lunedì 29 giugno 2009

Servizio Civile no, Senato e Camera si


Poveri onesti falliti, io l'ho sempre detto che questa Grande Nazione non fa per voi. Hanno anche fatto un film: "Non è un paese per onesti". Ma voi sempre lì a rimuginare, a fare le cose per bene, a cercare di dare il vostro contributo per una politica e per uno Stato pulito. Perdonate le mie grasse risate. Sapete cosa avete ottenuto? Che siete stati etichettati come razza minore, cittadini di serie B, a fronte dei politici di Camera e Senato che valgono molto, molto, molto più di voi. E di noi. Oggi vi mostro un esempio umiliante per i dilettanti che, come me, non hanno mai subito indagini o condanne. Siamo in pochi, me ne rendo conto, ma perchè umiliarci così? Se qualche schifoso incensurato di voi volesse per esempio partecipare al bando per il Servizio Civile Nazionale (ma è così per ogni concorso o bando), una delle poche cose buone che erano state istituite (prontamente, quando si sono visti i risultati e la soddisfazione della gente, sono stati dimezzati i fondi), deve sottoscrivere quanto segue:

Requisiti e condizioni di ammissione - essere cittadini italiani; - non aver riportato condanna anche non definitiva alla pena della reclusione superiore ad un anno per delitto non colposo ovvero ad una pena della reclusione anche di entità inferiore per un delitto contro la persona o concernente detenzione, uso, porto, trasporto, importazione o esportazione illecita di armi o materie esplodenti, ovvero per delitti riguardanti l’appartenenza o il favoreggiamento a gruppi eversivi, terroristici o di criminalità organizzata;

Comprendete quanto questo sia un paese per diversamente onesti? Pensate solo per un fugace momento se queste condizioni fossero poste alle candidature politiche. Avete presente che avremmo un Parlamento fondato da una trentina di deputati e da una quarantina di senatori? Un parlamento "slim". Per fare qualunque cosa non devi avere condanne, anche per accompagnare i vecchini al parco e fargli trascorrere momenti di svago. Ma se devi amministrare centinaia di miliardi di euro, il welfare, la sanità, l'istruzione e tutto quello che riguarda ogni aspetto della vita di un italiano, chi se ne fotte se sei un colluso con la mafia o un corruttore. Anzi, fa curriculum, fa esperienza, hanno già la mano per continuare, ammantato però dalla immunità e dalla impunità. Un consiglio: non fate il Servizio Civile, fate il deputato o il senatore.

mercoledì 24 giugno 2009

Il Giano Bifronte e il testimone mafioso ( in primo grado)

C'è la mafia e c'è l' antimafia. Se c'è l'antimafia vorrà dire che c'è anche la mafia, disse prima Luciano Liggio e poi Marcello Dell'Utri, rimembrando ancor gli insegnamenti paterni. Se uno sta con la mafia pare che non possa stare con l'antimafia, anche se il pentito Campanella organizzava le manifestazioni contro la prima ma con il permesso di Provenzano, e anche se Carlo Vizzini, mentre era seduto in Commissione Antimafia si vide recapitare l'avviso di garanzia che lo informava di essere indagato per corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra. Lui si dimise, in un raro momento di lucidità. Pensate che perfino a lui parve eccessivo rimanere. Ma di norma, si prova ognuno a fare il proprio sporco lavoro. Ma c'è qualcuno in Veneto che da un colpo al cerchio e uno alla botte. Un patrocinio all'antimafia e una cerimonia alla mafia. E' Giancarlo «Giano» Galan, il presidente della Regione. Giano Bifronte, omone grande e grosso di fede berlusconiana, il 4 aprile del 2009 aveva patrocinato, come Regione, assieme al sindacato di polizia Coisp e alla Provincia di Vicenza un incontro a Bassano del Grappa, Teatro Astra, dal titolo: «Mafie: la legalità vince». Bel gesto, non trovate? Cosa accade poi che sia così degno di analisi? Che Galan si sposa, il 6 giugno del 2009. Esattamente due mesi e due giorni dopo la conferenza. E allora? Tra tutti gli amici, i colleghi e i conoscenti, indovinate chi si sceglie per compari di nozze? Uno è Berlusconi, che nonostante le indagini per le stragi del 92 e i versamenti di Mediaset nelle casse della mafia, nonostante gli incontri con Bontate e lo stalliere mafioso, si dice che con la mafia non c'entri. Ma è il secondo che inquieta ancora di più. Marcello Dell'Utri. Proprio lui, mica scherzo. Marcello, che oltre ai due anni e tre mesi di reclusione per false fatture e frode fiscale, oltre alla condanna a due anni per estorsione aggravata assieme al boss Virga poi annullata con rinvio, ha sul groppone una condanna a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Mafia. Cosa Nostra. Do you undestand? Scrivono i giudici che «La pluralità dell'attività posta in essere da Dell'Utri, per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra». Sorvolando sulle almeno due occasioni in cui Dell'Utri fu sorpreso a banchettare assieme ai boss del calibro di Antonino Calderone e Jimmi Fauci, mi chiedo sconsolato: Giano Galan sapeva tutto ciò e lo ha reputato ininfluente nella scelta del testimone di nozze, che sono figure indispensabili al matrimonio in quanto ne garantiscono addirittura la validità con la loro presenza e con le loro firme al termine della cerimonia, o peggio ancora non lo sapeva e quindi non è in grado manco di scegliersi i compari di nozze? Credo che i veneti abbiano il diritto di sapere. Qualcuno dell'opposizione ha per caso ricordato a Giano tutto questo o ha taciuto per non rovinare il banchetto? O magari al banchetto c'erano anche loro e si sono intrattenuti con il condannato per mafia, senza saperlo? Io ho tanto da fare, sono sempre occupatissimo, ma una mezz'oretta alla Regione che mi ha adottato gliela dedico volentieri. Giano, quando vuoi sapere se colui che hai accanto è un mafioso o no, fammi un colpo di telefono, tranquillo.



