mercoledì 24 febbraio 2010

Calasanzio venerdì a Buttapietra

"Costruire immediatamente una variante alla Statale 12 dovrebbe essere tra gli impegni prioritari di ogni candidato serio che ha a cuore la salute dei suoi concittadini". Con queste parole il candidato indipendente dell'Italia dei Valori, Benny Calasanzio, si schiera a fianco dei comitati che da anni si battono per la costruzione della bretella che alleggerisca il traffico sulla disastrosa Statale 12 che passa da Cà di David; ogni giorno decine di migliaia di mezzi altamente inquinanti intasano il territorio di Borgo Roma rendendo l'aria irrespirabile e la situazione insostenibile per i residenti. "Ho ascoltato con angoscia i dati snocciolati da Sergio Mantovani, uno dei responsabili dei movimenti, e il dato incontestabile è che su circa 70 decessi a Cà di David, il 90 per cento sono riferibili a tumori" ha dichiarato Calasanzio. "La nostra posizione testimonia che noi non siamo il popolo del "no", ma che sappiamo proporre e chiedere insistentemente opere pubbliche quando queste servono alla comunità e salvano la vita a centinaia di migliaia di persone; ci opponiamo solo agli sperperi di denaro pubblico e agli investimenti di dubbia natura" ha continuato il candidato indipendente dell'Idv. "E' per questo che venerdì sarò a fianco dei manifestanti a Buttapietra, perchè la politica deve essere portatrice di queste istanze e dare loro massima visibilità. Il traforo, la Nogara-mare, unitamente al Motorcity saranno un ottimo contorno alla riattivazione dell'inceneritore-tumorificio Cà del Bue, affinchè l'aria di Verona finalmente diventi la peggiore d'Europa, alla faccia delle Lega che protegge i suoi territori" ha concluso Benny Calasanzio.

Venerdì io sarò a Buttapietra (VR) e voi?

Ricevo dai comitati e pubblico

Tutti in strada a Buttapietra per la Variante alla ss.12

venerdì 26 febbraio dalle 15,30 alle 17.30

Lorsignori, Lega Nord in testa, non faranno la Variante alla ss.12 perché non interessa. Faranno invece la superflua bretella in Valpantena, dove abita Tosi. Non trovano i soldi per la nostra Variante, ma hanno regalato centinaia di milioni allo sprecone comune di Catania e ne spendono a getto continuo per rimediare i continui disastri provocati dall’incuria e dall’abusivismo nel Meridione.

Per fare soldi aumentano l’attuale inquinamento cancerogeno invece di ridurlo. Ecco come:

- Finanziano con le nostre tasse due nuove autostrade: quella delle tangenziali e la Nogara-mare.

Di conseguenza l’attuale inquinamento si moltiplicherà.

-S’inventano il più grande centro commerciale d’Europa a Vigasio: il traffico e l’inquinamento esploderanno. Si dà il caso che le predette opere gigantesche richiederanno anche enormi capitali dei privati. In Italia in questo momento di crisi soltanto la Mafia ne dispone a volontà.

-Avvieranno l’inceneritore di Verona, dove faranno affluire anche i rifiuti dalla provincia di Vicenza.

Di conseguenza l’inquinamento cancerogeno salirà alle stelle.

Non privilegiano invece le ferrovie e i trasporti pubblici non inquinanti, perché incassano minori guadagni

Ricordiamoci che a Verona la percentuale dei tumori è di gran lunga superiore alla media europea.

Se non ci svegliamo, la situazione precipiterà.

www.insiemeperborgoroma.org, I comitati uniti di Verona Sud

martedì 23 febbraio 2010

L'On. Sonia Alfano (IDV) a Verona sabato 27 febbraio: "Venga anche Zaia"

Sabato 27 febbraio alle 20.45 Sonia Alfano, parlamentare europea eletta come indipendente nelle liste dell'Italia dei Valori, sarà in Sala Civica Erminio Lucchi (Piazzale Olimpia, zona stadio, Verona) per un incontro-dibattito con il candidato indipendente dell'Idv al Consiglio Regionale Benny Calasanzio. Dopo Gioacchino Genchi e Luigi De Magistris, anche la Alfano dichiarerà il proprio sostegno alla candidatura del 24enne giornalista e blogger di origini siciliane che ha impostato la sua campagna elettorale sull'antimafia, tema che sta riscuotendo molto interesse in tutta la provincia. E la parlamentare coglie l'occasione per invitare all'incontro anche il candidato del centro destra alla presidenza della Regione Veneto, Luca Zaia: "Ho letto che il ministro teme le infiltrazioni mafiose in Veneto. In Sala Lucchi si parlerà proprio di ciò, quindi lo invito a partecipare, se veramente vuole sapere cosa accade sul territorio che aspira a governare: già da due anni vengo in Veneto e ho parlato a lungo della penetrazione della criminalità organizzata in questi territori. Il mio è un invito serio e senza alcun intento polemico, sarebbe molto apprezzabile da parte di Zaia partecipare all'incontro" ha dichiarato la Alfano.

Nel pomeriggio, alle 18, la parlamentare sarà invece
presso la sala civica in Via Sandro Pertini del comune di Caprino Veronese.

Note:
Sonia Alfano è una funzionaria della Regione Siciliana. Interrompe gli studi universitari alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Palermo dopo la morte del padre Beppe, ucciso dalla mafia per le sue inchieste scomode l’8 gennaio del 1993. Si è candidata alla Presidenza della Regione Siciliana nelle Elezioni del 2008 con la lista Amici di Beppe Grillo con Sonia Alfano Presidente ottenendo quasi 70.000 consensi, pari al 2,44% dei voti validi. Alle elezioni europee del 2009 è stata candidata come indipendente nelle liste dell'Italia dei Valori in tutte le circoscrizioni, ottenendo complessivamente 165.000 preferenze. Al Parlamento Europeo è membro della commissione LIBE - Libertà civili, giustizia e affari interni - e supplente della commissione CONT - controllo di bilancio. Fa parte delle delegazioni "Assemblea parlamentare Euromediterranea"

lunedì 22 febbraio 2010

"Sull'Antimafia da Zaia solo parole, dagli altri nemmeno quelle"

"Sono felice che Luca Zaia abbia scoperto che alcune organizzazioni criminali hanno appetiti per l’economia della nostra regione, e hanno già cominciato a sgranocchiarla. Peccato che lui non prenda nessun impegno ufficiale per far fronte a tale pericolo". Pur reputando "positive" le parole del candidato alla Presidenza della Regione Veneto, Luca Zaia, Benny Calasanzio, candidato indipendente dell'Italia dei Valori, non perdona al ministro il mancato impegno sulla commissione regionale Antimafia. "Anzichè rimettersi alla clemenza delle mafie o sperare che siano la Polizia e la magistratura a risolvere tutto - continua Calasanzio -, il candidato presidente dovrebbe impegnarsi nell'istituire organismi che effettivamente arrestino l'avanzata della criminalità organizzata, e non limitarsi a parlarne per andare sui giornali. L'unica proposta seria ed operativa in questo senso, come la commissione regionale antimafia da noi rilanciata a gran voce, Zaia l'ha semplicemente ignorata, e ciò rende poco credibile il suo impegno le sue parole". Calasanzio, a cui la mafia ha ucciso nel 1992 lo zio e il nonno, imprenditori-coraggio in Sicilia, ha detto di non comprendere tale discordia tra le parole di Zaia, che è stato comunque l'unico a parlare di questo tema, e gli impegni programmatici: "L'allarme di Zaia mette in guardia dalle infiltrazioni mafiose che infettano il territorio attraverso "strumenti economici complessi, quali alcune finanziarie e fondi internazionali che potrebbero far capo ad alcuni network criminali"; quale miglior mezzo di una commissione consiliare d'inchiesta sul fenomeno? Sembra - conclude il candidato dell'Italia dei Valori - un atteggiamento da dottor Jekyll e mister Hyde, che da un lato teme le infiltrazioni mafiose e tuona contro di esse, e dall'altro non si impegna minimamente per fermarle".

