrificio, il sapore della conquista.

Ci scusiamo fin d'ora per le imperfezioni e le imprecisioni, frutto dei tanti sconvolgimenti accaduti negli ultimi giorni. Ma noi, nonostante tutto, siamo qui, a celebrare l'Italia bella e che resiste, e siamo qui anche per salutare due resistenti doc come Valeria e Margherita a cui dedichiamo ogni passo, ogni nota e anche ogni errore di queste coreografie.

Grazie a loro questa nazione è un pizzico migliore.

Signori e signore, il saggio di danza 2011 della palestra Freelife, ha inzio.

venerdì 10 giugno 2011

Sergio Lari nel posto sbagliato?

Il castello Utveggio è quella fiabesca costruzione, a metà tra il liberty e il gotico, che ospitò una sede (o quantomeno un'utenza telefonica) dei servizi segreti italiani, nel periodo della strage di Via d'Amelio. Un luogo avvolto dal mistero che per molto tempo fu considerato il punto in cui venne premuto il pulsante che fece saltare in aria la Fiat 126 al semtex che uccise Borsellino, Loi, Cosina, Li Muli, Catalano e Traina.

Giovedì 16 giugno alle 19, presso il suggestivo scenario sul promontorio del Monte Pellegrino, a Palermo, si terrà l'incontro "Idea 2.0", organizzato dalle associazioni Città2.0 e Fare Città e dalla Fondazione Liberal. L’iniziativa - come spiegano gli organizzatori - prevede la realizzazione di un programma di governo della città pensato da chi la vive quotidianamente. Il comitato promotore fornirà cinque linee direttrici: toccherà ai cittadini implementare il predetto programma, prospettando idee, segnalando inefficienze e avanzando proposte più o meno dettagliate".

In quella data verranno presentate le idee per una nuova Palermo che fino ad allora giungeranno ai promotori. Sembrerebbe la costruzione di un programma elettorale da presentare ad un'ipotetica corsa elettorale, magari la prossima primavera, ma poco importa. La cosa interessante in questa storia è il tavolo dei relatori del 16 giugno. Fianco a fianco ci saranno infatti il professor Adelfio Elio Cardinale, presidente del Cerisdi e Sergio Lari, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta.

Lari dovrebbe conoscere bene Cardinale perchè è il marito di Anna Maria Palma, ex procuratore aggiunto a Palermo e sostituto procuratore a Caltanissetta, ma soprattutto è il pm che aveva gestito (molto male) la falsa collaborazione di Scarantino su via D’Amelio senza accorgersi mai (questo lo si può solo sperare) dei depistaggi che lo sbandato della Guadagna con la passione per i trans metteva in atto senza troppa creatività grazie alle imbeccate, stando alle indagini, di almeno tre poliziotti del “Gruppo Falcone-Borsellino” guidato da Arnaldo La Barbera, poliziotto di ferro al soldo dei servizi; i tre oggi sono indagati per calunnia aggravata, La Barbera non lo è sol perchè nel frattempo è morto.

Ironia della sorte - come racconta il consulente dell'autorità giudiziaria Gioacchino Genchi - si tratta anche dello stesso magistrato che alla fine degli anni Novanta chiese di approfondire la pista dei mandanti occulti Alfa e Beta, ovvero Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Oggi invece la Palma è finita a coordinare il gabinetto del presidente del Senato Renato Schifani, noto socio d'affari di mafiosi e consulente al comune di Villabate quando questo era in mano al clan Mandalà; è proprio del boss Mandalà che Schifani era stato socio nella Siculabrokers.

Sempre secondo Genchi, e a quanto riportato dal periodico "La voce delle voci", Anna Palma ha fatto parte dell'ordine cavalleresco del Santo Sepolcro, uno dei più potenti in Sicilia e non solo. Scrive il periodico: "Genchi parla di un anno ben preciso, 1979. Sarebbe stata insignita del titolo di dama dal vescovo di Monreale Salvatore Cassisa e dal conte Arturo Cassina, all'epoca reggente dell'ordine. Al quale apparteneva anche Bruno Contrada: il quale - stando alle memorie difensive del suo legale, Pietro Milio - era certo che l'indizio piu' forte di mafiosita' affibbiatogli dalla procura di Palermo era proprio tale iscrizione. A questo punto il Velino, diretto da Lino Iannuzzi, tira in ballo un altro anno, il 1993, quando la Palma 'chiese e ottenne dai custodi degli archivi vaticani del prestigioso ordine la sua cancellazione'".

