lunedì 4 ottobre 2010

Ero Pino Arlacchi

Alla notizia che Pino Arlacchi aveva lasciato l'Idv ho scritto un sms ad Antonio Di Pietro: “L'addio di Arlacchi all'Idv è la migliore notizia dal giorno in cui hai fondato il partito”. Il Professorone, celebrato dagli italiani (vedremo perchè non dagli “stranieri”) per il suo “stile”, per lasciare il partito aspettava una scusa plausibile, che gli consentisse di smarcarsi e passare al Partito Democratico: manovra ampiamente programmata nei dettagli. La manna dal cielo si chiama Schifani: il 4 settembre il presidente del Senato, in passato socio in affari di alcuni mafiosi, si trova a Torino ospite d'onore della festa del Partito Demoratico. Un gruppo di Agende Rosse vicine a Salvatore Borsellino, unitamente agli amici di Beppe Grillo, lo contestano. Con fischi e senza alcuna violenza, ovviamente, e non perchè è brutto, o meglio, non solo per quello, ma per quei contatti pericolosi con la mafia. Il mondo politico unanime condanna i manifestanti, l'unico a difenderli è Di Pietro: “questi sono difensori della legalità, resistenti, altro che contestatori". Arlacchi non aspettava altro, è il giorno più bello della sua vita: lui, che si celebra come massimo esperto di lotta alla mafia e non sa nulla delle oscure vicende che hanno coinvolto Schifani, il 6 settembre dichiara: “Ho deciso di autosospendermi dal partito. Così non si può andare avanti. Il rischio è che diventi un cattivo maestro. I partiti hanno una responsabilità nell'educazione politica alla quale non ci si può sottrarre. Invece Di Pietro non lo riconosco più. Mani pulite è stato un altro grande esempio di democrazia che si è fatta sentire. Però i processi non si sono mai svolti su Facebook e sui giornali ma nei tribunali. Inseguire quelle posizioni estreme, gliel'ho detto più volte, non paga. E allontana il progetto di rendere l'Idv un grande partito di popolo capace di parlare a tutti. Si sta cacciando in un cul de sac. Per questo mi autosospendo. E finché non vedo un'inversione di rotta non torno indietro”. Ovviamente la contestazione non c’entra. Il motivo è donna e si chiama Sonia Alfano: Arlacchi non ha digerito che Di Pietro abbia affidato a lei e non al professorone la direzione del Dipartimento Antimafia del partito. Un colpo mortale all’ego e all’orgoglio di Mr. Pino: come spiegare ai suoi tifosi questo smacco?

Il 30 settembre, giusto il tempo per non far apparire la cosa programmata da tempo, Arlacchi annuncia di passare al Pd. Con un'imbarazzante lettera chiede umilmente a Bersani di “farmi tornare a casa, riaccogliendo me e ciò che rappresento (cosa?, nda) tra le fila di un partito che è l'unica forza in grado di costruire un'alternativa di governo capace di far riprendere all'Italia il cammino interrotto del processo dell'equità”. Ovviamente l'esperto di qui e l'esperto di là si guarda bene dal compiere un gesto eticamente obbligatorio: lasciare lo scranno al Parlamento Europeo raggiunto candidandosi con l'Italia dei Valori grazie al grande appoggio avuto in campagna elettorale da Di Pietro in persona. L'etica bla bla, la coerenza bla bla ma quando si tratta di essere lineare (sono stato eletto con Idv, su un programma votato dagli elettori Idv, se abbandono quel programma e quegli elettori devo per forza lasciare anche il seggio raggiunto grazie a loro) Arlacchi è distratto. Come concordato, Bersani gli fa trovare pronta una letterina di benvenuto, abbastanza fredda e retorica: “Caro Pino il tuo ''rientro a casa'' nel Partito Democratico, come tu stesso lo definisci, rappresenta per me un fatto positivo e incoraggiante”.

