sabato 23 luglio 2011

Alessandria della Rocca, c'è la Festa, manca la Legalità


Quando succedono queste cose, non sai mai se sono da imputare all'ignoranza degli organizzatori o al dolo degli stessi. E non sai cosa augurarti tra i due: meglio ignoranti o meglio dolosi? Perchè organizzare una “Festa per la legalitàe riuscire ad invitare così tanti attenzionati dalle forze dell'ordine, è un'impresa non alla portata di tutti.

A riuscirci è stato il Comune di Alessandria della Rocca, paesino di 3 mila anime in provincia di Agrigento, amministrato da Giulio Luigi Mulè, eletto nel 2008 con una lista civica. Dando uno sguardo al programma dell'evento, che si svolge tra oggi e domani, non si può non notare una dissonanza notevole tra il titolo dell'evento, “Festa per la Legalità”, e gli “illustri” relatori selezionati.

Si parte con il convegno del 23 luglio alle 19.30 presso la Villa Comunale, “Il valore della Memoria”. Figura, tra gli altri ospiti, Giovanni Panepinto, sindaco di Bivona (AG) e parlamentare regionale del Partito Democratico: parla di lui un'informativa dei carabinieri della compagnia di Cammarata (AG), datata 23/10/2007, in cui finiscono sotto accusa i rapporti tra il deputato regionale e la famiglia mafiosa omonima, i Panepinto, tre fratelli, Luigi, Maurizio e Marcello, condannati rispettivamente a 13 anni, 14 anni e 6 mesi e a 10 anni nell'ambito del processo Face Off, fondato sulla collaborazione dell’imprenditore testimone di giustizia Ignazio Cutrò. “Panepinto Giovanni ha ed ha avuto legami con esponenti di cosa nostra ai vertici della consorteria mafiosa operante nella bassa Quisquina (zona della provincia di Agrigento, che comprende Bivona e Santo Stefano, ndr). E' coniugato con Giovanna Raffa, figlia di Raffa Pietro, elemento di spicco della famiglia mafiosa di Alessandria della Rocca. Quest'ultimo era legato a personaggi di spicco di cosa nostra agrigentina […]” scrivono i militari. Per approfondimenti cliccare qui e qui.

Alle 20.30, sempre presso la Villa Comunale, si terrà il convegno “Voler bene all'Italia”. Anche qui il dubbio che con il titolo si sia cercato il paradosso è forte. Ad avere l'onore del microfono sarà Giuseppe Marinello parlamentare Pdl, membro della Commissione Antimafia; è colui che aveva invocato gli ispettori in un liceo di Sciacca reo di aver ospitato una manifestazione antimafia. Nel 1997 era stato sorpreso a telefono con Franco Giuseppe Bivona, un suo caro amico che era stato titolare dell'appartamento in cui il boss di Sciacca, Salvatore Di Ganci, latitava beatamente a Palermo. Quando i due si sentono al telefono, Marinello era già presidente dell'Ordine dei dentisti di Agrigento e coordinatore provinciale di Forza Italia. Bivona e Marinello si chiamano perchè il factotum del boss vorrebbe che Forza Italia candidasse Antonio Dinghile, ex sindaco di Ribera, alla carica di primo cittadino della città delle arance. Bivona, per la cronaca, è stato processato col rito abbreviato ed è stato assolto dall’accusa di associazione mafiosa ma condannato a tre anni e quattro mesi per aver favorito la latitanza del boss.

Tra coloro che dovrebbero voler bene all'Italia c'è anche Roberto Di Mauro: nell’agosto del 1992 la giunta comunale di Agrigento da lui presieduta, fu presa in blocco e portata in galera per una storiaccia di appalti deliberati come “somme urgenti” e affidati anche ad aziende vicine a cosa nostra, come quelle dei fratelli Franco, Giuseppe e Salvatore Pitruzzella, nipoti del boss di Favara, Gioacchino Pitruzzella, tanto che dal Governo si chiese all’Alto Commissario per la lotta alla mafia di sciogliere il Consiglio. Lui sfuggì alla cattura perché coperto dall’immunità parlamentare: ad aprile era approdato, grazia anche ai voti degli abusivi della valle dei Templi, alla Camera. Immunità che però non gli consentì di evitare in primo grado, una condanna a dieci mesi, messa nella bacheca della sindacatura assieme a quella a tre anni, in primo grado, per i lavori di urbanizzazione di Favara Ovest. Lì Di Mauro, con predecessori e successori, si rese protagonista di turbativa d' asta, truffa aggravata ai danni della regione e falso ideologico.
Di Mauro, però, ad Agrigento lo ricordano come “il sindaco degli abusivi”. In una città flagellata dall’abusivismo, lui stava dalla parte degli abusivi, e quando questi ultimi minacciavano di far saltare il tempio della Concordia, lui, ancora, li difendeva: "Il problema dell' abusivismo non si risolve con una perimetrazione astratta del territorio". Il suo affetto per gli abusivi è testimoniato anche dall’indagine che lo vedeva indagato assieme ad altri quattro sindaci di Agrigento per aver dato via libera al “sacco di Agrigento”, per non essersi opposti alla costruzione di almeno 1063 opere abusive nel territorio di Agrigento.

Per finire, il 24 luglio, ultimo giorno della kermesse, le cose ad Alessandria non andranno meglio. Sempre presso la Villa Comunale, alle 18.30, si svolgerà l'incontro “Lavoro e Legalità”, che vede tra gli oratori Giuseppe Marinello, presidente della So.Ge.I.R., uno dei più grandi carrozzoni clientelari che la Sicilia abbia mai concepito e realizzato, foraggiato con i soldi pubblici e fucina di parenti o direttamente di consiglieri comunali eletti nei paesi aderenti agli Ato rifiuti, che subito dopo le tornate elettorali finiscono negli organici. E' la So.Ge.I.R l'esempio di binomio "lavoro-legalità"? In secondo luogo Marinello era stato arrestato nel 2004 nell'ambito di un'inchiesta della Digos e della Squadra Mobile, coordinata dalla magistratura di Agrigento, sul sistema dei corsi di formazione finanziati dalla Provincia. Marinello era accusato di falso e truffa ai danni della Provincia di Agrigento nella sua qualità di organizzatore di corsi di formazione professionale. Nel 2009 è stato assolto per non aver commesso il fatto, condannati invece cinque degli altri coinvolti nella vicenda.

Come vedete la festa c'è tutta. Manca la legalità, ma prima o poi arriverà anche lei, c'è spazio per tutti come vedete.

1 commento:

Mario Circello ha detto...

Ciao Benny, se non fosse assurdo, sarebbe ridicolo...