venerdì 29 maggio 2009

A settembre parte "Il Fatto", il nuovo giornale di Travaglio & Co.

Da www.voglioscendere.it

Ci siamo. Il conto alla rovescia è cominciato. A settembre, finalmente, avremo un giornale nuovo, libero, tutto nostro. Un giornale eccentrico, rispetto agli altri. Un fatto nuovo. Perché?

1) Racconterà i fatti, fin dalla sua testata. Darà la notizie, le analisi e i commenti che gli altri non danno, o nascondono. Parlerà dei temi che gli altri ignorano.

2) Non avrà padroni: la società editoriale è composta da alcuni piccoli soci, compresi noi giornalisti, che partecipano con quote equivalenti a un progetto comune: un quotidiano fatto solo per i suoi lettori. Senza vincoli né sudditanze ai poteri forti, politici, finanziari e industriali, che usano i giornali per i loro interessi.

3) Non chiederà né avrà finanziamenti pubblici concessi da questo o quel partito.

4) Nascerà solo se avrà dei lettori interessati ad acquistarlo, e a leggerlo. Nel paese dei giornali senza lettori, mantenuti in vita dai contribuenti, anche e soprattutto da quelli che non li comprerebbero mai, noi faremo il nostro giornale soltanto se avremo un numero di lettori sufficiente per mantenerlo in vita.

Per questo vi chiediamo di abbonarvi subito: il prezzo della nostra libertà di informare e del vostro diritto di essere informati dipende dal numero di copie che i lettori acquisteranno in edicola, ma soprattutto dagli abbonamenti che raccoglieremo prima di partire. Più abbonamenti, più libertà.

Il nostro giornale avrà 16 pagine, tutte a colori. Uscirà sei giorni a settimana, tranne il lunedì. Sarà un giornale di carta e un giornale web. Sarà diretto da Antonio Padellaro. Avrà una redazione di giovani agguerriti. Si avvarrà di un gruppo di firme, di inviati di punta e di autori satirici che hanno condiviso con noi la lunga battaglia contro il regime berlusconiano, senza sconti per un’opposizione troppo spesso complice. Li scoprirete via via nell’apposito spazio “AnteFatto” che creeremo presto su questo e altri blog e siti amici. Con tutte le indicazioni per abbonarvi e diventare subito soci fondatori del nostro giornale (ricevendolo per posta, possedendo un coupon da presentare in edicola, scaricandolo in rete dopo la mezzanotte, e così via).

Nell’attesa - che sarà breve - dell’AnteFatto, ecco i riferimenti dell’ufficio che fin da oggi riceverà le vostre prenotazioni per l’abbonamento:
telefono 02-66506795
fax 02-66505712
mail: dettofatto@ilfatto.info

Vi terremo aggiornati, di settimana in settimana, delle prenotazioni raccolte. Sarà dura, ma tutti insieme ce la faremo. Dipende da tutti voi, anzi da tutti noi.

mercoledì 27 maggio 2009

Il Costituzionalista Claudio Martelli


Ultime dalla repubblica di Ailati. La nostra tv di regime, di proprietà del nostro premier, come tutto qui ad Ailati, ospita tra i suoi programmi culturali, come Pomeriggio 5, Claudio Martelli. Ex ministro, ex aspirante guida del Psi, ex aspirante delfino di Craxi ex diversamente onesto. Ora, se andasse a parlare di caramelle o di lifting (lui sarebbe un paziente in questo caso) nessuno se lo filerebbe. Ma siccome qui le cose le facciamo bene, ma troppo bene, Claudio Martelli a Pomeriggio 5 ogni giorno per 5 minuti legge gli articoli della Costituzione. Giuro! Una provocazione. Macchè, Martelli rispetto ai politici di oggi era un galantuomo. Mangiava e faceva mangiare direbbero. Gli amici suoi! Quando si scoprì che l’Ambrosiano di Calvi, tramite Licio Gelli, aveva girato 8 miliardi di lire sul «conto Protezione» del Partito Socialista, lui, ormai quasi segretario del Psi e ministro della Giustizia in pieni poteri fu costretto a dimettersi. Poco dopo Carlo Sama, delfino di Raul Gardini, raccontò della maxitangente da 500 milioni di lire finita direttamente nello squallido zainetto di tela di Dolphin Martelli. Alla fine Dolphin dovette risarcire 800 milioni di lire di risarcimento per il «conto Protezione» e incassare una condanna ad 8 mesi definitivi per la tangente ambrosiana. Ora, capisco che siamo abituati a tutto, ma non era meglio fargli condurre una rubrica sugli animali o sui fiori? E perchè mai? Il mafioso fino all'80 Giulio Andreotti che parla di Etica nella politica ce l'abbiamo già, ora manca solo che Berlusconi parli di fedeltà coniugale e dei diritti delle minorenni. Poi saremo davvero una Repubblica perfetta, certo mai come la vostra Italia.

lunedì 25 maggio 2009

Il Pd non chiede le dimissioni di Berlusconi. E se ne vanta

Giovedì 21 maggio Dario Franceschini ha deliziato della sua presenza i telespettatori di Anno Zero. Tralascio i commenti sulla sua presenza: un caro amico mi ha detto che sembrava più vivo Pannella dopo una settimana di sciopero che il segretario del Pd. Bella battuta, ma è altro che mi ha veramente indignato e fatto capire quanto in questo momento il Pd sia speculare al Pdl. Oramai la mia celebre dicitura pidiquadroelle ha varcato le soglie europee e viene usata senza peraltro pagarmi i diritti. Il momento che aspettavo dalle vicende pseudopedofile (a dire della moglie) del premier è stato favorito dalle domande incalzanti della strana coppia, Travaglio-Storace, che sin dall’inizio della puntata hanno chiesto al leader, si fa per dire, del Pd perché a fronte di una sentenza che ha certificato Berlusconi come corruttore il Partito Democratico non abbia mai chiesto le dimissioni del premier. «La logica e il buon senso dicono che si sarebbe dovuto dimettere già da tempo» risponde Franceschino. Poi Storace che a fare il Travaglio ha preso gusto insiste: «Dica se chiede le dimissioni». E Franceschini, a questo punto dà il peggio del peggior democristiano peggiore: «Chiedere le dimissioni non produrrebbe nessun risultato, perché sarebbe bocciato dal Parlamento. Io ho chiesto un' altra cosa: che il premier, con atto unilaterale, rinunci al lodo Alfano e si faccia processare. Io Berlusconi lo voglio battere politicamente. Non è sul terreno giudiziario che vinceremo». Come se si trattasse di politica. Qui parliamo di giustizia, di sentenza, di leggi. E lui parla di politica. Io mi vergogno profondamente di queste parole, e la tessera che ho dovuto prendere per concorrere alle primarie mi brucia in tasca, tanto che la tengo in un paniere nello studio. Ho provato ogni tanto a portarla ai giardini, al guinzaglio, ma non ce la faccio. Ha ragione il segretario Franceschini, non serve chiedere le dimissioni di Berlusconi, dopo queste parole è molto più urgente che a dimettersi sia il leader di una opposizione incapace e connivente alle porcate perpetrate all’onore della nostra Costituzione da Berlusconi. Vai via Franceschini, vai via senza aspettare ottobre.

