venerdì 24 giugno 2011

D'Ambra, colui che dà i voti ai parlamentari (ma voleva lavorare con loro)

Ottimo. Buono. Sufficiente. Mediocre. Scarso. Scarsissimo”. Manca solo “stronzo”, “idiota” e “questo puzza”. Sono questi i giudizi che Andrea D'Ambra, "dottore in Scienze Politiche", dà sul suo blog agli europarlamentari italiani in base alle loro "presenze/assenze a Brussels e Strasburgo". A differenza di quanto erroneamente scrive D'Ambra, le presenze effettive sono calcolate solo durante le plenarie, e non considerano tutti i lavori delle commissioni. “I dati sono ufficiali e attendibili e provengono da Votewatch. L’autenticità è stata confermata dallo stesso Parlamento Europeo nel post dell’anno scorso” scrive D'Ambra, millantando una sorta di certificazione di attendibilità rilasciata al suo blog addirittura dal PE.

Non spiega altrettanto bene, però, che i giudizi sono suoi, personali e soggettivi, e che non c'è alcuna commissione che valuti i parlamentari in base a questi criteri. Bisognerebbe scriverlo, in coda, come nota metodologica. Mediocre.

E si guarda bene, D'Ambra, dallo stilare una classifica e dare giudizi in base al lavoro prodotto dai nostri parlamentari, o dall'indagare se magari questi ultimi totalizzino il 100% di presenze alle sedute plenarie di Strasburgo e poi non vadano nemmeno a mangiare un panino a Bruxelles, o ci vadano, per le mini-plenarie, e poi basta. “Ma tutto questo D'Ambra non lo sa”, canterebbe qualcuno. Scarso.

Come non sa, D'Ambra, che le presenze non vengono conteggiate in base alle votazioni, ma in base alla firma. Quindi io potrei andare a tutte le sedute di Strasburgo e non votare mai e risultare “ottimo”, come potrei andare, non firmare, magari perchè di corsa, votare correttamente ma risultare assente. Inoltre, visto che le presenze sono calcolate in percentuale, basta anche un'assenza per malattia e il 100% è un vecchio ricordo, e non sei più un “ottimo”. Triste vero?

Ancora più triste però come, sul suo blog, l'uomo del giudizio tratta l'assistente di un parlamentare europeo che con molto garbo cercava di spiegargli alcuni errori di metodo e faceva delle precisazioni. Prima lo schernisce: “Caro Antonio, duro lavoro quello dell’(assistente?) parlamentare”. E poi, ogni qualvolta gli si rivolge, lo etichetta con: “Caro X, assistente di....” e poi continua il suo discorso. Come se fosse un reato. Come se fosse un'umiliazione. Come se farsi pagare lo stipendio da un parlamentare in cambio della propria prestazione lavorativa equivalga a vendere-vendergli la propria dignità. Come se farsi mantenere da papà e mamma sia più virtuoso.

Quel che D'Ambra si guarda bene dal dire è un piccolo scoop. Lui che umilia e prende per il culo gli assistenti, gli addetti stampa e tutti coloro che lavorano con i parlamentari, trattandoli con sufficienza e chiedendo loro alloro e prostrazione, omette di dire che ha cercato di lavorare almeno con uno di essi. Pare che D'Ambra abbia mandato (sono a conoscenza di un caso, ma magari si è rivolto anche ad altri) il suo curriculum ad un parlamentare europeo italiano per essere assunto.

Ma come? Lui, l'uomo dell'ottimo-sufficiente-mediocre, quello che ti dà dell'assistente come se ti desse del pregiudicato voleva essere uno di noi? Scarsissimo.

5 commenti:

Simone Bellis ha detto...

Chiedo scusa... a parte che questo articolo sa più di regolamento di conti che altro, che cosa c'entra Grillo con questo articolo?

Anonimo ha detto...

Chiedo scusa... a parte che questo articolo sa più di regolamento di conti che altro, che cosa c'entra Grillo con questo articolo?

Benny Calasanzio ha detto...

Salve, a parte che lei può pensare quel che vuole, Grillo c'entra solo perché è in una foto insieme al giudicatore. Non si può pubblicare la foto di Grillo invano?

Anonimo ha detto...

Provi a porre questa domanda a un giornalista. Oppure al diretto interessato. La sua domanda mi svela certamente più di quanto intendesse rispondere.

Anonimo ha detto...

La vendetta degli assisenti parlamentari ahahahahah
Viva gli assenteisti, alla faccia di chi fa il proprio lavoro con serietà, guadagnandosi uno stipendio da 1000 euro al mese con il sudore della fronte.