lunedì 14 febbraio 2011

Francesco La Licata e il "collega" Mario Mori


Francesco La Licata, storico inviato siciliano de “La Stampa”, punto fermo della redazione di “Blu Notte”, il programma televisivo di Carlo Lucarelli e ora collaboratore del periodico “I quaderni de L’Ora”, scrive sulla rivista "Theorema" il cui comitato scientifico è presieduto da Mario Mori, già comandante del Ros dei Carabinieri e direttore del Sisde e ora consulente nel settore della sicurezza pubblica per conto del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, per 108 mila euro lordi l’anno.

La notizia è di quelle che fanno strabuzzare gli occhi anche a chi di mafia e servizi segreti ne mastica poco. Mori, per la mancata perquisizione del covo di Riina dopo l’arresto del boss, assieme a Sergio De Caprio, il celebre “Capitano Ultimo”, è stato processato per favoreggiamento nei confronti di cosa nostra. Seppur prosciolti «perché il fatto non costituisce reato», la Corte ha accusato i due militari di «gravi responsabilità disciplinari». E’ tutt’ora sotto processo, assieme al colonnello Mauro Obinu, anche per concorso esterno in associazione mafiosa per la mancata cattura, nel 1995, di Bernardo Provenzano.

Ma La Licata, nonostante sia considerato da molti emblema del giornalismo “antimafia”, amico di molti magistrati tra cui Giovanni Falcone, potrebbe anche non trovare sconveniente sedere ad un ipotetico tavolo di redazione con un uomo sospettato di aver favorito la mafia. Ciò che francamente invece non si riesce a comprendere è questo: il 7 aprile 2010 La Licata da alle stampe, assieme a Massimo Ciancimino, il libro “Don Vito”, in cui il figlio dell’assessore mafioso di Palermo lancia accuse pesantissime nei confronti di Mori che, secondo il rampollo, aveva fornito al padre «assicurazioni sull’esistenza di una copertura all’iniziativa dei carabinieri». Ovviamente parliamo della trattativa Stato-Mafia, di cui Mori sarebbe stato l’“uomo nero”;

dalla foto dell’organigramma del numero di maggio della rivista di “sicurezza, geopolitica e intelligence” edito da “Noema”, ripresa dal blog Osservatorio, dunque relativa ad un numero uscito un mese dopo la pubblicazione di “Don Vito”, nel comitato scientifico oltre a Mori appare anche il nome di Giuseppe De Donno, indagato anch’egli nell'ambito della trattativa. E quello di La Licata ovviamente. Come può La Licata firmare un libro che praticamente descrive Mori come uomo della "trattativa" con la mafia e poi "lavorarci" assieme?

Infine, nel numero di dicembre, magicamente, sparisce il comitato scientifico e il nome di La Licata tra i collaboratori. Era opportuno che La Licata prestasse la sua penna “antimafiosa” ad una rivista “presieduta” da Mario Mori? Era coerente rispetto alla fatica letteraria “Don Vito” in cui Mori viene crocefisso? Questo non sta a noi dirlo.

21 commenti:

Anonimo ha detto...

parli proprio tu che hai usato Ciancimino jr come vip per le tue elezioni elettorali!!!!

Benny Calasanzio ha detto...

Perfettamente vero signor anonimo, fatico a capire cosa questo c'entri con l'articolo. La inforno che non è uno scoop: trova foto e video della mia intervista incampagna elettorale a Ciancimino jr sul mio blog. Mi spiace averle rovinato qualcosa. La saluto

Anonimo ha detto...

Non rovina nulla. Lei da lezioni di moralismo fazioso, su La Licata e Mario Mori, quando ha fatto campagna elettorale da giornalista e contemporaneamente da candidato Idv indipendente( proibito dall'Ordine dei Giornalisti), ma non essendovi iscritto, ecco l'escamotage,con Ciancimino jr, ben sapendo che era condannato in secondo grado per riciclaggio di denaro mafiso e intestazione fittizia di beni. O non lo sapeva?

enrix ha detto...

