giovedì 17 febbraio 2011

Addiopizzo, Ignazio Cutrò con Valeria Grasso

Per chiarezza: la mia esperienza con Addiopizzo, di Ignazio Cutrò

Ho appena visto, con sconcerto, l’intervista rilasciata da Valeria Grasso, imprenditrice testimone di giustizia, al sito DiPalermo.it, in cui denuncia in modo preciso e circostanziato come l’associazione anti-racket Addiopizzo l’abbia abbandonata per ragioni che mi lasciano francamente sbigottito. Pensavo e mi convincevo di pensare, che stessimo tutti dalla stessa parte, ma le parole di Valeria, di cui mi fido pienamente, non fanno che confermare le mie impressioni, che per correttezza condivido con voi.

Ad un anno dalle mie denunce, quando ormai la mia vicenda era finita sui giornali e quando la mia situazione lavorativa e di sicurezza erano precipitate, tramite il mio avvocato avevo preso contatti con Addiopizzo, fissando un appuntamento nei loro locali. Lì conobbi Daniele Marannano e l’avvocato Ugo Forello e Salvatore Caradonna. Raccontai loro dei miei problemi ma mentre stavo parlando ecco il primo colpo di scena: a sorpresa mi dicono che era stato loro consigliato di non avvicinarsi a me, niente meno che dal presidente di Confindustria Agrigento, Giuseppe Catanzaro; a loro dire Catanzaro aveva detto di non aiutarmi perchè dovevo “andarmene dalla mia terra”. Ho spiegato a Marannano e Caradonna che volevo invece rimanere, ma loro mi “rimproverarono” di essermi esposto troppo mediaticamente. Ciò mi lasciò senza parole: senza le tv e i giornali e senza l’affetto della gente io probabilmente a quell’ora sarei già stato ucciso nel silenzio e nell’indifferenza. Ma loro queste cose non dovrebbero saperle?

In un successivo incontro dopo una ventina di giorni, sottoposi loro i miei problemi con le banche; in quel caso, e ciò testimonia la mia buona fede, si erano subito mossi per aiutarmi, parlando con il direttore della Banca Santangelo con esito positivo.

Altro corpo “mortale” alla mia idea di antimafia unita e vicente è un incontro al quale partecipo insieme al prefetto di Agrigento Umberto Postiglione, Ugo Forello e Daniele Marannano in occasione che hanno presentato un a pratica in mio favore. Con molto entusiasmo e felicità annuncio ai tre la nascita dell’associazione anti-racket “Libere Terre” (che oggi vanta 582 imprenditori dopo meno di 2 anni dalla nascita) e li invito a collaborare. La reazione dei due di Addiopizzo mi lascia di stucco: Forello e Marannano mi dicono che l’anti-racket non si fa così, che serve un’esperienza almeno biennale e riescono a scoraggiare i membri del direttivo che erano con me. Io, con molto imbarazzo, obietto che mi interessa solo assistere gli imprenditori che denunciano, non fare politica. E nonostante il loro atteggiamento chiedo ancora di starmi accanto. Li invito all’inaugurazione dell’associazione ma non si vede nessuno.

Nel giugno 2010, grazie all’intermediazione di Rosario Crocetta, riesco ad incontrare davanti al Viminale Tano Grasso, presidente onorario della Federazione anti-racket italiana. Gli racconto dell’assenza di Addiopizzo, dei problemi sorti dopo la mia iniziativa. Mi rassicura dicendomi che i ragazzi “mi avrebbero chiamato entro qualche giorno”. Purtroppo sto ancora aspettando.

L’ultima tegola mi arriva qualche giorno fa. Alla sentenza di primo grado del processo Faceoff, a cui con le mie dichiarazioni avevo collaborato, piovono oltre cinquant’anni di carcere sui mafiosi della mia terra. Addiopizzo, che si era costituito parte civile, incassa il risarcimento. Ma nessuno, né Forello, né Marannano, si degnano di farmi una telefonata. Non per ringraziarmi, ma per farmi sentire che in quel momento così delicato loro c’erano. E invece c’erano altri, altre, come Sonia Alfano, che cito per capire se davvero questo basta ad essere estromessi dal circuito dell’antimafia “perbene”.

Queste mie parole non vogliono “attaccare” Addiopizzo. Ma vogliono solo che si faccia chiarezza su una cosa seria che si chiama antimafia, e che diventa ancora più seria quando in mezzo ci sono imprenditori che denunciano. L’antimafia non si può fare con le antipatie, con le simpatie o con le prime donne. Perchè di mafia si muore, forse è il caso di ricordarlo.

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