martedì 4 gennaio 2011

La risposta di Massimo Ciancimino

Caro Benny,

rispondo solo ora alla tua lettera con la sincera speranza di poter dare delle risposte a tutti i tuoi legittimi dubbi ed a tutte le tue comprensibili incertezze. Scusami per il ritardo con cui ti rispondo ma in questo periodo ho scelto deliberatamente di prendermi un po’ di tempo al fine di riflettere e capire meglio ciò che mi stava accadendo.

La stima che nutro nei tuoi confronti mi porta a scriverti questa lettera ed a “rompere” questo silenzio che ti assicuro non è stato dettato da opportunismo ma solo dalla volontà di capire. Da dove iniziare? In primo luogo posso iniziare col dirti onestamente di aver sbagliato. Ho sbagliato e non cerco attenuanti ai miei errori che sono e restano gravi e per i quali me ne assumo, come sempre, la completa responsabilità come è giusto e doveroso che sia. Ho sbagliato, soprattutto, perché ho agito con superficialità sottovalutando la mia “condizione particolare” che mi rende, mio malgrado, “differente” dagli altri. A me non sono concessi errori. Ma io sono soltanto un uomo ed in me non c’è niente di eroico, non c’è niente di “straordinario”, in me convivono i dubbi, le paure, le incertezze, gli errori con i quali ogni essere umano si scontra quotidianamente.

Vorrei fosse concesso anche a me il diritto di sbagliare così come vorrei mi fosse data la possibilità di spiegare la causa dei miei sbagli senza che tutto ciò che mi riguarda venga sempre strumentalizzato e trasformato in qualcosa di altro, in qualcosa che sicuramente non mi appartiene. Posso dirti, Benny, con assoluta certezza di non avere mai avuto alcun tipo di rapporto diretto o indiretto con l’organizzazione criminale denominata ‘Ndrangheta. Nessuno mai potrà dimostrare il contrario. Ho incontrato, a Verona, una persona (Girolamo Strangi) che mi era stata presentata in precedenza dal mio commercialista e della quale non sapevo assolutamente che avesse legami con la criminalità organizzata. La mia attività lavorativa mi ha portato ad incontrare questa persona e non, come è stato detto e scritto, la volontà di riciclare parte del presunto tesoro di mio padre. Lavoro nel settore della compravendita di metalli ed è questo un settore dove spesso si pone la necessità di ottenere crediti bancari o agevolazioni simili i quali, a me, data la mia situazione particolare, non sono concessi. Proprio questo è il motivo per il quale io, assieme al mio commercialista, mi sono recato a Verona, ossia, al fine di ottenere un finanziamento necessario a svolgere la mia attività lavorativa .

Ti ripeto, Benny, ho sbagliato. Sono stato certamente superficiale nell’affrontare questa situazione ed ho sottovalutato molti aspetti della mia vicenda personale che invece devono sempre restare ben chiari nella mia mente ma ti assicuro che la verità non risiede neppure nelle suggestive intercettazioni pubblicate dagli organi di stampa. Intercettazioni pubblicate “ad orologeria” sui vari giornali e che, in base alle quali, sarebbe stato finalmente possibile individuare parte del tesoro di mio padre ma che, al contrario, si è preferito rendere pubbliche, ponendo fine così ad una indagine della Procura di Reggio Calabria, sempre secondo quanto riportato dai giornali, ben avviata. Invece di aspettare l'esito dell'inchiesta si è preferito utilizzare tutto ciò per delegittimare le mie dichiarazioni, per minare la mia credibilità, per ridurmi al silenzio.

In quei giorni, tra le tante dichiarazioni di illustri personaggi intente a darmi contro, ho avuto modo di ascoltare anche le parole del Ministro della Giustizia Alfano, il quale, al Congresso di Rimini, si congratulava con una “attenta Procura” che , finalmente, si accingeva a fare luce “sul personaggio Ciancimino”. Hanno generato in me profonda amarezza parole simili pronunciate da un Ministro che vorrebbe abolire l’uso delle intercettazioni e persino la loro pubblicazione ma che cambia la propria posizione quando queste ultime possono essere usate solo per attaccarmi e delegittimarmi. Amarezza e sconforto. Questi sono i sentimenti che ho provato nel sentire le accuse rivolte a quei Magistrati che, liberi da pregiudizi e con atteggiamento laico, mi stanno ascoltando da circa due anni al fine di fare luce su quei tanti fatti tragici del nostro recente passato che ancora attendono giustizia.

Questi ultimi due anni sono stati molto difficili e, sebbene avessi immaginato che il mio percorso sarebbe stato lungo e tutto in salita, ti assicuro che non mi aspettavo tutta questa “attenzione” da parte dei media, tutto questo “rumore” suscitato dal mio libro, i gravi e continui atti intimidatori, la necessità della scorta sia per me che per la mia famiglia. Un percorso difficile, sì, ma che, come tu sai bene, mi ha regalato anche profonde soddisfazioni come la telefonata di Salvatore Borsellino, sicuramente, per me, il più grande traguardo date le mie origini, e la stima di tanta gente comune e professionisti stimati come Sandro Ruotolo e Michele Santoro.

Così come la fiducia da te dimostrata nei miei confronti e che ho apprezzato enormemente poiché so bene che ti è costata molto. Ed è proprio questa fiducia che vorrei non perdere. Vorrei tu aspettassi l’esito del lavoro svolto dalla Magistratura prima di cancellare il cammino fatto e che ha visto come tappa fondamentale anche l’intervista a te resa e di cui parli nella tua lettera.

Ti assicuro che è mia chiara e precisa volontà quella di rispondere di miei eventuali errori nelle sedi appropriate in quanto non ho mai né cercato né voluto ottenere “sconti” di nessun tipo. Così come rassicurarti sul fatto di non aver mai reso dichiarazioni volutamente “calunniose” nei confronti di terzi al fine, appunto, di coinvolgere persone in gravi fatti pur sapendoli innocenti. Tutto questo è molto, molto lontano dall’obiettivo che mi sono posto il giorno in cui decisi di iniziare a collaborare con la Magistratura. L’obiettivo non è mai stato certo quello di “bucare” tv e giornali bensì quello di ridare dignità al mio cognome e di offrire a mio figlio la possibilità di andarne fiero, insomma, di fargli provare una sensazione che a me è sempre stata negata.

Non sto cercando giustificazioni né tantomeno attenuanti Benny, vorrei solo che un mio errore venisse giudicato per quello che è, appunto un errore e non ingigantito e trasformato in uno strumento atto a screditare il mio contributo alla ricerca della verità. Un un modo come tanti in questo delicato momento, per svalutare il lavoro prezioso di Magistrati ed inquirenti, un mezzo per ostacolarci ed impedirci di andare avanti. Forse questo è chiedere troppo? Forse sì per chi, come me, è visto come un nemico da sconfiggere da una buona parte di quelle Istituzioni e della stampa verso le quali, invece, sarebbe fondamentale avere fiducia perché è proprio da queste ultime che dovrebbe nascere la speranza di tutti noi.

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