sabato 23 maggio 2009

Da Disonorevoli Nostrani: Paolo Ruggirello

Paolo Ruggirello, Mpa, eletto in Provincia di Trapani. Paolo Ruggirello è un altro figlio del padre. Il figlio del padre è una categoria che in Sicilia va forte, è un titolo che ti pone a dieci metri sugli altri. E come nella migliore tradizione politica, il padre del figlio, non è un filantropo o un grande statista, ma un individuo che gli inquirenti descrivevano come legato mani e piedi a cosa nostra. Con questi trascorsi volevate che il figlio non calcasse i banchi dell’Assemblea Siciliana? E infatti, ecco a voi l’onorevole Ruggirello al quadrato. Della famiglia Ruggirello traccia un profilo spietato il professor Enzo Guidotto, consulente della Commissione Antimafia. “Soldi, voti e truffe. Paolo Ruggirello, figlio di uno di quei vecchi alleati plurinquisiti si limita invece a creare fondazioni e ad organizzare memorial in onore dell' amato genitore quasi si trattasse di un benemerito della Patria meritevole di una beatificazione”. Ruggirello padre, per cominciare il nostro rosario, era uno dei maggiori finanziatori delle campagne elettorali di quel Bartolo Pellegrino già incontrato sopra e che nell’ordinanza di custodia cautelare gli inquirenti ipotizzano per lui: “reato di cui agli art. 110, 416 bis commi IV, VI c.p. per avere posto in essere, stabilmente e continuativamente, condotte, fra cui quelle descritte nel capo che precede, che hanno consentito il rafforzamento dell’associazione mafiosa cosa nostra operante in Trapani, attraverso i suoi continui e reiterati rapporti con esponenti di vertice della predetta organizzazione, quali il capo-mandamento Pace Francesco ed i suoi uomini di fiducia Birrittella Antonino e Coppola Tommaso, permettendo in questo modo a loro di assicurasi il controllo di rilevanti attività imprenditoriali nel settore edilizio ed urbanistico, programmando la realizzazione di lucrose speculazione mediante il mutamento della destinazione d’uso da verde agricolo a zona edificabile di ampie aree nel quartiere Villa Rosina di Trapani. Per avere inoltre rafforzato la medesima associazione mafiosa attraverso continue e reiterate interlocuzioni con Coppola Tommaso, esponente di vertice della medesima organizzazione, e con Canino Francesco, sorvegliato speciale in quanto indiziato di appartenere alla stessa organizzazione mafiosa trapanese e sottoposto a procedimento penale per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p., finalizzate alla scelta del candidato dello schieramento politico di centro-destra per l’elezione a sindaco del comune di Valderice ed effettivamente individuato in Sugameli Mario, persona gradita all’organizzazione mafiosa. Con le aggravanti di cui ai commi IV e VI essendo cosa nostra un’associazione armata ed essendo le sue attività economiche finanziate in tutto ed in parte con il prezzo, il prodotto ed il profitto di delitti. In Trapani e provincia ed in altre localita’ del territorio nazionale, dal 2001 e sino alla data della presente richiesta”. In questa ordinanza il nome dei “Ruggirelli” appare novantaquattro volte. E dei Ruggirello parla proprio Nino Birrittella: “Ma ci conoscevamo così, buongiorno, buonasera insomma, l’ho anche appoggiato politicamente per qualche, per qualche… perché io ero vicino alla famiglia Ruggirello che si conoscevano da prima insomma e ho anche… Ruggirello sono stati, mi pare alle Regionali, o Provinciali, insomma siamo stati in lista e io li appoggiai personalmente votandoli, partecipando a delle riunioni però così, a livello conoscitivo…”. E dei miliardi di lire dati a Pellegrino, è Ruggirello stesso nel dicembre del 1996 a raccontarlo agli inquirenti, e come se parlasse di ceci: un miliardo di vecchie lire di chissà quale provenienza, e lo racconta anche Giuseppe Di Natale, autista di Pellegrino. Per quanto riguarda i costi della campagna elettorale, chiarisco che il Ruggirello mi confidò che stava sborsando molti soldi perché non badava a spese, quantificandoli, alla fine, per un miliardo e cento milioni circa. Per quanto mi riguarda, ho assistito alla consegna di parte di detto denaro, e segnatamente quello che veniva consegnato al Pellegrino, quasi giornalmente, nella misura di non più di tre milioni, da Paolo Ruggirello, figlio di Giuseppe. Ciò accadeva nei locali del comitati. Il fu Giuseppe doveva avere davvero una marcia in più, visto che poco meno di un mese dopo il suo nome venne fuori in un'inchiesta in cui figurava anche Enrico Nicoletti, il “cassiere” della Banda della Magliana di Roma: avrebbero attuato una truffa condita di minacce ai danni della moglie dell'ambasciatore italiano in Portogallo relativamente alla vendita di una “suite” a Cortina. “Cinque anni prima – scrive Guidotto - nel rapporto sulla “Colosseo Connection” finito agli atti dell'Antimafia (Doc. XXIII n.41, 20.11.91) la Guardia di Finanza aveva scritto: nel settore bancario «sono in corso indagini su un soggetto (Giuseppe Ruggirello) sospettato di collegamenti con esponenti mafiosi, il quale starebbe per rilevare o avrebbe già rilevato una considerevole partecipazione in un Istituto di credito romano. Il soggetto, tramite tre società finanziarie, è presente sulla piazza di Roma e opera nel settore mobiliare e immobiliare impiegando ingenti capitali»”. Quando si parla di diversificazione degli investimenti Ruggirello deve essere considerato un creativo. Gli inquirenti vogliono sentirlo nell’ambito del procedimento a carico di Bartolo Pellegrino. E proprio durante questo processo viene fuori una intricata rete di rapporti tra la famiglia Ruggirello e Pellegrino. I magistrati accusano l’ex assessore regionale Bartolo Pellegrino di avere accettato dal boss Francesco Pace e dagli imprenditori Antonino Birrittella e Vito Augugliaro, marito di Bice Ruggirello (anche lei, figlia del padre) indagato per 416 bis, (associazione mafiosa), la promessa di trecentomila euro al fine di agevolare un piano edilizio da realizzarsi nel quartiere Villa Rosina, come scritto sopra nell’ordinanza. Seicento appartamenti in un' area destinata a verde dal piano regolatore. “Ma in verità – come racconta Enzo Guidotto- la collaborazione fra Giuseppe Ruggirello e Bartolomeo Pellegrino risaliva a molto tempo prima. Il 24 marzo 1972 certe vicende trapanesi hanno addirittura un' eco in Parlamento: interrogazione per conoscere a quale improvvisa fortuna si debba l'arricchimento del ragioniere Giuseppe Ruggirello e quale sia la parte ricoperta negli scandali citati da “Specchio” dall'onorevole Bartolomeo Pellegrino, capogruppo del Psi all'Assemblea regionale siciliana. Firmato: Franchi, Nicosia, Marino». «Uno dei primi istituti di credito passati al setaccio delle Fiamme Gialle – rilevano Pippo Fava e Miki Gambino - è stato la Banca Industriale di Trapani, con sedici sportelli disseminati in tre province. Presidente del consiglio di amministrazione è Giuseppe Ruggirello, arricchitosi con alcune fortunate speculazioni edilizie e raggiunto recentemente da un mandato di cattura per fatti che si riferiscono al "sacco del Belice"; a dare ossigeno alla banca, è arrivata la famiglia Cassina (una delle più ricche famiglie palermitane, amici degli Spatola e grandi elettori democristiani legati alla lobby Ruffini-Lima-Ciancimino) che ha piazzato Giulio e Duilio Cassina in consiglio di amministrazione». Inoltre, «il 20 gennaio 1980 è nata a Guarrato, la Cassa Rurale ed Artigiana San Paolo» che «in due anni è riuscita a moltiplicare i propri depositi del 483%, passando dai 444 ai 2.145 milioni». Che si tratti di una emanazione della prima lo dimostrerebbe il fatto che fra i soci «c'è una parente stretta (figlia) di Giuseppe Ruggirello, Bice, componente anche del consiglio di amministrazione della Banca Industriale»” . Il deputato trapanese è accusato da alcuni giornalisti di aver fruito di strani e fruttuosi vantaggi da parte del Prg. «Non mancano le stranezze ... Una di queste riguarda la zonizzazione della frazione di Guarrato, dove, in contraddizione con le linee generali del Piano, un'area che sarebbe dovuta ricadere in zona agricola, si è ritrovata stranamente in zona C, destinata all'edilizia stagionale. Un cambiamento di non poco conto per i proprietari dei terreni in questione, ovvero l'on. Paolo Ruggirello dell'Mpa – guarda caso lo stesso Partito del Commissario ad acta del Piano – nonché dell'attuale Assessore Regionale al Territorio». Basta così. Meglio fermarci. Ce ne sarebbero, di fatti a carico dei Ruggirelli, da scrivere tre volumi. Ma dobbiamo occuparci anche di altri bisognosi. Noi continuiamo a raccontare le vicende dei colleghi di Paolo Ruggirello, lui ad organizzare commemorazioni per il benemerito padre Giuseppe.

