mercoledì 8 giugno 2011

Brutte notizie per i Madonia. E per i finti amici

Mio articolo pubblicato su Dipalermo.it il 7 giugno 2011.

In via dell’Olimpo, a Palermo, la vita continua. C’è il solito via vai di gente, che entra linda ed esce sudata, gente che si ammazza di esercizi perchè l’estate è vicina e la prova bikini non prevede tre gradi di giudizio. In via dell’Olimpo ogni tanto arriva il gippone dei carabinieri che si piazza all’entrata, aspetta 10 minuti, e poi va via. Ma alla palestra Free Life di Valeria Grasso la vita continua e scorre veloce. Nessuna fuga dei clienti, solo due hanno disdetto il loro contratto alla notizia che Valeria era entrata nel programma di protezione per i testimoni di giustizia: “Non è per paura, ma ridatemi i soldi, magari tra un mese chiude e io ho fatto l’abbonamento annuale”. Questione di soldi, non di ideali.

E invece le brutte notizie arrivano per il clan Madonia, il clan che Valeria ha azzoppato con le sue testimonianze, il clan che quella palestra la vorrebbe chiusa e deserta; ma brutte notizie anche per i “buoni”, per gli “amici”. Per quelli che sorridono, per quelli che alle domande della gente rispondono con una faccia standard che dice: “Lasciamo stare ’sta Valeria Grasso, quella fa politica, se parliamo noi…”. Per i paladini, per quelli che sanno a memoria i nomi di tutte le vittime di mafia, per quelli che si siedono in cerchio per terra, per quelli che dei vivi, nomi, ne conoscono assai pochi. Brutte notizie anche per loro che non una parola hanno speso alla notizia dell’entrata nel programma di protezione: non un comunicato, non una nota alla stampa. I parolieri che rimangono senza parole, nemmeno un sincero “addio stronza, siamo stati in polemica ma questa notizia è una sconfitta per tutti”. Niente, silenzio assoluto.

La prima notizia è che la palestra non chiuderà. I clienti continuano a crescere nonostante la stagione estiva, che come si sa, dopo giugno, svuota i centri fitness a favore delle spiagge. La seconda notizia è che c’era una ragazza, M., che in quella palestra teneva due corsi di danza, “hip hop” per la precisione. Siccome M. è la figlia di Valeria, anche lei ha dovuto fare le valige in due ore e partire per una località sconosciuta, senza poter avvertire le sue ragazze e i suoi ragazzi. Dunque addio corso, addio agli otto ballerini? No, purtroppo per loro, per i Madonia e per gli “amici”, per i “buoni”, no.

Perchè in questa storia entra Irene, 24 anni ad agosto, donna del nord che vive a Palermo. Studia psicologia e ama il nostro mare. E’ in carrozzina dopo un incidente, ma prima ha fatto in tempo a diventare campionessa juniores regionale di ginnastica artistica e a studiare per tanti anni danza. Qualche settimana prima che M. partisse, Irene aveva cominciato a frequentare la palestra prima per guardare, poi per dare consigli alla figlia di Valeria, per inserire nelle coreografie “pezzi” di quella specialità che Irene conosce bene.M. è contenta, le bambine entusiaste. Vanno a casa e raccontano di quella maestra nuova che fa fare cose pazze, tipo verticali, capriole e altre robe a testa in giù.

Poi, nella nostra storia, succede che durante una pausa pranzo, arriva la chiamata di M. In lacrime racconta della notizia, del trasferimento, della scorta. “Il corso devi portarlo a termine tu, fai quello che vuoi, cerca di portarle al saggio”. E Irene, senza fare una piega, dice solo “Ok”.

Aiutata da un’amica di M., Irene termina le coreografie e ora, dopo due settimane, è tutto pronto per il saggio che si terrà il 12 giugno, nel pomeriggio, all’esterno della palestra Free Life. Ovviamente è un evento aperto a tutti. Sarebbe bello che ci fosse tanta gente. Perchè sarà l’esempio di come, anche in situazioni difficili, il lavoro si porta a termine, di come si può vincere una sfida anche quando sei sola, su una linea sottile di fragile cotone, e a destra ci sono i Madonia, che aspettano famelici che tu cada, e a sinistra gli “amici”, i “buoni”, che, anche loro, aspettano la tua scivolata fatale, che litigano con i primi perchè tutti e due rivendicano il diritto a godere “di più” al crollo di Valeria, della sua palestra, della sua vita. Esagerazione? No, basta leggere i comunicati al vetriolo fatti dai “buoni” al tempo della polemica con la signora Grasso, sulla cui attendibilità e aiuto alle indagini è arrivato anche il bollo del procuratore Messineo in persona, senza il loro “avallo”. Da loro, invece, nessuna scusa, nessuna rettifica.

Ma bando alle parole. Qui in Via dell’Olimpo è tutto pronto. I vestiti sono stati scelti, le musiche sono pronte. Tra una settimana il saggio si farà, e sarà una festa, certo, ma anche un simbolo, un fortino, un avamposto. Con Valeria a tot chilometri di distanza qui la vita continua, lo si fa per lei, certo, ma anche per resistere, per lottare, e una volta avrei detto per fare antimafia; oggi però è un concetto vuoto, un contenitore in cui puoi metterci farina, sale o ipocrisia.

Dunque meglio resistere, solamente, ma farlo bene.

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