martedì 7 dicembre 2010

Disonorevoli nostrani: Francesco Scoma

Francesco Scoma, Pdl, eletto in Provincia di Palermo. E’ nato a Palermo il 25 agosto 1961. Dal 1980 fa il cameraman a Tele Radio del Mediterraneo, ma nel 1981 per magia viene assunto a tempo indeterminato al Banco di Sicilia. Avete indovinato. Il grande padre colpisce ancora. Anche Scoma entra, tra i primi posti, nella classifica “Figli dei padri 2008”. Ma non lo nasconde.

Nel suo curriculum dice: “Negli anni 90 un’altra passione, fino ad allora apparentemente sonnecchiante, mi porta ad intraprendere una nuova strada, tanto difficile quanto affascinante, che cambierà per sempre il mio percorso personale. E’ la passione per la politica, da sempre respirata in famiglia (mio padre Carmelo è stato sindaco di Palermo dal 1976 al 1978).

Francesco ha ragione. Il padre è stato sindaco di Palermo. Quello che non dice è che in quei due anni non ha fatto nulla per uscire dal solco tracciato da Vito Ciancimino, sindaco della mafia e degli affari, ma anzi, ha proseguito la strada del maestro e con esso ha condiviso anche una bella condanna penale a 3 anni e 2 mesi per peculato e interesse privato. Grazie a Ciancimino e poi Scoma senior, per quattordici anni, le imprese del gruppo Cassina, aziende infarcite di mafiosi, hanno vinto appalti dal Comune per la manutenzione delle strade e delle fogne per 500 miliardi affidati a trattativa privata. Secondo i periti in quegli anni il costo degli appalti era aumentato del 1.354 per cento. A dare il via a questa inchiesta era stato il dossier scritto dall’ex sindaco di Palermo, Giuseppe Insalaco. A causa di pressioni e intimidazioni, dopo pochi mesi dall’inizio della sua sindacatura era stato costretto a dimettersi. Riguardo a Scoma e Ciancimino, disse Insalaco agli inquirenti: «Mi facevano trovare ogni mattina i mandati di pagamento sulla scrivania, confusi insieme alla posta ordinaria. Speravano che non me ne accorgessi, che firmassi quelle delibere insieme alle ricevute. Ogni delibera valeva decine di miliardi».

Poco dopo aver collaborato con gli inquirenti e avere scritto su Scoma e Ciancimino, Insalaco viene ucciso a colpi di pistola. Per tornare al figlio del padre, il suo nome emerge in alcune intercettazioni nell' ambito dell' inchiesta "Grande mandamento". Emanuele Lentini, “postino” di Provenzano, Mariano Lanza, militante dell’Udc a Bagheria, fanno riferimento agli esordi in politica degli assessori regionali Scoma e Cascio. Da qualunque parte si giri, Scoma trova sempre guai.

Dopo il padre, anche la cognata, Deborah Civello, finisce sotto inchiesta riguardo ad un indagine sulle assunzioni fatte dall' Amia, azienda dei rifiuti palermitana. Secondo gli inquirenti quell’assunzione non sarebbe regolare e facilitata dal rapporto con il deputato. E per finire con la famiglia Scoma, che ormai sentiamo un po’ nostra, qualche parola su zio Giuseppe Scoma, fratello di Carmelo e ex assessore Dc alle Attivita' sociali del Comune di Palermo. Lo sbattono in galera per una storiaccia di mazzette e tangenti. Secondo l' accusa, Scoma avrebbe richiesto una tangente di 50 milioni per una convenzione con l'"Associazione siciliana cultura e sport" per l’apertura di un convitto per giovani indigenti. Per gli inquirenti Scoma ha intascato solo metà dei 50 milioni di lire pattuiti perché sfortunatamente, quando deve ricevere la seconda parte, si trovava già al fresco. E appurato questo, lo arrestano una seconda volta. Ormai era un abituee del carcere. Per tutte queste vicende di corruzione e concussione si becca cinque anni e mezzo. Ammazza che famigliola!

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