Forse l'anomino si riferiva al fatto che così come un politico in carriera può farsi sponsorizzare in campagna elettorale da un condannato per riciclaggio in due gradi di giudizio, allo stesso modo un giornalista, dopo aver scritto a quattro mani un libro con lo stesso condannato, può anche scrivere su di una rivista "presieduta" da un ex generale del ROS accusato di favoreggiamento.

Inoltre io ipotizzo che magari il dott. La Licata, oltre che scrivere il suo libro "don Vito", magari l'ha anche letto e ne ha approfondito i contenuti, e si è accorto che mentre da un lato sullo stesso libro si trovava un Ciancimino che raccontava ai bambini buoni la favola della trattativa, con il col. Mori che si recava da suo padre per discutere di papelli e 41bis, dall'altro c’era pubblicato a pag. 279 un manoscritto dal titolo "paradigma di collaborazione" dove lo stesso don Vito alla vigilia del proprio decesso scriveva "Un fatto importantissimo, che da solo sta a dimostrare la mia posizione personale nei confronti del fenomeno mafioso, è quello che io ho aderito all’invito dei carabinieri (Col. Mori e Cap. Di Donno) di collaborare con loro. Questa collaborazione che si stava dimostrando foriera di buoni risultati, è stata interrotta dall’arresto del 19/12/1992.”

E sempre parlando per ipotesi, magari La Licata ha anche potuto udire ed approfondire le ultime udienze del processo al gen. Mori che lei cita, e constatare con i suoi occhi e con le sue orecchie che si tratta di un dibattimento particolarmente ricco di testimonianze contradditorie ed a volte smentite in tempo reale, di documenti fotomontati, di testimoni che si distinguono per gli illustri precedenti di falso materiale, falsi ideologici, provvedimenti disciplinari, insubordinazioni, e di altri che si sono distinti di recente per averci resi edotti, in alcune intercettazioni ambientali, dei notevoli vantaggi che hanno potuto ottenere accusando il gen Mori di quelle nefandezze: libertà di movimento e di spostamento (“…Io non ho problemi che sono con scorte e tutto... passo ovunque...”), notorietà e riscatto dalla propria immagine di figlio del padrino e condannato in proprio per riciclaggio (“sono l’idolo di Annozero”), indulgenza (o per lo meno da lui presunta come tale) da parte di magistrati (“faccio quello che minchia voglio”), con una certa possibilità di permettersi peccatucci come il recupero del contante paterno imboscato all’estero (“... e allora gli dicono a quelli: guardate che è il nostro teste principale d'accusa su quello che è successo negli ultimi 20 anni non me lo screditate per una cazzata!”).

Forse, dopo tutto questo, il dott. La Licata ha deciso di scrivere su quella rivista a seguito di un rigurgito di quella cosa che si chiama “propria coscienza”, la quale a volte. pur raramente, fa capolino nel marasma delle mistificazioni quotidiane, e ti porta ad avere dei ripensamenti.

Benny Calasanzio ha detto...

Buongiorno anonimo, occhio che però lei si scopre troppo! Lei crede davvero che possa aver portato Ciancimino a Verona per prendere voti? Credo di averne persi, ma poco mi importava, ho portato Ciancimino a Verona per due ragioni: 1 sono un free lance e quello era il primo evento pubblico durante il quale Ciancimino avrebbe risposto a delle domande che, se guarda il video, non erano certo tenere o programmate. E' stata una grande occasione professionale.
2 Ho voluto dare ai cittadini di Verona la possibilità di ascoltare dalla viva voce del protagonista il racconto (vero o presunto lo appureranno i magistrati e non certo lei o il dott. La Licata) degli ultimi 30 di Sicilia visti dall'altra parte dello specchio. In ultimo ricordo a lei e ad Enrix che Enzo Biagi intervistò nel 1989 Luciano Liggio e nel 1992 Tommaso Buscetta. Che avevano qualcosa in più di una condanna per riciclaggio. Certo, lui era Biagi... io.... La saluto

Anonimo ha detto...