giovedì 21 maggio 2009

Benny Calasanzio in vacanza nella Repubblica di Ailati


Video cartolina dalla Repubblica più bella del mondo, Ailati, dove tutto va al contrario

Sonia non sa fare campagna elettorale

Ma dunn'ava ghiri direbbe mio nonno. Ma dove crede di andare? Ma l'avete vista? Non per essere pettegoli, ma io, che ho deciso di promuovere la sua candidatura e ho partecipato ad alcuni incontri elettorali a suo fianco, me ne sono reso conto al volo: Sonia Alfano non sa fare campagna elettorale. Quello che diceva prima lo dice pure adesso che è candidata! E la moderazione, e la pacatezza per raccogliere i voti degli indecisi, dei delicati? Ma che... quella addirittura si permette pure di fare i nomi di quelli che nell'Idv stanno sudando freddo perchè in caso di elezione, quella si permette di dire che la presenza sua di Luigi e di Carlo rivoluzionerà l'Italia dei Valori. Pensate che ha pure il coraggio di non promettere niente a nessuno, non ha programmi elettorali cartaigienici, nel senso che durano tanto come i rotoloni regina, e non ha ancora alcun filtro nel cervello. Collusioni mafiose, affari della 'ndrangheta, storie di ordinaria pedofilia parlamentare, appalti chioggiani in mano ai Lo Piccolo e impegno per una legislazione antimafia europea. No, no, del presidente del Consiglio corruttore certificato da sentenza no, non ne parlare... ecco, pure quella. Arriva pure a minacciare che se i fondi europei non saranno destinati in maniera controllata e rigorosa, tanto vale bloccarli. Sonia! Così perdiamo voti. La gente si scanta ha paura! Non puoi promettere qualche posto di lavoro, qualche cosa irrealizzabile... tipo un aeroporto sul ponte sullo stretto di Messina. No eh? E vabbè, e allora continuiamo così, perdiamo, perchè con queste facce... Tu Carlo e Luigi, mizzica manco l'Inter ha questo tridente. Carlo fa Ibrahimovic, per via del nasone, Luigi fa Balotelli... Comunque resta il fatto che non sei fatta per fare politica, non hai modo, non sai mediare. Per questo ti sostengo. Perchè sei ingovernabile, senza limiti e senza vincoli. Ingestibile. Quello che dici quando incontri la tua gente lo dirai anche in tailleur a Bruxelles; anzi, forse lo dirai con maggiore veemenza proprio in quei luoghi. Imparerai a convivere con Iva Zanicchi, e magari imparerai anche a cantare. Con il fascista Borghezio, che ti insegnerà o ti imparerà, come diciamo noi, il linguaggio degli animali. Amunì, manca poco e la peste bubbonica si abbatterà su quelli che fino ad adesso grazie ai finanziamenti europei hanno fatto fortuna facendo disastri. Manca poco e tu e Carlo assieme farete grossi danni che renderanno migliore la vita degli italiani. Penso alla possibilità di intervenire nella legislazione italiana, penso al potere economico della Commissione. Sai che ti dico, che la tua incapacità di fare campagna elettorale come la fanno tutti è troppo "tua", sei troppo "tu", e la gente lo ha capito. Non sei specchietto delle allodole senza spazi di manovra, come altri che una volta avrebbero mantenuta dritta la schiena. Sei diversa, come pochi.

