venerdì 21 gennaio 2011

Ma io da Calcara non sarei andato

Nulla di moralistico, per carità. Ho intervistato durante la mia campagna elettorale, per le ultime Regionali, il figlio del sindaco mafioso di Palermo. Ma due parole sento di dirle.
Da molti, quel teatro vuoto mentre sul palco c'erano il pm Antonio Ingroia e il pentito di mafia Vincenzo Calcara, è stato percepito come uno scandalo. Ingroia l'ha inteso come una mancanza di rispetto alla sua persona e al suo ruolo.

Bisogna distinguere due aspetti fondamentali della vicenda. Uno è l'assurdo “niet” da parte dei presidi che hanno letteralmente vietato agli studenti di partecipare all'incontro. Si suppone che i giovani siano liberi di decidere dove andare senza la necessità di minacce ed intimidazioni morali. Non sta al dirigente scolastico, in questo caso del Liceo Classico di Castelvetrano, Francesco Fiordaliso, dare ordini di scuderia tramite un volantino di "rivendicazione": “Ho rifiutato [...] di consentire che i miei studenti dei licei classico, scientifico e pedagogico di Castelvetrano partecipassero all’incontro con lui”. Spero che qualcuno, per questo divieto fascista, chieda conto al solerte preside.

L'altro aspetto sono le opportunità. L'opportunità di un “debutto” di Calcara proprio a Castelvetrano, città dove è nato e dove ha vissuto da mafioso, organico alla famiglia di Messina Denaro. Se ad ogni costo Calcara voleva iniziare un percorso di testimonianza civile, per far sì che la sua esperienza divenisse simbolo di riscatto e di pentimento vero (come dice Salvatore Borsellino, e come conferma il nipote Manfredi, Calcara è uno dei pochi, se non l'unico, ad essersi davvero “pentito” e ad aver avviato un profondo percorso di “riconversione” anche religiosa), forse doveva iniziare più in sordina, non con la pretesa di tornare a Castelvetrano e raccontare la mafia e l'antimafia. Sarebbe stato duro da digerire per tutti, anche per me.

L'opportunità che il magistrato Ingroia lo affiancasse. Forse inconsciamente, Ingroia ha sentito il dovere di sostituirsi a Paolo Borsellino, nel ruolo di tutela a quell'uomo che da aspirante assassino del giudice si era trasformato in sincero “devoto” alla sua figura umana e al suo ruolo professionale. Ora Borsellino non c'è più, e Calcara sarebbe stato divorato da criminali quali Tonino Vaccarino, l’ex Sindaco di Castelvetrano, con una condanna passata in giudicato per traffico di sostanze stupefacenti. Forse Ingroia lo ha voluto proteggere, forse è voluto tornare a Castelvetrano, terra del braccato Messina Denaro, con un ex fedelissimo della sua famiglia, come dire, “le cose cambiano”. Però lui è Ingroia. Ed era prevedibilissimo che affiancandosi a Calcara avrebbe sollevato un polverone. Era opportuno? In definitiva no.

Vincenzo Calcara è stato un uomo di mafia. Organico alla mafia, braccio destro di don Ciccio Messina Denaro. E' stato un super killer della mafia e ha ucciso mafiosi e innocenti. Se è vero che oggi è un uomo diverso, non può pretendere che il suo ritorno all'“umanità” sia accolto da applausi e incoraggiamenti, come la vergognosa idolatria che alcuni fanno sulla sua pagina Facebook, salutandolo come un eroe, come un paladino. Calcara deve pazientare, deve avere rispetto dei tempi di ognuno, soprattutto dei famigliari delle vittime di mafia. Non è scontato che l'essere perdonato dalla famiglia Borsellino significhi esserlo da tutti.

P.s. Se era opportuno che intervistassi Ciancimino in campagna elettorale? Non lo so.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Caro Benny , me lo consenti ? Uscite dalla logica che certi argomenti vanno affrontati solo dagli "addetti ai lavori". Ritengo poco costruttivo e poco istruttivo uno scontro di opinioni.- io ringrazio Massimo Ciancimino, Vincenzo Calcara e quanti hanno avuto il coraggio di raccontarci "le voci di dentro".- Ci vengono raccontati fatti che solo oggi, grazie a la loro testimonianza, ed a rischio della propria vita, sarebbero incomprensibili.- Forse siamo noi che non siamo preparati a percepire i segnali per decifrare il contenuto dei loro racconti.- Il solo fatto di conoscere, non il pensiero di Vito Ciancimino, ma quello che avveniva nella propria camera da letto, luogo inaccessibile a tutti, fà la differenza.- Io sono fra gli adepti di f.c del gruppo di Vincenzo, ma lui non è il mio dio.- Sono sicuro che apprezzerà il tuo punto di vista poichè profondo conoscitore del dramma che ha colpito la tua famiglia.-Con affetto Renato Olino da Napoli.-