venerdì 18 marzo 2011

Una lettera da Bivona

Ricevo e pubblico la lettera di Giuseppe Perconti, il vicepreside dell'istituto "Panepinto" di Bivona. E' stato uno dei protagonisti della bufera che ha investito l'istituto per la vicenda di Veronica, figlia del testimone di giustizia Ignazio Cutrò, sotto scorta anche lei. Pare che alcuni "non gradissero" la presenza dei militari che la accompagnavano fino all'uscio della classe.
Il tema del suo intervento, che ospito volentieri, è l'ormai celebre informativa dei carabinieri sul sindaco di Bivona Giovanni Panepinto.

Lettera aperta di un bivonese libero

I miei concittadini sicuramente ricorderanno che oltre un mese addietro, precisamente il 22 gennaio 2011, sul settimanale agrigentino GRANDANGOLO (andato a ruba per l’occasione) è stata pubblicata una dettagliata informativa dei Carabinieri, compagnia di Cammarata, che la testata non esitava a definire shockante. Riferiva il giornale, tra le altre notizie, che le elezioni del sindaco di Bivona del 2007 erano state influenzate dalla compravendita di voti oltre che da un intimo rapporto tra il sindaco onorevole e la omonima famiglia Panepinto, passata di recente al vaglio giudiziario del Tribunale di Sciacca, anche per il reato previsto dall’art. 416 bis e condannata nei suoi membri ad oltre 70 anni di carcere. Venivano descritti metodi, strumenti, operazioni che sarebbero stati impiegati per il raggiungimento del risultato desiderato e che avrebbero influenzato (corrotto) il voto di molta povera gente che attende le elezioni per sentirsi un pizzico importante e considerata dal potente di turno.

Ormai da oltre venti anni il turno dei potenti si è incastrato nella casella dedicata all’onorevole che pur di non arretrare di un millimetro nella spasmodica conquista di ogni spazio di potere non si concede tregua e non va certo per il sottile. Non entro nel merito dei rapporti affettivi, di coniugio ed affinità, di comparaggio, descritti nella informativa (il suocero, la moglie, il compare) ma vorrei ricordare come dal podio di Piazza Marconi, nel corso delle numerose campagne elettorali che lo vedono ormai indiscusso protagonista, non abbia esitato, addestrando in questo anche i suoi clientes, a rovesciare valanghe di fango all’indirizzo di persone perbene che hanno il solo torto di pensare ed agire in maniera diametralmente opposta e giammai conciliabile con i metodi da lui esternati nel suo lunghissimo cursus honorum.

Ricordo che l’esordio nella campagna elettorale del 2007 l’ha visto chiamare a raccolta le autorità civili e militari (marescialli, questori, prefetti) affinché vigilassero attentamente su quello che stava per accadere a Bivona dove una masnada di malfattori, guidati da Maurizio Traina, avrebbe sfondato la porta con i piedi per estorcere il voto ad elettori indifesi. A rafforzare l’appello vennero evocati tetrasavoli in linea collaterale del candidato sindaco ad evidenziare l’inclinazione “genetica” al malaffare e i trascorsi familiari nell’onorata società. Evidentemente le autorità di P.S. presero tanto sul serio l’appello, che hanno acceso i riflettori sulle elezioni amministrative e, ironia della sorte, hanno trovato lui con le mani nel sacco. Lui, si, proprio lui, il sindaco onorevole. Che ha condotto la campagna elettorale probabilmente con i metodi che avrebbe voluto riferire ad altri. Sfondando la porta degli elettori, promettendo di tutto e di più, raggirando per l’ennesima volta quella povera gente che si affidava ancora all’illusionista che, nel frattempo, era divenuto più abile e potente.