martedì 19 maggio 2009

Il sindaco di S. Margherita di Belice, un attentato alla lingua italiana

Al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Dott.ssa Maria Stella Gelmini

Cara Maria Stella,

ti disturbo inviandoti questa missiva al ministero perché gravi fatti turbano il sonno di letterati e di linguisti sopraffini. Pare infatti che, nel mezzo di discussioni sulla storia della lingua italiana che si sviluppano in Firenze, presso l’Accademia della Crusca, quando qualcuno avanza ipotesi azzardate i presenti lo zittiscano con «Ohibo, forse quantunque in terra santoriana dicesi così si puote». Di questo ti scrivo Maria Stella cara. E’ in atto a Santa Margherita di Belice, mio vecchio paese, una sistematica demolizione della lingua italiana. Per farlo, i cultori dei suoni gutturali hanno reclutato il massimo esperto di decostruzioni linguistiche, riconosciuto e celebrato a livelli internazionali ed insignito del «Dizionario d’argilla»: Francesco Santoro, despota del Comune, attaccante di sfondamento delle regole grammaticali e logiche. Durante la nostra telefonata, quando allarmato ti spiegai che al posto della «sagra del ficodindia» in una relazione avevano, senza volerlo, scomodato la scienza della mente, definendola sagra della «psicodinamica», nulla di quanto segue era ancora accaduto. Dicevano essere colpa della tecnologia, dei computer, ma da quella volta fu poi un susseguirsi di vere e proprie persecuzioni «vocali»: tutto ciò che era perfetto italiano venne bandito da ogni discorso pubblico, relazione ufficiale e pure dalle ordinanze sindacali, massimi esempi dello scempio linguistico targato «Il sindaco». Pensa che proprio nell’ultima ordinanza esordiva con codesta tripla contorsione verbale: «Considerato che nel territorio della provincIa (scritto con I maiuscola, reminiscenza di fallica memoria) di Agrigento è abbastanza (in base a chi, a cosa?) vasto e mal collegato con i mezzi pubblici (da un cordone ombelicale o via wireless?) e con una viabilità stradale poco efficiente e alquanto (addirittura un simil termine… sommo poeta di santoriana stirpe, di epica memoria al pari del pelide Achille) pericolosa […]». Chiede il Sommo, tra le altre cose, la riapertura di una strada in quanto la situazione stava causando «disaggi», talmente grandi che il sindaco Santoro, per dare l’idea, raddoppia la G. Con una sarebbero stati lievi problemi, roba da poco. Ho scritto per caso «ordinanze» prima, cara Maria Stella? Chiedo venia a capo chino: lui le chiame «Ordinazze», ma così per essere simpatico: «ora scrivo un’ordinazza va» e il segretario «nel senso che come al solito la scrivi con i piedi» e giù risate tra i due e battute da caserma. Cara Maria Stella, quando ti mandai il fax con lo stradario «santoriano» rivisto dal Sommo, con le vie Dante Aligheri (le I costavano troppo e quelle maiuscole erano finite) via Modiglioni (AmOdeo, il pittore, conosci?), R. Gattuso (primo calciatore milanista, pagato da Berlusconi, ad avere attribuita la via da un sindaco comunista), Via Mantenga (in assonanza con Mi Consenta) e infine il noto compositore Rossigni, cugino di Rossignol, quello degli sci. Tutto questo, Maria Stella, in una sola ordinanza, o meglio, «ordinazza». E’ una «penna pazza e lingua sciolta» al servizio dei poteri forti del dialetto, caro ministro, e va fermato. In ultimo, l’impertinente discendente di Cecco Angiolieri, attaccando a spese e per conto del Comune un cittadino qualunque per un articolo su «La Specula», si è cimentato in un nuovo virtuosismo letterario, di cui il pezzo migliore è la rivisitazione dei proverbi: «Sbagliare è umano, perseverare è… da bestie!», e che le illazioni «hanno il tempo che trovano» per concludere con «la presente» riferendosi all’affissione; non era una lettera, ma un manifesto, un comunicato stampa, comunque di genere maschile, a meno che non si trattasse di carta col «trucchetto», si, insomma, di carta «operata». Maria Stella, dopo quanto ti ho illustrato, ti chiedo di dichiarare lo stato di emergenza linguistica a Santa Margherita e di inviarci l’esercito munito di vocabolari, cattedre e banchi di scuola. Perché errare è umano, perseverare… santoriano!

martedì 12 maggio 2009

Pino Masciari sarà ricevuto al Quirinale

Da sito della Presidenza della Repubblica:

In relazione all'appello rivolto al Presidente della Repubblica dal testimone di giustizia Giuseppe Masciari, si fa presente che il Segretariato generale della Presidenza della Repubblica ha rappresentato al diretto interessato che, trattandosi di materia di competenza del Ministero dell’Interno, è stato opportunamente interpellato il Viminale che ha comunicato di aver già convocato Giuseppe Masciari per i prossimi giorni al fine di dare attuazione alla sentenza del Tar del Lazio anche per i profili relativi alla sua protezione e a quella dei famigliari. Roma, 12 maggio 2009


Risposta di Pino:

«La famiglia Masciari e gli amici di Pino Masciari ringraziano sentitamente il Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano per la netta presa di posizione attraverso la nota del Quirinale dove si sottolinea l’aspetto fondamentale della protezione per la famiglia Masciari. Siamo inoltre certi che il Ministero degli Interni tenga fede all’impegno preso risolvendo definitivamente la situazione relativa alla sicurezza della famiglia Masciari e all’attuazione immediata della sentenza del TAR già nel prossimo appuntamento citato dal Viminale. A fine incontro comunicheremo il risultato a tutte le persone a noi vicine e vicine ai testimoni di giustizia tutti».

