lunedì 20 settembre 2010

Un pessimo giornalista

Un buon giornalista non deve essere militante. Può, nel suo intimo, tifare, ma non essere militante. Un buon giornalista non può far parte della notizia, sennò non puoi mica scriverne, nemmeno omettendo di parlare di te ovviamente. Un buon giornalista non deve avere contatti con la politica, se non per lavoro; men che meno un buon giornalista può candidarsi a delle competizioni elettorali. E poi un buon giornalista deve almeno essere pubblicista, se non professionista: deve sembrare, certo, ma anche "essere" professionale.

Un buon giornalista deve essere l’esatto opposto di quello che sono io, e lo scrivo senza ironia ma anche senza tristezza. E’ da molto tempo, prima ancora della mia candidatura e della mia ultima scelta lavorativa, che riflettevo spesso sulla assoluta inadeguatezza che tra quello che dovevo fare per essere un buon giornalista e quello che volevo fare nella mia vita. Sapevo per esempio che fare da relatore per decine di convegni ed incontri sull’antimafia, e non per presentare un libro o per parlare della mia professione, ma per raccontare la storia della mia famiglia, non era molto giornalistico. Perchè un giornalista deve raccontare certo, ma non i fatti suoi. Quelli degli altri. Puoi scrivere dei ricordi altrui, non i tuoi.

In cuor mio sapevo che non sarei diventato un grande giornalista perchè sentivo profonda la dissociazione tra il voler essere esterno ai fatti per raccontarli e il voler fortemente farne parte per cambiarli. Questo però non va bene. Non avrei potuto scrivere un articolo su un’operazione antimafia sul lago di Garda e poi il giorno dopo scrivere una lettera aperta chiedendo ragioni sul silenzio del sindaco; oltre a non essere deontologicamente corretto (non serve essere iscritto all'Ordine per avere una deontologia) non era molto “serio”.

E poi, alla fine, addirittura andare a “dirigere” la segreteria politica di un parlamentare europeo. E anche se potrei dire “ma è un politico che si occupa al 90% di antimafia e con cui ho condiviso ogni momento della mia vita”, “ma dirige il Dipartimento Antimafia dell’Italia dei Valori” e ripetere a iosa che lavorando con Sonia Alfano in pratica faccio esattamente quello che facevo prima, ovvero progettare una politica basata sulla lotta alla criminalità organizata, è pur sempre vero che ricopro un incarico politico.

E però di cose da dire ne ho ancora tante, di notizie di pubblicare anche, di libri da scrivere pure. Però, per correttezza, vi avverto: sono un pessimo giornalista. Senza ironia ma anche senza tristezza.

1 commento:

liliana polia ha detto...

Io sono per il pluralismo informativo...bisogna esporsi se lo si sente onestamente...poi la scelta sta a chi vuol condividere quella visione dei fatti. Solo cosi si formano le opinioni....
liliana polia