“Se ti becchiamo te la faremo pagare, vastasu” è invece il cartello con tanto di minaccia esplicita/doppio senso affisso dal sindaco di Santa Margherita di Belice, una volta culla della cultura, graziata dalle parole di Tomasi di Lampedusa che qui trascorse i suoi migliori riposi, oggi paesino amministrato da Franco Santoro, un pittoresco primo cittadino post comunista e post grammaticale. Obiettivo della campagna è sensibilizzare la popolazione a non “scaricare” i rifiuti al di fuori della discariche. Il tutto con tanto di simbolo del comune, che rende il manifesto ufficiale e non una boutade personale.
L’unico dubbio che oggi ci si pone è se sia più grave la forma o il contenuto dell’aberrante cartello ufficiale. Sul secondo abbiamo visto poco sopra illustri esempi di come è stato utilizzato negli ultimi anni. Seppur con un nobile fine, ovvero scoraggiare l’abbandono abusivo di rifiuti, la minaccia “te la faremo pagare”, ammiccando al pagamento dell’ammenda, suona quantomeno inquietante: può un primo cittadino riferirsi così alla popolazione, o sia anche all’incivile inquinatore dell’ambiente? Ovvio che no. Le minacce, come abbiamo visto, spettano alle organizzazioni criminali, non alle pubbliche amministrazioni: come è reato penale l’abbandono di rifiuti in area pubblica o privata (D.Lvo 22, all'art.14, comma 1) lo è altresì la minaccia (art. 612 Codice Penale) e in Diritto questo si chiama “bue che dice cornuto all’asino”.
La forma del messaggio fa il paio con il contenuto esposto sopra: l'uso del presente, tipico della lingua parlata, per indicare un'azione ipotetica e futura, e poi subito dopo il futuro: Se ti becchiamo (ora) te la faremo pagare (dopo). Le regole grammaticali martirizzate suggeriscono che si dovrebbe usare un periodo ipotetico di secondo tipo, ovvero della possibilità: quando sia l'ipotesi che la conseguenza sono ritenute come eventi possibili e non certi. In questi casi il verbo si pone al congiuntivo nella protasi e al condizionale nell'apodosi: “Se ti beccassimo te la faremmo pagare”. Ma non è finita: il tutto è condito da un termine dialettale ovviamente sconosciuto al resto d’Italia: “vastasu”, maleducato.
Ora l’atroce dubbio: fa più paura la minaccia in linguaggio mafioso o l’obbrobrio grammaticale? Su quest’ultima possibilità, Michele Cortelazzo, ordinario di per il Settore Scientifico-Disciplinare di Linguistica italiana nella facoltà di Lettere e filosofia dell′Università di Padova ed esperto analista dei discorsi dei presidenti della Repubblica, interpellato sul caso ha dichiarato: “l'unico commento possibile per il manifesto nel suo complesso è "no comment".
"Un familiare di vittime di mafia passa metà della sua vita a difendere la vittima e l'altra metà a difendere se stesso"
venerdì 20 agosto 2010
"Te la faremo pagare", ovvero la minaccia di un sindaco
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2 commenti:
che tristezza che sei...minacce? ma hai sta smania della denuncia sempre? non è il primo caso di cartelli intimidatori o che insultano guarda qua:
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non dico che il sindaco sia il bene assoluto ma scrivere qualcosa come: è una minaccia che viola gli articoli blablablablabla per un cartello del genere è proprio un'esagerazione micidiale!
smettiamola va!
triste penso non sia benny ma soltanto tu..continuamo far finta di nulla a tenere gli occhi chiusi a giustificare ogni cosa a farci andare bene ogni cosa.
invece di dire smettila a benny che fa il suo mestiere e che denuncia tutto ciò che non va bene ..inzia anche tu a fare qualcosa.la critica sarebbe inutile se restasse tale ma ogni giorno benny lavora affinchè le cose migliorano..le persone come te di santa margheritta meritano ciò che hanno e benny dovrebbe smetterla di preoccuparsi ancora di questo paese.
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