Nel ricorso di Cuffaro alla sentenza di appello, viene raccontata la strettissima amicizia tra la moglie di Cardinale e il maresciallo Antonio Borzacchelli, condannato in primo grado a 10 anni di carcere e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici nell'ambito del processo sulle talpe alla Dia. «Nel corso dell'interrogatorio del 3 dicembre 2003 reso all'A.G. di Palermo - ricostruiscono gli avvocati Oreste Dominioni e Antonino Mormino, si legge ancora su "La voce delle voci" - il Ciuro dichiarava di aver appreso dal Carcione (uno dei medici collusi della story, ndr) che il Borzacchelli era intimo amico della dottoressa Palma, con la quale si intratteneva in lunghi incontri (...) che “entra ed esce dall'ufficio della dottoressa Palma” (...) che “in quel periodo e' andato un sacco di volte in Procura a parlare con la dottoressa Palma facendo uscire tutti fuori dalla stanza”».

Per non farsi mai rinfacciare un eccessivo impegno antimafia, Anna Maria Palma è stata testimone di nozze di Totò Cuffaro, che aveva nominato il fratello, già magistrato della Corte dei Conti, come vicecommissario regionale per l’emergenza idrica in Sicilia.L’assessore Antonello Antinoro, fedelissimo di Cuffaro, lo ha poi fatto direttore generale del dipartimento dei beni culturali, oltre ad aver nominato proprio il marito, Cardinale per l'appunto, al Cerisdi, che secondo Salvatore Borsellino, fratello del giudice, anziché un centro di formazione era una vera e propria copertura per i servizi segreti.

Partecipare o meno sarà una scelta del procuratore. Certo uno si chiede cosa c'entri un galantuomo come Lari con Palermo (i magistrati antimafia panormiti hanno risposto picche all'invito di Cardinale?) e con un programma semi elettorale.

giovedì 9 giugno 2011

Lettera da Maria Luisa Greco

Questo blog si è occupato in passato di una storia abnorme che ha riguardato Maria Luisa Greco. Qui e qui potete trovare le "puntate" precedenti. Ora pare sia stata addirittura denunciata dal deputato Giuseppe Gianni. Di seguito la lettera che mi ha inviato. Ovviamente non lascerò sola Maria Luisa in questa battaglia, nella quale potrà contare su di me.

Caro Benny,

sono stata convocata il 03 giugno alle ore 09.35, negli uffici della sezione di P.G. – Polizia di Stato , Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa .L’ispettore Capo mi ha notificato una denuncia per il reato di “minacce” da parte dell’Onorevole Giuseppe Gianni ( detto Pippo). Il procedimento penale è il n.1263/11R.G. n.r. mod.21 (penso sarà un numero di protocollo), mentre l’articolo relativo al reato sarebbe il nr. 612(non saprei).

Per quel che mi è dato sapere allo stato attuale , la scrivente avrebbe minacciato l’Onorevole, ed in questo momento risulto indagata per tali motivi. Dopo il primo momento di collera e rabbia iniziale , ho pensato che nulla avviene mai per caso e che quando accade qualcosa c’è un disegno ben preciso, del resto se non mi avesse denunciata , non avrei mai potuto avere la possibilità di parlare con un magistrato, ed è proprio per questo motivo che mi sento di ringraziare pubblicamente l’Onorevole, infatti ad oggi non ho mai avuto la possibilità di essere ascoltata, le mie denunce infatti sono sempre state archiviate e non ho mai fatto opposizione perché i tempi non erano maturi.