Per Pino



Sciopero della fame e della sete, come in pochi giorni morirà Pino Masciari

Da www.pinomasciari.org

Pino Masciari intraprenderà oggi lo sciopero della fame e della sete

Pino Masciari, imprenditore calabrese divenuto testimone di giustizia per aver denunciato ‘ndrangheta e collusioni, intraprende oggi (12 maggio) lo sciopero della fame e della sete annunciato lo scorso 26 marzo e rinviato per rispetto delle vittime in Abruzzo. Il gesto estremo inizia davanti al Quirinale, simbolo di garanzia dei diritti costituzionali, alle 10 del mattino.

Masciari si rivolge anzitutto al Capo dello Stato, ai presidenti di Senato e Camera e al presidente del Consiglio dei ministri: chiede immediato intervento, nella certezza che non sarà abbandonato e lasciato morire. La sua vicenda non è più un fatto burocratico e giuridico: è una questione etica e morale.

Da 12 anni, vive in un inferno: ha dato la sua vita allo Stato ma è sempre rimasto senza adeguata protezione, con la ‘ndrangheta in agguato.

L’imprenditore calabrese, al quale il Tar del Lazio ha riconosciuto il pieno diritto alla sicurezza e alla ripresa d’una vita normale, non ha visto riscontri concreti e immediati da parte della Commissione centrale del Ministero dell’Interno, in merito all’osservanza del provvedimento, del gennaio scorso.

Dal rinvio dello sciopero della fame, la Commissione centrale del Ministero dell’Interno non ha concesso alla famiglia Masciari le misure speciali di protezione, scorta e tutela, benché riconosciute come necessarie proprio in sede istituzionale. Né i coniugi Masciari, imprenditore e medico odontoiatra, sono stati messi nelle condizioni di lavorare.

Lo Stato, per dodici anni, li ha tenuti in esilio, privandoli della sicurezza e della dignità.

Oggi, esausto, Masciari rimette la propria vita nelle mani dello stesso Stato, che deve decidere: renderla o toglierla definitivamente.

Nel caso in cui lo Stato gliela neghi, Masciari intende restituire almeno la libertà della sua famiglia dal giogo mafioso, pagando con la propria vita l’atto della denuncia. Alle ore 11 è prevista la conferenza stampa, davanti al Quirinale.

CONTATTI: ANDREA Sacco: 392 0722137 ; Federica Rosin: 339 5016882 ; FEDERICA DAGA: 349 4124558; e.mail: pinomasciari@gmail.com ; www.pinomasciari.org; www.difesapopolaremasciari.net

lunedì 11 maggio 2009

Primo sostegno ufficiale dai Giovani Democratici

Ciao, siamo dei giovani che hanno formato il Gruppo dei Giovani Democratici nel nostro paese, Santa Elisabetta, nella provincia di Agrigento, tesserati, ahimè, con il PD. Saremmo molto felici di poterti sostenere per le primarie di ottobre, attraverso il nostro blog e vorremmo anche spargere la voce agli altri giovani democratici della provincia, attraverso i rappresentati alla assemblea costituente giovanile che ci rappresentano.

domenica 10 maggio 2009

Adesso puoi lasciarmi addio, fotoromanzo a colori, di A. Pagliaro

Da http://www.xantology.com/

“Questo libro non è un saggio e neanche sono le mie memorie!” non è il Soltanto oggi LXIII più uno di Catriona Potts. Vi sembrava ma non lo è. “Non è una telenovela, quindi non ci sono salti all’indietro o intrecci di trame” nemmeno. Sono due frasi tratte da un libro pubblicato. Da Mondadori. Un libro la cui uscita in libreria è stata gentilmente comunicata a chiunque abbia un indirizzo email, a me due volte (è un reato, si chiama spam). Indirizzi email non tutti pubblici e dunque rubati o comprati illegalmente. Il libro - che persino Daria Bignardi, la donna che invita Dell’Utri per parlare di farfalle, ha quasi stroncato - è quello del ministro Brunetta. Il primo capitolo è online ed è evidente che nessun editor è riuscito a metterci mano. L’autore morde, l’editor non si avvicina, e rimangono lì perle come “Non è una telenovela, quindi non ci sono salti all’indietro o intrecci di trame“. Eppure il libro venderà, e venderà cento volte più di, per esempio, “Senza luce“, splendido romanzo a cui manca un autore ministro, e contenderà a Nicola Legrottaglie la testa della classifica “varie”. “Non è una telenovela, quindi non ci sono salti all’indietro o intrecci di trame“. Se l’avesse scritto in copertina, avrebbe dimezzato le vendite. Perché noi, cresciuti a Retequattro, vogliamo la telenovela con l’intreccio. E l’oscenità del fotoromanzo che la Arcore produzioni sta mandando in onda non ci fa paura. E’ un’ottima fiction, molto meglio di Agrodolce che per fortuna la Regione siciliana ha tagliato. C’è lui, vorrebbe fare il tronista di Uomini e Donne ma ha 73 anni e dunque deve accontentarsi di fare il Presidente del Consiglio, che va in giro da anni circondato da attrici e attricette. E c’è lei che lo attende a casa con i figli. E poi lei improvvisamente si sveglia: ehi, lui era al compleanno di Noemi! Noemi aveva diciassette anni quando lo andava a trovare in hotel o in villa, a Roma, a Milano e in Sardegna. Noemi aveva diciassette anni, e forse meno, quando vedeva la scrivania del Presidente sommersa di carte e dunque magari cercava posto sotto, cantava il karaoke con lui, lo trovava “tanto sensibile”. Diciassette anni e foto al limite della pedopornografia su Facebook. Where’s your Carlucci now?
C’è lui che prepara le liste per le Europee e ci mette dentro ragazzette di ogni tipo. Queste sono maggiorenni, perché lì non c’è modo di non rispettare le leggi. Però hanno grandi meriti, come quello di fare le capriole nude nella vasca del Grande Fratello. Ottima ragione per svegliarsi, Veronica. Solo che ti comporti esattamente come lui. Lui che compra ogni cosa, lui che non va alle feste dei figli ma - corbezzoli! - paga la trasferta a Las Vegas e i costumi del Settecento. Pagare milioni per la festa dei figli e non andarci è la sua didascalia. Lui che ti prese quando eri giovane e bella e ti dimentica, anzi ti considera un fastidio, ora che hai cinquant’anni. Perché sei un oggetto che è invecchiato. Un oggetto che comprò quando ne valeva la pena, ma vuoi mettere oggi, che può comprarsi centinaia di donne, giovani, forse giovanissime. Non vali più nulla. Disgusto, certo. Per un uomo così si può provare solo disgusto. Però ti svegli ora quando ti accorgi che lui sta male, che frequenta le minorenni. Sta male, lo hai detto tu. E non ti va più bene perché sta male. Sei come lui, a cui tu non vai più bene perché sei vecchia. Sei vecchia come Mike Bongiorno che - hanno detto a Mediaset - non fa più vendere pubblicità e allora che gli telefono a fare non importa se Canale 5 è nato con lui. Tu parli e puf, le ragazzette spariscono dalle liste europee (c’è una ministra per le Pari Opportunità che dovrebbe svegliarsi quando la cooptazione politica avviene per meriti di tette e culi. Ma non vorrete chiederlo proprio a lei, a Mara Carfagna? Forse quando avrà cinquant’anni e il suo capo la considererà un rifiuto, forse allora capirà, come sta capendo Veronica). E Noemi? Noemi è la figlia di un amico. L’autista di Craxi, no non era l’autista di Craxi. Ma forse voi non avete amici? - dice Ghedini. Alla festa: lui era lì per caso. Lui porta sempre con sé un collier casomai dovesse fare un regalo. Sono state le condizioni meteo a portarlo alla festa. Ma poi - diamine - era di passaggio. Lui è umile, sta con la gente umile, chiacchiera con i cuochi. Non sarebbe più lui se non facesse così. Applausi. Slinguata di Vespa, genuflessione di De Bortoli. Veronica: non lo hai sposato operaio. Ti andava bene allora. Lo hai conosciuto che aveva già incontrato il principe di Villagrazia. E forse hai capito male: il principe di Villagrazia non era esattamente un nobiluomo. Era il capo di Cosa nostra prima di Riina. E tuo marito si era messo a disposizione. Ti andava bene vivere ad Arcore dove erano passati Frankie the Strangler e i cavalli dell’eroe Mangano. Tutto ciò non importa, importa Noemi. Non ti sei fatta domande quando era processato per corruzione, falsa testimonianza, diffamazione aggravata, concorso esterno in associazione mafiosa e mille altri reati. Non ti sei spaventata dell’uomo che dormiva con te quando è stato accusato di essere il mandante delle stragi. E i mandanti delle stragi, ancora oggi, non si conoscono. Allora tuo marito stava bene. E’ solo ora che sta male, e lo vediamo tutti, e te ne vuoi sbarazzare. Beata te che puoi farlo. Ma il disgusto che proviamo per lui, lo proviamo anche per te che non servivi il caffè a Dell’Utri solo perché hai cento camerieri. Sei vecchia e lui non ti vuole più. Lui è malato e tu non lo vuoi più. Siete uguali, Veronica. E facciamolo a L’Aquila, questo divorzio.

sabato 9 maggio 2009

Questo siamo diventati?

Romeni, marocchini, tunisini, albanesi, ma anche sudafricani libici e neri da ogni dove. Vi chiedo profondmente scusa e vi posso offrire solo la mia vergogna, personale, sincera e sentita, in questo giorno in cui mi sono svegliato sentendomi (bip per i minori) un merda. Noi una volta non eravamo così. Era tutto più tranquillo, diverso. I politici avevano i soldi da spartirsi non rompevano i coglioni a noi gente per bene. E poi ce l'avevano solo con i terroni, per gli extra comunitari o per gli extra terrestri non c'era tempo. El leon magna el teron scriveva sul muro uno che oggi fa il sindaco. Meglio morire in una guerra civile, meglio affogare in mezzo al mare che vivere in mezzo a questi italiani, ve lo assicuro. Siamo gente cattiva, e come accadde nella Germania pre-nazista, in piena emergenza occupazionale ed economica stiamo dando il peggio. Oggi quei trogloditi cavernicoli ominidi verdi propongono che il clandestino non possa nemmeno registrare all'anagrafe il proprio figlio nato in Italia (magari mai molestato, al contrario di qualche collega italiano), domani proporranno l'esecuzione in mare dei naufraghi. Oggi quando viene iscritto a scuola un bambino, il padre deve presentare i permesso di soggiorno dei genitori e se il permesso di soggiorno non viene presentato viene denunciato. Domani potrebbe relizzarsi il sogno di una cosa verde che chiamano Matteo Salvini, le carrozze per le merde straniere e quelle per i nobili italiani, quelli che hanno il record di turismo sessuale nei paesi latino americani/ caraibici. Presto avrete non la stella di david, ma una spilla a forma di cacca. Ecco, quello sarà il vostro simbolo. E un giorno, finalmente, inizieranno le deportazioni nei campi di lavoro. E poi, quando premier sarà qualche cosa verde, finalmente potremo eliminare tutti, dai froci ai romeni col pisello allegro, dagli zingari ai marocchini che spacciano roba buona ai nostri innocenti bambini per bene che rasandosi la testa incendiano i barboni e ammazzano un ragazzo solo perchè rifiuta una sigaretta. Ma saranno sempre i nostri bambini, nazisti ma bambini. Vi chiedo scusa perchè mi sento davvero uno straccio. E fidatevi che io non sono un pisellov, uno di quelli che dice "venite a me tutti, voi umili ed oppressi". Ma mi sono reso conto che grazie a questa normalizzazione, grazie all'attenzione concentrata sui premier che giocano con le margherite a "pedofilo-non pedofilo" saranno approvate le prime leggi razziali dal 1938. Io so che è difficile da credere, ma questo è stato pubblicato il 5 agosto 1938 sulla rivista La difesa della razza. Se al posto di ebrei mettere romeni o albanesi, il risultato è agghiacciante. 1 LE RAZZE UMANE ESISTONO 2 ESISTONO GRANDI RAZZE E PICCOLE RAZZE 3 IL CONCETTO DI RAZZA È CONCETTO PURAMENTE BIOLOGICO 4 LA POPOLAZIONE DELL'ITALIA ATTUALE È NELLA MAGGIORANZA DI ORIGINE ARIANA E LA SUA CIVILTÀ ARIANA 5 È UNA LEGGENDA L'APPORTO DI MASSE INGENTI DI UOMINI IN TEMPI STORICI 6 ESISTE ORMAI UNA PURA "RAZZA ITALIANA 7 È TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI 8 È NECESSARIO FARE UNA NETTA DISTINZIONE FRA I MEDITERRANEI D'EUROPA (OCCIDENTALI) DA UNA PARTE E GLI ORIENTALI E GLI AFRICANI DALL'ALTRA 9 GLI EBREI NON APPARTENGONO ALLA RAZZA ITALIANA 10 I CARATTERI FISICI E PSICOLOGICI PURAMENTE EUROPEI DEGLI ITALIANI NON DEVONO ESSERE ALTERATI IN NESSUN MODO. Un manifesto degli scienziati che portò poco dopo ai seguenti regi decreti: 5 settembre 1938, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista 7 settembre 1938, Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri 23 settembre 1938, Istituzione di scuole elementari per fanciulli di razza ebraica 15 novembre 1938, Integrazione e coordinamento in testo unico delle norme già emanate per la difesa della razza nella Scuola Italiana 17 novembre 1938, Provvedimenti per la razza italiana 29 giugno 1939, Disciplina per l'esercizio delle professioni da parte dei cittadini di razza ebraica. Perdonatemi, solo questo.
P.s. Caro Peppino, oggi sei stato ucciso, qualche anno fa. Proprio l'anno scorso, se non sbaglio, ti dicevo di non aprire gli occhi, che era meglio essere morto nel 78. Il consiglio rimane lo stesso, dormi pure, ti sveglio io.