giovedì 18 febbraio 2010

Luigi de Magistris a Verona venerdì 19 febbraio

L'europarlamentare dell'Italia dei Valori Luigi De Magistris sarà a Verona il 19 febbraio alle ore 21, per un incontro pubblico presso la Sala Civica Erminio Lucchi (Piazzale Olimpia, zona Stadio). L'ex magistrato campano sarà in città per presentare la candidatura alle Elezioni Regionali del Veneto di Bernardo Calasanzio, indipendente nelle liste dell'Italia dei Valori in provincia di Verona. Occasione in cui De Magistris, che alle Elezioni Europee in provincia di Verona totalizzò quasi 3 mila preferenze, parlerà ai veronesi di "Luigi De Magistris. Giustizia e potere", libro intervista al pm a cura di Sergio Nazzaro che sta riscuotendo un notevole successo e che è un vero e proprio manifesto politico ad ampio raggio: "Giustizia e potere non possono coincidere, in quanto la giustizia, per realizzarsi, si mette contro i poteri. I poteri di per sé tutto realizzano fuorché la giustizia. La realizzazione della giustizia è qualcosa che non deve appartenere solo alla magistratura come ordine. Ma deve appartenere a un percorso di tutti, il perseguimento e le finalità di giustizia devono animare ognuno alla partecipazione alla vita pubblica" dice l'europarlamentare nel volume.

mercoledì 17 febbraio 2010

Benny Calasanzio a Verona con Guidotto e Caldelli

"Deluso da silenzio candidati su Commissione Antimafia"

“Sono profondamente deluso dal silenzio dei tre candidati alla Presidenza della Regione Veneto, Luca Zaia, Giuseppe Bortolussi e Antonio De Poli, riguardo alla mia proposta di impegnarsi, una volta eletti, ad istituire una Commissione regionale Antimafia”. Non nasconde l’amarezza il candidato al Consiglio Regionale come indipendente dell’Italia dei Valori a Verona, Bernardo Calasanzio, dopo che il suo appello è caduto nel vuoto. “La loro firma sul progetto della commissione sarebbe stato un segnale devastante per la camorra che si è stabilita sul Garda; avrebbe significato riconoscere una volta per tutte la presenza della malavita ed impegnarsi seriamente per estirparla dal tessuto veneto, negando la cittadinanza ai mafiosi e ai collusi. Prendo atto invece - continua Calasanzio-, che la lotta alla mafia non è una priorità per i tre candidati, e questo è un fatto incontestabile, visto il silenzio tenuto anche dopo essere stati contattati personalmente via mail”. E in chiusura del suo intervento ieri sera nella Sala Civica Lucchi di Verona, assieme al professor Vincenzo Guidotto, già consulente della Commissione Parlamentare Antimafia, Calasanzio non ha risparmiato una bordata al suo schieramento: “Senza dubbio, a lasciarmi con l’amaro in bocca, è soprattutto il silenzio del mio candidato alla Presidenza, Giuseppe Bortolussi: è triste costatare come anche il centrosinistra di fronte alle infiltrazioni mafiose preferisce parlare d’altro ed ignorare proposte serie ed operative. Una sua presa di posizione ci avrebbe differenziato dal mutismo cronico degli altri”.

martedì 16 febbraio 2010

Sostegno economico, dateci una mano!

La nostra campagna elettorale per le Elezioni Regionali in Veneto è iniziata nel migliore dei modi e con i migliori auspici. Se le possibilità di conquistare un seggio al Consiglio Regionale all'inizio erano debolissime, giorno dopo giorno l'affetto e la partecipazione delle persone ci obbligano ad avere ancora maggiore fiducia e a crederci sempre di più. I cinque appuntamenti con Gioacchino Genchi sono andati benissimo, e due in particolare, Verona ed Isola della Scala, hanno raccolto nelle sale centinaia di persone. Risultati che a Verona non si vedevano da un pò, nè alla presenza di ministri nè di sottosegretari. La gente è stanca e ha voglia di sapere; crediamo stia in questo il successo della nostra proposta. Dire le cose per come stanno per bocca di persone attendibili e credibili. La nostra campagna elettorale è partita all'insegna del risparmio, economico ed ambientale, riducendo al minimo le spese e la produzione di materiale cartaceo per evitare inutili sprechi. Ma le spese da affrontare sono tante, e ora vi chiediamo, dopo averci dimostrato il vostro affetto, di darci una mano dal punto di vista economico. Abbiamo intenzione di toccare, con i nostri appuntamenti, quasi tutti i paesi della provincia di Verona; per fare ciò bisogna prenotare sale civiche, quando ci sono, e sale conferenze quando mancano. Il che vuol dire affrontare di volta in volta delle spese. Un piccolo aiuto da parte vostra ci darebbe la possibilità di fare molto di più, di raggiungere più persone e di invitare in provincia altri importanti ospiti, che potranno dire la loro sul baratro su cui stiamo spensieratamente affacciati: la mafia, nemico invisibile di cui nessuno qui fa il nome. I versamenti possono essere effettuati in molti modi, ma quello più sicuro e tracciabile è il bonifico sul conto corrente del mandatario elettorale, che verrà utilizzato solo ed esclusivamente per la campagna elettorale. Ecco le coordinate e grazie di cuore:

IBAN: IT41S0200811782000100884784 intestato a Irene Soffiati
1) Complete generalità dell’ordinante e gli estremi del documento di identificazione esibito per le persone fisiche, quali per esempio enti, società, associazioni, oltre alle generalità ed agli estremi del documento di identificazione della persona che opera in nome e per conto delle stesse.
  • Per complete generalità si intendono: nome, cognome, luogo e data di nascita, indirizzo.
  • Per quanto concerne il documento di identità, dovrà essere indicato: tipo, numero, ente rilasciante e data di rilascio.

2) Coordinate bancarie (IBAN o coordinata nazionale) del conto corrente da accreditare, intestato al soggetto operante in qualità di mandatario elettorale.

3) Specificare la motivazione del versamento (es. contributo campagna elettorale di Benny Calasanzio)

4) Dichiarazione della banca dell’ordinante di aver provveduto ad identificare l’ordinante stesso a termini di legge.


lunedì 15 febbraio 2010

Tutti in strada a Cadidavid per la Variante alla ss.12

Ricevo da parte del Comitato per la Variante e pubblico volentieri. Io e il mio staff saremo presenti alla manifestazione, per stare accanto ad una comunità avvelenata dallo smog e bloccata dal traffico "altrui".

Tutti in strada a Cadidavid per la Variante alla ss.12 venerdì 19 febbraio dalle 15,30 alle 17.30 I nostri governanti per fare soldi aumentano l’enorme inquinamento cancerogeno invece di diminuirlo. Lorsignori, Lega Nord in testa, non faranno la Variante alla ss.12 perché non interessa. Faranno invece la non urgente bretella in Valpantena. In quella zona -guarda caso!- abita il sindaco Tosi, il quale dimentica di avere definito urgentissima la nostra Variante durante la sua campagna elettorale.

Per fare tanti soldi con i ricchi pedaggi finanziano invece attraverso le nostre tasse due nuove autostrade: quella delle tangenziali e la Nogara-mare. Di conseguenza l’attuale inquinamento si moltiplicherà. Per fare tanti soldi s’ inventano il più grande centro commerciale d’Europa a Vigasio: il traffico e l’inquinamento esploderanno. Si dà il caso che le predette opere gigantesche richiederanno enormi capitali dei privati. In Italia soltanto la Mafia ne dispone a volontà. Non privilegiano invece le ferrovie e i trasporti pubblici non inquinanti, perché hanno minori guadagni.

Per fare soldi i nostri amministratori avvieranno anche l’inceneritore di Verona, dove faranno affluire persino i rifiuti di Vicenza. Di conseguenza l’inquinamento cancerogeno salirà alle stelle.
A Cadidavid l’anno scorso sono state sepolte 76 persone, 64 delle quali morte per tumore. Ce l’ha detto il sorvegliante volontario Caliari, non L’Ulss 20, la quale non ci vuole fornire tali statistiche su Cadidavid. Se non ci opponiamo, la situazione precipiterà anche a danno dei nostri figli e nipoti. I comitati di Cadidavid

Genchi a Peschiera per Calasanzio

sabato 13 febbraio 2010

Esclusivo: Montolli sui fatti del congresso Idv e la bufera su Genchi

COMPLOTTISTI. E POPCORN di Edoardo Montolli

Il 13 dicembre Massimo Tartaglia taglia come il burro la scorta di Berlusconi e riesce a colpirlo non con un fucile di precisione dalla cima di un palazzo, ma da mezzo metro con un souvenir che tiene in mano. Prima reazione di Di Pietro: “Sono contro la violenza, ma Berlusconi con il suo comportamento e il suo menefreghismo istiga alla violenza”. Prima reazione di Maroni, ministro dell’interno, condannato in via definitiva per aver tentato di mordere un polpaccio ad un agente durante la perquisizione alla sede della Lega: “L’episodio gravissimo di ieri trae le sue cause nel clima di contrapposizione violenta e nelle parole dettate dalla dialettica politica”. Sarà. Primo bollettino medico: frattura del setto nasale e ferita lacero-contusa che ha richiesto punti di sutura al labbro inferiore. “E' molto scosso, abbattuto e dispiaciuto”, dice il primario. Prognosi: venti giorni.

