mercoledì 17 novembre 2010

Disonorevoli nostrani: Michele Cimino

Michele Cimino, Pdl, eletto in Provincia di Agrigento. Abbiamo rischiato di perderlo su un volo Palermo-Roma, assieme ad altri parlamentari regionali. Durante il volo l’aereo virò
improvvisamente provocando panico a bordo. “Ci siamo preoccupati - raccontò Michele Cimino-. Avevo un bicchiere di tè in mano che è finito dove non era previsto. In molti si sono spaventati parecchio, questo non si può negare, ma per fortuna siamo arrivati tutti sani e salvi”. Mentre cercate di immaginare in quale posto sia finito il the ciminiano, è bene ricordare anche qualche altra disavventura terrena, non aerea, vissuta dal giovane assessore agrigentino.

Nel 2001 la Direzione Distrettuale Antimafia avvia un’indagine su alcuni intrecci tra mafia e politica agrigentina. In sostanza, secondo l’ipotesi della Dda, alcuni boss di Agrigento avrebbero contribuito all' elezione di Michele Cimino all' Assemblea regionale siciliana in cambio di denaro. Nell’inchiesta, in cui sono state arrestate dieci persone. Alle regionali del 2001, il pacchetto di voti della mafia sarebbe stato messo a disposizione di Michele Cimino, che in effetti conseguì un risultato straordinario e fu il primo degli eletti. Cimino è stato solo colpito “di striscio” dall’indagine. Per lui ci sono solo le confidenze dei capimafia che intercettati, parlano di lui. Ma il procuratore di allora, Pietro Grasso, non fa giri di parole: “In questo caso cosa nostra ha appoggiato un esponente politico della Casa delle Libertà, ma non si è proceduto per mancanza di prove. Dalle intercettazioni non siamo riusciti a risalire alla dazione di denaro”. In pratica, per la Procura, era certo che l’indegno scambio fosse avvenuto.

E’ anche Calogero Lavignani, accusato di associazione mafiosa, coinvolto nell’inchiesta, che cita l' esempio di Michele Cimino: “Quando si è portato allora ci furono ordini di scuderia, gli è arrivato l' ordine dall' alto di votare per Michele Cimino, tutti per lui sono stati, qualche mille voti ha preso. Vedi che per le regionali tutti i voti che abbiamo comprato, a cinquecento voti siamo arrivati e se non c'ero io che ci facevo chiudere quell' accordo di là e tutte le persone che avvicinavo io, niente prendevano”. L’importo che Cimino avrebbe pagato a cosa nostra sarebbe sui 40 milioni di lire. Il tramite, sempre secondo le indagini, sarebbe stato Salvatore Lauricella, referente a Porto Empedocle di Cimino.

Per chiudere con Cimino vale la pena ricordare le parole del Pm Scarfò durante la requisitoria del processo Fortezza 2 “cosa nostra alle Regionali del 2001 ha appoggiato Forza Italia e in particolare l' attuale assessore regionale alla Presidenza Michele Cimino”. Il pubblico ministero ha dato per scontato che Giovanni Putrone, fratello del boss Luigi Putrone, avrebbe fatto campagna elettorale per l'attuale assessore regionale alla Presidenza Michele Cimino e dicendo che “in occasione delle regionali del 2001 l' incremento elettorale di Cimino si è elevato a Porto Empedocle grazie all' apporto di cosa nostra”. Non ricordo magistrati esprimersi in termini così netti nemmeno di fronte ad una flagranza di reato. Con questo non voglio mancare di rispetto ad un sopravvissuto ad un disastro aereo evitato all’ultimo minuto, che ha lasciato però evidenti segni sul corpo (non sappiamo dove) dell’assessore Cimino.

Dal settembre 2010 Cimino è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Dda palermitana. Per l'accusa Cimino avrebbe fatto favorito le cosche dell'agrigentino attraverso l´assegnazione di appalti pubblici a imprese in odore di mafia, ricevendo in cambio denaro. Così come indagato è il padre di Cimino, Gioacchino, per voto di scambio: sarebbe stato lui a versare soldi e abiti ai boss per far votare il figlioletto. Se uno più uno fa due... è una famiglia!

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