lunedì 9 agosto 2010

Da ottobre una nuova avventura. Con Sonia Alfano

Il primo ottobre mi alzerò presto. Magari non come il giudice Borsellino, alle cinque, “per fottere il mondo con due ore di anticipo”. Facciamo alle sei. Farò un lunga passeggiata sulla splendida spiaggia dell'Addaura, poi tornerò a casa e indosserò la miglior giacca e la miglior camicia del mio armadio. La cravatta no, per carità. Prenderò il mio motorino e mi immergerò nel traffico palermitano. Alle 8,30 in punto sarò seduto dietro la mia nuova scrivania per una nuova, forse la più bella ed esaltante, avventura professionale della mia breve vita. Qualche settimana fa ho accettato infatti la proposta dell'europarlamentare Sonia Alfano di entrare a far parte della sua squadra. L'europarlamentare Sonia Alfano, cosiddetta, per me è ovviamente solo Sonia, che conosco da quando ancora era “solo” un'orfana che non sapeva ancora piangere per il padre ucciso nel 1993. E io ero solo un ragazzino che scopriva la storia dei parenti, uccisi dalla mafia nel 1992. Poi tanti anni assieme, sempre con l'elmetto, mano nella mano verso battaglie di legalità.

Pensare che questa nuova avventura palermitana, dopo quasi sei anni di assenza dalla Sicilia, era iniziata con un “no” netto ed indiscutibile. Avevo la mia vita a Verona, con la mia compagna, e finalmente dopo anni di collaborazioni giornalistiche saltuarie per me era arrivata la grande occasione del vituperato praticantato, tanto disprezzato quanto indispensabile per la “carriera” giornalistica.

Quando ormai tre-quattro mesi fa Sonia mi aveva proposto questo “incarico”, la mia risposta era stata netta: “Sonia, la mia vita è lontano da lì”. E lei: “Te lo ha prescritto il medico?”. Poi ci sono state le telefonate del caro Chicco, e di altre persone a me vicine che mi spingevano ad attraversare nuovamente lo Stretto, almeno fino a quando non ci sarà il ponte delle mafie. Sarebbe stata una follia dal mio punto di vista. E infatti avevo, seppur onorato della richiesta, rifiutato.

Galeotta però è stata la tre giorni di Via D'Amelio per Paolo Borsellino, quando ho trascorso parecchie ore per strada, nella Palermo di notte e di giorno, nei quartieri in e in quelli decisamente out. Ho capito che volevo provare ancora una volta, almeno l'ultima, a fare qualcosa per questa terra verso cui ho ancora tantissimo rancore. Tornato a casa ne ho parlato con Irene, iniziando sempre il discorso con un no, netto ed indiscutibile come quello precedente. “Ma te lo immagini vivere in quel caos?”. Insieme abbiamo provato ad immaginare una nuova vita, a tradurre in attività politica tutto quello che abbiamo fatto in questi anni per le “strade”. E alla fine ho preso il telefono le ho detto solo: “Va bene”.

Lavorare con Sonia Alfano forse è la cosa più ambita ed entusiasmante per chi la conosce e conosce la sua tempra e il suo modus vivendi. E operandi. In effetti mi infastidiva un po' non poter condividere con lei l'esperienza dell'Europarlamento, le sue battaglie e le sue prese di posizione che hanno contribuita a renderla scomoda anche ai deputati del centrosinistra. Buon segno.

Oggi Sonia è anche responsabile nazionale del dipartimento Antimafia dell'Italia dei Valori. Le premesse per fare insieme un grande lavoro ci sono tutte; in Europa, nell'Ue, ed in Italia, nel dipartimento Antimafia.

Non posso che ringraziare quella sorella con il cognome diverso dal mio che in questi anni di trincea mi ha sempre protetto dai veleni e dalle cattiverie esterne ma anche da quelle più velenose, quelle interne.

Ora mi toccherà rimettere mano al libro che stavo scrivendo, “Ero siciliano”, ed aggiungere un nuovo capitolo: “Un nuovo inizio?”.

Nessun commento: