lunedì 26 aprile 2010

Verona, là dove la Lega ricicla i tangentari

Accade nella verdissima Verona, nel verdissimo Veneto. Nelle terre gestite dalle camicie verdi della Lega vicine alla gente, lontane da Roma ladrona, che fanno gli interessi dei loro cittadini; che sono lontane dalla corruzione e dagli sprechi. E invece eccoli i leghisti veronesi, invischiati in una vicenda tutta poltronismo, opportunismo e riciclaggio di rifiuti politici. Perchè è dalla Verona in cui regna Flavio Tosi I che vi giunge la storia di Francesco Sorio, tangentaro della Prima Repubblica, ex assessore comunale, coinvolto nella tangentopoli veronese che ha contato più di novanta persone arrestate e circa cento avvisi di garanzia. Un'inchiesta che ebbe un impatto così forte sulla città che il Consiglio Comunale fu "costretto" ad inserire nei regolamenti l'incompatibilità per gli amministratori coinvolti in problemi giudiziari. In quegli anni Sorio e i suoi soci tangentari si spartivano il 5% dell’importo dei lavori sull’inceneritore Cà del Bue (impianto che presto sarà riattivato); per l'accusa di tangenti e corruzione Sorio patteggia in un processo nel quale sia il Comune che l'Agsm, l'azienda di energia proprietaria dell'inceneritore di cui il comune è socio unico, si costituiscono parte civile. E bene oggi, dopo vent'anni, Sorio torna in mezzo a noi. Si sentiva la mancanza di un diversamente onesto, e i leghisti puri e duri non potevano non cedere; per questo il Consiglio d'amministrazione dell'Agsm, obbedendo alle indicazioni del Comune e coprendo per "privacy" i curricula delle new entry così da blindare il fondoschiena di Sorio, ha piazzato in pole l'ex assessore per il Cda di Agsm Distribuzione, nuova azienda di Agsm che, come la mamma, è interamente di proprietà del Comune di Verona. Assieme a Sorio ci saranno altri quattro saggi, per un totale di 75.000 euro annui. A questo punto, per le altre quattro poltrone, suggerisco Stefano Ricucci, Danilo Coppola, Giampiero Fiorani e Antonio Fazio, per non far sentire Sorio da solo tra gli onesti. La Lega. Ce l'abbiamo duro. Roma ladrona. Prima mi costituisco parte civile, vengo lautamente liquidato, come azienda e come Comune da Sorio, e poi, vent'anni dopo, lo piazzo in Cda. Ad alzare il sopracciglio è stato solo un consigliere del Cda di Agsm, Marco Burato, classe 72, in quota Pd. Con coraggio ha denunciato tale vergogna in salsa verde e ha scatenato un tam tam senza precedenti; grazie alla sua iniziativa ora in Consiglio Comunale giace un'interrogazione a risposta scritta. Il tutto nel silenzio più religioso dei media.

martedì 20 aprile 2010

21/04/1992 morte di un giovane onesto, di Antonella Borsellino

Mi viene molto strano farlo, ma "ricevo e pubblico" una nota di mia madre sul 18° anniversario dalla morte di mio zio Paolo Borsellino, che non era un magistrato ma un giovane onesto e coraggioso, innanzi tutto.

Sono passati diciotto anni da quella terribile notte in cui è stato trovato il corpo senza vita di mio fratello Paolo. La mia vita da allora è cambiata ma non solo quella; il mio carattere cosi solare, il mio sorriso sempre presente sul mio viso, la mia fiducia verso tutti. Da quella notte la mia famiglia è stata distrutta: mia cognata (la vedova di Paolo) piano piano ha allontanato i miei nipoti da noi; otto mesi dopo il mio adorato Papà Giuseppe e' stato ucciso.

Spesso mi chiedo come si fa a sopravvivere a tanto dolore! Il ricordo di mio fratello e di mio padre nel mio cuore è sempre vivo e presente e mi accompagna quotidianamente. Nel nostro paese di origine hanno dimenticato questa nostra storia: invece ogni anno il primo giorno di primavera in tutta Italia vengono ricordati e onorati come Vittime innocenti di mafia assieme a tutti gli altri morti ammazzati dalle mafie, e questo grazie a LIBERA.

Libera ogni anno dà a noi familiari la possibilità di incontrarci, di parlare del nostro dolore, di stare insieme. La cosa che mi emoziona ogni anno e che riesce a farmi piangere (raramente ci riesco) è il sentire durante tutta la manifestazione i nomi e cognomi dei nostri cari.

Stasera voglio ringraziare una persona che è cresciuta nel dolore del mio lutto ma che è riuscito da questa esperienza ha trovato la forza di lottare e far conoscere in tutta Italia la storia di suo Nonno Peppe Borsellino e di suo Zio Paolo Borsellino: grazie Benny.

Antonella Borsellino

P.s. Il mio ringraziamento a Sonia Alfano che ogni anno puntualmente ricorda anche al resto dell'Italia i nostri morti. A.B.

lunedì 19 aprile 2010

Io, mafioso e cerca-poltrone

"Perchè tu sei stato imposto con metodi familistici da Luigi De Magistris, si, insomma, con metodi mafiosi". Il destinatario, è chiaro, sono io, il Benny Calasanzio candidato, modestissimo appartenente alla disgraziata categoria dei familiari delle vittime di mafia. Il tema è la mia candidatura alle Elezioni Regionali in provincia di Verona come indipendente nelle liste dell'Italia dei Valori. L'autore non ve lo aspettereste mai. Non un folle, non un passante, ma il coordinatore provinciale dell'Idv a Verona, Dr. Alberto Tivelli (nella foto). Era venerdì 26 febbraio, ore 20.15 e mancava poco più di un mese alle elezioni. Ora che tutto è passato voglio mettere alcuni puntini sulle "i", convinto di seguire quel consiglio che Antonio Di Pietro diede, di fronte a me, a Salvatore Borsellino, sabato 12 dicembre: "voglio sapere tutto quello che non va nel partito a livello locale e in tutta Italia".

Sono passate ormai tre settimane dalle elezioni, mi sono lentamente ripreso da tre mesi di forsennata campagna elettorale e ora, con molta lucidità, voglio raccontarvi quello che
sul palco del politicamente corretto non va, che rimane dietro le quinte, assieme al regista e al truccatore. Lo faccio per amore di quella verità che su questo blog ho sempre cercato di innalzare a valore assoluto.


Ripercorrendo quel recentissimo periodo esaltante (non so quanti comprendano cosa vogliano dire 90 giorni d'inferno per farti conoscere in una città in cui vivi da solo un anno), la prima cosa che ho fatto quando Sonia Alfano mi ha proposto di candidarmi (perchè la prima proposta è arrivata da lei, quindi è lei la familistica), è stato voler fortemente incontrare subito i giovani dell'Idv, che si sono mostrati immediatamente entusiasti e mi hanno dato le giuste motivazioni per proseguire, cercando, rimettendoci amicizie e simpatie, di sensibilizzare anche il resto del partito. Poi ho chiesto, proprio per non sembrare "paracadutato" dall'alto, di incontrare il coordinamento provinciale del partito. E proprio Tivelli ha deciso autonomamente che non era il caso, che avrei incontrato lui e che sempre lui avrebbe riferito a terzi. Da questa scelta democraticissima sono nati nel partito malumori che, e ora capisco il perchè, lo stesso coordinatore non ha mai cercato di stemperare, ma anzi, ha usato la tecnica poco pompieristica della benzina sul fuoco.

Un coordinatore, il dottor Tivelli from Castel D'Azzano, che all'interno del partito è ormai palesemente contestato da più parti ed in ogni occasione, perfino durante la festa per l'elezione del consigliere regionale Gustavo Franchetto, ma sempre più deciso a non mollare l'incarico. Alla faccia dell'Italia e dei Valori, ha intrapreso una "pulizia etnica" nei confronti di chi non è d'accordo con la linea direttrice. Proprio qualche settimana fa, un ex iscritto dell'Idv, stimato da molti all'interno del partito, intenzionato a riscriversi dopo in passato aver dato le dimissioni, ha ricevuto la seguente mail, di cui sono venuto fortunosamente in possesso, dalla Segreteria Regionale: con la presente siamo spiacenti di comunicarLe che su proposta del Coordinatore Provinciale del partito Dr. Alberto Tivelli, condivisa dal Coordinamento Regionale, la sua richiesta di iscrizione/rinnovo al nostro partito non può essere accettata. Voglia pertanto rivolgersi direttamente e in qualsiasi momento al coordinatore provinciale di Verona Dr. Tivelli per ottenere la restituzione dell’intera quota associativa. E per prendersi una sonora pernacchia da colui il quale lo aveva "trombato". No, farla pagare a chi è in disaccordo non è un metodo mafioso; il mio lo è.

