venerdì 15 ottobre 2010

Ignazio Cutrò e lo zio che non ho più

Ieri ho incontrato dopo molti mesi Ignazio Cutrò, imprenditore coraggio di Bivona grazie alle cui denunce si sta svolgendo uno dei più grossi processi alla mafia agrigentina, Face Off. L'ultima volta ci eravamo visti ad una conferenza a Sciacca. Era felice, con sua moglie e sua figlia; le cose andavano discretamente, stava ancora lavorando, gli avevano dato un'auto di scorta blindata con due uomini armati e avevano installato attorno alla sua abitazione un sistema di video sorveglianza. Come dicevo, l'ho rivisto ieri. Devastato. Sfiancato. A pezzi. L'unica cosa che gli rimaneva era il coraggio di ripetere che lui rimarrà per sempre con lo Stato, fino alla fine. Aveva gli occhi lucidi, gonfi.

Mentre mi raccontava le ultime incredibili vicende che gli sono precipitate addosso è accaduto qualcosa che non avevo mai vissuto prima: la sua immagine d'improvviso si è sovrapposta idealmente a quella di mio zio Paolo Borsellino, anch'egli imprenditore, ucciso da cosa nostra il 21 aprile del 1992. Io avevo solo 7 anni e mi rimane un ricordo molto sfocato; in quel momento mi è sembrato di rivivere momenti che in realtà non ho mai vissuto.

Ignazio mi dice che ormai circola la notizia che ha i giorni contati. Che la sua morte è stata decretata. Che è questione di tempo. Non se ne preoccupa. Mi parla solo della sua famiglia, di scene strazianti che voglio tenere per me. Da per scontato che lo uccideranno, ma non ci pensa nemmeno a fare un passo indietro.

Lo hanno lasciato tutti da solo: usato per i processi e poi gettato in pasto alla mafia. Un capitano dei carabinieri è addirittura indagato per un "pizzino" che ha dato ad Ignazio: "la parola migliore è quella che non si dice".

Era così mio zio? Era così mio nonno? Con quante persone hanno parlato prima di essere uccisi? Quanti oggi hanno il rimorso di non aver fatto abbastanza? Quanti hanno sentito le stesse parole di Ignazio pronunciate però da Paolo e Giuseppe Borsellino? C'è stato qualcuno che avrebbe voluto fare qualcosa ma l'ha rimandata, pensando che ci fosse tempo, che alla fine non li avrebbero uccisi?

Ieri sono stato molto male dopo il nostro incontro. Mi sono odiato perchè non posso fare niente per lui nell'immediato. Confindustria & C. lo ignorano, la prefettura non si muove, il lavoro non arriva e Ignazio sta svendendo tutti i mezzi di quell'impresa edile che ormai non esiste più. Ora le banche vogliono anche la sua casa. Oggi Ignazio non ha ufficialmente più nulla. Ma che razza di storia è questa? E' una storia che non si può nemmeno raccontare, una di quelle che nessuno vuole sentire.

Parlano di lotta alla mafia, parlano di ribellione, parlano di tutela a chi denuncia e condannano l'omertà di chi tace. E poi lasciano morire di fame chi ha il coraggio di denunciare. E lo ammazzano di controlli aziendali, gli negano i fidi e gli portano via tutto; come se non fosse in quelle condizioni per aver denunciato la mafia. E allora glielo dico a questi signori, allo Stato, agli imprenditori siciliani, agli antimafiosi del tempo libero: Ignazio sarà ucciso, giocatevelo alla Snai, qualche soldo lo farete.

2 commenti:

Leonilde ha detto...

Ciao
allora ho postato sul blog Piovono Rane di Gilioli sull'Espresso un invito a fare un'inchiesta su Ignazio Cutrò. Ho anche mandato una mail alla redazione del Fatto sempre con l'invito a fare un'inchiesta e ho chiesto a Sonia Alfano, sul suo blog nel Fatto, di sollecitare in tal senso la redazione del giornale. L'inchiesta potresti farla tu e "venderla" al Fatto.
Ora ti chiedo, che può fare una cittadina senza alcun potere e che vive lontano dalla Sicilia per aiutare uno come Ignazio?

michi63 ha detto...

Se si tratta di lanciare un segnale ad Ignazio aprendo una sottoscrizione, sono pronto a fare la mia piccola parte. Forza Ignazio ns. eroe moderno. Maurizio