IL MIRACOLO
Poi, d’improvviso, succede qualcosa. Berlusconi, riporta l’Ansa il 13 dicembre, confessa a Emilio Fede: “Sono miracolato, un centimetro in più e avrei perso l’occhio”. E il viavai al capezzale riunisce tutte le forze politiche. Condanna al gesto di violenza, "senza se e senza ma", dichiara Bersani all'uscita dall'ospedale. Solidarietà, incontri, auguri. Tartaglia viene intanto descritto come un inventore pazzo orientato nel suo gesto dalle parole contro il premier di precisi mandanti morali: giornalisti (Marco Travaglio) e politici (Di Pietro). Ed è un clamoroso crescere di eventi. Le condizioni di Berlusconi si fanno più serie. La prognosi, riportano le cronache, passa da 20 a 90 giorni. Una prognosi, per essere chiari, gravissima: come quella di un sudamericano cui avevano tagliato un braccio con un machete a Treviso (22/6/08), come l’operaio che si era fratturato addirittura una vertebra cadendo da tre metri in un cantiere (4/8/09), come il rumeno salvato da un carabiniere mentre bruciava vivo in un’auto a Verona (7/8/09), come l’uomo che perse un occhio nel verbano a capodanno del 2007, come il ragazzo di Oristano preso a roncolate dal fratello e finito in ospedale con ferite e fratture a rotula e femore (29/6/05), come il macedone preso a pistolettate nel torinese che rischiava la paralisi (28/05/01), come il superstite di 62 anni caduto nientemeno che da un ultraleggero a Ravenna (16/10/08), come infine la donna di 87 anni investita da un’auto a Bologna con lesioni a torace, vertebre e invalidità permanente (10/2/2003). Novanta giorni, pesantissimo. E allora, fine delle critiche. Tutti muti. A Natale, Berlusconi, alle agenzie: “Dopo quanto accaduto in piazza del Duomo il clima politico sembra cambiato in meglio: si è certamente rasserenato”. Vero. E quando esce col cerottone ben visibile sul volto e quando poi lo toglie dopo un solo mese e non c’è alcun segno sul suo viso, di fronte a novanta giorni di prognosi su un uomo di 74 anni, è difficile non gridare al “miracolo”. E’ come se il tizio con la vertebra fratturata facesse capriole dopo un mese o se, sempre dopo un mese, l’uomo caduto dall’ultraleggero si mettesse a saltare da mattina a sera. Il professor Nicolò Scuderi, chirurgo plastico de L’Università La Sapienza di Roma, impiega mezza pagina per spiegare ai lettori stupefatti di Oggi che il tutto può essere spiegato con una “coincidenza di fattori fortuiti (nella fattispecie: sede e tipologia del trauma) e del ricorso a una serie di tecniche chirurgiche all’avanguardia. Anche il tipo di pelle, bisogna dire, ha contribuito al recupero ottimale”. Sarà di sicuro così. Ma martedì arriva il responso della perizia medico legale chiesta dalla Procura: prognosi da venti a quaranta giorni. Non quaranta d’acchito. Da venti a quaranta. Nella migliore delle ipotesi, meno della metà del previsto. Nella peggiore, venti giorni, meno di un quarto. E nemmeno si può ipotizzare un complotto dei medici rossi, novelli Che Guevara in mano alla Procura, perché la prognosi è addirittura più generosa della prima fatta al San Raffaele. L'aggressore è appena stato rinviato a giudizio. E la vicenda comincia a ritornare in un alveo di normalità. Anche se una parte, quella dei “mandanti”, poteva pure essere risparmiata fin dall'inizio: bastava leggere bene il blog di Tartaglia, che pure è stato visto (www.myspace.com/elisirmusicpicture, tornato recentemente attivo) e guardare tra le sue amicizie, per accorgersi che non c’era alcun riferimento politico o giornalistico tra queste, ma quasi esclusivamente artisti o aspiranti tali. Per vedere che Tartaglia, per il quale la difesa ha chiesto l' infermità mentale, era tutt’altro che un inventore pazzo facilmente orientabile. Visto che aveva tra i suoi partners ingegneri elettronici (si veda il suo sito, musicpicture.it) e che il suo sistema opto-audio-elettronico è tuttora tra le 17 opere in vetrina sul “marketing delle tecnologie” (marketingdelletecnologie.it), iniziativa portata avanti nientemeno che dalla Fondazione del Politecnico di Milano. Invece, è stato montato un enorme dibattito politico sul clima d’odio, diventato presto d’amore. E un dibattito sulla più suggestiva miracolosa guarigione, per un episodio imprevedibile ma capitato solo grazie al fatto che un uomo insospettabile era riuscito a fra breccia nella scorta. E qui, arriva Genchi.

DAL PALCO DELL’IDV Quando arriva al congresso dell'Idv è un assalto di baci e abbracci. Sale sul palco. E racconta ciò che ha già detto su Telelombardia, in miriadi di interviste e di incontri pubblici, filmati e mandati su Youtube. Basta rivederli per capire a cosa si riferisca: sono tutti uguali. Esprime cioè tutti i suoi dubbi sull’anomalia del comportamento della scorta, che secondo qualsiasi protocollo di sicurezza, non dovrebbe mai aprirsi. Ricorda anche, come ha sempre fatto, che la scorta il premier se l’è scelta lui. E che in passato, avvalendosi di collaboratori poco validi, Berlusconi, già montò un caso clamoroso partendo da un altro fortuito episodio: il ritrovamento di una microspia nel suo studio. Era l’11 ottobre 1996. Dall’Ansa: ''E' stata trovata durante una bonifica fatta fare a una ditta specializzata; mi hanno spiegato che era perfettamente funzionante e che poteva trasmettere fino a 300 metri di distanza''. La microspia e' stata trovata mercoledi' mattina, ma Berlusconi ha spiegato di aver preferito aspettare che i controlli confermassero che quell' oggetto fosse una microspia attualmente funzionante. ''Voglio anche denunciare alla pubblica opinione una violazione della mia persona, della mia funzione di parlamentare e di leader di Forza Italia. Dico questo anche per tutti i cittadini che si sentono minacciati ogni giorno nei loro diritti''. Immediate le reazioni. I titoli: Casini: “Polo nel mirino”. Fini: “Servizi deviati ipotesi verosimile”. Mastella: “Clima che debilita la democrazia”. Taradash: “E’ stato potere occulto”. Dalla latitanza si fece vivo pure Bettino Craxi: “Cercare i golpisti”. Solidarietà, allarmismi e preoccupazione. Durò sette mesi. Poi il caso venne archiviato: la pericolosa microspia trovata dalla ditta specializzata nelle bonifiche e "perfettamente funzionante" era “inidonea all’ascolto”. Non andava. Nessuna spy story. La Procura indagò anzi proprio la ditta incaricata dallo staff di Berlusconi della bonifica. Ma poi, alle cronache, non è noto più nulla. Il circo mediatico aperto dal nulla si spense.

6 FEBBRAIO
E allora Genchi, dal palco, definisce, come sempre ha fatto, "pantomima", tutto ciò che accade dopo il colpo di Tartaglia: il premier lasciato ben visibile in mezzo alla folla dolorante col "fazzolettone", che poi è una busta, il premier messo in macchina ma poi lasciato uscire dalla scorta in una maschera di sangue, senza sapere in quel momento se ci fossero o meno altri attentatori. Lui che sale su e giù dall’auto davanti alle telecamere. E tutto ciò che accadrà anche in seguito: il cerottone e la nascita del “partito dell’amore” che, in maniera “provvidenziale” manda in secondo piano tutte le accuse cui è chiamato in questo periodo. In sala, ovazioni. Passa a parlare del suo lavoro nel processo sulle talpe nella DDA di Palermo, terminato in appello con la condanna di Cuffaro. E tutti, dirigenti dell'Idv sul palco compresi, si alzano in piedi. Oltre un minuto di applausi. Ma lascia il congresso con una frase maledettamente profetica sulle "cattiverie che vedrete anche nei prossimi giorni". Sbaglia solo i tempi. E' questione di ore. Scende, e va a sedersi nel posto che gli hanno riservato in seconda fila. Di fronte ha due sedie vuote, con i cartelli indicanti due nomi che non gli tornano, due persone che arriveranno poco dopo: Bersani. E Latorre, lo stesso Nicola Latorre che appare plurime volte nel suo lungo racconto che mi ha fatto nel libro "Il caso Genchi." Capisce che qualcosa non funziona. Gli sussurrano che al congresso avrebbero appoggiato la candidatura di De Luca in accordo col Pd. Lo stesso De Luca per il quale nel 2005 l'allora pm di Salerno Gabriella Nuzzi aveva chiesto l'autorizzazione a procedere. La Nuzzi defenestrata per il noto decreto di sequestro e perquisizione fatto a Catanzaro. Si alza. Saluta. Piglia un taxi. E se ne va.

