giovedì 4 novembre 2010

Disonorevoli nostrani: Antonino Beninati

Beninati Antonino Angelo, Pdl, eletto in provincia di Messina. Lo mettiamo, non lo mettiamo? Ma si, mettiamolo. Il suo nome viene coinvolto in un inchiesta con nove provvedimenti cautelari, sei in carcere e tre ai domiciliari eseguiti all’alba dell’8/05/2007. L’inchiesta riguarda il piano regolatore generale di Messina e l’intreccio d’interessi che vi ruota intorno attraverso le procedure amministrative di rilascio delle concessioni edilizie, dei piani-quadro e delle lottizzazioni. La chiamano «Oro grigio», e si riferiscono al cemento che invade incontrastato coste e colline con il benestare dei controllori.

Il 17 luglio viene data notizia dell'indagine a carico di Beninati. Alcune intercettazioni lo chiamavano in causa come ex assessore al territorio e ambiente, legato all’avvocato Pucci Fortino, il quale tirava le fila dell’operazione edilizia finita nel mirino della Procura. In una conversazione intercettata, Fortino diceva ai propri clienti che a livello regionale "se la sarebbe vista lui". L'ipotesi d'accusa avanzata nei confronti di Beninati dal Sostituto Procuratore della DDA Rosa Raffa, dai Sostituti della Procura ordinaria Angelo Cavallo e Giuseppe Farinella, è quella di falso.

Beninati all'epoca dei fatti era anche Presidente del CRU, Commissione Regionale Urbanistica, l'organo tecnico chiamato a valutare gli emendamenti e le osservazioni degli Uffici tecnici dei Comuni. L'organo, dunque, che, secondo l'accusa, avrebbe agevolato l'approvazione della richiesta di variante al Prg (falsamente attestata dai tre fuzionari regionali indagati) per autorizzare la costruzione del complesso abitativo «Green Park» sul torrente Trapani. Secondo l'accusa per fare ciò sarebbero state pagate tangenti.

Che Beninati sia uomo di cemento più che di verde lo si era capito già nel 2001, quando aveva firmato un provvedimento si sospensione delle demolizioni in corso per tutte le opere abusive che da Licata a Gela, da Agrigento a Trapani, devastavano le coste. Prima, per i promotori dell’abusivo, bisognava attendere il provvedimento sul cosiddetto «riordino» delle coste siciliane. In realtà era solo un colpo di mano per non toccare le opere abusive. Assieme a lui, a firmare questa bruttura erano stati Salvatore Zago dei Ds, Giusi Savarino, all’epoca Cdu, Giuseppe Infurna di An, Giovanni Manzullo della Margherita ed Eleonora Lo Curto di Nuova Sicilia.

Nel Marzo del 2009, la Procura di Messina ha chiesto la sua archiviazione per l’inchiesta “Oro grigio”. Grazie alla sua iniziativa fu proposto all’Ars un articolo che prevedeva «ai fini della realizzazione delle iniziative previste dal Patto territoriale delle Eolie, le opere finanziate dal Patto possono essere realizzate anche in deroga al piano paesistico e alle norme urbanistiche». In sostanza la norma consentiva ad otto nuovi alberghi di sorgere in zone vincolate che avrebbero rischiato di far sparire le isole Eolie dalla lista dei luoghi considerati patrimonio dell' umanità dall' Unesco. A spiegare il perché di tale impegno di Bennati per un tale scempio ambientale, fu il suo ex collega di coalizione, Fabio Granata: «Mi auguro che questa norma vergognosa venga impugnata dal commissario dello Stato perché rischia di cancellare le Eolie dalla lista dei luoghi patrimonio dell' umanità e questo per gli interessi di privati sostenuti dagli onorevoli Antonino Beninati di Forza Italia, Guido Virzì di An e Alberto Acierno del gruppo "Siciliani uniti"».

Prima di lasciare, momentaneamente, l’Ars per le nuove elezioni, Beninati firma un decreto che finanzia 70 progetti con 2,5 milioni, di cui ben 20 riguardano enti e società della provincia di Messina, il collegio elettorale dove Beninati è candidato e spera di essere rieletto. Ma tra scempi ambientali e scempi morali, Beninati non sembra fare una piega.

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