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martedì 23 giugno 2009

Loro sono loro, e io...

Carissimi, ringrazio tutti voi, sia chi ha benedetto la mia decisione sia chi si è mostrato sinceramente dispiaciuto e in disaccordo. Mi permetto di dire che questi ultimi hanno suscitato in me tanta, tantissima soddisfazione per la sincerità della loro delusione. Un gruppo enorme di persone stava «facendo il tifo» non per una scalata bancaria o per un agiotaggio, ma per un «ragazzino» di 24 anni che voleva avviare un radicale repulisti del Pd; questa gente commentava il suo programma, credeva davvero in un partito con gravissimi problemi, ma non perchè qualcuno tra di noi avesse la bacchetta magica, ma disponeva di buone dosi di onestà e trasparenza. Da poco ho scoperto che alla fine, pare, le primarie del Pd si faranno ad ottobre. E pare, a meno di cambiamenti dello statuto per renderlo maggiormente restrittivo, che per partecipare si debbano presentare almeno 1500 firme degli iscritti di almeno cinque regioni. Nessuno vi vieta di provare a trovarle queste firme, a tastare il terreno. Ma ad oggi la mia decisione rimane quella già presa. Io non credo di essere più importante dell'ultimo militante dell'ultimo paesino d'Italia. Ma mi permetto di suggerire a chi del Pd questo blog lo legge, di dare un'occhiata a cosa è significato questa candidatura autonoma. Consiglio loro di leggere tutti i commenti sul blog e su Facebook espressi da uomini e donne, da ragazzi e ragazze, che dopo anni sarebbero tornati a votare e che sarebbero tornati a votare a sinistra, che avrebbero voluto tornare in quel partito. E che non lo farebbero né con Bersani né con Franceschini, ma con un «signor nessuno» quale io sono e quali, in Italia, ce ne sono tantissimi. Quello che ho offerto a voi è la mia breve storia e la mia coerenza, a volte così coerente da sembrare incoerente. A 24 è tutto quello che ho, assieme ad una fedina penale ancora maledettamente pulita, ma cercherò di porvi riparo almeno con una prescrizione per mazzette sulla sanità in Puglia. Ora mi chiedo cosa accadrebbe se a fare scelte così radicali ed innovative fosse un leader nazionale. Quanti milioni di persone lo seguirebbero travolgendo Berlusconi con il suo harem e le sue escort? Ho parlato in questi giorni con un dirigente del Pd, che mi ha definitivamente convinto quanto ormai il linguaggio elementare tra noi e loro sia diverso. E, badate, credo sia uno dei più onesti. Ancora convinti che Berlusconi cadrà se noi taceremo sugli scandali, che prima o poi la gente sceglierà il male minore, cioè loro, che loro sono buoni perché il cattivo è Berlusconi. E mai una parola netta sulla legalità, sull'antimafia, sul conflitto di interessi. D'altronde Luciano Violante glielo aveva assicurato all'imperatore che il suoi conflitti sarebbero rimasti pacificamente irrisolti. Loro di questi scambi alla pari non parlano. Mi ha imbarazzato rileggere l'intervista di Berlinguer a Scalfari. Ormai nessuno dei notabili di quel partito parla più del miglior uomo che la sinistra europea abbia espresso; pensate che a parlare di Enrico è Marco Travaglio, che di sinistra non ha manco i capelli. Loro parlano di Craxi come ispiratore del Pd. Servirebbe tanta umiltà. Servirebbe tornare a dire e fare cose di sinistra. Servirebbe prendersi un mese per ascoltare la base, ma senza treni e senza telecamere, con tanta discrezione. Bisognerebbe parlare fino alla nausea di questione morale. Cosa sta pagando D'Alema per l'appoggio molto più che ideale ad una fraudolenta scalata bancaria? E La Torre? Niente, a pagare è la Forleo, che l'ha scoperta, e nessuno del Pd l'ha mai ringraziata per aver rivelato la vera faccia di quei leader. D'altronde il Baffo è lo stesso della Bicamerale, non dimentichiamolo, quando approvò una tale sequenza di leggi vergogna che poi, finito il compitino, Berlusconi soddisfatto lo abbandonò al declino. E oggi tocca a me, signor nessuno, ridare fiducia alla gente in un partito che di disgrega. Questo, ai grandi leader, non sembra strano? Certo che no, perché «loro sono loro, e io nun valgo un cazzo», direbbe il marchese del Grillo.

lunedì 22 giugno 2009

Il 25 ottobre le primarie per il Pd? Cosa dite voi?

Dal giornale L'Unità.

Il congresso del Pd si svolgerà dal 9 all’11 ottobre (la città più quotata è al momento Roma). E due settimane dopo, domenica 25, ci saranno le primarie che eleggeranno il nuovo segretario del partito. Manca la formalizzazione, ma sono queste le date su cui stanno ragionando i vertici Democratici. Il regolamento che definisce scadenze e norme per scegliere il prossimo leader del Pd è pronto.