Alle 11, 01. L'Agi:
CONGRESSO IDV: GENCHI, MIRACOLO QUELLA MADONNINA PER BERLUSCONI. (AGI) - Roma, 6 feb. - "Provvidenziale, quella statuetta della Madonnina. Il cui principale miracolo pare sia stato quello di salvare dalle dimissioni Silvio Berlusconi per quello che stava emergendo, dalle dichiarazioni della moglie, da qualche microfono lasciato aperto mentre Fini diceva delle verita'". Gioacchino Genchi offre alla platea congressuale Idv la sua lettura di uno degli episodi che hanno segnato la cronaca politica recente. Genchi rilancia i dubbi sulla dinamica dell'aggressione di Tartaglia richiamandosi "a quei tanti giovani che su Youtube la stanno analizzando perche' non poteva essere vera". Genchi parla (raccogliera' una vera e propria standing ovation quando rivendica il proprio impegno antimafia) e "da poliziotto che ha diretto servizi di ordine pubblico" allinea dubbi su quella serata in piazza Duomo, non senza toni molto coloriti come quando osserva che "nella protezione delle personalita' c'e' sempre un anello di protezione, come un preservativo, che non puo' essere rotto, tranne per chi ama i rapporti a rischio e tra questi i rapporti non protetti". Il funzionario di polizia critica "quella scorta fatta in casa, scelta da chi aveva un capomafia, un assassino, un trafficante come Mangano a vigilare sulla propria famiglia. Un capomafia fatto passare come stalliere e poi promosso, di fronte alle proteste della mafia, addirittura al rango di 'eroe'". Ancora ironie sulle scene del ferimento di Berlusconi: "Qualunque scorta porta via la personalita' dal luogo dell'aggressione, per evitare che sia uccisa, insieme alla scorta stessa e ad altri inermi. Invece gli hanno fatto fare quello che voleva, e abbiamo visto spuntare quel fazzoletto, nero, enorme. Perche' al nostro premier piacciono accessori di dimensioni inversamente proporzionali alla sua statura. Un fazzolettone enorme, dal quale sembrava dovesse uscire fuori il coniglio di Silvan. Enorme come il cerottone e come la macrospia che tiro' fuori anni fa per accusare le Procure". Ancora pesanti ironie su "quei bollettini medici da Papa morente, dopo il quale lo abbiamo visto tornare meglio di prima, se meglio si puo' dire parlando di Silvio Berlusconi". (AGI)

Ore 11,10, L'Apcom:
Berlusconi/ Genchi: Qualcosa di strano nell'attentato del Duomo Berlusconi/ Genchi: Qualcosa di strano nell'attentato del Duomo Statuetta provvidenziale gli ha evitato dimissioni Roma, 6 feb. (Apcom) - La statuetta che ha colpito Silvio Berlusconi in piazza Duomo lo ha salvato dalle dimissioni: lo ha detto, in un applauditissimo intervento di fronte alla platea del congresso dell'Italia dei Valori in corso a Roma, Gioacchino Genchi, il poliziotto consulente delle procure coinvolto nelle polemiche legate alla inchiesta Why not che ha portato alle dimissioni dalla magistratura di Luigi de Magistris, oggi eurodeputato dell'Idv. Fu "provvidenziale quella statuetta - ha sostenuto - miracolosa, ha salvato Silvio Berlusconi dalle dimissioni forse imminenti". Secondo Genchi "qualcosa non poteva essere vero" nei fatti di piazza Duomo. Basandosi sulla sua esperienza di funzionario di polizia, ha spiegato che "ogni servizio d'ordine ha un anello come un preservativo a protezione delle personalità", e se con Berlusconi non ha funzionato è perché "ama i rapporti a rischio" e ha "la scorta fatta in casa". In particolare, inverosimile appare al vicequestore palermitano il fatto "che non sia stato portato via" dopo il lancio della statuetta, "come si fa in qualunque servizio di scorta per evitare rischi ulteriori per la personalità e la stessa scorta. Gli hanno consentito di fare quello che voleva. E allora abbiamo visto il fazzolettone, sembrava quello di Silvan, pareva dovesse uscire un coniglio, un colombo...". Un fazzolettone, "perché al premier piace scegliere accessori inversamente proporzionali alla sua persona, come quando ha esibito la macrospia trovata nel suo ufficio accusando le procure rosse, io ne ho viste di microspie e non sono fatte così, poi si è capito - ha detto ancora Genchi - che l'aveva messa qualcuno dei suoi...".

E fin qui le agenzie raccontano della dinamica.
Ma alle 11,10, l'Ansa va oltre: IDV:CONGRESSO; GENCHI, FINTA AGGRESSIONE TARTAGLIA A PREMIER HA SALVATO PREMIER DA DIMISSIONI CHE SAREBBERO ARRIVATE (ANSA) - ROMA, 6 FEB - ''Nel lancio della statuetta del duomo di Milano a Berlusconi non c'e' nulla di vero''.Lo sostiene Gioacchino Genchi, consulente informatico per diverse procure, nel suo intervento al congresso dell'Idv a Roma. Secondo Genchi ''dopo l'outing della moglie di Berlusconi e il fuorionda'' di Gianfranco Fini a Pescara ''provvidenziale e' arrivata quella statuetta che miracolosamente ha salvato Berlusconi dalle dimissioni che sarebbero state imminenti''. Genchi per sostenere la sua tesi cita: ''la mia esperienza in polizia'' e i ''video che tanti giovani propongono su Youtube per capire che nel lancio non c'e' nulla di vero''. L'ex consulente dell'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris punta il dito contro la scorta che ''e' come un anello o un preservativo che non puo' essere rotto,, e contro lo stesso Berlusconi che ''e' uscito da quell'anello''. Per parla di una ''pantomima coronata da quell'uscita di quel fazzoletto nero ed enorme che sembrava quello di Silvan dal quale mancava solo che uscisse un coniglio'' e ricorda anche la vicenda di diversi anni fa quando Berlusconi, all' epoca all' opposizione, mostro' ''un 'cimicione' enorme che ritrovo' nel suo studio accusando le procure rosse e che era chiaramente falsa''. Genchi, nel suo intervento, difende poi Di Pietro ''dagli schizzi di fango che stanno arrivano''. ''Temo - sostiene - che sia solo l'inizio perche' Di Pietro proprio alcuni giorni fa con sofferenza ha deciso di non far mancare l'appoggio ad una alleanza di centrosinistra per un freno al governo Berlusconi''. Non serve commentare. Ecco il video integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/296772/lalternativa-per-una-nuova-italia-congresso-nazionale-de-litalia-dei-valori-seconda-giornata Lo vedrete per tre settimane e conviene scaricarlo. Perché poi Radio Radicale lo toglie dalla Rete.

Ore 11,26. L'Apcom batte un'altra agenzia:
Mafia/Genchi: Non un caso arresto Graviano dopo 'discesa in campo' Mafia/Genchi:Non un caso arresto Graviano dopo 'discesa in campo' "Latitanti vengono catturati quando non servono più" Roma, 6 feb. (Apcom) - C'è un legame fra l'arresto dei fratelli mafiosi Graviano nel 1994 e la 'discesa in campo', ovvero l'autocandidatura di Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio. Lo ha detto il vicequestore Gioacchino Genchi, l'ex consulente delle Procure coinvolto a suo tempo nelle polemiche sull'inchiesta Why not che hanno portato alle dimissioni dalla magistratura di Luigi de Magistris, oggi deputato europeo dell'Idv. Intervenendo al congresso nazionale dell'Idv, Genchi ha offerto una sua personale ricostruzione degli ultimi vent'anni della storia d'Italia e del rapporto fra mafia e politica, di quella "trattativa di cui oggi ci sono evidenze", ha affermato. "Non è un caso che i fratelli Graviano vengono arrestati a Milano il 7 febbraio del '94, dopo la dichiarazione di Silvio Berlusconi del 6 febbraio che si sarebbe presentato alle elezioni (in realtà Berlusconi parlò il 26 gennaio, l'arresto dei Graviano avvenne il 27 gennaio, ndr)". "Non è un caso che i latitanti mafiosi e assassini vengano arrestati quando non servono più, vengano usati per quelle catture televisive che servono alle carriere di certi poliziotti, di certi magistrati, di certi politici", ha detto ancora Genchi polemizzando con lo scrittore anticamorra Roberto Saviano: "Non è un caso che un anno dopo la copertina di Panorama dedicata a me come 'scandalo' abbia avuto la dedica della copertina dopo aver parlato di Maroni come miglior ministro dell'Interno".

