mercoledì 7 dicembre 2011

Presidente, ci sarebbe anche la mafia

Dal mio blog su Micromega

Sono assolutamente d’accordo che a pagare questa manovra lacrime, sangue, piastrine e globuli (rossi e bianchi) debbano essere i pensionati, che sono considerati pacificamente la vera causa della crisi economica universale. Loro che con l’evasione fiscale, con i soldi nei paradisi fiscali, con la loro pirateria borsistica hanno portato a fondo la nostra economia. Loro che vanno alla bocciofila in Ferrari e che dichiarano solo 6-700 euro al mese. Loro che dopo aver fatto finta di lavorare una vita pensavano di godersi la vecchiaia, organizzando feste e festini nei circoli ricreativi pagati da noi. Tiè!
 
Mi permetto solo di osservare un piccolo, insignificante aspetto, rimanendo ovviamente convinto della malvagità del pensionato italiano. Ci sono, dall’altra parte della strada, 138 miliardi di euro. Sono accatastati su un marciapiede. Basterebbe che (sobriamente, ci mancherebbe), il professor Monti voltasse l’anglosassone viso e guardasse quella montagna di soldi, titoli, beni immobili. Centotrentotto miliardi di euro nel 2010 di ricavi, 33 miliardi di costi per un utile d’esercizio di 104 miliardi di euro. Non è il Pil di una nazione in via di sviluppo, o per lo meno non ancora, ma è il conto economico di Mafia Spa, la più grande e fiorente azienda italiana.

Le due aziende che seguono, o meglio, cercano di inseguire i nostri sono Assicurazioni Generali, con 120 miliardi l’anno e l’Eni con 83. Come scrivono Massimiliano Del Barba e Alfredo Faieta, nel loro Grandi evasori, «se la mafia fosse un’azienda regolarmente iscritta alla Camera di commercio, dovrebbe pagare il 27,5 per cento sugli utili (la famosa Ires, l’imposta sul reddito delle società), ovvero 21,45 miliardi di euro. Se proprio non vogliamo metterla in ginocchio, almeno facciamole pagare le tasse, non mollando la presa sul malefico pensionato, ovvio.

Io, che non sono un sobrio economista, né un anglosassone consulente, né l’eroe di un videogioco, per prima cosa avrei pensato: «Ehi amici ministri, cosa ne dite di tagliare immediatamente sulle spese della politica, magari anche un 20 per cento netto sugli stipendi dei parlamentari, e investire domattina nelle forze dell’ordine, nel sistema giudiziario, nella sicurezza dei magistrati? Un rotolo di carta igienica in più, qualche risma extra, e magari, perchè no, una scorta adeguata ai magistrati anticamorra di Napoli. Potrebbe essere un’idea, che dite?».

A parte un retorico accenno durante il primo discorso ufficiale, la parola m-a-f-i-a è sparita dal vocabolario del sobriamente sobrio Sobrio Monti. Ma davvero lui, con la sua esperienza, riesce ad ignorare quei fiumi di capitali illegali e tossici che uccidono la nostra economia? Davvero non comprende che finanziando come si deve le forze dell’ordine e la magistratura quei capitali possono essere molto più efficacemente sottratti alle mafie e reinvestiti nell’economia pulita, lasciando in déshabillé boss e clan? Investire nella lotta alla mafia caro Sobrio, basterebbe questo, altro che cercare i centesimi nascosti nei calzini sporchi dei poveri.

Ma no. Meglio bussare ai pensionati e chiedere l’obolo. Ma d’altronde cosa se ne fanno loro di 700, 800 o 1.000 euro al mese, se devono solo giocare a carte e guardare i lavori per strada, dispensando consigli tecnici agli operai? Pagate vecchi e vecchie, pagate ed evitate di sorridere, visto che dal dentista per un po’ non potrete andare.

Ho solo un dubbio. Provenzano e Riina ce l’hanno la pensione? Non perchè se anche loro ce l’hanno stravolgiamo subito la manovra.

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