Si tratta di un documento piuttosto breve, messo a punto dal responsabile Organizzazione Maurizio Migliavacca dopo una serie di consultazioni e che dovrà essere discusso e votato alla Direzione del 26 giugno. Ieri è stato mostrato ai segretari regionali, che non hanno sollevato obiezioni sostanziali. Ma l’atmosfera nel Pd non è delle migliori, il totonomine che impazza mal si concilia con la richiesta di moratoria fino ai ballottaggi invocata da Dario Franceschini e le norme che regolano l’iter congressuale rischiano di surriscaldare ancora di più gli animi.

L’elezione in due tempi Perché poi un regolamento può apparire qualcosa di noioso e burocratico, ma condiziona in maniera determinante il corso degli eventi. E le sole prime indiscrezioni trapelate dal Nazareno hanno fatto scattare l’allarme tra quanti - come i cosiddetti giovani “piombini” - puntano ad eleggere un segretario di totale rinnovamento, svincolato da cordate e patti tra correnti. L’elezione del prossimo segretario del Pd passa infatti per un doppio voto. Gli iscritti al partito, a partire dai congressi di circolo, passando per quelli provinciali fino ad arrivare al congresso nazionale - che da Statuto viene definito «Convenzione nazionale» - votano i candidati alla segreteria. Potranno partecipare soltanto quelli che prenderanno la tessera Pd entro il 21 luglio, mentre per correre alla leadership bisognerà formalizzare la discesa in campo entro il 31 luglio.

Verrà applicata la norma statutaria per cui le candidature a segretario devono essere sottoscritte «da almeno il 10% dei componenti dell’Assemblea nazionale» o «da un numero di iscritti compreso tra 1500 e 2000, distribuiti in non meno di cinque regioni»: per evitare l’incontrollato proliferare delle candidature, sostengono i vertici del Pd a prescindere dal posizionamento precongressuale; per evitare le candidature degli outsider, lamentano i “quarantenni”, che all’indomani della Direzione si ritroveranno al Lingotto per pianificare una strategia d’attacco. Ma c’è un altro elemento di frizione.

Il congresso (o Convenzione) servirà per discutere le piattaforme politico-programmatiche in campo e alla fine selezionerà soltanto i tre candidati più votati, che dovranno poi sfidarsi alle primarie aperte a tutti gli elettori del Pd. Sarà questo voto, che da Statuto dovrà svolgersi «entro e non oltre la domenica successiva al secondo lunedì di ottobre del 2009» a decidere chi sarà il nuovo segretario del Pd. La data verrà stabilita dalla Direzione del 26, ma al Nazareno stanno pensando di scartare domenica 18 ottobre e di far approvare uno slittamento di sette giorni. Il congresso infatti, per consentire un’adeguata discussione degli iscritti dopo l’estate, dovrebbe svolgersi nel secondo fine settimana di quel mese, e quindi le primarie verranno fissate molto probabilmente per domenica 25 ottobre.

Partitisti e primaristi Se l’accordo su date e slittamento non mancherà, in Direzione rischia invece di aprirsi una discussione sulle norme che regolano l’elezione del segretario. Già all’epoca della stesura dello Statuto avevano innescato un’accesa discussione tra quelle che erano state definite anima “partitista” e anima “primarista” del Pd. Dice oggi Anna Paola Concia facendo riferimento al fatto che alle primarie vanno soltanto i tre più votati al congresso: «Se vengono confermate queste regole, siamo di fronte a un tentativo di dissuadere eventuali outsider. È un errore, non bisogna chiudersi, avere paura».

La deputata Pd, “piombina” della prima ora, sarà al Lingotto il 27. «Lì ragioneremo anche sull’opportunità di chiedere una modifica del regolamento, se approvato così com’è il 26. Non mi piace né un partito solo delle tessere né solo delle primarie, ma le regole devono consentire un congresso in cui si discuta di contenuti, che garantisca il coinvolgimento, un congresso vero, non risolto prima ancora di iniziare». Un allarme non condiviso da Migliavacca: «Vorrei dare un contributo alla stabilità di questo partito, non alla confusione. Possono piacere o meno, ma queste sono le regole e non si cambiano quando la partita è già cominciata. Al Pd serve un congresso in cui la competizione sia non sui nomi ma sulle risposte da dare al paese».

Linea condivisa da Nicodemo Oliverio, per il quale quella trovata è «una buona mediazione per garantire sia un percorso interno al partito che l’apertura a tutti i cittadini». Più numerose candidature alle primarie, sostiene l’ex responsabile Organizzazione della Margherita, avrebbero determinato «una frammentazione che avrebbe favorito il candidato più forte». E poi, si domanda, «per quale motivo uno si dovrebbe iscrivere al partito se non per dire una cosa in più anche per la scelta del candidato segretario?».