Scusi lei dichiara questo "sono un free lance e quello era il primo evento pubblico durante il quale Ciancimino avrebbe risposto a delle domande che, se guarda il video, non erano certo tenere o programmate. E' stata una grande occasione professionale.
2 Ho voluto dare ai cittadini di Verona la possibilità di ascoltare dalla viva voce del protagonista il racconto (vero o presunto lo appureranno i magistrati e non certo lei o il dott. La Licata) degli ultimi 30 di Sicilia visti dall'altra parte dello specchio". Ma nella lettera aperta a Massimo Ciancimino Lei dichiara altra cosa. E' una dichiarazione d'amore e nello stesso tempo di "pausa di riflessione". Ecco il falso moralismo del suo articolo!

Benny Calasanzio ha detto...

Seguirla è impresa ardua ma non demordo. Mi incolli quel che per lei non combacia... Ho riletto per scrupolo la mia lettera ma la trovo perfettamente in linea con questo mio scritto. Come vede sono disposto al confronto, se vuole peró un qualcosa che non esiste me lo dica cosi mi rassegno

Anonimo ha detto...

Serve solo razionalità.Biagi,non ha mai fatto dichrazioni d'amore ai boss che intervistava.
Si rilegga la sua lettera in questi passi ... Tu dici che parlavate di denaro per alcuni investimenti, gli investigatori invece credono che si trattasse di un'operazione di riciclaggio. Tutto ciò lo appureranno le indagini. Il fatto è un altro. E non è giudiziario. Come ben sai, sono stato uno dei primi a darti fiducia, il primo familiare di vittime di mafia che ti ha offerto il suo sostegno e il suo appoggio: ho dato la mia fiducia al figlio di un assessore-sindaco che è stato in mano all'organizzazione criminale che ha ucciso mio nonno e mio zio. Non so se hai mai pensato a quanto sia stato complesso e difficile per me accettare di credere e difendere, anche pubblicamente, il figlio di Vito Ciancimino. Il figlio di un nemico. Mi sono esposto, ti ho addirittura intervistato pubblicamente proprio a Verona, di fronte a 400 persone, tutte venute ad ascoltare le tue verità e a sostenerti lungo il tuo percorso. Ti hanno, anche in quella sala, perdonato quella provenienza maledetta e in parte anche i tuoi reati, ti hanno chiesto di andare avanti e consentire ai magistrati di Palermo e Caltanissetta di accertare la verità sul buco nero degli anni 90, ovvero le stragi e la trattativa del nostro Stato con la mafia. Hai ricevuto inoltre, e lo ricordi bene, la solidarietà e la vicinanza di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, magistrato ucciso in tandem dagli amici di tuo padre e da parte di questo Stato. Mi hai raccontato quanto quel giorno sia stato importante per te. Quanto le parole di Salvatore ti abbiano responsabilizzato e rincuorato. Mi hai raccontato che hai fatto ascoltare quel messaggio in segreteria anche a tuo figlio Vito Andrea, dicendogli, testualmente: “Oggi per papà è un giorno importante”. Poi ci siamo sentiti molte volte, ci siamo incontrati e abbiamo stabilito un rapporto di fiducia reciproca. Mi hai comunicato i tuoi momenti di sconforto e io ho cercato di darti coraggio. Ho sempre detto quanto mi sentissi a disagio ad affidare la mia sete di verità al figlio di un mafioso, quanto fosse difficile per me ringraziare il figlio di Don Vito per aver squarciato il velo di silenzio e di oblio sulla trattativa.... Sono disposto ad ascoltarti, forse anche a crederti di nuovo, ma oggi è tuo dovere morale, nei miei confronti e in quelli di Salvatore Borsellino, ma soprattutto nei confronti degli italiani e dei magistrati che hanno messo la faccia sulle tue parole, che tu dia spiegazioni chiare e nette, e che tu metta un punto definitivo su queste vicende. Non puoi seminare la scorta, non puoi incontrare personaggi in odor di mafia per affari molto poco chiari e non puoi “sparare” per bucare tv e giornali. Altrimenti a perdere sarai tu, saremo noi, sarà la verità. Certo che comprenderai il mio dolore e la mia disillusione, ti chiedo chiarezza e franchezza, anche a beneficio di quel bambino che sta crescendo e che merita un futuro dai contorni definiti,
un caro saluto, Benny

Benny Calasanzio ha detto...

