"Un familiare di vittime di mafia passa metà della sua vita a difendere la vittima e l'altra metà a difendere se stesso"
martedì 28 aprile 2009
Arroganza e allergia al confronto. Libera querela la Casa della Legalità
lunedì 27 aprile 2009
Coordinamenti cittadini
Cari amici, siamo ormai alla fine di Aprile, a due mesi dalle elezioni europee che potrebbero lanciare il partito di Antonio Di Pietro verso il 10% e ridimensionare invece i consensi del Pd.
Pare proprio che dopo le consultazioni i dirigenti del Partito Democratico si metteranno al lavoro per sistemare il regolamento per le elezioni primarie, che dovrebbero essere convocate ad ottobre. Io seguirò costantemente lo sviluppo di queste regole per far sì che garantiscano a tutti di concorrere alla pari, e soprattutto che non creino muri insormontabili a chi vuole liberamente confrontarsi con gli altri candidati.
Credo sia giunto il momento di iniziare ad essere presenti nelle città, nei piccoli paesi. Credo sia necessario aprire dei coordinamenti con delle persone in grado di scendere per strada e fare dei banchetti, delle attività per promuovere la nostra candidatura.
Basterà segnalare al sito www.perunaltropd.net il nome del coordinamento e il responsabile con i recapiti per fare una lista completa di tutti i nostri "punti" in Italia e per pianificare al meglio le nostre opportunità. L'invito è chiaramente rivolto anche alle sezioni del Partito Democratico che decideranno di sostenerci. Noi dobbiamo raggiungere chi non usa internet e illustrare loro il nostro programma, chiedere la loro fiducia per un progetto che rischia di stravolgere non solo un partito, ma passo dopo passo, questa Italia senza memoria.
Conto su di voi,
Grazie!
P.s. Vi ricordo che su Facebook potete aderire al gruppo "Benny Calasanzio segretario del Pd" creato da Luciana Ciolfi
sabato 25 aprile 2009
Come dice il mio amico Nicolò... buon 25 aprile!
Ho un amico. Si chiama Nicolò e vive a Padova. Caspita, Padova, a volte non ci penso... grande città Resistente. Gli universitari con i professori, assieme nascosti nei laboratori, tra provette e mappamondi, a resistere, a sabotare, a combattere. Grande città Padova. Con Nicolò abbiamo fatto l'università assieme, ora continuiamo a vederci. Nicolò è la mia coscienza antifascista. Nicolò è quello che, quando il clima tende al dialogo, al superamento di ogni differenza in nome di una fantomatica unità, mi riporta alla realtà. Lui è un ragazzo di sinistra. Dice estrema, ma in realtà è antica. Lui parla ancora oggi, quotidianamente di partigiani. Lui avrebbe voluto esserlo un partigiano. Secondo me un pò crede di esserlo. Però è nato dopo, ha trovato la democrazia e ha trovato sopra la sua testa i monti e i colli in cui si nascondevano i partigiani. Avrebbe voluto fare qualcosa per la Liberazione. Ma non è riuscito a nascere prima, lo ha fatto solamente nel 1985. Quando mi lascio momentaneamente convincere che dopo oltre 60 anni non ha più senso essere divisi, lui mi ferma, mi parla e io capisco. Ma non lui di persona, il suo concetto. Io ho il concetto Nicolò. C'è stata una guerra, tra chi voleva la dittatura e chi voleva la democrazia. Tra chi credeva che tutti gli esseri umani fossero uguali e chi credeva che gli ebrei lo fossero meno di altri. E come gli ebrei i neri, e come i neri gli zingari, e come gli zingari pure i gay. E in virtù di questa "differenza" li ammazzava, senza timori, senza rimorsi. C'è stata la guerra, ed è stata vinta da chi tifava per la democrazia. Gli altri sono stati spazzati via. Oggi tornano, sotto nuove spoglie, sotto nuovi slogan. E Nicolò mi mette in guardia. Non ci sono fascisti buoni, dice. E ha ragione. In Italia potrà mai esserci una destra per bene che rinnega il fascismo? Dei giovani di destra che amano la democrazia disprezzando il Duce e compagnia