Caudillo di paese, lo aveva chiamato l’amico, poi divenuto nemico, Chiaramonte che in ultimo nominato assessore veniva rabbonito, inquadrato ed allineato anche lui nello schieramento. Nell’accusare altri di metodi mafiosi e prossimità alla consorteria mafiosa dimenticava però i suoi legami familiari, le sue frequentazioni, i suoi vincoli di comparaggio. Non è il caso di rievocare quanto dettagliatamente riportato dall’organo di stampa, ma è tuttavia necessario effettuare e richiedere qualche puntualizzazione: Nessuno la vuole intimidire, d'altronde non sarebbe una cosa semplice; anzi tutt’al più si potrebbe verificare il contrario, che sia lei ad intimidire altri dall’alto della sua forza e della sua potenza politica, amministrativa e mediatica nonché per le sue contiguità personali.

Vorremmo capire perciò se il fango che lei assume esserle stato lanciato contro sia stato scagliato dai Carabinieri, se cioè i Carabinieri ordinariamente gettano fango addosso alle persone; se ciò sia avvenuto in autonomia o se gli stessi, come Lei pare ritenere, siano l’utile strumento nelle mani di una regia occulta che si alimenta di scritti anonimi, quelli che a suo dire hanno caratterizzato le ultime elezioni comunali e che qualcuno dei suoi clienti riteneva profumassero di “margherita”. E che dire delle foto pubblicate su GRANDANGOLO? Sono forse frutto di un abile montaggio? E del trono piazzato sul cartellone della ditta Panepinto appositamente allestito per i festeggiamenti è forse il frutto di un’allucinazione collettiva.

Lei sostiene che la sua terza elezione ha posto fine alla gestione di piccoli e grandi interessi e che lì deve essere ricercata la ragione di tanto “fango”. Che tipo di interessi ha, finalmente, smascherato la sua rielezione?, illeciti suppongo! Lo dica, non abbia esitazioni. Ma il vero problema attualmente è un altro. La città attraversa forse il momento più buio della sua storia repubblicana. I posteri non potranno non ricordare che durante i suoi numerosi mandati amministrativi alla carica di sindaco di Bivona, la città ha smarrito i suoi originari connotati di cittadina libera, evoluta, aperta, accogliente, coesa, operosa, punto di riferimento culturale per un ampio bacino territoriale.

Oggi Bivona, al pari di altre città della nostra martoriata provincia come Palma di Montechiaro, Favara, Licata, è unicamente identificata come città di mafia e di mafiosi. La città è attonita, intimidita, impaurita e perciò omertosa. Anch’io avverto questo senso profondo di smarrimento e paura. Sono fortemente combattuto nella scelta tra l’adempimento del dovere civile di manifestare liberamente la propria opinione e la comprensibile condizione di silenzio in cui si è ridotta la città. Ho atteso che altri, prima e meglio di me, si interrogassero pubblicamente su ciò che stava accadendo. Ho auspicato che i consiglieri di minoranza eletti nel 2007 chiedessero conto di quanto appariva sui giornali. Ho invitato il mio caro amico candidato sindaco a farsi interprete dei silenzi, delle paure e delle timidezze di quei 1.244 cittadini che in assoluta libertà lo hanno sostenuto in una dura battaglia civile. Ho atteso che sedicenti “forze politiche” di diversi schieramenti, compreso quello al quale sono approdato da naufrago della politica locale, battessero un colpo. Ho atteso che il partito, di cui è tra massimi esponenti il sindaco onorevole, così solerte ed attento, così professionale quando si tratta di mafie conclamate ma distanti, di forte impatto mediatico ma con la garanzia della condanna definitiva magari a più ergastoli, manifestasse e si indignasse, e chiedesse conto di quanto denunciato. Ed invece nulla. Nulla di tutto questo.

Ho letto invece di attestati bipartisan di solidarietà all’indirizzo del magistrato Salvatore Vella vittima a Bivona di una intimidazione tracotante ed ardita il 4 marzo scorso. Da loro, dagli amministratori, dai consiglieri di maggioranza e di minoranza, solo un assordante silenzio sulle clamorose rivelazione di GRANDANGOLO che hanno riguardato il nostro primo cittadino come se la diffusione delle investigazioni operate dalla DDA fosse un pettegolezzo su cui non vale la pena soffermarsi.Se fosse vero ciò che il sindaco onorevole dice sul conto delle forze dell’ordine e della magistratura, dovrebbe consentire loro di operare con serenità, sgomberando il campo, facendosi da parte, così che si facesse chiarezza sul suo conto.