sabato 20 giugno 2009

Pd, male incurabile. Tante buone cose, io vado via


Cari amici,

mi rivolgo a chi in questi mesi c'ha creduto come me e a chi lo ha fatto molto più di me. A chi mi ha dato la sua fiducia, a chi sarebbe tornato a votare Pd qualora avessero fatto le elezioni primarie. A chi ha creduto che qualsiasi situazione può essere migliorata, stravolta. A quelli che, seppur facenti parte dei Giovani Democratici, mi hanno espresso sostegno immediatamente e a prescindere, beccandosi ammonimenti più o meno velati. Ho deciso di "levarci mani" come diciamo in Sicilia. Ritiro la mia candidatura alle primarie del Pd che tanto non ci saranno mai. Non sono un delegato, non voglio diventarlo, nessuno me lo farebbe diventare, non posso partecipare al congressino e nemmeno voglio farlo. Volevo che foste voi a dare una lezione a questa classe dirigente incapace e pericolosa. E invece scopriamo che le primarie si fanno solo quando uno è sicuro di vincerle. Ringrazio chi, come i Giovani Democratici di Desenzano, avevano provato a mettere su un confronto tra me e il Pd locale sulla questione morale: incontro annullato, ordini dall'alto, paura del mio linguaggio "forte" hanno detto dopo aver letto i miei siti. Ringrazio Antonio Di Persia e Luciana Ciolfi, gli unici miei amici "assistenti" in questa folle corsa che, unici al mondo che c'hanno rimesso soldi per sostenermi, creando siti e quant'altro: noi le cose le facciamo così. Ci sono stati momenti in cui ho creduto davvero di poter aver voce in capitolo, di potere rivolgermi al popolo del Pd e chiedere a loro di legittimare la mia voglia di pulizia invasiva. Mi rincuora che la gente li abbia puniti a scudisciate: oramai il Pd è un mezzo partito al 26% che ha tutti i margini per peggiorare. Il segretario Franceschini abbiamo scoperto essere una racconta balle: "Non mi ricandiderò": "Mi ricandiderò". Ho sempre creduto nelle sfide impossibili, in quelle difficilissime, ma rendere migliore il Pd è da extraterrestri. Lascio, come spero facciate voi, il Partito Democratico al suo destino. Lo lascio ad Anna Finocchiaro, a Piero Fassino, a Massimo D'Alema, a Francesco Rutelli e a Nicola La Torre, che lo hanno trascinato nel baratro senza che nessun militante li mandasse a lavorare, senza che nessuno li cacciasse a male parole. Per quanto mi riguarda rimarrò attento osservatore delle dinamiche di questo partito, e farò di tutto per frustrare i suoi dirigenti, nell'ingrato compito di far comprendere loro quanto danno creino solo a metterci la faccia. Spero che Debora Serracchiani possa dare una smossa, ma in cuor mio ne dubito, subito coccolata e mandata in Europa per farla stare tranquilla: speriamo in quello spirito visto all'assemblea dei circoli. Non so quanti tra quegli alti dirigenti abbiano messo mano in vita loro ad un programma completo e strutturato come il mio, scritto di mio pugno e aperto a collaborazioni importanti dall'esterno, come quelle giuntemi da Bologna. Non andrà perso, e in qualsiasi ambiente cercherò sempre di riproporlo. Qui finisce la nostra avventura e ne comincia un'altra. Presto registrerò un video in cui spiegherò queste ed altre motivazioni e in cui taglierò e spedirò al segretario la mia tessera del Partito Democratico, chiedendo un rimborso spese per le speranze mal riposte.

mercoledì 17 giugno 2009

Conosco gli assassini di Petru e ne ho le prove

Cara Mirella,

io so chi ha ucciso tuo marito e ne ho le prove. So i loro nomi, i loro cognomi, conosco dove abitano, so cosa fanno ogni giorno. Hanno belle giacche e garbati modi di fare. Sono gli stessi che ti chiameranno, ti verranno a trovare, ti regaleranno qualche medaglia e ti riempiranno di attenzioni per qualche mese. Non è la politica che ha ucciso tuo marito Petru, ma sono dei politici, con nomi e cognomi, sono quei politici che hanno lasciato che l’Italia fosse governata per 3/4 dalla criminalità organizzata. I responsabili morali della morte di tuo marito si chiamano, tra gli altri, Antonio Bassolino, Rosa Russo Iervolino, Nicola Cosentino, e tutti coloro che non hanno mai fatto nulla per combattere la camorra, e addirittura, per quanto riguarda il sottosegretario, sono sotto processo per collusione. Hanno lasciato che quattro balordi con i nomi da fumetto abusassero di una intera regione, che facessero i loro porci comodi. Loro hanno fatto si che i killer della camorra potessero sparare indisturbati, come fossero a casa loro, davanti ad una stazione. E chi può, chi ha voce, chi viene ascoltato deve farli questi nomi. Non parli della «politica», ma dei «politici» e faccia i nomi, sia la nostra voce. Coloro che hanno compiuto peccato di omissione, coloro che hanno guardato dall’altra parte pur di fare carriera. Bassolino è stato sindaco per sette anni, dal 1993 al 2000 per poi diventare presidente della Regione Campania fino ad oggi. La Iervolino sindaco lo è dal 2001. Cosa hanno fatto questi due personaggi per combattere la camorra, per evitare che Petru venisse ammazzato come una cane, di fronte alla moglie? Petru vale meno di una vittima eccellente dello Stato? Vale meno di Falcone, di Borsellino, di Cassarà? Per me è come se avessero ammazzato un Presidente del Consiglio, un Presidente della Repubblica, perché hanno ammazzato un uomo che si guadagnava da vivere regalando note musicali con una fisarmonica. Che non stuprava le donne e che non spacciava eroina. Ora come la mettiamo con un maledetto romeno buono? Come la mettiamo con una nazione che lo ha visto cadere sotto i colpi di italianissimi balordi camorristi? Come è possibile che i politici di quella terra di camorra non si siano mai scontrati frontalmente con la camorra. La camorra non permette convivenze. O c’è lo Stato o c’è lei. Oppure lo Stato è con lei. E quando in 20 anni di politica in quella terra continui a vivere tranquillo, a fare carriera, vuol dire che non hai fatto nulla per ostacolare quel tumore che è la camorra. Vuol dire che ben che vada, hai lasciato fare. E Cosentino, rimasto Sottosegretario di Stato all'Economia e alle Finanze anche dopo che i pm avevano ipotizzano che avesse accettato soldi dalla camorra per lo smaltimento illecito di rifiuti? Questi sono politici, non sono la politica. Cara Mirella esiste una nazione diversa, clandestina. Di gente che ancora crede nella giustizia e nella legalità, ma lo dice sottovoce, o lo urla solo quando non c’è niente da perdere. Forse un giorno li conoscerai questi italiani, ma solo quando si convinceranno che quattro balordi con l’aiuto dei colletti bianchi hanno ingurgitato tutta la nazione. Voglio riportare le tue parole, parole umane, agghiaccianti, letali. Che vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi qualora le dimentichiate: «Per 5 minuti ha parlato. Per 10, mi ha guardato fisso negli occhi e, quando io gridavo, lui scuoteva la testa e mi stringeva più forte la mano. Per mezz' ora il corpo di mio marito Petruè rimasto per terra e nessuno ha fatto niente. Ci guardavano tuttie c' era anche chi mi scattava fotografie».