E alle 11,49 cominciano gli attacchi. Casoli. Rotondi. Ronzulli: "diffidiamo delle analisi sull`aggressione a Berlusconi dello spione telefonico Genchi". A loro piace attribuire reati mai provati, "spione". Agli altri naturalmente. Quelli già confermati in Cassazione per gli esponenti del loro partito, quello è il solito complotto. E allora sono reazioni evidenti. Alle 13,30 arrivano al congresso Bersani e Latorre.

Poi, alle ore 15,12, passate le ovazioni, cominciano le reazioni anche dall'Idv. La prima, è di de Magistris. Alle 15,12, Adnkronos:
BERLUSCONI: DE MAGISTRIS, MAGISTRATURA APPROFONDISCA SU AGGRESSIONE TARTAGLIA Roma, 6 feb. - (Adnkronos) - "Non ho ascoltato cio' che ha detto Genchi. La magistratura deve fare approfondimenti seri, come dissi subito ci sono aspetti che non mi convincono, ma non credo sia utile aprire una polemica politica". Lui, non ha ascoltato. Chi invece lo ha fatto è sicuramente Massimo Donadi, balzato sul palco subito dopo l'intervento. E' stato l'ultimo ad abbracciarlo. E a baciarlo. Tanto che Genchi aveva avuto il suo bel daffare per alzarsi sulla punta di piedi e raggiungerne guance. E infatti, alle 15,42, l'Apcom batte la sua nota. Ma non è quella che ci si aspetta: “È grave che Genchi abbia fatto certe affermazioni al congresso di Idv, noi rinnoviamo la nostra ferma condanna del gesto di Tartaglia. Queste tesi fantascientifiche non appartengono alla cultura della giustizia e della legalità di Idv”.

Genchi, ormai già in Sicilia, diretto a Caltanissetta, legge l'agenzia. Chiama l'ufficio stampa di Donadi e chiede conto della nota. Pensa di essere in un film. Spiega che Donadi lo sa che lui non ha mai detto che l'aggressione era una finta e non comprende perchè abbia dichiarato queste cose.
Ma l'ufficio stampa dell'Idv non chiarisce le frasi accusatorie di Donadi. No, manda un comunicato con le precisazioni di Genchi. Cioè l'ufficio stampa dell'Idv non manda una sua nota, ma, molto premurosamente, ne invia una di Genchi. Che esce alle 18,10. Passano venticinque minuti. Prima reazione di Di Pietro: “La teoria del finto attentato mi pare inimmaginabile e fantasiosa. Purtroppo la statuetta in faccia al presidente del Consiglio c'è stata ed è stato un atto grave ed inaccettabile.” Eppure, anche lui lo sa che Genchi non ha detto che l'attentato è falso. Ma non serve altro. E' uno stupendo fiorire di durissime dichiarazioni, come ai tempi della microspia. Reagiscono tutti. Sulle agenzie c'è una sola clamorosa assenza. Hanno reagito quelli del Pdl, ovviamente. Ha reagito Casini per l'Udc, ma questo è ancora più ovvio, leggendo la storia di Genchi e le montagne di condanne portate con le sue consulenze a numerosi politici dell'Udc, compresa proprio quella in appello per Cuffaro, sulla quale le ovazioni al congresso si sono sprecate. Ha reagito l'Idv, che pure era lì ad ascoltarlo e ad applaudirlo. Mancano però, per la verità, sulle agenzie, le prese di posizione di un grosso partito. Non ce n'è proprio traccia. Manca infatti all'appello "una parola una" detta da un esponente del Pd. Curioso.

Il giorno dopo, sul Corriere della Sera, Pierluigi Battista: Finalmente, il popolo dei complottisti esce dalla riserva indiana e conquista il palco della politica. Il mondo parallelo degli adepti del cospirazionismo, dopo aver celebrato i suoi fasti nella saga di Dan Brown, dopo essersi globalizzato nell'immensa arena del web, prende il centro della scena in un congresso di partito. Il suo profeta si chiama Gioacchino Genchi, il re dei tabulati telefonici, l'archivio vivente di misteriose «tracce» che riguardano centinaia di migliaia di connazionali, che ha scatenato la standing ovation dell’Idv e ha identificato nel souvenir del Duomo l'arma letale del Grande Complotto. La fantasia al potere, anche se forse non è la stessa di quella sognata dai sessantottini.


LE FOTO DI DI PIETRO CON CONTRADA
Già. C’è naturalmente complottismo e complottismo. A Battista piace più guardare quelli, presunti, degli altri. Un vizio ormai di tanti, guardare altrove. Perché improvvisamente Battista dimentica che non un anno ma solo una settimana addietro, sullo stesso Corriere della Sera di cui lui è vicedirettore e non l’usciere, erano state pubblicate le foto di Di Pietro con Contrada del dicembre 1992, nove giorni prima dell’arresto del numero tre del Sisde. Ed era stato facile giocare su quelle pagine e su quelle foto, alla dietrologia. Anche se qualcuno le ha tirate fuori 18 anni più tardi, e non quando, ad esempio, Di Pietro aveva nel Paese una popolarità dell’80%. Non quando quelle foto, se fossero andate in mano al sultanato della Prima Repubblica, il CAF, avrebbero potuto dare col clima avvelenato, sospettoso e giacobino che c’era, un freno al viavai di arresti di Tangentopoli che portarono alla fine dei vecchi partiti. Così come più d'uno tentò di fare con le decine e decine di accuse portate a Brescia, dal pm Fabio Salamone, tutte rigorosamente archiviate. Sarebbero state utili per un violentissimo attacco al simbolo del pool. Invece quelle foto non uscirono mai per salvare la Prima Repubblica. Anche perché, di fronte al drappo dei carabinieri e alla caserma che appaiono nelle foto, si pensò probabilmente a porre un freno all'immaginazione. Diciotto anni più tardi, con Contrada passato ormai alla storia come il funzionario infedele, giocando sulla memoria corta, è allora molto più facile, con quelle foto in mano, giocare al complottismo per il Corriere e per tutti gli altri giornali, a ruota. Dura un po’. Poi, a spegnere le fiammate, ci pensa, manco a dirlo sullo stesso Corriere, il 4 febbraio 2010, un diplomatico editoriale di Sergio Romano alla vigilia del congresso dell’Idv, dal titolo emblematico “L’ossessione del complotto”: “E’ accaduto che la fotografia di un uomo politico, scattata negli anni in cui era magistrato e apparsa ora sul Corriere, abbia generato l’ultimo complotto italiano. Ed era accaduto anche giorni prima per le ricostruzioni sulle rivelazioni di una famosa escort, apparse anch’esse sul Corriere. Nulla di nuovo. La storia degli ultimi decenni, dalla caduta del fascismo a oggi, è una lunga lista di complotti. Non c’è avvenimento, piccolo o grande, dietro il quale non sia stata immaginata la mano di un regista occulto, di un burattinaio, di un «grande vecchio». E sì che alla fine, in mano, il Corriere della Sera aveva solo foto scattate in una caserma dei carabinieri tra un magistrato e un poliziotto. Un pm e un tutore della legge in una struttura dello Stato. Ma appunto c’è complottismo e complottismo. Uno vero, azionato dalle foto del Corriere della Sera di Battista. E uno di cui Battista accusa Genchi, azionato dalle parole non dette da Genchi al congresso. Interessante. Ma il migliore, in materia, si presentò però proprio per la vicenda della microspia trovata nello studio di Berlusconi. Mentre tutti solidarizzavano con l'attuale premier e lanciavano allarmi e suonavano sirene, il solito complottista l'11 ottobre 1996 dichiarò all'Ansa: “Le microspie vengono usate solo nei film di James Bond. Secondo me la microspia nello studio di Berlusconi è stata messa o da Berlusconi stesso o da qualcuno dei suoi per fargli fare la figura della vittima”. No, non era Genchi a parlare. Si chiama Roberto Maroni, sempre lui, quello del polpaccio e delle critiche al “clima di contrapposizione violenta”. Oggi fa il ministro dell’interno del Governo Berlusconi. Questione di destino. Quello di Genchi invece lo profetizza ora Panorama, ottimamente informato, che anticipa la sua possibile destituzione dalla polizia. E questa volta non per aver risposto su Facebook, ma per l'intervento sulla "finta aggressione". Quell'intervento travisato da chi lo aveva abbracciato poco prima, Donadi e Di Pietro, incoronando, poco dopo, De Luca a simbolo della nuova alleanza col Pd. Edoardo Montolli

Genchi e Calasanzio a Verona, Sala Lodi

Gioacchino Genchi e Benny Calasanzio, apertura campagna elettorale from benny calasanzio on Vimeo.