Un vero peccato per un partito che ha all'interno delle eccellenze, soprattutto femminili, che non nomino una per una per timore che le ripercussioni vendicative si abbattano anche su di loro. Persone che stimo e di cui sono amico, con cui collaborerò anche in futuro, al di fuori del partito.

L'ultimo schiaffo l'ho ricevuto qualche giorno fa. Sempre Sonia Alfano, che per me ha fatto l'impossibile e di ciò le sarò sempre grato, mi fa una proposta inaspettata che mi fa illuminare gli occhi. La sua telefonata comincia così: "Cosa ne diresti se il partito ti desse la possibilità di realizzare il tuo sogno della commissione antimafia regionale?". La sua idea, di cui aveva parlato con Di Pietro (che con me, voglio ribadirlo, si è sempre comportato da garante, dandomi sempre grande fiducia e recuperando le gaffe altrui, come quelle del Tivelli), era quella di farmi entrare nello staff del gruppo Idv nel Consiglio Regionale. Una occasione per essere una sorta di "consigliere aggiunto", che avrei accettato anche senza alcuna retribuzione, ma con lo status di facente parte del gruppo e dunque di poter lavorare a pieno titolo al mio e ai miei progetti. Ma a quanto pare i giochi erano già fatti, e a dirmelo è stato l'onorevole Antonio Borghesi, del quale, durante la campagna elettorale, avevo apprezzato il comportamento nei miei confronti sempre leale e corretto. Le frasi che ha aggiunto dopo, avrebbe potuto ampiamente risparmiarsele, ma evidentemente nell'Idv di Verona difettano i filtri: dopo tutto era già a conoscenza che il suo coordinatore mi aveva dato del mafioso, tanto vale sferrare il colpo di grazia: "Io non sono d'accordo con i giovani che vogliono vivere di politica". Ecco cosa cercavo io: una bella, comoda e accomodante poltrona!

Mi è sembrato giusto ricordargli che io ho il mio stipendio e le mie collaborazioni giornalistiche, e con la politica ho solo da perdere, come già ho fatto, ma in piena autonomia decisionale e senza rimorsi. Io, a differenza di altri, sono l'unico pirla che lo farebbe gratuitamente, ma evidentemente qui non sono abituati.

Credo che gli elettori e gli iscritti dell'Italia dei Valori a Verona meritino molto di più di Tivelli; qui c'è bisogno di un partito che rifletta l'impegno di quello nazionale, non di un apparato gestito da un conta-tessere automatico che elimina gli oppositori, come si fa a Cuba. Sono certo che Di Pietro non deluderà quelle belle persone che, nonostante mi conoscessero da pochissimo, mi hanno fatto comprendere quanta gente per bene ci sia all'interno; iscritti fermamente convinti, al contrario del coordinatore, che l'apertura alla società civile sarà la chiave di volta per il futuro.

E da mafiopoli, dal mafioso e cerca poltrone è tutto, alla prossima!

lunedì 12 aprile 2010

Il Partito Democratico è amico dei mafiosi?

Gentile segretario Bersani,

pensavo davvero che il peggio ed il fondo il Partito Democratico lo avesse raggiunto abdicando all'opposizione, inciuciando impunemente con Silvio Berlusconi e prendendo in giro quegli elettori che una volta erano circa il 30% dei votanti e ora, grazie a voi dirigenti di grande spessore, è precipitato a poco più del 20%. Ma questi sono meriti e risultati politici di cui lei sarà già orgoglioso.

Mi congratulo con lei e con il suo omologo siciliano, Giuseppe Lupo, per la più grande porcata degli ultimi anni, che conferma quanto ormai il Pd tremi più degli altri partiti a sentir parlare di questione morale. Il vostro candidato sindaco ad Enna sarà Vladimiro Crisafulli, che come minimo, lasciando perdere i dettagli, è stato amico intimo di un mafioso in piena attività. Nel video della polizia, infatti, l'avvocato mafioso di Enna, Raffaele Bevilaqua, si accordava su affari e assunzioni di taglialegna con il vostro deputato e prossimo sindaco di Enna. Per questo fatto, dai Ds prima e dal Pd poi, mai nessun provvedimento, ma solo solidarietà senza se e senza ma, come si fa con le persone per bene.