martedì 16 giugno 2009

Fatemi candidare, non temete, non mordo

Caro Franceschini,

ti scrivo del tutto cosciente che questa lettera non avrà mai risposta, come la precedente. I grandi leader non dialogano con la base, vero Franceschini? Sennò cade l'aura del mito, dell'inavvicinabile, sennò alla fine vuol dire che tutti possono parlare con il leader, no, non sia mai ciò. Ti avevo scritto tempo fa per comunicarti la mia decisione di candidarmi alle elezioni primarie del Partito Democratico, per scegliere il nuovo segretario. Nessuna risposta, naturalmente; cosa avresti dovuto dirmi? Che la tua parola valeva meno di una moneta da 5 cent? Hai sempre dichiarato che non ti saresti mai ricandidato come segretario, che la tua carica aveva una scadenza, come lo yogurt. Balle. Proprio ieri hai detto che invece sarai candidato "per continuare l'operazione di rinnovamento". Ma di cosa parli? O meglio, "ma come parli" direbbe Nanni. Hai mentito Franceschini, e oltre a questo affosserai le primarie, rinchiudendoti in un congressino che ti eleggerà con il 60% contro il 40% di Bersani: so già la percentuale, che serietà è? Ma tu lo sapevi, promettere il traghettamento voleva dire sembrare rivoluzionari, sembrare indifferenti al potere, alla leadership: "mi pongo al servizio del partito dicendovi già che a lavoro finito andrò via". Lo sapevi già che ti saresti ricandidato, e hai preso in giro i tuoi elettori. Perché non sfidarsi in piazza, tra i militanti, anziché tra i delegati? Sono i militanti che scelgono il leader, non i delegati. O valeva solo per Prodi, o valeva solo quando il risultato era scontato. E ora, ora che c'è il web, ora si rischia, eh? Con noi poveri mortali non si dialoga, vero Franceschini? Io ti chiedo di indire le elezioni primarie, aperte a tutti, per misurare tra le gente chi sarà il nuovo leader. Ho creato un sito http://www.perunaltropd.net/, ho scritto un programma, ho chiesto il parere delle persone, l'ho aperto alle loro proposte. Cose dell'altro mondo, vero Franceschini? Il congresso sarebbe la pietra tombale sul Pd, ora chiamato "partitino del 26". Te lo chiedo Franceschini, aspettando una risposta, in virtù dei venti euro versati per tesserarmi per avere le carte in regola per concorrere. Fammi partecipare alle primarie, dammi la possibilità di misurarmi sui programmi e non su chi ha più correnti a suo fianco. Fai una cosa di sinistra Franceschini, o fanne anche una non di sinistra, ma falla una.

lunedì 15 giugno 2009

Nazismo, così lontano così vicino

Quelle divise con camicia kaki, cravatta nera e stemma dell'Italia con l'aquila imperiale e la scritta Spqr sulla destra, mi hanno fatto tornare indietro. Ai giorni di scuola, a quelle ore interminabili sui banchi, e alle lezioni di storia che seguivo con maniacale interesse. Il nazismo, il fascismo. Pensavo, a quei tempi, che alla fine Primo Levi fosse un tantino esagerato: come poteva pensare che dopo tutto quello che era successo, dopo la riprovazione mondiale, quello che lui aveva vissuto potesse riaccadere. Come giudicavo d'altronde esagerati tutti coloro che temevano il ritorno dei totalitarismi. "Il ventre del mostro è sempre gravido", si diceva. Chi ha gustato la democrazia non ci rinuncia. Belle cazzate pensavo. Quelle uniformi della Guardia Nazionale, un corpo paramilitare nato da ideologie di estrema destra, emanazione diretta del Nuovo Movimento Sociale Italiano, mi hanno fatto paura oggi, mi hanno riportato indietro, in un passato che d'improvviso torna a colori, aggiornato e terribilmente reale. Con il pacchetto sicurezza questi corpi diverranno legali e riconosciuti, legittimati a pattugliare le città italiane, disarmati dicono, già, ma muniti di braccia e gambe e piedi calzati da pesanti anfibi, elmetto e di una torcia in ferro da un chilo. Pensate che le squadracce fasciste avevano solo un manganello di legno. Magari dopo qualche finta aggressione lo daranno anche a loro, per proteggersi, trovate? Ho compreso che questi corpi paramilitari sono solo tasselli di un puzzle. Rubacchiando da Wikipedia, potete ripercorrere come il nazismo considerasse non degni di vita gli ebrei, gli slavi, gli omosessuali, i Testimoni di Geova i portatori di handicap e i ritardati mentali, i comunisti, i massoni, definiti nel complesso con l'aggettivo Untermenschen, cioè sub-umani. Se io vi dico romeni, albanesi, marocchini, clandestini, voi che cosa pensate oggi? Nel "Mein Kampf" Hitler spiega i motivi per cui farà perseguitare queste categorie: "La sconfitta dell'esercito tedesco, invitto, al termine della Prima Guerra Mondiale è scaturita da una pugnalata alle spalle inferta dal giudaismo internazionale con la complicità della massoneria, del bolscevismo internazionale, del nomadismo fomentatore di disordini e del pacifismo propugnato dagli omosessuali e da vasti settori religiosi, tutti quanti sotto l'egida del Papa a Roma". La Germania pre nazista era una nazione a pezzi, economicamente e socialmente al capolinea. Hitler propose l'eliminazione della disoccupazione, l'eliminazione dell' iperinflazione, l'espansione della produzione di beni di consumo per migliorare il tenore di vita delle classi sociali medio-basse, la produzione, il commercio e la vendita unicamente di beni prodotti dalla nazione stessa, fino a giungere all'autarchia. Comprendete? Questo non per farvi uno stanco ripasso superficiale, ma per ricordare come in tempi di crisi ogni governo cerca il capro espiatorio, lo spauracchio, la vittima da sacrificare per sentirci più al sicuro, per sfogare i nostri istinti animaleschi e vigliacchi. Quello che vi chiedo è: cosa ha di diverso la persecuzione italiana (anche fisica in alcuni casi) degli immigrati, dei clandestini, dei "poveracci" da quello che fu l'inizio del nazismo? Ditelo pure: nulla. Loro la causa della crisi economica, loro la causa della criminalità comune, loro che ci rubano il lavoro e le mogli, in quanto fallicamente meglio dotati. Loro contro noi, esattamente quella che fu l'ideologia del nazismo. Pensatela come volete, ridete, preoccupatevi. Ma pensate qualcosa, analizzate, fatevi una idea vostra. Per salutarci e rinfrescare la mente ai nostalgici, ecco cosa diceva il manifesto "La difesa della razza" del 1938: "È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l'opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose".