Poi si baciano e sul più bello pubblicità, arrivederci alla prossima puntata. Dal punto di vista umano e politico questa vicenda mette, spero, un punto alla carriera di questo signore, che troppo spesso recrimina amicizie illustri: proprio il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, si dissocia dalle parole di Arlacchi, che aveva pure definito l'agenda rossa del giudice come “un'agendina”, al pari di Filippo Facci che l'aveva definita una “cazzata”: “Dissento profondamente da quanto affermato da Pino Arlacchi in merito alla sacrosanta dimostrazione di Torino. Eviti soprattutto Arlacchi, per sostenere le sue tesi e denigrare i giovani delle Agende Rosse, di mostrarsi disinformato o sostenere falsità. L'Agenda Rossa di Paolo non era una "agendina" ma una agenda usata da Paolo anche durante le deposizioni di collaboratori di Giustizia del calibro di Gaspare Mutolo per appuntare anche quello che non poteva essere immediatamente verbalizzato. Ed è falso che Falcone non tenesse diari, lo dice lo stesso Paolo nel suo ultimo discorso pubblico nella sala della Biblioteca Comunale di Palermo”. La sconfessione del professorone arriva anni dopo la sonora balla pronunciata al vertice contro la criminalità di Palermo: «Ormai la mafia è vinta», seguita da un coro unanime di sdegno e proteste, culminate in una lettera delle sorelle di Giovanni Falcone ai quotidiani.

Ultimo punto, ma non meno importante e anzi il più gustoso, è il Pino Arlacchi internazionale; lui si celebra e viene celebrato come “sociologo esperto mondiale di mafia” giunto sino al vicesgretariato generale dell'Onu, dal 1998 al 2002: prima di lui c'era solo Kofi Annan. Troppo poco però si è parlato di come sia andata a finire quell'esperienza. Nel settembre del 1997 Arlacchi viene addirittura nominato direttore della Agenzia antidroga delle Nazioni Uniti (Undccp). E qui iniziano le vicende che lo porteranno a perdere la faccia e a dire, sei mesi prima della fine del mandato, di non essere disponibile ad una riconferma. Forse sapeva che nessuno gliel'avrebbe riproposta. Tutta la vicenda è stata seguita con rigore dai Radicali Italiani, in particolare da Maurizio Turco e Marco Cappato. Sul sito di Turco (www.maurizioturco.it) è reperibile l'intero dossier su Arlacchi. Una serie di documenti che lasciano senza parole. Il più importante è senza dubbio la lettera di Michael Von de Schulenburg, Direttore della divisione Operazioni ed Analisi dell'UNDCP. Il tutto comincia del 2000, quando Francisco Thoumi, responsabile del World Drug report 2000, si rifiuta di accettare le modiche inserite nel rapporto da Arlacchi: “mi disturba il fatto che così tardi Lei voglia cambiare lo schema di base di questo rapporto, eliminare alcuni capitoli e ridurne altri. Il Capito 3 sulle droghe sintetiche è molto importante. Come Lei ben sa, queste droghe costituiscono una fiorente industria illegale. Trovo difficile pensare a un World Drug Report senza un capitolo a loro dedicato. […] Nel caso specifico del World Drug Report Le devo dire che, senza volerlo, Lei è diventato un impedimento”.

Il 4 dicembre del 2000 arrivano le dimissioni dell'alto dirigente Michael Von de Schulenburg, che a quanto pare, così come Thoumi, non ha mai contestato Schifani e non è amico di Di Pietro. La lettera in realtà è una relazione dettagliata di tutto ciò che non ha funzionato nei due anni precedenti sotto la direzione Arlacchi. Suggerisco la lettura integrale del documento sul sito di Turco, e qui mi limiterò ad alcuni punti: “mi auguravo di trovare in Lei un direttore esecutivo non ortodosso ma determinato, una persona che racchiudesse in sé la visione e la forza di trasformare l’UNDCP in una organizzazione delle Nazioni Unite mirata, orientata al risultato, trasparente e rispettata a livello internazionale. Al momento attuale vedo un’organizzazione che ha accresciuto la sua visibilità internazionale, mentre, al tempo stesso, si sgretola sotto il peso di promesse che non è in grado di mantenere e di una linea di gestione che ha demoralizzato, intimidito e paralizzato il suo organico”.