A fianco dei comitati per la Variante

Dal prof. Sergio Mantovani

Ai partiti politici veronesi di opposizione, Verona 11.02.2010

SOS da Verona Sud

Cari Signori, Verona sud sta diventando un grande lazzaretto per volontà della Maggioranza di Centro Destra.

Sappiamo tutti che la Pianura padana è una delle zone più inquinate del pianeta. Sappiamo anche che la Commissione europea ha intimato al comune di Verona di ridurre l’eccessivo inquinamento attuale.. Ebbene il Centro Destra che regna e impera ovunque ha avviato qui a Verona Sud alcuni grandiosi progetti al solo scopo di fare tanti soldi con i pedaggi autostradali, con mega centri commerciali e altro.. Le grandi opere progettate moltiplicheranno inevitabilmente l’inquinamento esistente .Le ricordo brevemente:

1-Il mega centro commerciale delle ex Cartiere in Basso Acquar.

2-La nuova autostrada delle Tangenziali

3- Il superinquinante inceneritore di Verona

4- La Fiera agricola che fa impunemente i suoi comodi a danno dei quartieri confinanti

6- La mega Motorcity di Trevenzuolo- Vigasio

7- L’ulteriore autostrada Nogara Mare

Come vedete, mancano le opere che ridurrebbero l’inquinamento, che non servono a Qualcuno con la q maiuscola o che non producono profitti permanenti:La mancata Variante alla ss.12 e il completamento della ss 434

In sintesi, si persegue uno sviluppo economico che darà enormi profitti ai soliti Ignoti, probabilmente anche mafiosi, con totale disprezzo della salute pubblica. Non si considera infatti il futuro aumento esponenziale dell’inquinamento atmosferico e non si tiene in alcun conto il richiamo esplicito e ripetuto della Commissione europea. Si constata purtroppo che la minoranza politica veronese è culturalmente non molto distante dal Centro Destra,

Infatti l’opposizione politica veneta e veronese non si rende ancora conto che per ridurre il devastante, cancerogeno inquinamento atmosferico attuale c’è un solo rimedio: rifiutare i progetti di sviluppo che aggravano la salute dei cittadini e proporre progetti rispettosi della pubblica salute, assai remunerativi sotto altri aspetti e in ogni caso totalmente alternativi e migliori degli attuali. .

La riduzione dell’inquinamento attuale si attua a nostro avviso imitando i più virtuosi paesi civili a partire da quelli nordeuropei. Presso costoro infatti:

1. Si scoraggia il trasporto su veicoli privati e si incrementa il trasporto su veicoli pubblici.
2. Si privilegia il trasporto di merci e di persone su rotaia rispetto a quello su gomma.
3. S’ incrementa l’uso sella bicicletta dentro e fuori i centri abitati.
4. Non si creano centri commerciali a dispetto di tutto e di tutti.

A nostro avviso se non vogliamo morire tutti anticipatamente da patologie prodotte dall’inquinamento, non si devono più progettare ulteriori autostrade nel Veneto, ma appunto puntare su una viabilità e su trasporti alternativi non inquinanti.

Quanto all’incenerimento dei rifiuti, esiste l’alternativa multiforme del trattamento bio meccanico, previa la raccolta differenziata molto spinta degli stessi rifiuti. Si fa sempre più forte la spinta verso il traguardo dei rifiuti zero. La metropoli americana di s. Francisco si è data questo traguardo entro i prossimi dieci anni. Se ce la fanno gli americani, non si capisce perché non ce la possiamo fare anche noi veneti.

In breve: sarà mai possibile sentire dall’opposizione in questa campagna elettorale qualche vera novità, qualche indicazione davvero alternativa alla catastrofica deriva ambientale del Centro Destra e della Lega in particolare? Ci sarà finalmente l’avvio di un improcrastinabile, necessario cambiamento di rotta da parte dell’opposizione politica veronese?

Un’ulteriore considerazione. Ci pare evidente la presenza della Mafia nei mega finanziamenti delle su menzionate autostrade e della famigerata Motorcity. Ci si chiede: da quali privati saltano fuori i tanti, facili miliardi di euro soprattutto in relazione a investimenti dai profitti molto incerti quali ad esempio quelli relativi al progetto di Motorcity di Vigasio-Trevenzuolo?

Infine alcuni, illuminanti confronti:

I- La Lega Nord, d’accordo col Centro Destra ha finanziato generosamente il comune di Catania dalle mani bucate con circa 120 milioni di euro e non trova gli 80 milioni per la nostra Variante alla ss 12 , che solleverebbe l’esistenza di circa 60 mila veronesi.

II- Qui nel Veneto la medesima Maggioranza finanzia la non necessaria variante di Quinto di Valpantena con 17 milioni di euro. Nel contempo concede soltanto 300 mila euro per la predetta nostra Variante alla ss.12, definita urgentissima dal candidato sindaco Tosi.

Osserviamo che il vivace comitato antitraforo sta legittimamente coalizzando cittadini e forze politiche per tutelare la salute degli abitanti di Verona nord.

Se noi di Verona Sud ci confrontiamo con i predetti abitanti antitraforo del nord di Verona, possiamo legittimamente considerarci infinitamente più maltrattati di loro. Verona sud a causa delle due autostrade europee, a causa della superinquinante fiera e altro ancora si trova già oggi in condizioni spaventose . Ora Verona sud con la terza autostrada delle tangenziali oltre ad altre mega interventi sopra citati sta precipitando in un irrimediabile inferno. Davvero noi abitanti di VR Sud saremo presto costretti a scappare via dalle nostre case per non morire tutti anticipatamente causa avvelenamento atmosferico. Ebbene che questo attuale degrado si stia trasformando in infermo pare che non preoccupi più di tanto l’opposizione politica veronese e veneta che voi rappresentate.

Sappiamo che al peggio non c’è limite. Ma qui a Verona sud ci stiamo davvero vviando verso il peggio del peggio.

Giusto ieri sera durante un talkshow locale sentivamo un rinomato politico del PD veronese esaltare il privilegio di Verona che avrebbe la fortuna di trovarsi all’incrocio tra i due corridoi autostradali europei, il corridoio 1 e il corridoio 5. E’ sconcertante che ad alti livelli politici si consideri ancora un privilegio quello che in realtà è una situazione ambientale devastante.

Il convegno sulla viabilità nel Veneto svoltosi in sala Lucchi nello scorso autunno ha purtroppo confermato la sostanziale affinità tra la nefasta cultura ambientale del Centro Destra con quella del Centro Sinistra. Anche nel Centro sinistra si identifica il progresso con la costruzione di autostrade!

Venerdì pomeriggio 19 febbraio noi comitati faremo un corteo di protesta a Cadidavid per sollecitare la Variante alla ss.12.

Spero che i partiti di minoranza veronesi diano segni di un radicale mutamento di sensibilità ambientale e si affianchino finalmente ai condannati di Verona Sud, dandoci motivo di sperare in una salvezza in extremis.

Fino a che c’è vita, c’è speranza. Confidiamo che possiamo avvertire anche nelle minoranze politiche veronesi qualche segno di radicale cambiamento per evitare che noi abitanti di Verona sud facciamo tutti ubnna fine anticipata rispetto ad altri concittadini.

Un’ultima informazione: : L’Ulss 20 nonostante le nostre ripetute sollecitazioni si è rifiutata per iscritto di darci i dati sulle principali cause di morte nei diversi quartieri di Verona. La stessa ce li ha offerti per i comuni di Buttapietra e di Casteld’Azzano. Evidentemente il alto loco non si vuole che si sappia di che morte prevalente moriamo. Che cosa succederebbe infatti se si potessero mettere a confronto le statistiche di cause di mortalità di Cadidavid con quelle di Montorio; le statistiche di Borgo Roma confrontate con quelle di Avesa e Quinzano? Empiricamente abbiamo saputo che a Cadidavid nello scorso anno 2009 su 76 funerali ben 64 riguardavano persone decedute per tumore! E’ bene sapere che fino al duemila l’annuario comunale riportava puntualmente le statistiche delle cause di morte suddivise per quartieri di Verona . Da allora non le si è volute più pubblicare. Indovinate perché.