giovedì 7 maggio 2009

Domandare è lecito, sempre e comunque


Premetto di non parteggiare per nessuno. Anzi, riguardo alle parti in causa, stimo qualcosa di diverso in ognuna di loro. Che si chiami Casa della Legalità, che si chiami Elio Veltri o che si chiami Antonio Di Pietro. Detto questo urge vedere questo video. C'è il ragazzo con il cappellino che Di Pietro conosce bene che gli si avvicina e gli fa una domanda. Semplice, educatissimo e senza urlare. Gli chiede perchè l'Italia dei Valori, che in questo momento sta ottenendo la fiducia di tantissima italiani, e alle europee otterrà la mia, ha come dirigente in Liguria un "colluso con la n'drangheta". Ora, le risposte sarebbero potute essere tantissime: mi informerò al più presto, non credo sia possibile ma approfondirò, le assicuro che se sarà vero prenderemo provvedimenti. Tutto poteva dire ma non certo "perchè abbiamo deciso così". Azz... vuol dire che allora lo sai! E che tutto sommato non è grave e che ti sta bene? Abbondanza gli da un volantino in cui ci sono tutti i dettagli. "Ma dove l'hai visto?" risponde Tonino, col tono di chi dice "impossibile". "Un rapporto della guardia di finanza" risponde Abbondanza con l'asso nella manica. "Adesso è responsabile dei dipartimenti tematici in Liguria" aggiunge il giovane. Di fronte a questa risposta, cioè di fronte ai fatti, Di Pietro gira i tacchi e va via. Ora, molti hanno detto che il problema non è nella risposta ma nella domanda, che la Casa della Legalità è prevenuta e che è meglio non averci nulla a che fare. Quello che penso io è che quella domanda poteva farla chiunque, da Berlusconi a Borghezio. E' la risposta che deve essere degna di chi si propone come "diverso", e che conquista la fiducia di così tanti italiani. E in questo caso non lo è stata. Dirò di più. Sono le domande dei "nemici" che meritano risposte più precise ed esaurienti. E se la risposta è cacciare un dirigente che la guardia di finanza accusa di essere colluso con la mafia, e allora sù, caccialo via.

lunedì 4 maggio 2009

Il suino del sabato sera

Da Domenico Rotino: http://chimeradcenere.splinder.com/

Berlusconi con le minorenni tira più della mafia?

«Usciamo dall’ipocrisia e diciamolo chiaramente: il divorzio di Berlusconi è una questione politica ed è un’occasione per il Partito democratico. Mi auguro un’offensiva del Pd che chieda al paese già in occasione di queste europee di togliere fiducia a Berlusconi, un uomo confuso nella sua vita privata e confuso nel modo megalomane di governare male un paese in profonda crisi, prima di tutto morale. Non dobbiamo avere paura di avviare questo dibattito nel paese, partendo dalle parole della signora Veronica Lario». Questa è la dichiarazione a caldo rilasciata da Mario Adinolfi, membro della direzione nazionale del Partito Democratico, alla notiza del divorzio tra Veronica Lario e Silvio Berlusconi. Una notizia, quella del divorzio, che non interessa più di tanto. Molto più importanti, come sottolinea Marco Travaglio, le motivazioni. "Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni… perché la ragazza minorenne la conosceva prima che compisse 18 anni: magari fosse sua figlia…”. “Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. E’ stato tutto inutile”. Queste parole sono della moglie del premier, di colei che lo conosce meglio di chiunque altro. Lo definisce, parafrasando, malato e pervertito. La vera notizia era questa, non il divorzio. Sapere che al premier piacciono le minorenni, altro che papi e collier. Ma torniamo all'attacco di Adinolfi. Mi chiedo. Perchè Mario Adinolfi non si fa alfiere di un'altra battaglia. Perchè da membro del Pd non chiede con eguale veemenza che il Pd approfondisca in Parlamento, per esempio, i rapporti tra Bontate e Berlusconi, pare suggellati da Vittorio Mangano. Perchè non chiede conto di quell'archiviazione di Berlusconi e Dell'Utri che nella sua forma originale scritta dal dott. Tescaroli, rifiutata dal procuratore Tinebra (ora al Dap, l'istituto che regola anche il 41 bis...) era tutt'altro che assolutoria nei confronti del premier e del suo condannato destro? Perchè non prende in mano "Colletti sporchi" di Tescaroli e Pinotti e ne propone una pubblica lettura parlamentare? Chiedere conto di una love story con contorni pedofilizzanti è più appagante di fare luce sulle pagine più buie di questo paese pervertito? Beh, se non altro è più semplice e magari ti fa fare pure un figurone, ti fa passare per un duro oppositore. Adinfolfi, se vuoi fare una battaglia, falla su quello che riguarda gli interessi del paese: credo sia più grave avere un premier che ha avuto rapporti con la mafia che un premier che ha avuto rapporti con una minorenne/neomaggiorenne. O magari, Adinfolfi, falle tutte e due, ma falle.

domenica 3 maggio 2009

Che paura, il Pd fa opposizione durissima...