Molto bella la lettera, mi ricorda la mia! L'ho riletta, e non trovo parole d'amore, ma di fiducia, che è cosa diversa, sia obiettivo la prego. La fiducia che io ed altri abbiamo concesso a Ciancimino Jr per spronarlo ad andare avanti nel percorso assieme alla procura di Palermo. Tutto qui, giurin giurello.

Anonimo ha detto...

allora l'intervista che ha fatto a Ciancimino jr, non era intervista pura e semplice, anche se durante la sua campagna ellettorale, ma atto di fiducia e di stima nei confronti di Ciancimino jr. Una cosa un po' diversa.

Visto che ha citato Biagi... pensa che mentre intervistava i boss, aveva atto di stima e di fiducia in loro?!

Suvvia un po' di sincerità e meno falso moralismo.

La saluto

Benny Calasanzio ha detto...

Vede, dialogare con lei è stimolante, ma è nei dettagli che si perde. Il paragone era per mettere sullo stesso piano interviste a personaggi provenienti da ambienti mafiosi. Ma è ovvio che lei non può paragonare Massimo Ciancimino a Liggio e Buscetta. O sbaglio?

Anonimo ha detto...

lei ha fatto intervista ad un suo caro amico, plurindagato per reati gravi, gli scrive una lettera accorata manifestando tutta la sua amarezza x la fiducia e l'amicizia che gli ha concesso e poi si indigna se la licata scrive per un giornale dove c'è mori? Un po' di onestà per favore. Forse sottovaluta l'intelligenza della gente.

primo ha detto...

Esempio di alterazione della realtà a proprio uso e consumo:

Enrico Tagliaferro detto enrix su FB "Post passato. Calasanzio mi ha già fatto notare che lui Ciancimino a Verona in campagna elettorale non ce l'ha portato per prendere voti, ma per essere sicuro di non prenderne. Geniale."

frase originale: "Lei crede davvero che possa aver portato Ciancimino a Verona per prendere voti? Credo di averne persi, ma poco mi importava,"

Benny, buon esercizio dialettico.

Benny Calasanzio ha detto...

Gentile primo, grazie per la segnalazione, abbiamo scoperto un mistificatore che stravolge parole altrui per diffamare, con questo signore il mio dibattito si ferma qui.

Benny Calasanzio ha detto...

Ma scusi, Enrix è lo stesso Enrico Tagliaferro che al processo Mori portó la pataccata in power point per dimostrare che i documenti di Ciancimino erano falsi??? È l'amichetto di Mori?

enrix ha detto...

Ahahahah, "alterazione a proprio uso e consumo"!... caro Benny, vedo che i bimbi della banda Disney corrono in suo soccorso prima ancora di avere imparato l'ABC. Il bastoncino che Fido bau le ha riportato, è esattamente quello che ho scritto, e quando Fido Bau andrà a scuola, forse imparerà che si chiama ironìa, e non mistificazione.

Ma se vuole bannarmi perchè sulla mia pagina di facebook faccio ironìa su di lei, evitando il confronto, faccia pure.

Lei ha portato a Verona Ciancimino a corredo della sua campagna elettorale, e la domanda che mi ha posto su ciò che io credo che invece lei abbia fatto, con la dichiarazione di aver perso voti a causa di Junior, è un simpatico svicolamento, e quindi degno di caricatura.
La mia era appunto una caricatura, essendo commento posto al margine di ciò che lei aveva effettivamente scritto, e che chiunque poteva e può leggere, come io ho invitato a fare sulla mia pagina di facebook.

Mistificazione è un'altra cosa.

Lo spieghi a Fido bau. Mistificazione è ad esempio quando si scrive che la dott.ssa Liliana Ferraro "ha dichiarato che Borsellino sapeva della trattativa", il che è del tutto falso, e quella è una mistificazione in quanto informazione giornalistica destinata ad un pubblico che in gran parte non è in condizioni di confrontare con gli atti ed i testi delle deposizioni. Allo stesso modo quando Travaglio scrive che Ultimo ha "rimosso una telecamera da un lampione, messa a sorvegliare il covo". E' una bugia, ma chi può controllare? Bisogna andarsi a leggere gli atti giudiziari. Chi lo fa?

