sabato 19 marzo 2011

Ma come, Ultimo non è Raoul Bova?

Le notizie di questo sabato, dal mondo della mafia, sono due, di estrema importanza. Nel giorno dedicato a tutte le vittime innocenti della mafia, mentre i familiari dei caduti sono in marcia a Potenza, seguiti da migliaia di persone "normali" che da tutta Italia portano loro la propria solidarietà, scopriamo che il famigerato capitano Ultimo, colui che arrestò nel 1993 Totò Riina, non è Raoul Bova. Proprio così. Bova era solo l'attore. Quello vero, quello che mise le manette a Riina (si dice usando comodamente delle mappe su cui Provenzano aveva cerchiato l'abitazione esatta del boss) si chiama Sergio De Caprio, e proprio eroico non è. E' stato processato (lui, non Raoul Bova) per favoreggiamento nei confronti di Cosa Nostra, assieme a Mario Mori, per la mancata perquisizione del covo di Riina dopo la cattura. Seppur prosciolti “perché il fatto non costituisce reato”, la Corte ha accusato i due militari di “gravi responsabilità disciplinari” specificando che “l'omessa perquisizione della casa e l’'abbandono del sito sino ad allora sorvegliato hanno comportato il rischio di devianza delle indagini, che, difatti, nella fattispecie si è pienamente verificato, stando alle manifestazioni di sollievo e di gioia manifestate da Bernardo Provenzano e da Benedetto Spera". Hai capito Raoul Bova?

L'altra notizia è utile per il futuro: sappiate che da oggi un colonnello dei carabinieri regolarmente in servizio presso il Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente come vice comandante, può tranquillamente dichiarare alla stampa che qualcuno deve essere abbattuto. Se si pensa che il qualcuno è Sonia Alfano, figlia di Beppe Alfano, giornalista vittima innocente della mafia, e parlamentare europeo, la cosa diventa ancora più inquietante. Secondo il Capitano Ultimo (nomen omen) "Sonia Alfano rappresenta semplicemente tutto ciò che deve essere abbattuto". Il "come" non lo specifica, per non discriminare. Ultimo si affida ai mezzi di cui ognuno dispone: se tizio ha del semplice tritolo un pò ammuffito ha eguale diritto di Caio che dispone di semtex appena confezionato. L'importante è il fine, ovvero abbattere la Alfano.

Infine, il principe De Caprio, così disegna la figura della Alfano:
"rappresenta l'antimafia dei tacchi a spillo e delle unghie laccate". Tacchi a spillo, unghie laccate, mancava solo che aggiungesse "su un marciapiede con una borsetta". Ma lo dica colonnello, lo dica, nessuno le farà nulla: se l'Arma le lascia augurare l'abbattimento fisico di una persona, cosa vuole che le facciano per aver dato della maretrice alla Alfano?

22 commenti:

antonella serafini ha detto...

il problema non è che non conosci la storia e gli atti processuali, ma che non conosci nemmeno l'italiano! E se lo conosci e travisi il significato delle parole di Ultimo ("abbattere il potere e il superfluo", non abbattere sonia alfano) è ancora peggio, vuol dire che sei nel dolo. Vediamo... come è meglio raccontarla alla gente, la tua manipolazione? dimmelo tu, è meglio essere stronzi e infami o ignoranti?

Benny Calasanzio ha detto...

Gentile Antonella, la sfiga sua e dei suoi amici è che io le carte non solo le ho lette ma le ho belle sistemate nel mio archivio. Ma non comprendo una cosa: mi sta dando dello stronzo e infame o dell'ignorante? Sono curioso, mi dica, mi dica

enrix ha detto...

Allora, caro Calasanzio, se le ha belle sistemate nel suo archivio, le sue carte, non avrà difficoltà a spiegarci da dove spunta quel virgolettato "“gravi responsabilità disciplinari”, visto che nella sentenza del processo a Ultimo quel virgolettato non esiste, e quindi puzza di inventato di sana pianta, così, tanto per fare il paio con quel "Sonia Alfano rappresenta semplicemente tutto ciò che deve essere abbattuto", che non è assolutamente ciò che ha detto Sergio de Caprio.

Benny Calasanzio ha detto...