Prima timidamente, quasi di nascosto. Poi, rinfrancati, piano piano hanno preso coraggio. Alle fermate dei bus, nelle strade trafficate, un gruppo di persone spingeva fuori dal manifesto delle parole: disoccupazione, povertà ecc. Qualcuno, meritando una citazione, ne modificò uno facendo sì che la parola cacciata via era "elettori". Poi qualcuno dei leader pensò: "e se attaccassimo Berlusconi?". "Sacrilegiooo". Ma siamo pazzi? Abbiamo costruito il Partito Democratico non citando mai il premier, c'abbiamo messo una vita per perdere tutti i consensi acquisiti, e ora magari dobbiamo cominciare a fare opposizione? Alla fine, dopo una lunga trattativa, ecco i manifesti "bolscevichi", in cui il nome Berlusconi viene cacciato via dal foglio; anche qui qualche creativo, molto più di quello che ha creato il poster, ne ha rifatto uno in cui "Berlusconi" rientrava dall'altra parte del foglio, dalla finestra. Mi fa tenerezza questo tentantivo di convincere la gente che il Pd è contro Berlusconi e che sta facendo di tutto per cacciarlo. Perchè è palese che non ci credono nemmeno loro. Secondo me quando ad gruppetto nella foto hanno detto che avrebbero cacciato via il premier si sono rifiutati: i parlamentari non fanno opposizione e la devono fare loro? Si, mi imbarazzano questi manifesti. Perchè sopra c'è scritto, a caratteri cubitali, che non c'è alcuna intenzione di fare opposizione, di sputtanare Berlusconi e di braccare ogni suo errore per far crollare la sua popolarità. No, non c'è nulla di tutto ciò... c'è un goffo tentativo di mettere pezze, di raccogliere qualche voto per le europee da qualche antiberlusconiano dell'ultimora, di quelli che non sanno dei taciti patti che impediscono anche ai parlamentari in gamba del Pd di fare opposizione. Sono queste cose che mi fanno sperare... che prima poi questo sistema imploderà.

venerdì 1 maggio 2009

Da Disonorevoli Nostrani: Giulia Adamo

Giulia Adamo, gruppo misto (ex Pdl), eletta in Provincia di Trapani. Giulia Adamo non è parente di Alessandra Mussolini, né di Vittorio Sgarbi, ma per come riesce a litigare con i suoi compagni di partito e di coalizione, forse una linea di discendenza con i due emblemi del trash esiste. Di sicuro una condanna per diffamazione col neo sindaco di Salemi, Sgarbi, Giulia la condivide: 500 euro di risarcimento al deputato Ds Camillo Oddo per averlo accusato «di comportamenti mafiosi». Ma da Presidente della Provincia, ha rispettato giudici e sentenza dando un bell’esempio: «Devo dare atto a Berlusconi che ha ragione quando dice che non avere in tasca una tessera di sinistra non agevola i rapporti con la magistratura». Che stile, che classe! In ogni elezione ha sempre spaccato il suo partito, non certo per ideali, ma per giochi di potere. Non è un caso che dopo l’elezione alla regione, non ricevendo alcun assessorato, se ne sia andata sbattendo la porta ed approdando sola soletta al gruppo misto. Mrs Adamo aveva dato la disponibilità a ricandidarsi alla Presidenza della Provincia di Trapani, ma quando ha scoperto che era stato scelto dal centrodestra Mimmo Turano dell'Udc, ha dato di matto: “La sua candidatura è stata decisa in un bar o in un salotto a Catania”. Ma non è per il suo carattere né per le sue delusioni che merita di essere citata in questo volume. La procura della Repubblica di Trapani ha chiesto il rinvio a giudizio della bella Giulia per concussione. Il reato, secondo i Pm, sarebbe stato commesso lo scorso anno quando la Adamo era presidente della Provincia di Trapani. La richiesta, era stata firmata dal procuratore Giacomo Bodero Maccabeo e dal sostituto Franco Belvisi che ha chiesto per la Adamo tre anni di reclusione. La bella Adamo è accusata di aver chiesto al dirigente scolastico regionale la sostituzione del rettore del Convitto per Audiofonolesi di Marsala, con una persona di sua fiducia, minacciando in caso contrario l’interruzione dell’erogazione dei finanziamenti da parte della Provincia. Minacciare di lasciare sul lastrico un convitto per disabili non è una cosa galante, nemmeno se a farlo è una donna. Come da manuale, il rettore non fu sostituito ed effettivamente il Convitto non ricevette il finanziamento per l’anno 2004, pari a circa 140.000 euro. Ma la Adamo non nascose questo squallido ricatto. D’altronde è una prova di forza, o no? All’epoca dei fatti, infatti, raccontò ai giornalisti la volontà di chiudere i rubinetti al Convitto se non fosse stato nominato un rettore del territorio trapanese. “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” deve aver pensato Giulia, visto che di fonolesi si trattava. La sentenza, arrivata il 24 luglio 2008, è bizzarra: secondo il presidente del tribunale di Trapani, Gaetano Trainito, il fatto non sussiste, nonostante tutto sia stato fatto alla luce del sole. La signora molto chic, seppur in perenne rotta con il suo partito, è assistita e rincuorata nelle avventure elettorali dalle forze di Bartolo Pellegrino, deputato regionale noto alle cronache giudiziarie per il suo lessico: i poliziotti li chiama "sbirri", i pentiti "infami", beccato in incontri ravvicinati con i boss di Trapani per conto dei quali - hanno scritto i magistrati della Dda di Palermo che ne hanno chiesto l'arresto per associazione mafiosa ed estorsione- "faceva mercimonio della sua carica politica". Oltre a Pellegrino, che incontreremo dopo, tra i suoi mentori c'è anche Peppe Giammarinaro, il pericolo sociale già incontrato, che nella scorsa elezione di Mrs Adamo aveva “promesso” che il suo bottino elettorale sarebbe arrivato alla Signora. Lei naturalmente si è guardata bene dal rifiutarlo. Il dubbio, viste le sorti di Pellegrino e Giammarinaro, è che oltre ad essere bella, sia pure sfortunata e porti sfiga a sua volta: suo genero, il presidente del Messina Calcio, Pietro Franza, è stato rinviato a giudizio per falso in bilancio e false comunicazioni sociali.