Congressi, congressi, congressi: “Nonostante queste conferenze siano importanti nel campo della sensibilizzazione su questioni di interesse internazionale inerenti il crimine e la droga, la loro utilità in termini di concreti risultati è spesso discutibile. Molte conferenze hanno richiamato un livello di partecipanti sensibilmente più basso del previsto, alcune sono state addirittura cancellate all’ultimo momento per mancanza di adesioni da parte degli alti livelli”.

Libere spese in libero stato: “In particolare rimangono oscure le modalità secondo le quali attuiamo i programmi e i progetti. Il bilancio consuntivo, appena sottoposto all’attenzione della Commissione delle Nazioni Unite sulle Droghe Narcotiche (CND), notifica che l’esecuzione dei programmi da parte dell’UNDCP è stata incrementata di un ulteriore 16%. In tale modo l’esecuzione dell’UNDCP arriva quindi a circa il 40% del totale del bilancio per i programmi. Si tratta di una tendenza molto pericolosa e io L’ho personalmente messo in guardia più volte dall’intraprendere questa strada a meno di non sviluppare appropriati meccanismi di attuazione interna che assicurino una piena responsabilità”.

Io, io, io: “Lo stile di gestione che Lei ha portato all’UNDCP è caratterizzato da un estremo accentramento di tutto il controllo nelle mani di una sola persona, dall’inesistenza di decisioni collettive, dalla noncuranza nei confronti delle strutture organizzative, dalla mancanza di delega dell’autorità e dalla totale assenza di una qualsiasi politica trasparente a proposito delle risorse umane. Si ricorderà che, un anno fa, il 6 dicembre 1999, i rappresentanti del Consiglio del Personale delle Nazioni Unite, hanno preso l’insolita decisione di diramare una circolare indirizzata a tutto l’organico in modo da esprimere le crescenti preoccupazioni del personale in merito "alla mancanza di trasparenza nelle scelte decisionali, alle aree oscure nell’applicazione del regolamento del personale, e all’effetto intimidatorio che un apparente comportamento scorretto nei confronti di alcuni colleghi aveva sugli altri membri dell’organico".

Fuori sede: “Questo problema è aggravato dal fatto che Lei è raramente a Vienna e opera come una sorta di "dirigente assente". Quando è a Vienna si trasforma in un "dirigente nascosto" che rimane inavvicinabile per la grande maggioranza del suo personale. Lei non mantiene alcun contatto con il Suo organico, che non la vede praticamente mai. Molti dei Suoi dirigenti di alto livello non L’hanno mai incontrato. Pochissimi tra noi, neanche tra i Suoi alti dirigenti, sanno quando Lei è a Vienna o la destinazione dei Suoi viaggi.
A causa della paura di venire criticati per aver preso una qualsiasi decisione che non è stata sanzionata da Lei, il Suo personale tende a recarsi in "pellegrinaggio" presso il Suo segretariato in cerca di consigli”.

Bye bye Mr. Arlacchi: “Sette dirigenti di livello D-2 (Richard van der Graaf nel dicembre 1997, Bertrand de Fondaumiere nel gennaio 1999, Francesco Bastagli nel marzo 1999, Christian Komevall nel maggio 1999, Eduardo Vetere nel giugno 1999, Denis Beissel nel giugno 1999, Michael v.d. Schulenburg nel dicembre 2000) hanno lasciato il loro incarico da quando Lei è diventato direttore esecutivo dell’ODCCP/UNOV soltanto tre anni fa. Altri colleghi di alto livello stanno lasciando l’organizzazione, inclusi, in numero crescente, alcuni di quelli che Lei ha scelto personalmente per far parte della squadra. […] Nel corso degli ultimi venti mesi Lei ha cambiato il direttore del Suo segretariato e la maggior parte del suo staff quattro volte. Invece di stabilire chiari obbiettivi per i nostri responsabili di settore e delegare conseguentemente l’autorità, Lei esercita una "direzione per esclusione". Chiunque esca dalle Sue grazie viene semplicemente escluso dagli incontri, dalle informazioni e dalle decisioni”.


