martedì 17 maggio 2011

Fuori - le multe - dal - lo - Stato!

Che l’antimafia combatta la mafia, è un fatto logico e linguisticamente appurato. Che l’antimafia sia per la legalità, ci sta, nonostante le leggi berlusconiane che si fatica a rispettare. Che l’antimafia sia contro le ingiustizie, dovrebbe essere nel suo dna. Ma che l’antimafia sia contro le multe proprio non lo comprendo. Sicuramente sarà una mancanza mia, una personale ristrettezza di orizzonti e carenza di cultura antimafiosa.

Comprendo ancor meno che quest’antimafia, l'antimafia "stradale", rovini scientemente l’immagine di un grande uomo che oggi non c’è più e che non appartiene ad una fondazione, ma è patrimonio mondiale: per quel che ho letto e studiato posso dire che la sua eredità morale avrebbe voluto donarla a tutti quelli che era convinto di aver deluso quando, immediatamente dopo la strage di Via d'Amelio, disse a quel giornalista "è tutto finito". Quell'uomo si chiama Antonino Caponnetto, e il mio cruccio, capite bene, diviene insopportabile.

Ma che c’entra il padre del pool antimafia, il “padre” di Falcone e Borsellino, con delle banalissime multe per infrazione al codice della strada? Nulla. Come la mafia con l'antimafia, come Salvatore Calleri con la fondazione che porta il nome di quello che i suoi ragazzi chiamavano “nonno Nino”.
Ma parliamo di fatti. Sul sito della Fondazione Caponnetto (www.antoninocaponnetto.it) è presente un articolo, firmato proprio dal presidente della Fondazione, Calleri, pubblicato sulla sua rubrica personale che l'uomo tiene sul quotidiano Il Firenze. E' del 9 febbraio 2010.

Parentesi. Quel che penso della Fondazione e dei metodi che usa per mettere a tacere chi, legittimamente e con carte alla mano, la critica, l’ho già scritto qui, qui e qui. Ma vi lascio alla lettura di questo inquietante pezzo. Abbiate pazienza e armatevi di fantasia.

Adesione appello Quattroruote.
La Fondazione Antonino Caponnetto, che ho l'onore di presiedere, aderisce con tale comunicato alla campagna indetta da Quattroruote "Rovinati dalle multe". Il nostro amore per la la legalità sostanziale ci impone di fare la Vs. importante battaglia in difesa dei cittadini. Troppo spesso le multe non vengono emesse per educare, non vengono emesse per una reale sicurezza... Ma solo per far cassa, per non parlare dell'abuso di photored autovelox ed affini. Da oggi la vostra battaglia diventerà anche la nostra.
Il Presidente della Fondazione Antonino Caponnetto
Salvatore Calleri

Comprendo il vostro stupore. Usare il nome di Caponnetto per una emerita “cazzata” come quella delle contravvenzioni è una blasfemia. Usare quel nome per avere una rubrica su un giornale e dire tutte le corbellerie che si vuole è osceno. Eppur così è, anche se non vi pare. Oggi, a distanza di anni, mi torna alla memoria una fonte, che mi raccontava della volontà, da parte della Fondazione, di chiedere al Ministero dell'Interno l'attribuzione di targhe automobilistiche "coperte", ovvero esenti dall'iscrizione al Pubblico Registro Automobilistico; quelle che si usano per le autorità, per le auto di scorta, per intenderci. Targhe che ovviamente non sono rintracciabili e, in secondo luogo, multabili. La ragione addotta era quella della sicurezza, della necessità di girare in anonimato vista la delicata attività antimafia portata avanti dalla Fondazione.
Ora il dubbio che ci fossero anche altre motivazioni, più terra-terra, o meglio, più strada-strada, è forte.

Chissà se presto l'urlo del popolo antimafia non sarà "Fuori - le multe - dal-lo - Stato!".

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