giovedì 6 maggio 2010

Antimafia a Sciacca, un'interrogazione la seppellirà

Qualora in Italia ci fossero ancora quattro, cinque presidi che volessero organizzare manifestazioni, incontri e assemblee sfacciatamente contro la mafia, sappiano che un'ispezione ministeriale li colpirà. Se ci fossero ancora quattro, cinque presidi che seguono alla lettera il decreto Aldo Moro numero 585 del 13 giugno 1958, «ogni insegnante prima di essere docente della sua materia, ha da essere eccitatore di moti di coscienza morale e sociale e deve operare in modo tale da radicare il convincimento che morale e politica non possono legittimamente essere separate», beh, sappiano che oggi non è più così, perchè al posto di Moro c'è una signora, Mariastella Gelmini (la cosiddetta involuzione della specie), che basta tirarla per la giacchetta per ottenere in un mese il via libera ad un'ispezione ministeriale.

La notizia, data in esclusiva su questo schifosissimo blog, è dello scorso gennaio: un parlamentare Pdl di Sciacca (AG), Giuseppe Marinello, che tra le sue amicizie poteva annoverare il factotum di un boss, aveva richiesto proprio l'intervento della minestra dell'Istruzione per "accertare il corretto utilizzo di locali di un istituto scolastico, in particolare dell'Aula Magna".

Oggetto della rivalsa era la concessione che il preside del Liceo Classico Tommaso Fazello di Sciacca, Filippo Brancato, aveva fatto dell'aula magna all'Associazione L'Altra Sciacca, per due incontri sul tema della mafia a cui avevano partecipato, oltre al sottoscritto, Pino Maniaci, Ignazio Cutrò, giovane imprenditore edile di Bivona, vittima di attentati per il suo rifiuto di pagare il pizzo, Salvatore Borsellino e Gioacchino Genchi.

Marinello era preoccupato e chiedeva l'intervento della minestra Gelmini "al fine di evitare ogni strumentalizzazione politica nei confronti della scuola pubblica". Pietra dello scandalo la presenza nel programma, tra gli altri, di Sonia Alfano, unica "politica" che però, ironia della sorte, non è potuta essere presente per problemi familiari e quindi ha mandato una lettera di scuse. Marinello naturalmente non poteva saperlo, per il semplice fatto che non era presente perchè non interessato al tema o forse per non offendere il suo vecchio amico. Tutto questo tralasciando, per sbaglio, che la Alfano, oltre ad essere una "politica", sarebbe anche la figlia di un giornalista che per raccontare i fatti è stato ucciso dalla mafia. Ma anche questo Marinello non lo sa.

Il 31 marzo arriva la risposta della minestra Gelmini all'interrogazione di Marinello, in cui per altro sono citato anch'io, che ero umilmente tra i relatori, ma certo non merito di essere citato dalla Gelmini visto non ho mai ucciso nessuno:

"Il dirigente scolastico ha inoltre ritenuto di precisare che, a suo avviso, la qualità dei soggetti chiamati ad intervenire esula dalla fattispecie partitica e rientra, invece, nella categoria dei giornalisti impegnati contro la mafia e dei testimoni diretti della violenza mafiosa. Il medesimo dirigente ha, infine, precisato che la scuola ha vagliato le qualifiche dei relatori, non lo specifico dei loro interventi".

"Poiché gli elementi comunicati dal dirigente scolastico non sono sembrati esaustivi al ministero, si è ravvisata l'opportunità di avere una più dettagliata relazione super partes sull'episodio segnalato, da predisporsi sulla base di una specifica ispezione. L'ispezione è stata attivata dall'Ufficio scolastico regionale per la Sicilia con incarico ispettivo conferito il 24 febbraio 2010". Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Mariastella Gelmini.

Dunque, da adesso sapete cosa accade a quei presidi e a quei docenti che pensano di fare antimafia, che pensano di invitare i familiari delle vittime di mafia. Ma vi avverto cari dirigenti scolastici: non pensate ora di fare i voltagabbana, perchè invitare Provenzano e Riina non sarà così facile come invitare Calasanzio e la Alfano, a meno di intercessioni di qualche amico.

0 commenti: