giovedì 28 aprile 2011

Catanzaro VS Cutrò

Giuseppe Catanzaro è un bell’uomo, inutile negarlo. Ha il phisique du role, il piglio da duro dell’antimafia. E’ un potente imprenditore, presidente di Confindustria Agrigento e Vice Presidente di quella regionale, e nella vita si occupa di trattamento dei rifiuti. E’ da anni nel mirino di cosa nostra per le sue iniziative antimafia, riconosciute ad ogni livello, e gode della fiducia incondizionata del presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello.

E poi c’è un altro imprenditore, che Catanzaro non digerisce. Si chiama Ignazio Cutrò, oggi testimone di giustizia. Catanzaro non tollera la sua esposizione mediatica, la sua vicinanza con politici come Sonia Alfano e alcune sue estreme iniziative di protesta. Lui è un fan del basso profilo, del politicamente corretto. I due non sono mai andati mai troppo d’accordo, sin da quando la vicenda di Cutrò era divenuta di pubblico dominio.

E dire che fino al 2008 tutto filava liscio e il feeling era evidente: “Come mi dici tu caro presidente Catanzaro, dobbiamo sempre combattere contro il racket, non abbandonare e non piegarci mai alle intimidazioni e alle minacce, dobbiamo continuare nella nostra lotta quotidiana cercando di invogliare gli altri imprenditori che soffrono in silenzio”. Così si rivolgeva Cutrò a Catanzaro all’indomani delle minacce all’indirizzo del vice di Lo Bello. E così invece Catanzaro nel settembre 2008: “l’uomo Cutrò è un valore per noi tutti perché non intende abbandonare la sua terra anzi arriva a chiedere con dignità attenzione proprio perché vuole continuare a produrre proprio nella sua terra . Anche per questo gli affetti di Cutrò devono essere fieri ed orgogliosi di condividere il gesto di civiltà dell’imprenditore Cutrò che con le denunce aiuta la crescita sociale di tutti e persegue la normalità”.

Poi la fiaba improvvisamente finisce, fino allo sbotto pubblico di Cutrò la scorsa settimana, quando durante la presentazione del libro della Alfano a Menfi, di fronte a trecento persone, l'imprenditore racconta per la prima volta una vicenda risalente proprio al 2008 che può essere considerata come il punto di rottura tra i due imprenditori. L’ episodio è datato 4 settembre 2008. Ecco il racconto di Cutrò:

Vengo convocato dalla Prefettura di Agrigento. Erano i primi periodi che la mia storia finiva sui giornali e che la gente ne veniva a conoscenza. Alla presenza del Prefetto, di un capitano dei Carabinieri e del vice Prefetto vengo “rimproverato” di aver ricevuto 30 mila euro sotto forma di prestito da parte di Confindustria tramite il suo organismo economico, il Confidi, e che nonostante ciò non avessi pagato alcuni oneri. Il Prefetto mi dice che ad averlo dichiarato durante un vertice della sera prima era stato proprio Catanzaro”.

Cutrò cade dalle nuvole. Non ricorda alcun versamento da parte del Confidi. Chiama la moglie e chiede conferma; lei controlla gli estratti conto ed effettivamente non risulta nulla di ciò. “Dopo la chiamata con mia moglie io ribadii che non avevo ricevuto nulla e a quel punto il Prefetto chiamò Catanzaro e lo convocò immediatamente in Prefettura. Dopo qualche ora lui arrivò e come se niente fosse si scusò per l'errore: confermò che non avevo mai ricevuto nulla. Per me quelle ore furono umilianti e degradanti, e tutto per colpa della sua superficialità e del suo astio pregresso”.

Già qualche mese prima, proprio per ottenere quel prestito mai ricevuto, Cutrò aveva dato appuntamento a Catanzaro, davanti ai cancelli della Confindustria ad Agrigento. “Lo aspettai davanti ai cancelli per sette ore; solo a tarda sera mi disse che non poteva più venire”. Da allora le strade dei due “duri” dell’antimafia sembrano essersi definitivamente divise, fino all’ultimo smacco targato Catanzaro risalente a qualche giorno fa, quando all’inaugurazione dello sportello antiracket di Cutrò l’unica assente, seppur invitata, era proprio Confindustria; c’erano invece Confcommercio e Confesercenti.

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