I rapporti con la mafia, all'interno del Pd, evidentemente sono medaglie al valore, tanto che nel 2008 l'allora segretario Veltroni aveva deciso di eliminare dalle liste il senatore Beppe Lumia, il cui impegno antimafia era chiaro e cristallino e gli era costato una condanna a morte da cosa nostra, ma di lasciare un caldo e accogliente seggio alla Camera per Crisafulli, che ad Enna, come dice lui, vince «con il proporzionale, con il maggioritario e anche con il sorteggio».

Quando hai vissuto sulla tua pelle il significato della parola “mafia”, quando avresti voluto negli anni, accanto a te, uno zio e un nonno che non hai potuto abbracciare perchè loro, a differenza del Pd, hanno lottato contro la mafia fino al giorno del loro assassinio, questi misfatti ti provocano una rabbia e una indignazione che vorresti travolgere ogni cosa.

A fare più rabbia, però, forse è l'arroganza dei Bersani, dei D'Alema e dei Violante, che, siccome dall'altra parte c'è il demonio Silvio, da quest'altra necessariamente c'è il bene, e non serve sprecare tempo per dimostrarlo: “noi siamo i migliori, e basta”. Se dall'altra parte c'è la mafia, da questa ci sarà l'antimafia. Questo patto del silenzio consente oggi ad uno dei partiti più grandi d'Italia di approvare una simile “porcata” senza che i suoi elettori si ribellino con forza, senza che illustri esponenti dell'antimafia minaccino le dimissioni da quel che rimane di un partito che molto tempo fa affondava le proprie radici, in tutti i sensi, nel sangue del deputato Pio La Torre, che di amici mafiosi non ne ha mai avuto, e che Crisafulli lo avrebbe buttato fuori a calci nel sedere.


Voglio capire, gentile segretario, cosa avreste voi di diverso dal Pdl di Dell'Utri e di Cosentino. Loro candidano i mafiosi, voi gli amici degli stessi. La invito a non permettersi più di parlare di superiorità morale e di altre balle, ma soprattutto di antimafia: voi siete soltanto l'altra faccia di una sporca medaglia e non avete il diritto di pulirvi le coscienze venendo alle manifestazioni antimafia pronunciando i nomi delle nostre vittime, di cui non siete nemmeno lontanamente degni.

La realtà è che la politica italiana non saprà mai rinunciare al compromesso e agli abboccamenti con cosa nostra, perchè non avrà mai la forza necessaria per camminare da sola e nelle terre di mafia avrà sempre bisogno della solida stampella della criminalità organizzata, e il Pd, in questo caso, fa molto peggio di quanto abbiano sempre fatto l'Udc ed il Pdl: per la prima volta il Pd batte tutti, ne sarà felice.

Spero solo, gentile segretario, che, dopo la grave responsabilità politica di ammettere a delle tragicomiche elezioni primarie Vladimiro Crisafulli, che le ha ovviamente stravinte con il 61%, e dunque di avviarlo alla poltrona di sindaco, qualcuno vi presenti un conto salatissimo, non se le vostre coscienze, se il vostro Dio, se i vostri elettori.

Il Partito Democratico, ormai è ovvio, non è un partito contro la mafia, e ora abbiamo anche il sigillo: di questo la ringrazio Bersani, ai giorni nostri un pò di chiarezza è come aria fresca.

sabato 3 aprile 2010

I siciliani... tratto da Il Gattopardo


Don Fabrizio Salina parla con Chevalley

"Lei è un gentiluomo, Chevalley, e stimo una fortuna averlo conosciuto. Lei ha ragione in tutto; si è sbagliato soltanto quando ha detto: "i Siciliani vorranno migliorare". I Siciliani non vorranno mai migliorare, per la semplice ragione che credono di essere perfetti: la loro vanità è più forte della loro miseria; ogni intromissione di estranei sia per origine sia anche, se si tratti di Siciliani, per indipendenza di spirito, sconvolge il loro vaneggiare di raggiunta compiutezza, rischia di turbare la loro compiaciuta attesa del nulla; calpestati da una decina di popoli differenti essi credono di avere un passato imperiale che dà loro diritto a funerali sontuosi. Tutto questo non dovrebbe potere durare, però durerà, per sempre... il sempre umano beninteso, un secolo, due secoli, e dopo sarà diverso, ma peggiore".