Uhm.. Rispondo o no al consulente di Mori.. Si no si no... Ma si, una volta si. Gravi responsabilità non è nella sentenza, è il sunto di tutto il periodazzo dopo che sputtana De Caprio e Mori. Quello c'è nella sentenza? Mi risponda consulente, mi dica. Nessun commento invece sul dipinto della Alfano.. Ho fatto un test: dalla descrizione di Ultimo tra gli ultimi la parola che viene spontanea è zocc... Avrà voluto dire quello? Io fossi in voi avvertirei Ultimo tra gli ultimo che presto dovrà rispondere dell'augurio di abbattimento..

enrix ha detto...

"Uhm.. Rispondo o no al consulente di Mori.. Si no si no... Ma si, una volta si."

Sono commosso. Ma, mi dica: il camerino è di suo gradimento? Le dalie nel boudoir erano abbastanza fresche?

"Gravi responsabilità non è nella sentenza, è il sunto..."

Ah, ecco. E allora mi corre l'obbligo di rammentarle che inserire in un articolo il virgolettato di uno stralcio di una senteza quando invece tale virgolettato non esiste, non significa fare un sunto, ma fare un falso. Ciò, di norma, fra le persone dotate di una coscienza, è considerato fatto piuttosto disdicevole. Provi a domandare, se ne conosce qualcuna.

"...di tutto il periodazzo dopo che sputtana De Caprio e Mori. Quello c'è nella sentenza? Mi risponda consulente, mi dica."

Le dico che anche pubblicare il suo periodazzo decontestualizzandolo dal ragionamento del collegio nel suo complesso, non è molto corretto, altrimenti sembra che il giudice nell'assolvere abbia commesso un'idiozia, come fosse un mezzo deficiente. Le sto parlando, ad esempio, della parte della sentenza dove viene spiegato che quella scelta, pur comportando la probabile perdita di documenti come si legge nel suo periodazzo, è stata dettata da altre ragioni di priorità investigativa condivise da Caselli, il quale, consapevole delle ragioni della scelta, dispose di sospendere la perquisizione. Solo per fare un esempio.

"Nessun commento invece sul dipinto della Alfano.. Ho fatto un test: dalla descrizione di Ultimo tra gli ultimi la parola che viene spontanea è zocc... Avrà voluto dire quello?"

Ma, che vuole che le dica, Calasanzio, difficile dirlo con assoluta certezza. Ma è probabile che nello scrivere ciò che ha scritto, pensasse a quello, molto probabile. Anzi, io ci metterei la mano sul fuoco, che egli pensasse spontaneamente a quello.
Tuttavia non ha scritto quello, e pensare non è reato.

"Io fossi in voi avvertirei Ultimo tra gli ultimo che presto dovrà rispondere dell'augurio di abbattimento.."

Lo farò senz'altro. La mia curiosità giuridica freme di impazienza per vedere come si può rispondere di una cosa non detta.

Nel frattempo, mentre riferisco, lei si vada magari a fare un ripasso sul mio blog, dove nelle sentenze di condanna di Marco Travaglio, in due gradi di giudizio, che io ho riportato, potrà leggere cosa ne pensano i nostri giudici di chi manipola i virgolettati a scopo di diffamazione.

Benny Calasanzio ha detto...

TRIBUNALE DI PALERMO
 SENTENZA
 
 ( artt. 544 e segg., 549 c.p.p. )
 
  REPUBBLICA ITALIANA
  IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
 
   Il Tribunale di Palermo - Sez. 3° penale - composta da:
  Dott. Raimondo LOFORTI - Presidente
  Dott. Sergio ZIINO - Giudice
  Dott. Claudia ROSINI - Giudice Estensore
 
  Alla pubblica udienza del 20/02/06 ha pronunziato e pubblicato
  mediante lettura del dispositivo la seguente


[...]La condotta contestata agli imputati si sarebbe difatti realizzata, prima, attraverso un atteggiamento commissivo consistito nella fraudolenta assicurazione all'Autorità Giudiziaria, il 15.1.93. della prosecuzione del servizio di osservazione su via Bernini che invece i medesimi sapevano non. sarebbe stato proseguito, poi in un comportamento omissivo costituito dalla omessa reiterazione del servizio il giorno 16.1.93 e tutti i giorni successivi sino alla riunione. del 30.1.93 con l'Autorità Giudiziaria, nell'ambito dei quale va altresì inquadrata la condotta di omessa comunicazione dell'avvenuta sospensione del servizio.
  Con riferimento alla condotta omissiva, la qualità dì organi di polizia giudiziaria degli imputati li rendeva certamente titolari della posizione di garanzia relativa al buon funzionamento dell'attività giudiziaria e di polizia giudiziaria e dunque, sia accedendo all'una che all'altra delle prospettazioni giuridiche sopra esposte, appare perfettamente ipotizzabile a loro carico una responsabilità penale per favoreggiamento mediante omissione.

enrix ha detto...