Ed ora veniamo a parlare di cose serie.

Perchè lei definisce una pataccata quella presentazione in power point? Non è forse in grado di confrontare una fotocopia con un'originale, e capire tutto da solo che se su una fotocopia ci sono righe in più e righe in meno rispetto ad un'originale, è un fotomontaggio?

Benny Calasanzio ha detto...

Io non la bannerò mai semplicemente perchè ingrandirei in lei la sua sensazione di scomodità. Scriva pure ciò che vuole ma questa è la mia ultima risposta: io con gente come lei non voglio avere nulla a che fare.

Anonimo ha detto...

sopravvaluta la sua.

primo ha detto...

"Lo spieghi a Fido bau. Mistificazione è ad esempio quando si scrive che la dott.ssa Liliana Ferraro "ha dichiarato che Borsellino sapeva della trattativa", il che è del tutto falso"

Non c'è che dire, almeno Enrico è quantomeno ironico e simpatico (lo sono anche io come vedi).

Sono ormai mesi che si parla riferendosi ai colloqui tra Ciancimino e il tuo amico Mario con il nomignolo di "trattativa".
E' per cui normale che per sintesi si dica che la Ferrario parlò a Borsellino della "trattativa".

I tuoi artifici linguistici attecchiscono sulle menti deboli o sui craxiani e/o berlusconiani (aspetta dov'è la differenza?).

A non rileggerci.

enrix ha detto...

Caro Benny, mi creda, la comprendo benissimo quando ella scrive di non volere avere niente a che fare (che tradotto significa: voler evitare il confronto) con gente come me.
Quelli che, come me, sollevano la polvere dalle carte per vedere cosa c’è scritto per davvero, e poi lo vengono pure a scrivere sulla sua bacheca, sono personaggi davvero sconvenienti.
C’era un personaggio illustre che un giorno scrisse “certe volte la menzogna è come la bambagia”. Non ricordo il suo nome, ma facciamo che sia un anonimo, è bella lo stesso.

Guardi un po’, ad esempio, come ora le dimostro che il suo fido, il “Primo” (e se questo è il primo, chissà come sarà il secondo), poco fa ha scritto alcune sciocchezze, dandole così l’ennesima dimostrazione che il sottoscritto è personaggio da non frequentare.

Ecco quindi un esempio di ciò di cui stavo parlando con i miei modesti artifici linguistici:

“Di quale trattativa era al corrente Paolo Borsellino? Tre giorni fa, parlando del tg Rai Sicilia, il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari non ha mostrato dubbi sull’assassinio del magistrato e sulla strage di via d’Amelio del 1992: «L’accordo ci fu e le nostre indagini, seppure dopo tanti anni, hanno potuto accertare inconfutabilmente che Paolo Borsellino fu informato dell’esistenza di una trattativa tra Stato e mafia sin dal 28 giugno». (...) Secondo Lari, a informare il giudice Borsellino dell’esistenza della trattativa era stata il 28 giugno 1992 Liliana Ferraro, all’epoca capo di gabinetto del ministro Claudio Martelli e collaboratrice di Giovanni Falcone alla direzione Affari penali del Ministero della Giustizia.” (Vincenzo Mulè - 15 dicembre 2010 – Terranews.it/Antimafia 2000).

Ora, si debbono semplicemente ascoltare le esatte parole della dott.ssa Ferraro, rese sotto giuramento in udienza, sul sito di radio radicale, per accertare che quanto scritto e da me qui sopra ricopiato, è semplicemente falso.
Non una “sintesi” (quello si, è un bell’artificio linguistico, furbacchione), ma proprio un falso.

http://www.youtube.com/watch?v=cVXNNKD4-cc

Per quanto riguarda infine il rileggermi o meno e l’accettare o meno il confronto, siete gentili, ma non datevi troppa pena per la mia sensibilità o per la mia comodità. Ho la scorza dura.

Monia Lustri ha detto...

👍