venerdì 17 giugno 2011

Ciancimino, comunque vada ho fatto una cazzata

Credo che impuntarsi sulle cose ed evitare di analizzarle a fondo perchè si è fermamente convinti di aver ragione, non porti mai a nulla di buono. Si può riflettere e poi rimanere della propria idea, e questo è già diverso. Però prima bisogna riflettere.

Sulla vicenda di Massimo Ciancimino, o meglio, sulle vicende, ultima quella che lo vede recluso nel carcere palermitano di Pagliarelli, ho sbagliato. Ho fatto due errori.

No, non intervistarlo. Sono stato il primo a farlo in pubblico di fronte a circa 500 persone a Verona. Era la sua prima uscita pubblica. Gli ho posto decine di domande che qualcuno definirebbe “scomode” e “fuori luogo”, fino al suo sbotto finale: “sei peggio di Ingroia”. Gli ho chiesto della sua reticenza, della sua rateizzazione e delle sue contraddizioni. Non è stata, insomma, un’intervista amichevole. L’errore è che ero candidato alle elezioni regionali del Veneto e che questo dibattito rientrava negli eventi in programma. E quindi in qualche modo è suonata come una “sponsorizzazione”, a torto o a ragione. So bene che Enzo Biagi intervistò sia Tommaso Buscetta che Luciano Liggio, che erano qualcosa in più che due condannati per riciclaggio. Ma Biagi non era in campagna elettorale. L’ho fatto in quei giorni e in quel periodo, in cui avevo una certa eco mediatica e che ero certo di poter portare tantissima gente in quel palazzetto. Lo rifarei? Ogni giorno e in ogni luogo, ma non da candidato.

Il secondo errore è stato quello di fare un investimento quasi affettivo, praticamente a priori, sulla figura di Ciancimino. Mi è sembrato quell’ancora a cui aggrapparmi, quella persona che poteva aiutarmi (aiutarci) a fare luce sul buco nero delle stragi e della trattativa. Ci siamo conosciuti perchè lui ha risposto ad un mio articolo in cui praticamente gli davo del “mediocre”. Da li abbiamo cominciato a sentirci: lui mi passava alcune notizie (ovviamente non coperte da alcun tipo di segreto), molte di colore, e io, pian piano, iniziavo a fidarmi. Mi parlava sempre di suo figlio Vito Andrea, che era disposto a tutto pur di garantire un futuro diverso a quel bambino.

Ciancimino ha (aveva) un fascino mediatico quasi irresistibile. Distribuiva notizie e informazioni a tutti quelli che si occupavano di informazione, senza scontentare mai nessuno. Sa (sapeva) gestire i media.

Io mi sono fidato di lui, tutto qui. E mi sono fatto prendere emotivamente. L’ho considerato un ragazzo che voleva rifarsi di un padre criminale, che voleva contribuire a fare luce sulla storia italiana. Forse lo voleva e lo vuole fare ancora, ma ha sbagliato tutto. E ha tradito la mia fiducia.

Per questo, a prescidere da come andrà a finire tutta la vicenda, devo ammettere di aver fatto una cazzata. Perchè dovevo essere più posato, più cauto. Perchè il lato umano, il lato affettivo, vengono decisamente dopo gli aspetti giudiziari, che in questo caso sono fondamentali.

Non mollo Ciancimino ora che è in galera. Sono sempre disposto ad ascoltarlo, ad intervistarlo. Ma stavolta con distacco e razionalità, forse dandoci anche del lei. Io non posso più sbagliare, perchè non lo faccio solo a mio nome.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Grazie per la tua onestà intellettuale. Stavo cercando articoli sulle ultime assurdità di Ciancimino sull'esplosivo e ho visto un deserto. Ho dovuto leggermi un articolo de Il Giornale. Non credo la gente abbia bisogno di innamorati delle proprie tesi, ma di giornalisti in grado di rimettersi in discussione. Banale, certo. Ma di considerazioni come le tue sulla figura di Ciancimino quante ne leggi in giro? Quanti invece hanno diffuso a paginate le rivelazioni di quell'uomo?
Ci sono migliaia di persone, spesso ragazzi in buonissima fede, che non sperano altro che trovare le bocche della verità alla Ciancimino che ci spiegano quanto certi potenti siano cattivi e collusi. La realtà forse è più complessa e piena di gente con finalità poco chiare. E questo mette tristezza e da poche certezze. Forse fa vendere anche poche copie.
Grazie ancora