Bravo Benny, quelle che ha ricopiato sono per l'appunto alcune premesse descritte in sentenza, con riferimento alla condotta "contestata agli imputati" nell'impianto accusatorio, la quale si "sarebbe realizzata" ecc...ecc...

E siamo a pag. 78.

Ma se poi a pag 120 il giudice dispone l'assoluzione, CONCLUDENDO che "gli elementi che sono stati acquisiti... ESCLUDONO OGNI LOGICA POSSIBILITA' ... di affermare che la CONDOTTA tenuta dagli imputati nel periodo successivo all’arresto sia stata determinata dalla precisa volontà di creare le condizioni di fatto affinché fosse eliminata ogni prova potenzialmente dannosa per l’associazione mafiosa.", (il che in parole semplici significa che di FRAUDOLENTE ASSICURAZIONI, RESPONSABILITA' PENALI PER OMISSIONI o roba simile non ce ne possono essere state, altrimenti ci sarebbe stato il dolo che il giudice conclude INVECE non essere esistito), allora vuol dire che nelle 42 pagine intermedie su quell'impianto accusatorio che lei ha scolasticamente ricopiato, il giudice ha trovato quanto meno qualcosa da ridire, non trova, Calasanzio? Altrimenti, come ho già detto, pare di avere a che fare con un giudice stravagante e dotato di una logica quanto meno bizzarra, che in premessa ravvisa la frode e la responsabilità penale, ed in conclusione invece nega che dette siano esistite, così, tanto per scrivere una sciocchezza.

Queste situazioni grottesche capitano quando si copiaincollano, in modo avulso e malizioso, stralci isolati di sentenza, con lo scopo di indurre a credere cose che non sono. Quando poi tali copiaincolla trascendono nel riporto di virgolettati inesistenti, allo scopo di ledere l'onorabilità delle persone, allora si può anche configurare, spesse volte, il reato di diffamazione.

Benny Calasanzio ha detto...

Ma Tagliaferro, il suo nick è davvero cartonanimatesco... copia incolla è la stessa cosa che ha fatto lei, da una sentenza, come ho fatto io. Dove è il problema? Per il virgolettato mi piacerebbe essere querelato, per poter dire in faccia a quel signore cosa penso di lui.

antonella serafini ha detto...

sig. Calasanzio, scusi il ritardo ma avevo cose un po' più importanti che dedicarle del tempo.. ma visto che adesso ho finito e sono in pausa, posso sprecare del tempo per lei.

"Ma non comprendo una cosa: mi sta dando dello stronzo e infame o dell'ignorante? Sono curioso, mi dica, mi dica"

dipende da quale delle due figure si sente più rappresentato. Io, citando Peter Gomez, userei più volentieri la parola cortigiano (se per Gomez non ci sono estremi per le denunce... sicuramente i giudici non fanno discriminazioni, no?)

Se poi vuole dire quello che pensa del colonnello De Caprio, non è necessario farlo davanti a un tribunale. Può farlo anche adesso, volendo. Magari in tribunale ci va lo stesso, ma almeno si toglie qualche sassolino, no?

Benny Calasanzio ha detto...

Ma lei crede davvero che io vada a querelare una come lei? Cordiali saluti

antonella serafini ha detto...

peccato, c'avevo preso gusto ad essere assolta. Magari però davanti a un magistrato ci finisce lo stesso, non per mano mia ma ci finisce. Facciamo così, io salvo il suo articolo e i suoi commenti e li mando all'avvocato di Ultimo, così mi diverto lo stesso e lei si toglie lo sfizio di parlare davanti alle autorità competenti, ok?

Benny Calasanzio ha detto...

Faccia come vuole, però le chiedo di farlo al tribunale di Palermo, sa, io lavoro, mi viene di strada. Con questo la saluto

fan di cianciminchia ha detto...

Non solo non sa leggere le sentenze ma non sa nemmeno la Costituzione della Repubblica Italiana!

E' un problema grave, candidarsi per un partito politico e ignorare completamente il nostro diritto fondativo. Io se fossi in lei, mi preoccuperei di colmare lo stato cognitivo dei neuroni....