Io ho invano sollecitato i politici nostrani a farmele pervenire, ben sapendo con assoluta certezza che tali statistiche sono ben custodite negli uffici della nostra ULss20. Vorrà dire che, se perdura codesto incredibile diniego, lo denunceremo a Bruxelles: è infatti inaccettabile che si nascondano le statistiche riguardanti la salute dei cittadini. La norma che ci è stata comunicata per iscritto per cui l’Ulsss 20 fornisce attualmente i dati statistici soltanto per comune e non per quartiere è del tutto politica, maliziosa e puerile, come se fosse possibile conoscere le statistiche sanitarie soltanto per aggregazioni politiche, ossia comunali e non per territori omogenei.

E’ evidente che se gli abitanti di Verona sud fossero informati della maggiore incidenza di malattie da inquinamento rispetto ad altri abitanti come quelli ad esempio di Verona Nord, si rivolterebbero a fronte di devastanti progetti come quelli su riportati, comportanti ulteriore aggravamento dell’inquinamento cancerogeno.

Chiediamo cortesemente vostre concrete, immediate iniziative in soccorso di Verona Sud

Sergio Mantovani consigliere circ.le dei Comitati di Quartiere

giovedì 11 febbraio 2010

Vincenzo Guidotto, già consulente della Commissione Antimafia, a Verona

Martedì 16 febbraio alle ore 20.45 nei locali della Sala Civica Erminio Lucchi, sita in piazzale Olimpia, zona Stadio, il prof. Vincenzo Guidotto, già consulente della Commissione Parlamentare Antimafia e considerato uno dei maggiori studiosi del fenomeno criminale in Italia, incontrerà il candidato indipendente dell'Italia dei Valori alle elezioni Regionali Bernardo Calasanzio.

Al centro dell'incontro il tema caldo delle infiltrazioni mafiose nel Veneto, che Guidotto ha sempre studiato ed analizzato, lanciando più volte l'allarme sulla disattenzione degli amministratori pubblici di fronte all'evidente diffondersi del cancro mafioso in un tessuto purtroppo ormai contaminato.

L'ultima volta che il consulente era stato a Verona era finito nell'occhio del ciclone per le dichiarazioni rilasciate all'indirizzo del sindaco di Peschiera del Garda Umberto Chincarini, il quale aveva, in un primo momento minacciato una querela per diffamazione all'indirizzo di Guidotto, per poi fare marcia indietro.
E il professore in pensione non sembra voler abbassare i toni sull'argomento: infatti, durante la serata, Guidotto rivelerà alcuni particolari sulle ultime operazioni antimafia sul Lago di Garda e riscostruirà la storia della penetrazione della malavita nel tessuto sociale ed imprenditoriale veronese.

Alle 18, invece, Guidotto e Calasanzio saranno presso la Sala Consiliare di Bovolone, in via Vescovado 7.

Nota: Vincenzo Guidotto è nato a Novara di Sicilia il 12 settembre 1942 e vive a Castelfranco Veneto da oltre 40 anni. Laureato in ”Economia e commercio”, è stato insegnante di “Discipline e tecniche commerciali ed aziendali” e preside dell’Istituto Tecnico per Geometri “Sansovino” di Oderzo (Treviso). Autore di un voluminoso saggio dal titolo “Mafia:un potere economico e politico esercitato con la violenza”, è presidente dell’ “Osservatorio veneto sul fenomeno mafioso” ed è stato referente regionale di Libera-Veneto e consulente dell’Antimafia nella passata legislatura.

L'Arena sull'incontro con Genchi

domenica 7 febbraio 2010

Giornalisti candidati, anche Impastato era un infame?

Qualche giorno fa dal suo profilo Facebook, Udo Gumpel, giornalista tedesco e corrispondente dall'Italia per la rete televisiva Ntv, nonchè autore di libri d'inchiesta che ho letto uno per uno, scriveva: "un giornalista è un giornalista, non un politico in pectore. È l'occhio vigile e la bocca non tappata della gente senza potere. Un giornalista non usa la sua notorietà per farsi eleggere in qualche consiglio comunale, regionale, in qualche ramo del parlamento. Vigila sui politici, non... si associa. [...] scusate la perentorietà del mio tono, ma non se può piu di questi saltimbanchi [...] ma non è solo quel caso di un giovane collega di un giovane quotidiano romano che si è prefisso di rompere con le pessime abitudini del giornalismo (attendo una reazione del Direttore). Come mia abitudine, quando è stato chiaro il riferimento a me, ho cercato Udo per chiedergli delle spiegazioni, non con tono inqusitorio ma solo ed unicamente per comprendere le ragioni di una persona che stimo. Mi infastidiva in particolare quella "quasi" minaccia velata, "il direttore..." come dire, il minimo è cacciarlo. Udo Gumpel ha confermato che il ragionamento era in generale, ma certo partiva dal mio caso, e dai commenti al suo post ho visto che è un'idea diffusa. Mi ha illustrato il suo pensiero che in linea di massima è condivisibile anche da me che sono "lo scandalo". Voglio fare ora due riflessioni però. La prima è che io non sono sono iscritto all'albo dei giornalisti, e a seconda dei casi ci appresta a specificarlo, "tu non fai parte dei giornalisti, è abuso di professione" o a mettermi dentro al calderone dei "giornalisti"; a volte mi si obbliga a specificare che non sono giornalista, a volte mi si nomina ad honoris causa. A me non va bene nè nell'uno nè nell'altro. Chi mi critica forse volutamente ignora il mio impegno e il mio ruolo nel ricordo dei miei parenti vittime di mafia e nella società civile a fianco di paladini come Salvatore Borsellino e Sonia Alfano, che è il vero obiettivo di tutta la mia vita; è lì che nasce la mia candidatura, non dal giornalismo, o meglio, non dalle poche collaborazioni saltuarie che chi mi critica (non mi riferisco solo a Gumpel) dalla sua scrivania, difficilmente ricorda. Poi chiedo ai critici: anche Peppino Impastato era un saltimbanco, "un giovane giornalista, che con cinismo è pronto a saltare su qualsiasi carro"? Chi attacca me, confondendo volontariamente le acque, se la sentirebbe di usare le stesse parole per Peppino Impastato? Non, non ne avrebbe il coraggio, perchè Peppino è morto, Peppino ormai è un eroe, come si potrebbe definirlo carrierista? Cosa c'entra con me, piccolo Benny Calasanzio, Peppino Impastato? Si fa finta di non ricordare. Durante gli anni del liceo classico a Partinico Peppino si avvicina alla politica militante, particolarmente al Psiup, formazione politica nata dopo l'ingresso del Psi nei governi di centro-sinistra. Assieme ad altri giovani fonda un giornale, "L'Idea socialista" che, dopo alcuni numeri, sarà sequestrato. Poi scrive lui stesso: "Aderisco a "Lotta Continua" nell'estate del '73, partecipo a quasi tutte le riunioni di scuola-quadri dell'organizzazione, stringo sempre più o rapporti con Rostagno". Nel 1978 partecipa addirittura con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali a Cinisi. Viene ucciso prima, e risulterà eletto consigliere comunale con 260 voti e la lista Democrazia Proletaria conseguirà il 6%. Una candidatura che è quasi certamente la causa scatenante del suo omicidio. E ora immagino reazioni: che c'entra, era diverso, ma come ti permetti. Certo, era diverso. Peppino cercava di portare la sua inestimabile voglia di vivere e di lottare, il suo coraggio, il suo sdegno all'interno di un consiglio comunale, quello di Cinisi; io sto cercando una poltrona, candidandomi ad un'elezione senza blindature, con i voti di preferenza, in una regione "facile" come il Veneto. E poi, Peppino era Peppino... io invece sono un mezzosangue carrierista.

