Prologo
Il
26 febbraio del 2009 il sindaco di Peschiera del Garda (VR), Umberto
Chincarini, si recava con passo deciso presso la locale stazione dei
carabinieri e presentava una querela contro il sottoscritto. Per il
sindaco sarei colpevole di diffamazione e ingiuria. Ancora oggi, dopo
la notifica da parte dell'autorità giudiziaria, il pm non ha deciso
se archiviare o rinviarmi a giudizio.
Sotto
accusa era un articolo pubblicato sul mio blog dal titolo «Il
sindaco di Peschiera che mente sapendo di mentire». Incriminata,
in particolare, la chiusa del pezzo: «È proprio una soddisfazione
poter dire, dati alla mano, che il sindaco sulla mafia mente, è un
bugiardo, e ad essere querelato dovrebbe essere lui, magari per mano
dello Scico». Mi riferivo alla negazione cronica, da parte sua,
della presenza, ormai asfissiante, della mafia a Peschiera del Garda,
e più in generale in tutta l'area lacustre. E citavo, tra gli altri
documenti, il rapporto del 1997 dello Scico, il servizio centrale di
investigazione della Finanza: «la criminalità organizzata è
sbarcata sul lago di Garda, investendo nell'edilizia, nel commercio e
anche tentando la scalata in aziende in dissesto». A ciò si
aggiungeva il fatto che il 5 ottobre dello stesso anno il gip di
Verona, su richiesta del pubblico ministero Marco Zenatelli, aveva
emesso tre
ordinanze di custodia cautelare per usura aggravata, estorsione,
lesioni personali gravi, esercizio abusivo dell'attività finanziaria
ed impiego di denaro di provenienza illecita, nell'ambito
di indagini della Dia di Padova sugli affiliati al clan camorristico
Licciardi.
Uno dei tre, Ciro Cardo, sorvegliato speciale con obbligo di
soggiorno a Peschiera, era addirittura il cognato del capo clan Pietro Licciardi,
da anni detenuto in regime di 41 bis.
***
Alle
prime ore del 20 dicembre scorso, più di cento tra agenti e militari
della questura di Caserta, del centro operativo della Direzione
investigativa antimafia di Napoli e del Comando provinciale dei
carabinieri di Caserta, eseguono un provvedimento emesso il 14
dicembre dal Collegio per le misure di prevenzione del tribunale di
Santa Maria Capua Vetere. Il collegio accoglie in toto la proposta di
provvedimento formulata dalla Direzione distrettuale antimafia di
Napoli, in concerto con il questore di Caserta e il direttore della
Dia. Si tratta del sequestro di beni mobili e immobili, nei confronti
di quattro personaggi ritenuti organici al clan dei casalesi,
coinvolti nell'ambito del riciclaggio di denaro sporco.
I
quattro sono: Pasquale Pirolo, alter ego di Antonio
Bardellino; Michele Santonastaso, avvocato già agli arresti
per associazione mafiosa (sarebbe “in mano” al boss Francesco
Bidognetti); Nicola Capaldo, imprenditore; Giuseppe Nocera,
cugino di Raffaele, cognato del super boss Michele Zagaria. Sono
tutti definiti dagli inquirenti «gravitanti nell'organizzazione
camorristica dei casalesi».
Cosa
c'entro io, cosa c'entra Peschiera del Garda, cosa c'entra Umberto
Chincarini?
Come
si legge nel provvedimento alle lettere “g” ed “h”, tra gli
innumerevoli beni intestati e sequestrati a Giuseppe Nocera,
fedelissimo del boss Michele Zagaria, nato a San Cipriano d’Aversa
il 27 luglio del 1960, c'è anche una «abitazione sita in Peschiera
del Garda (VR), alla via Venezia, riportata in catasto al foglio
10, particella 1363 sub.20, intestato al 50 per cento; garage di mq.
18 sito al medesimo indirizzo, riportato in catasto al foglio 10,
particella 1363 sub.37 (comprese le parti comuni del fabbricato, tra
le quali la piscina di cui alle particelle 61-62-67) intestato al 50
per cento. Il restante 50 per cento dell'immobile risulta intestato
alla moglie.
Nocera,
oltre all'ingombrante parentela, è socio in affari nella “Azzurra
Immobiliare”, «avente sede in Napoli al Centro direzionale Isola
F12, della quale è amministratore»; l'altro socio è l'avvocato
Santonastaso, quello, per intenderci, che, durante un'udienza del
processo Spartacus alla camorra, lesse in aula, per conto dei suoi
clienti alla sbarra, un proclama che aveva il sapore
dell'intimidazione nei confronti di Roberto Saviano, della
giornalista Rosaria Capacchione e del magistrato Raffaele Cantone.
Dunque,
mi chiedo. Ma perché mai un fedelissimo di quello che fino a qualche
settimana fa era il latitante più pericoloso d'Italia, insieme a
Matteo Messina Denaro, va ad investire le sue somme in una bella
casa con piscina a Peschiera del Garda, perla lacustre dove la
mafia non esiste, tanto che il sindaco querela tutti quelli che
insinuano qualcosa al riguardo?
La
risposta è dentro di voi. E non fatela uscire, si ingolferebbe il
tribunale di Verona.

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