Comunque se vuole un suggerimento, si legga la Costituzione della Repubblica Italiana, Parte I: Diritti e Doveri dei Cittadini, Titolo I: Rapporti Civili, Articolo n.27, 1947) e se è troppa fatica per lei, la aiuto: " La responsabilità penale è personale. L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva." Cioè nel caso non lo sapesse, la condanna definitiva è quella del terzo grado di giudizio, ovvero qualora dovesse ignorare il termine "terzo grado di giudizio" le spiego che è la Cassazione.

Benny Calasanzio ha detto...

Gentile anonimo, ma a cosa si riferisce? Chi ha detto che qualcuno è colpevole? Le suggerisco di farsi una bella doccia fredda, poi esporsi alle fresche correnti di questo periodo per evitare figuracce, anche se anonime, perchè non ha nemmeno un biriciolo di dignità per firmare le sue parole. A differenza mia.

antonella serafini ha detto...

ma come, sig. Calasanzio! si sceglie anche il foro competente? E da quando uno si sceglie il tribunale che preferisce? Capisco che lei ha tanti amici nel foro di palermo, ma il foro competente, come LEI BEN SA, non è a discrezione delle esigente del querelato. Pensavo che con tutte le cognizioni giuridiche che aveva, si fosse un tantino informato.

antonella serafini ha detto...

finita la pausa, le consiglio di munirsi di un c.p.p. e di un c.p. per evitare ulteriori figure da ignorante. Comunque al prossimo comizio elettorale mi troverà in prima fila, così la interrogo. Il voto uno se lo deve pur guadagnare, no? In bocca al lupo

fan di cianciminchia ha detto...

Essendo una fan di cianciminchia, come lei del resto, volevo aiutarla a colmare i suoi neuroni su come si legge una sentenza. Perchè dalle sue risposte in questo blog, denoto una sua evidente carenza in materia di legislazione. E se permette si evidenzia anche la sua povertà lessicale vuota di contenuti nel rispondere ai commentatori.

La volevo aiutare, ma non lei non collabora... pazienza!

Con immutata stima
fan di cianciminchia

Benny Calasanzio ha detto...

Infatti lo chiedevo, so che l'Ultimo è buono e gentile, non mi negherà questa cortesia.

antonella serafini ha detto...

lo so che sei abituato con persone che fanno le cose come vogliono bypassando le leggi, ma ripeto, il foro di competenza non lo scegli tu e non lo sceglie nemmeno ultimo. Ti ho consigliato di leggere il ccp o il cp ma a quanto pare l'ufficio stampa dell'onorevole coi tacchi (e che ha fatto campagna elettorale con massimo ciancimino) a quanto pare cerca le strade comode anche quando si tratta di andare davanti a un tribunale. Spiacente, bellezza, dovrai accontentarti del foro dove la persona offesa si è sentita diffamata. Ah, ti vengo a vedere, tra il pubblico.. che di solito sono cause aperte, queste.

Benny Calasanzio ha detto...

Ahi ahi Serafini, questa volta l'ha fatta grossa. Sonia Alfano non ha mai fatto campagna elettorale con Ciancimino, uh... stavolta siamo a rischio querela e a rischio sconfitta. Le parole Serafini, le parole. Sono stato io infatti ad intervistare nella mia campagna elettorale Ciancimino e ovviamente lo rifarei 100 volte: prima intervista pubblica, 500 persone, alcuni scoop.

enrix ha detto...

Ma per piacere Calasanzio, continuiamo ad attaccarci a questi giochini di interpretazione furbesca della lingua italiana?

Siamo proprio ridotti male.

E' evidente che la sig.ra Serafini ha indicato come soggetto "l'ufficio stampa dell'onorevole coi tacchi", che è una figura retorico/ironica per indicare colui che "a quanto pare cerca le strade comode anche quando si tratta di andare davanti a un tribunale", passaggio che richiama alla "strada" che LEI Calasanzio, non Sonia Alfano, ma lei, ha invocato qui nelle ore precedenti, indicando come suo luogo ideale per l'espletamento di eventuali cause, il "tribunale di Palermo", perchè questo le "viene di strada".

Ma lei aveva capito perfettamente, suvvia, anche se, nel fare quello fresco fresco che capisce l'opposto, ho come l'impressione, chissà perchè, che non le costi troppa fatica.

antonella ha detto...

vedo con piacere che la padroncina ha insegnato i propri metodi per manipolare le frasi dette. Se c'è bisogno di un traduttore italiano-calasanzio è bene saperlo prima, che uno si attrezza