venerdì 12 giugno 2009

Caro Franceschini ti scrivo... non fare brutti scherzi

Caro Franceschini ti scrivo così mi distraggo un pò,
e siccome sei molto distratto più forte ti scriverò.
Da quando avete fondato il Pd c'è stata una grossa novità,
dal 35% dell'inizio siamo finito ormai al 26,
qualcosa ancora qui non va.

Si esce poco tra la gente, compreso quando è festa
e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane, per vedere Di Pietro che vi raggiunge.

Ma la segreteria mi ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
ma che forse non si chiameranno Primarie, ma solo Congresso,
sarà una beffa micidiale,
ogni Cristo scenderà dalla croce
e quel 26 diventerà 3,3, e io vi rincorrerò per tutta Roma.

Se invece deciderete per le primarie,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.

E si farà l'amore ognuno come gli va,
tutti nudi di fronte alla Binetti,
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età, e qualcuno lo conosciamo già.

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento, in pigiama in camera mia a parlare con la Segreteria,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare, che le Primarie si possan fare.

E se quest'anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in queste primarie ci sia anch'io.

L'anno che sta arrivando tra un anno passerà, faremo le Primarie e io ci sarò,
io mi sto preparando è questa la novità

martedì 9 giugno 2009

Alla faccia di Sonia Alfano. Sonia Chi?

Sonia chi? Ma chi è? Parente del ministro? No, pare che abbia allergia lei a baciare i mafiosi, così dicono. Questa Sonia pochissimi la conoscono in Italia. Giusto gli addetti ai lavori, e manco tutti. Solo quelli che si occupano di antimafia clandestina, quelli che organizzano incontri di legalità con ospiti di serie B come noi, quelli che smanettano da mattina a sera al computer, beh, solo quelli sanno chi è. Per il resto nulla. Buffo tutto questo, se si pensa che ha solo 37 anni, che è una donna, che ha pure vissuto sotto scorta, che è figlia di una vittima di mafia. Di solito i giornalisti vanno matti per queste storie tormentate con il lieto fine. Nel bene o nel male dovrebbe essere conosciuta. E invece niente. La sfiga volle che suo padre, Beppe, venisse retrocesso all'ultima giornata di campionato, assieme a Torino e Reggina. Serie B anche per lui, e infamia anche da chi non te lo aspetti: "si, vero, ha scoperto Santapaola a Barcellona, ma chissà per conto di chi". Da chi non te lo aspetti, ripeto, passo e chiudo. Abbiamo letto della vecchietta centenaria candidata a sindaco, di Tiziano Motti che avevamo scambiato per Cesare Ragazzi che si era autocandidato per poi confluire nell'Udc dopo aver alzato la posta, di una letteronza record girl di preferenze e del principe ballerino trombato come l'ultimo degli arrivati. Sarà l'allergia ai Savoia. Di Sonia Alfano niente. Sonia Alfano non tira, e dire che è pure una bella donna. Poi succede l'imprevisto. La sconosciuta, dopo aver accettato la proposta avventuriera di Antonio Di Pietro, si candida come indipendente nell'Italia dei Valori, e, tranne in Sicilia (mai profeti in patria, mi raccomando) risulta la terza più votata nell'Idv in tutte le circoscrizioni, dopo Luigi De Magistris e Antonio Di Pietro, due mostri sacri di preferenze. Sonia chi? Alfano, lei, sempre lei. I circoscrizione: Italia nord-occidentale, terza con 28.104 preferenze. II circoscrizione: Italia nord-orientale, terza con 26.011 voti. III circoscrizione: Italia centrale, terza con 31.264 preferenze. IV circoscrizione: Italia meridionale, terza con 29.924 voti e V circoscrizione: Italia insulare quarta con 27.166 volte il suo nome scritto sulla scheda. Il che, calcolando la rinuncia di Antonio Di Pietro in tutte le circoscrizioni, e quella di De Magistris in almeno quattro, vuol dire biglietto aereo per Bruxelles. Sonia chi? Alfano, sempre lei. Niente male per una sconosciuta. Ora sarebbe facile imbrodarci e sguazzare per mesi: siamo stati i primi a chiedere a Sonia di candidarsi con una lettera aperta, i primi a dare la notizia della sua candidatura cinque minuti dopo la sua decisione, i primi a lanciarci in questa avventura folle contro il parere di molti e l'antipatia di quasi tutti.Parlo al plurale perchè i miei lettori sono parte attiva di questo processo. Non sono numeri nè oggetti passivi. Potremmo gioire per anni interi, se considerate l'impresa titanica: Sonia ha travolto volti noti, vecchie volpi, colonnelli, e tutto questo girando l'Italia come una trottola, senza televisioni e senza giornali, se si escludono i galanti attacchi de Il Giornale e Il Riformista e un bella intervista su Vanity Fair. C'abbiamo provato parlando con la gente, conducendo una campagna elettorale atipica, strana, inventata direi. Da "poveracci" direbbe Federica (come chi, Fede del Grande Fratello ignoranti). Togliendo di mezzo i palchetti, sedendoci in mezzo alle persone, ribaltando riti e cerimoniali, parlando in dialetto palermitano calcato con martello e punteruolo. Era una missione impossibile, altro che Tom Cruise e Scientology. Partivamo da meno dello zero percento di possibilità. E invece eccoci qui. All'Europarlamento. L'Onorevole Sonia Alfano. L'Onorevole Sonia Alfano. L'Onorevole Sonia Alfano. Ma ci credete? Sonia chi? Sonia Alfano bello, prendi nota e stai più attento. E occhio ai sassolini quando scuotete le scarpe, possiamo costruirci un muro.

