giovedì 22 dicembre 2011

Mafia a Peschiera del Garda. Ma il sindaco querela

Prologo
Il 26 febbraio del 2009 il sindaco di Peschiera del Garda (VR), Umberto Chincarini, si recava con passo deciso presso la locale stazione dei carabinieri e presentava una querela contro il sottoscritto. Per il sindaco sarei colpevole di diffamazione e ingiuria. Ancora oggi, dopo la notifica da parte dell'autorità giudiziaria, il pm non ha deciso se archiviare o rinviarmi a giudizio. 

Sotto accusa era un articolo pubblicato sul mio blog dal titolo «Il sindaco di Peschiera che mente sapendo di mentire». Incriminata, in particolare, la chiusa del pezzo: «È proprio una soddisfazione poter dire, dati alla mano, che il sindaco sulla mafia mente, è un bugiardo, e ad essere querelato dovrebbe essere lui, magari per mano dello Scico». Mi riferivo alla negazione cronica, da parte sua, della presenza, ormai asfissiante, della mafia a Peschiera del Garda, e più in generale in tutta l'area lacustre. E citavo, tra gli altri documenti, il rapporto del 1997 dello Scico, il servizio centrale di investigazione della Finanza: «la criminalità organizzata è sbarcata sul lago di Garda, investendo nell'edilizia, nel commercio e anche tentando la scalata in aziende in dissesto». A ciò si aggiungeva il fatto che il 5 ottobre dello stesso anno il gip di Verona, su richiesta del pubblico ministero Marco Zenatelli, aveva emesso tre ordinanze di custodia cautelare per usura aggravata, estorsione, lesioni personali gravi, esercizio abusivo dell'attività finanziaria ed impiego di denaro di provenienza illecita, nell'ambito di indagini della Dia di Padova sugli affiliati al clan camorristico Licciardi. Uno dei tre, Ciro Cardo, sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno a Peschiera, era addirittura il cognato del capo clan Pietro Licciardi, da anni detenuto in regime di 41 bis.

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Alle prime ore del 20 dicembre scorso, più di cento tra agenti e militari della questura di Caserta, del centro operativo della Direzione investigativa antimafia di Napoli e del Comando provinciale dei carabinieri di Caserta, eseguono un provvedimento emesso il 14 dicembre dal Collegio per le misure di prevenzione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il collegio accoglie in toto la proposta di provvedimento formulata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, in concerto con il questore di Caserta e il direttore della Dia. Si tratta del sequestro di beni mobili e immobili, nei confronti di quattro personaggi ritenuti organici al clan dei casalesi, coinvolti nell'ambito del riciclaggio di denaro sporco.

I quattro sono: Pasquale Pirolo, alter ego di Antonio Bardellino; Michele Santonastaso, avvocato già agli arresti per associazione mafiosa (sarebbe “in mano” al boss Francesco Bidognetti); Nicola Capaldo, imprenditore; Giuseppe Nocera, cugino di Raffaele, cognato del super boss Michele Zagaria. Sono tutti definiti dagli inquirenti «gravitanti nell'organizzazione camorristica dei casalesi».
Cosa c'entro io, cosa c'entra Peschiera del Garda, cosa c'entra Umberto Chincarini?

Come si legge nel provvedimento alle lettere “g” ed “h”, tra gli innumerevoli beni intestati e sequestrati a Giuseppe Nocera, fedelissimo del boss Michele Zagaria, nato a San Cipriano d’Aversa il 27 luglio del 1960, c'è anche una «abitazione sita in Peschiera del Garda (VR), alla via Venezia, riportata in catasto al foglio 10, particella 1363 sub.20, intestato al 50 per cento; garage di mq. 18 sito al medesimo indirizzo, riportato in catasto al foglio 10, particella 1363 sub.37 (comprese le parti comuni del fabbricato, tra le quali la piscina di cui alle particelle 61-62-67) intestato al 50 per cento. Il restante 50 per cento dell'immobile risulta intestato alla moglie.

Nocera, oltre all'ingombrante parentela, è socio in affari nella “Azzurra Immobiliare”, «avente sede in Napoli al Centro direzionale Isola F12, della quale è amministratore»; l'altro socio è l'avvocato Santonastaso, quello, per intenderci, che, durante un'udienza del processo Spartacus alla camorra, lesse in aula, per conto dei suoi clienti alla sbarra, un proclama che aveva il sapore dell'intimidazione nei confronti di Roberto Saviano, della giornalista Rosaria Capacchione e del magistrato Raffaele Cantone.

Dunque, mi chiedo. Ma perché mai un fedelissimo di quello che fino a qualche settimana fa era il latitante più pericoloso d'Italia, insieme a Matteo Messina Denaro, va ad investire le sue somme in una bella casa con piscina a Peschiera del Garda, perla lacustre dove la mafia non esiste, tanto che il sindaco querela tutti quelli che insinuano qualcosa al riguardo?

La risposta è dentro di voi. E non fatela uscire, si ingolferebbe il tribunale di Verona.

1 commento:

Anonimo ha detto...

perdonami, una semplice osservazione: il fatto che tu abbia la possibilità di scrivere di fatti di cui non sai assolutamente nulla, de relato tra l'altro, lanciandoti in dorate e spujdorate ostentazioni di luoghi comuni prive di ogni mino ragionamento concreto sul perchè delle cose. cito testualmente: l'altro socio è l'avvocato Santonastaso, quello, per intenderci, che, durante un'udienza del processo Spartacus alla camorra, lesse in aula, per conto dei suoi clienti alla sbarra, un proclama che aveva il sapore dell'intimidazione nei confronti di Roberto Saviano, della giornalista Rosaria Capacchione e del magistrato Raffaele Cantone. ma l'hai letto? sai di cosa parli? hai cognizione di ciò che scrivi? o è solo un riportare puttanate perchè non hai un cazzoda fare? perdonami ancora