Risorse umane: “L’aspetto più sconvolgente della Sua linea di gestione consiste nella Sua indifferenza, se non addirittura disprezzo, nei confronti del personale. Sono sconvolto dall’insensibilità del Suo modo di agire nei confronti del personale, specialmente se si considera che Lei proviene da un partito politico che si vantava di mettere in cima alle sue priorità i diritti dei lavoratori. […] Circola la voce allarmante che qualsiasi cosa possa essere percepita come "sleale" potrebbe essere riferita e conseguentemente condurre alla propria rovina. Talvolta, in realtà, sono state attuate azioni che sanno più di vendetta personale piuttosto che di decisioni obbiettive e razionali, addirittura nei confronti di personale di livello più basso. Nominando la signora Valle, non soltanto Lei ha scelto una persona che non possiede praticamente alcuna conoscenza del sistema delle Nazioni Unite, ma anche qualcuno che gode di poco rispetto da parte dell’organizzazione. Ne risulta che il segretariato ha aumentato il Suo isolamento all’interno dell’organizzazione e i Suoi dirigenti di alto livello vengono consultati ancora meno che in passato”.


Cordiali saluti: “Lei è anche il peggior dirigente che io abbia mai incontrato. Si dice che le gare automobilistiche vengano vinte ai box. Questo principio credo che si possa applicare anche a noi”.


E ora la domanda da 100 milioni di pistacchi: è questa la “fama internazionale” di cui gode Arlacchi? Io ne farei a meno, fossi in lui e ribadisco: l’Idv senza Arlacchi ha una marcia in più.

4 commenti:

Gennaro Sannino ha detto...

Ho votato Pino Arlacchi alle ultime elezioni europee perché mi sembrava una persona in gamba e preparata. Pensavo: "Il suo curriculum non è male e, se Di Pietro l'ha scelto, ci sarà un motivo". Mea culpa: non mi ero informato abbastanza. Grazie a lei ho colmato questo vuoto informativo. E, ahimé, scopro di aver sprecato non uno, ma ben due voti: Pino Arlacchi e Carlo Vulpio. L'unico di cui posso andar fiero (caso unico nella vita) è il voto a Sonia Alfano. Continuate a lavorare così.

Anonimo ha detto...

Hai fatto bene a votarlo, le informazioni riportate nel suddetto dossier non corrispondono al vero, sono solo menzogne messe in giro da sciacalli che non conoscono affatto l'operato e la personalità di Arlacchi. Chiedi ad ognuno di questi stronzi che diffamano, se conoscono le attività ed i programmi in ambito internazionale promossi da Arlacchi. Si tenessero caro Di Pietro De Magistris ed Alfano e vedranno quante dulusioni matureranno. Arlacchi è andato via non per le stupide stronzate che divulga la Alfano, secondo la quale sarebbe fuoriscito per l'incarico di responsabile del dipartimento antimafia del partito conferito all'Alfano rispetto a lui, figurati cosa se ne frega del dipartimento di un partito come IdV padronale ed incapace di influire in qualsiasi vicenda decisionale, in quanto oramai si è relegato, ai margini del sistema politico italiano grazie all'agire del Tonino nazionale. Purtroppo in IdV, Arlacchi ha rilevato che non esiste alcuna possibilità di miglioramento e Di Pietro è risulta essere il migliore alleato di Berlusconi con la politica che sta sfoggiando, fa il cabarettista per non perdere consensi nel popolo dei grillini e dei movimenti, priva di ogni programma.

Anonimo ha detto...

Arlacchi un incompetente raccomandato, se IdV vuole ancora il mio voto stia più attento a questa gentaglia.

Giuseppe ha detto...

Benny, ma se queste cose vecchie sono vere, perché non sono uscite prima? molto prima.....