venerdì 5 febbraio 2010

La 'ndrangheta sa anche incendiare le auto

Questa è una risposta a tutti quelli che pensavano che gli 'ndranghetisti fossero amebe incapaci di intendere e di volere, con il coraggio di una formica ritardata e il testosterone di un anziano di 97 anni senza prostata. Non è così! Le cosche di Reggio sanno anche incendiare una macchina, e sanno anche che la benzina alimenta il fuoco. Hanno anche sviluppato una buona abilità manuale tale da riuscire ad accendere un fiammifero. Una prestazione che redime gli uomini delle cosche dall'eterna incapacità che li ha sempre contraddistinti. Questa notte sono riusciti ad incendiare l'auto di Antonino Monteleone, amico giornalista calabrese, che grazie ai suoi articoli sul web è riuscito a mettere a nudo una cosca in particolare, che si faceva forte dell'omertà e del silenzio. E Antonino, mi si perdoni la costruzione, glielo ha messo in quel posto. E' per questo che stanotte, probabilmente tre individui, lo hanno prima seguito in auto, poi pedinato a piedi. Quando Antonino ha raggiunto casa sua si è ricordato di aver dimenticato alcune camice in auto, ed è tornato a prenderle. Gli esperti di pedinamenti si sono anche fatti beccare accanto all'auto, ma mai Antonino poteva pensare che fossero lì per lui. Poco dopo il botto, l'incendio che ha fatto saltare in aria la sua auto. Poi, contenti, gli 'ndranghetisti sono tornati a casa, dove le badanti hanno cambiato loro i pannoloni per l'incontinenza e sculacciati per l'ora tarda. Ho sentito pochi minuti fa Antonino e molto sinceramente è stato lui a tirare su me, che ero molto più preoccupato di lui. Ha esorcizzato l'accaduto con la sua solita ironia: "E' colpa della Vodafone, che non ha rinnovato ad uno di loro la Christmas Card, e per questo hanno preferito farmi arrivare il messaggio tramite questo botto". E' straordinario scorgere, anche in questi eventi allarmanti, l'incapacità programmatica di questi ebeti: la visibilità e la risonanza dell'accaduto sarà la cortina di ferro attorno ad Antonino, e stringerà la morsa sulla loro cosca. La lungimiranza non è mai stato il loro forte. Solidarietà ad Antonino? No, non serve, basterebbe un bel contratto da qualche giornale nazionale, magari da Il Fatto Quotidiano, in modo da dargli i mezzi e gli strumenti per continuare a martellare sulle cosche reggine, citando come sempre fatti e circostanze, e riuscendo, come nel caso della bomba alla Procura, ad andare più fondo di grandi giornalisti. Tutto questo con con un bacino di lettori molto superiore a quello del suo blog. C'è qualcuno che si fa avanti?

P.S. Scrivendolo non me ne sono nemmeno reso conto: se hanno letto i suoi post vuol dire che sanno anche accendere un computer, come i loro superiori! Sono veramente senza parole!

giovedì 4 febbraio 2010

A Verona chiude la Glaxo, 550 lavoratori a casa

Il 9 dicembre scorso da questo blog lanciavo l'allarme sulla situazione della multinazionale che in gran segreto si preparava ai licenziamenti. Qui l'articolo. Di seguito invece il comunicato stampa di oggi.

"La Glaxo deve spiegare agli operai che manderà a casa dove sono finiti gli incassi delle
440 milioni di confezioni del “cosiddetto” vaccino contro l'influenza suina, il
Pandemrix, venduto a 22 nazioni con incassi per oltre 3,5 miliardi di dollari, e spiegare, sia a loro che alle loro famiglie, che perderanno il lavoro nonostante i conti del terzo trimestre del 2009 siano stati in salita del 30% con un utile netto di 2,19 miliardi dollari". E' durissima la presa di posizione di Bernardo Calasanzio, il candidato indipendente dell'Italia dei Valori alle Regionali, alla notizia che
il centro ricerche di Glaxo SmithKline di Verona, secondo fonti sindacali, si appresta a chiudere. A rischio ci sono ben 550 posti di lavoro. "Nell'ottobre 2008 - continua Calasanzio- l’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato alla GSK Verona un finanziamento destinato proprio alla ricerca preclinica per oltre 24 milioni di euro sui 100 stanziati complessivamente dalla legge finanziaria 2006. L'obiettivo, che fa amaramente sorridere, era proprio favorire sul territorio nazionale investimenti duraturi in ricerca e sviluppo. A cosa sono serviti questi soldi?" si chiede il candidato dell'Idv in provincia di Verona. "Andrò davanti ai cancelli assieme agli operai e alle operaie a chiedere spiegazioni, perchè non si possono prendere soldi pubblici e poi licenziare centinaia di persone, è un furto alla società e al futuro di queste persone".

Il nostro manifesto elettorale

Un grazie di cuore ad Antonio Di Persia e Luciana Ciolfi per questo splendido lavoro.

Benny Calasanzio professionista dell'antimafia

mercoledì 3 febbraio 2010

A fianco dei comitati per la Variante SS12 e contro Cà del Bue


Incontro a Cà di David del 2/02/10 con le associazioni che si battono per la variante anti-collasso alla statale 12 e contro l'inceneritore tumorificio Cà del Bue. Resoconto di Stefano:

La sera del 2 Febbraio siamo andati ad incontrare, nella sala civica di Cadidavid (Vr), alcuni comitati cittadini che da tempo levano la loro voce contro progetti industriali, commerciali e di viabilità che vedono coinvolti gli abitanti di Verona Sud e dintorni. La necessità di riunirsi nei comitati nasce per queste persone dall’esigenza di trovare una voce più forte e compatta per interloquire con le istituzioni cittadine e regionali, che nella gestione di tali progetti sembrano trascurare la dimensione del territorio, quella stessa cui spesso i politici si appellano (demagogicamente?) all’avvicinarsi delle tornate elettorali.

I loro punti sono quelli per cui ci battiamo, che ci stanno a cuore e che abbiamo inserito nell’agenda del nostro programma: l’inceneritore di Ca’ del Bue, il traforo delle Torricelle, il Motorcity di Trevenzuolo. La domanda principale, cui non sembra esserci risposta “ufficiale”, è: perché gli attuali referenti politici si ostinano a sostenere progetti la cui ricaduta negativa sulla salute delle persone (inceneritore di Ca’ del Bue), sull’equilibrio ambientale (Motorcity, con i suoi Km quadrati di cemento; traforo, con le sue colonne d’auto nel bel mezzo del centro di Verona), e sulle tasche dei cittadini (sistema di tangenziali a pagamento) è più che provata?

Alla necessità di salvaguardare la salute dei cittadini e quella dell’ambiente, si aggiunge la necessità di un controllo generale su appalti, finanziamenti e progetti, per far sì che non siano interessi poco chiari o particolari gruppi di potere a decidere di questioni che riguardano la cittadinanza. Al loro auspicio di trasparenza e cura del cittadino associamo la nostra proposta di una commissione regionale antimafia, indispensabile una gestione trasparente dei lavori e degli appalti.

Gioacchino Genchi a Verona a sostegno di Calasanzio (IDV)

Gioacchino Genchi l'8, il 9 e il 10 febbraio sarà in provincia di Verona per partecipare a ben cinque incontri assieme a Benny Calasanzio, candidato alle Regionali con l'Italia dei Valori, e precisamente: lunedi 8 febbraio, Sala Civica Lodi di Via S.Giovanni in Valle a Verona, alle ore 20.45; martedi 9 febbraio alle ore 18 presso la Sala Civica in Piazza S.Marco a Peschiera del Garda, e alla Biblioteca Comunale di Villafranca alle ore 21. Mercoledi 10 febbraio alle 18 Genchi e Calasanzio saranno invece alla Sala Consiliare in via Falcone e Borsellino a Nogara per concludere poi il "tour" con l'appuntamento di Isola della Scala, presso la sala civica di corso Cavour alle 21. Gioacchino Genchi coglierà l'occasione per presentare il libro che racconta la sua storia, "Gioacchino Genchi, storia di un uomo in balia dello Stato", scritto da Edoardo Montolli per Aliberti Editori, e spiegherà le ragioni che lo porteranno ad appoggiare, durante tutta la campagna elettorale per le elezioni Regionali in Veneto, il candidato indipendente dell'Italia dei Valori in provincia di Verona Bernardo Calasanzio (detto Benny). Gioacchino Genchi è entrato in Polizia nel 1985 ed è attualmente sospeso dal ruolo di vice questore a Palermo in seguito alle indagini a cui ha collaborato in veste di consulente della Procura di Catanzaro. In aspettativa sindacale non retribuita dal 1° giugno 2000, ha ripreso servizio il 4 febbraio 2009. Ha collaborato come consulente informatico con molti magistrati tra cui Giovanni Falcone e Luigi de Magistris. Esperto di informatica e telefonia si occupa di incrociare i tabulati delle telefonate in processi di grande importanza, quali quelli sulla mafia, che hanno rivelato il rapporto tra la mafia e il complesso giuridico-economico-politico della seconda Repubblica Italiana. Arrivò due ore dopo nel luogo della strage di via D'Amelio, individuando nel castello di Utveggio il luogo da cui sarebbe stato azionato il radiocomando dell'esplosivo utilizzato per la strage. È stato recentemente coinvolto dalla stampa e dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in merito a un presunto scandalo di intercettazioni. Avrebbe, secondo alcuni, intercettato 350.000 persone (non viene indicato in quanto tempo questo sarebbe avvenuto). In realtà Genchi si occupa di tabulati telefonici quindi niente ha a che vedere con le intercettazioni.