mercoledì 3 giugno 2009

A Verona menano il Procuratore capo e il sindaco ferma la musica

Mi avevano detto che qui a Verona il problema era quello degli immigrati, soprattutto dei romeni che stupravano le nostre donne e dei marocchini che spacciavano droga ai figli per bene degli italiani. Che via XX Settembre era una stradaccia e che l’emergenza sicurezza riguardava ognuno di noi: tutti potenziali vittime dell’uomo nero, di quello marrone e anche di qualcuno panna venuto dall’est. Poi, quando avevo già deciso che proprio Verona sarebbe stata la mia città, accade per puro caso, che degli italianissimi giovani veronesi uccidano a calci un italianissimo ragazzo per bene, pure lui veronese. Accade che una ragazza, veronese, viene quasi resa cieca per un galante colpo di portacenere scagliato da un italianissimo giovane, sicuramente veronese. Ma come? Io mi ero già attrezzato mentalmente per combattere un altro nemico, con l’accento dell’est, con lo sguardo minaccioso. Questi non stanno con noi questi? Sono bianchi, alcuni pure biondi, perché colpiscono noi? Non so cosa sia oggi realmente Verona. Io l’ho conosciuta così, non so se prima fosse diversa, ma voglio crederlo. Non so se prima si dovesse aver paura di andare in giro per strada, non so se ognuno potesse diventare un potenziale Tommasoli, solo per i capelli lunghi, o solo perché nel posto sbagliato nel momento peggiore. Io oggi la vedo così la Verona di Shakespeare, e non vedo ragione per nasconderlo. D’altronde ora ho la libertà di farlo: fino a qualche anno fa qualcuno, non ancora impegnato ad amministrare, scriveva sui muri «el leon magna el teron». Capita poi, per caso, che due giorni fa un italianissimo gruppo di giovani riconosce ad una sagra il Procuratore Capo di Verona, Giulio Schinaia, lo raggiunge e lo colpisce alle spalle con una bottigliata. Una bottigliata alla spalla della massima rappresentanza della Giustizia a Verona. Io vengo da una terra di mafia, in mano alla mafia, in cui i boss però hanno un grande rispetto e timore per gli uomini dello Stato: quando capiscono che sono più forti di loro li fanno saltare in aria, li eliminano, ma solo quando sanno essere speciali, altrimenti basta corromperli. Qui è un ragazzino, magari alticcio, che si sente legittimato a menare un Procuratore Capo: d’altronde, avrà detto, se anche il premier li considera psicopatici eversivi, chi mi vieta di farlo? Ora, se questo tipo di persone sanno di poter picchiare anche un magistrato, mi chiedo cosa può esserne di quei giornalisti, di quegli scrittori, di quegli attivisti che cercano di opporsi a questo clima squadrista e intollerante. Penso alle mamme che si stanno esponendo, penso ai gruppi di giovani, penso alla società civile tutta. Chi è al sicuro? Se si può impunemente aggredire Schinaia, non uno qualsiasi, attenzione, ma Mario Giulio Schinaia, chi può vivere tranquillo a Verona? Non io, che tranquillo oggi non lo sono più quando oltrepasso i confini del mio giardino, quando esco dalla mia casa. Di fronte a tutto questo, una politica che vieta in continuazione, che vieta qualunque cosa, pur di vietare, che effetto può avere? Se non erro nelle mie considerazioni, oggi a Verona non si può suonare uno strumento musicale ma si può marciare in nome del duce, non si può mangiare per strada ma si può riunirsi e spaccare la faccia ad una ragazza cantando cori ultras. Se il sindaco indirizzasse questi suoi sforzi anziché nel vietare nel proporre, nel concedere, nel dialogare, forse i giovani non avrebbero manco tempo di prendere a bottigliate un magistrato. No, non immaginavo che Verona fosse questa, perché negarlo. Voglio credere però che non prima non fosse così. Oggi io ho la residenza in questa città, e non in un’altra, e nonostante i respingimenti di massa, nonostante le impronte digitali ai rom, nonostante la possibilità dei medici di denunciare i clandestini, nonostante il permesso di soggiorno come condizione per iscrivere i propri figli nelle scuole italiane, non mi sento tranquillo. Forse a Verona non era la musica a dare fastidio, forse non era quella che andava fermata.