La nostra città non può sopportare il peso enorme del dubbio se a guidarla sia uno specchiato amministratore o un uomo senza scrupoli. Deve andare dal magistrato, deve chiedere conto del suo status. La città che lei dice di amministrare con il cuore ha il diritto di sapere se è indagato oppure no.Io oggi mi ritrovo ancora una volta solo, come già mi accadde nel 1997, ad alzare un grido, affinché la città possa riacquistare la dignità perduta. Attendo che altri, insieme a me, concorrano a squarciare la cappa di piombo che la soffoca. Attendo. Forse vanamente. E nell’attesa, vi confesso, ho un po’ paura.

Bivona 16 marzo 2011
Giuseppe Perconti

8 commenti:

Anonimo ha detto...

CARO PIPPO CON LA TUA LETTERA ABBIAMO VISTO CHE SEI L'UNICO AD AVERE LE PALLE A BIVONA
PURTROPPO A BIVONA ESISTE L'OMERTA' E LA DITTATURA....BIVONA SI MERITA QUESTO.

Anonimo ha detto...

GRANDE PIPPO TU SI CHE HAI LE PALLE.... MENTRE TUTTI GLI ALTRI CITTADINI COME SEMPRE SI NASCONDONO COME DEI CODARDI.

Anonimo ha detto...

MA LA CHIESA, LA SCUOLA, LA SOCIETA' CIVILE COSA DICONO E COSA FANNO.......E DIMENTICAVO I NOSTRI REFERENTI POLITICI AL COMUNE SIA DI MAGGIORANZA CHE DI MINORANZA COSA STANNO PREPARANDO??????? SIAMO UN PAESE ALLO SBANDO.........MENOMALE CHE ANCORA UOMINI LIBERI CE' NE SONO E TU PIPPO SEI IL VERO SIMBOLO DELLA LIBERTA'. TU SINDACO SOLO DI CHI TI HA VOTATO ABBI ALMENO UN'IMPENNATA D'ORGOGLIO ABBI UN PO' DI CORAGGIO(CHE NON HAI MAI DIMOSTRATO)DIMETTITI E LIBERA FINALMENTE QUESTA NOSTRA COMUNITA'. DIMETTITI E CHIUDI QUESTO VENTENNIO DI DITTATURA.......DIMETTITI DIMETTITI CON CORAGGIO E ONESTA' DIMETTITI.
UN CITTADINO LIBERO

Anonimo ha detto...

Bivona non si merita questo.

Benny Calasanzio ha detto...

Per correttezza preciso che tutti questi commenti arrivano dallo stesso pc.

Benny Calasanzio ha detto...

Precisazione: mi hanno segnalato che almeno il terzo commento è stato lasciato da un'altra persona. Purtroppo il sistema mi nasconde gli ultimi numeri dell'ip, che per il resto era uguale agli altri. Non ho motivo per non credere alla segnalazione, anche se per evitare questi problemi chiedo di firmare i propri commenti.

Anonimo ha detto...

Non conosco chi sia questo Perconti , ma da quello che ha scritto nella sua lettera e' un uomo coraggioso . Tutti dovremmo prenderlo come esempio per cambiare la nostra amata terra, la Sicilia . Spero di venire a Bivona per conoscerlo .

NON MOLLARE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Anonimo ha detto...

Caro Perconti, chi ti conosce sa che sei più velenoso di una vipera,tanto che i Bivonesi ti conoscono con lo pseudonimo di VELENO.Tutti questi commenti mi fanno ridere e mi viene da pensare che te li sei scritti da solo. Non sei Super Pippo e non hai neanche le palle, sei solo una persona accecata dall'invidia e questo sentimento ti porta ad accanirti verso chi è più in gamba di te. Devi rassegnarti...,sei un pinco pallino e Bivona lo sà !!!