La mattina in cui mi è stato notificato l’atto ho immediatamente provveduto a fare la richiesta all’ufficio di competenza per sapere chi fosse il magistrato assegnatario del fascicolo in questione, ed è mia intenzione essere ascoltata prima possibile. Io tutto quello che si poteva dire, nel bene e nel male, sbagliando e indovinando, l’ho scritto su internet passando da un blog all’altro, sfogando la mia immensa rabbia, rabbia che nasce dalla grande consapevolezza di essere nel giusto, spesso ho esagerato, mi sono ridicolizzata, l’errore sta nel metodo e non nel contenuto mi disse tempo fa una persona di cui ho grande stima e devo ammettere con grande umiltà , che aveva ragione da vendere. Di fatto il mio temperamento impetuoso e la mia impulsività , certo non mi hanno aiutata molto, anzi.

Per quanto riguarda tutto quello che non è stato scritto, perché non si poteva dire,( e con questo rispondo ai tanti che pur non conoscendo i fatti si sono arrogati il diritto di giudicare) non per paura, ne tanto meno per proteggere l’Onorevole, ma per proteggere me stessa, la mia famiglia, i miei affetti, i miei figli. Avrei ancora qualcosa da dire, ma a questo punto preferisco tenere qualcosa per me e comunicarla a chi di dovere e soprattutto nelle sedi opportune.

Il 14 Novembre ci sarà un’altra udienza della causa di lavoro , durante la quale il mio legale presenterà la richiesta di audizione dell’Onorevole Giuseppe Gianni , il quale sotto giuramento dovrà dire che io non ho mai lavorato presso la sua segreteria, naturalmente se così come penso io, dovressero andare le cose, cioè mentirà innanzi al giudice e sotto giuramento, lo denuncero’ per falsa testimonianza, dovrebbe essere l’ultima cosa che faccio.


Maria Luisa Greco

mercoledì 8 giugno 2011

Brutte notizie per i Madonia. E per i finti amici

Mio articolo pubblicato su Dipalermo.it il 7 giugno 2011.

In via dell’Olimpo, a Palermo, la vita continua. C’è il solito via vai di gente, che entra linda ed esce sudata, gente che si ammazza di esercizi perchè l’estate è vicina e la prova bikini non prevede tre gradi di giudizio. In via dell’Olimpo ogni tanto arriva il gippone dei carabinieri che si piazza all’entrata, aspetta 10 minuti, e poi va via. Ma alla palestra Free Life di Valeria Grasso la vita continua e scorre veloce. Nessuna fuga dei clienti, solo due hanno disdetto il loro contratto alla notizia che Valeria era entrata nel programma di protezione per i testimoni di giustizia: “Non è per paura, ma ridatemi i soldi, magari tra un mese chiude e io ho fatto l’abbonamento annuale”. Questione di soldi, non di ideali.

E invece le brutte notizie arrivano per il clan Madonia, il clan che Valeria ha azzoppato con le sue testimonianze, il clan che quella palestra la vorrebbe chiusa e deserta; ma brutte notizie anche per i “buoni”, per gli “amici”. Per quelli che sorridono, per quelli che alle domande della gente rispondono con una faccia standard che dice: “Lasciamo stare ’sta Valeria Grasso, quella fa politica, se parliamo noi…”. Per i paladini, per quelli che sanno a memoria i nomi di tutte le vittime di mafia, per quelli che si siedono in cerchio per terra, per quelli che dei vivi, nomi, ne conoscono assai pochi. Brutte notizie anche per loro che non una parola hanno speso alla notizia dell’entrata nel programma di protezione: non un comunicato, non una nota alla stampa. I parolieri che rimangono senza parole, nemmeno un sincero “addio stronza, siamo stati in polemica ma questa notizia è una sconfitta per tutti”. Niente, silenzio assoluto.

La prima notizia è che la palestra non chiuderà. I clienti continuano a crescere nonostante la stagione estiva, che come si sa, dopo giugno, svuota i centri fitness a favore delle spiagge. La seconda notizia è che c’era una ragazza, M., che in quella palestra teneva due corsi di danza, “hip hop” per la precisione. Siccome M. è la figlia di Valeria, anche lei ha dovuto fare le valige in due ore e partire per una località sconosciuta, senza poter avvertire le sue ragazze e i suoi ragazzi. Dunque addio corso, addio agli otto ballerini? No, purtroppo per loro, per i Madonia e per gli “amici”, per i “buoni”, no.

Perchè in questa storia entra Irene, 24 anni ad agosto, donna del nord che vive a Palermo. Studia psicologia e ama il nostro mare. E’ in carrozzina dopo un incidente, ma prima ha fatto in tempo a diventare campionessa juniores regionale di ginnastica artistica e a studiare per tanti anni danza. Qualche settimana prima che M. partisse, Irene aveva cominciato a frequentare la palestra prima per guardare, poi per dare consigli alla figlia di Valeria, per inserire nelle coreografie “pezzi” di quella specialità che Irene conosce bene.M. è contenta, le bambine entusiaste. Vanno a casa e raccontano di quella maestra nuova che fa fare cose pazze, tipo verticali, capriole e altre robe a testa in giù.

Poi, nella nostra storia, succede che durante una pausa pranzo, arriva la chiamata di M. In lacrime racconta della notizia, del trasferimento, della scorta. “Il corso devi portarlo a termine tu, fai quello che vuoi, cerca di portarle al saggio”. E Irene, senza fare una piega, dice solo “Ok”.

Aiutata da un’amica di M., Irene termina le coreografie e ora, dopo due settimane, è tutto pronto per il saggio che si terrà il 12 giugno, nel pomeriggio, all’esterno della palestra Free Life. Ovviamente è un evento aperto a tutti. Sarebbe bello che ci fosse tanta gente. Perchè sarà l’esempio di come, anche in situazioni difficili, il lavoro si porta a termine, di come si può vincere una sfida anche quando sei sola, su una linea sottile di fragile cotone, e a destra ci sono i Madonia, che aspettano famelici che tu cada, e a sinistra gli “amici”, i “buoni”, che, anche loro, aspettano la tua scivolata fatale, che litigano con i primi perchè tutti e due rivendicano il diritto a godere “di più” al crollo di Valeria, della sua palestra, della sua vita. Esagerazione? No, basta leggere i comunicati al vetriolo fatti dai “buoni” al tempo della polemica con la signora Grasso, sulla cui attendibilità e aiuto alle indagini è arrivato anche il bollo del procuratore Messineo in persona, senza il loro “avallo”. Da loro, invece, nessuna scusa, nessuna rettifica.

Ma bando alle parole. Qui in Via dell’Olimpo è tutto pronto. I vestiti sono stati scelti, le musiche sono pronte. Tra una settimana il saggio si farà, e sarà una festa, certo, ma anche un simbolo, un fortino, un avamposto. Con Valeria a tot chilometri di distanza qui la vita continua, lo si fa per lei, certo, ma anche per resistere, per lottare, e una volta avrei detto per fare antimafia; oggi però è un concetto vuoto, un contenitore in cui puoi metterci farina, sale o ipocrisia.

Dunque meglio resistere, solamente, ma farlo bene.

venerdì 3 giugno 2011

Utilizzatori finali del dolore

"Loro" sono stati bravi a farci credere che se "noi" criticavamo, anche con fatti precisi e documentati, i movimenti e le associazioni “istituzionali” si indeboliva l’antimafia. Che facevamo il gioco della mafia, che i boss si sganasciavano dalle risate guardandoci, che la mafia è unita, è l'antimafia ad essere divisa. Noi siamo stati troppo per bene o troppo stupidi e c’abbiamo creduto, abbassando il capo in segno di vergogna.

Abbiamo dimenticato che nessuno poteva essere al di sopra di ogni sospetto, che l’antimafia non deve averi dogmi e che ogni cosa va guadagnata sul campo, non sulla pagine patinate delle riviste. Valeria Grasso forse ci farà risvegliare e ci porterà, in massa, a chiedere spiegazioni a questi utilizzatori finali del dolore, che mai hanno visto il sangue del loro sangue per terra, che mai hanno subito minacce sulla testa dei loro figli e pensano di sapere tutto dell’antimafia, pensano di essere delle "scuole guida" della legalità tanto da distribuire patenti e fogli rosa.

Io non posso più aspettare ora: se i soci, i membri di queste associazioni, non si ribellano ai loro leader impresentabili, non chiedono loro urgenti spiegazioni, vuol dire che va bene, che per loro va tutto bene. Per me va tutto male.