martedì 2 giugno 2009

Voto Sonia, voto Luigi, voto Carlo

Eccoci qui. Dall'astensionismo attuato e promosso su questo blog per le Politiche del 2008, ad una pubblica dichiarazione di voto per le elezioni europee del 6 e 7 giugno prossimo. Ne abbiamo fatta di strada! Il segreto di Pulcinella è presto svelato: sabato o domenica la mia matita andrà dritta sul simbolo dell'Italia dei Valori e scriverà tre nomi: Sonia Alfano, Luigi De Magistris e Carlo Vulpio. Una scelta su cui non serve meditare, tre persone con cui ho condiviso battaglie non per il colore dei prospetti delle case o per la protezione del tartufo bianco, ma vere e proprie lotte civili per la più semplice democrazia, messa a repentaglio ora da questo ora da quel governo, ora da questo ora da quel criminale. Sonia, Luigi e Carlo sono tre amici, certo, ma sono le persone che farei frequentare ai miei figli (questa è meglio della tua, eh Franceschì?), cui affiderei il mio futuro e quello dei miei cari. Tre specialisti di lotta al malaffare, alla truffa, alle collusioni mafiose. Godo già a pensare lo stato d'animo di tutti quei criminali con i colletti bianchi ed inamidati quando questi tre cani sciolti avranno accesso al Parlamento Europeo. Ingestibili, imprevedibili, impeccabili. Le tre "I", minchia che slogan! Io scelgo loro tre, con naturalezza, senza la minima necessità di riflettere, in perfetta coerenza con quella che è sempre stata la mia visione delle cose, della politica. Vi chiedo di fare altrettanto e di parlare ai vostri amici, ai vostri parenti. Dir loro che stiamo per mandare in Europa tre persone capaci, per bene e trasparenti, come poche, pochissime fino ad adesso ne hanno viste a Bruxelles con accento italiano. Non stecchiamo anche questo, almeno stavolta cerchiamo di andare in buca.

lunedì 1 giugno 2009

Parcheggi disabili, ma cu si nni futti!

Lasciamo perdere per un attimo il primo ministro, i seni al vento delle sue giovani vergini e le grazie di Dio di Topolanek al vento. Lasciamo perdere il disgusto e l'indignazione di chi le minorenni non le tocca e di chi ha una moglie e quella basta e avanza. Parliamo di civiltà, senza retorica e senza parole inutili. Oggi ero in un centro commerciale di Verona. Facevano gli sconti e ho comprato un sacco di cazzate, tra cui una fontana con un buddha di cui non so davvero cosa farmene. Torno alla moto e accanto a me, sui parcheggi disabili, c'era una fiammante Bmw Z3. Per chi non la conoscesse è un'auto sportiva bassissima, difficilmente accessibile a chi ha problemi di deambulazione, ma perfettamente agibile per il pirla di cui vi racconto. Naturalmente era sprovvista di contrassegno che autorizza la sosta ai disabili. Dopo pochi minuti arriva un baldo giovane saltellante con lo sguardo misto tra il migliore Buttiglione e il Capezzone degli ultimi tempi. "Quel posto è per disabili...". "Ah si, e a te che te frega?". "Diciamo che per colpa tua la gente in carrozzina non può andare in giro da sola, non può farsi i cazzi propri senza pesare sugli altri e non può vivere una vita normale". Forse era meno poetica, ma il senso era quello. L'ebete proprietario della ebetemobile mi guarda, monta sull'auto e va via. Metto il casco, accendo la moto e lo raggiungo mentre è in coda. Mi avvicino al finestrino: "Ho dimenticato... sei un coglione". Ora sto meglio. Torno a casa, monto la fontana con il buddha e mi pongo alcune domande. Con quale legittimità pontifichiamo su cosa è giusto, so cosa è morale, su chi e come deve dimettersi, quando poi per non fare cento metri in più a piedi ci trasformiamo in delle bestie senza neuroni? Noi che i piedi li abbiamo non solo per calzarli con scarpe ruggenti, non possiamo fare qualche passetto che fa anche bene prima della prova costume? Guardo buddha e credo che lui mi stia dando ragione. Prima pensavo fosse la Sicilia che non andava. Poi ho scoperto che al nord è forse peggio: i genitori con i figli piccoli parcheggiano tranquillamente sui posti riservati, non sia mai che il figlio prenda brutte abitudini e lasci quel posto d'oro ai disabili, che poi, con quelle carrozzine, dovrebbero stare a casa, mica a spendere soldi per gli sconti! Poi ho parlato con la mia amica anglopachistana. Mi ha detto che in vita sua non ha mai visto un parcheggio disabili occupato da gente che non aveva il contrassegno o che comunque riuscissse a camminare. E' l'Italia che mi sta cominciando a stare un pò sulle balle. Per me quel parcheggio è il termometro della nostra civiltà, e controllando il mercurio scopro che siamo ancora sotto zero. Buddha, tu che dici?

Mio articolo de "L'Arena" su De Magistris/Balotelli e Vulpio/Ibrahimovic

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