bella? Io spero di si, lo spero davvero, e perchè no, vorrei marciare con loro per celebrare la democrazia, che oggi beneficia me, ma che beneficia anche loro. Oggi è il 25 aprile. E' il compleanno di chi? Di un pò di persone, credo che per Nicolò sia il giorno più bello dell'anno. Si esalta, racconta aneddoti. Come quando in bici, approfittando di uno svarione di alcuni tecnici, entrò di nascosto in una base americana dismessa sui colli euganei. Entrò e si mise a girare, a girare, a girare. Ma se chiudevano in cancello? Non ci pensavo mi dice. Oggi è il 25 aprile e io esprimo un desiderio: di avere sempre memoria. Di ricordare che c'era chi voleva annientare l'Italia e chi la voleva libera, chi voleva venderla alla Germania nazista e chi voleva regalarla migliore ai propri figli. Oh, Nicolò, mi senti? Viva la Resistenza, viva la Liberazione.venerdì 24 aprile 2009
"I Disarmati", la resa dei conti di Claudio Fava
Questo è il Claudio Fava migliore. Un Fava indignato ma cosciente della forza del pensiero comune che lentamente capisce, si informa, si indigna ed inizia a disprezzare profondamente coloro che fino qualche tempo fa si riverivano. "I Disarmati" è un viaggio in Sicilia, a Palermo, a Catania, con qualche capatina negli uffici romani che contano, magari dei partiti della sinistra. E' una decostruzione, una demolizione dei due più grandi quotidiani siciliani: il Giornale di Sicilia e La Sicilia. L'uno fondato e gestito dalla famiglia Ardizzone, famiglia che non ha mai disprezzato amicizie mafiose, frequentazioni massoniche e fotografie accanto ai boss come Bontate; lo stesso giornale che ha relegato la cronaca del maxiprocesso alla mafia istruito da Falcone e Borsellino a dei colonnini in cui si dava eguale peso alle accuse dei pm e alle velleità della difesa. Un viaggio che a tratti diventa attuale, e prende le sembianze di un tesserino da pubblicista. Lo stesso che diedero a Mario Francese dopo la sua morte, lo stesso "onorario" che era stato donato al giornalista antimafia Pino Maniaci, ora sotto processo per esercizio abusivo della professione di giornalista, mica di chirurgo. Fava torna agli anni 80, dopo l'eccidio di Dalla Chiesa, della moglie e dell'agente di scorta. Rivede quei corpi e ricorda gli anni del coordinamento antimafia, messo in piedi dai giovani che affrontarono Sciascia dandogli del "quaraquaquà" quando attaccò Borsellino, ricorda poi l'esperienza politica della Rete. Ricorda e non nasconde le enormi contraddizioni dei leader, da Orlando che sparò (verbalmente) contro Falcone, mirando in alto, a Carmine Mancuso, il figlio del poliziotto Lenin ammazzato da cosa nostra; il Carmine passato dall'antimafia militante alle file di Forza Italia, che forse con i soldi della mafia fu costituita. C'è in "I Disarmati" l'orrenda involuzione del Partito Comunista Italiano, che dall'intransigenza legalitaria che portò sulla croce Pio La Torre abdicò completamente alla lotta alla mafia, passando il comando a dirigenti indegni come Michelangelo Russo, che arrivò a dire, mentre Fava e altri urlavano per quella evidente commistione tra mafia e affari rappresentata dai cavalieri di Catania, Ciancio, Costanzo, Sanfilippo e Graci "mica possiamo fare gli esami del sangue ad ogni azienda!". Quindi ben vengano quelle infette, quelle colluse. Il tutto in nome di un immotivata frenesia di progresso, un progresso fittizio e a beneficio dei mafiosi. E dei loro amici. Per non parlare della squallida ed orgogliosa confessione di uno dei fondatori del Pci siciliano, Napoleone Colajanni: "i soldi degli appalti li presi anch'io quando ero segretario della federazione di Palermo. Ma c'erano tre regole: non mettersi una lira in tasca, non dare nulla in cambio e non farsi beccare". La Sicilia di quegli anni era tutta nel matrimonio del nipote del cavaliere dell'apocalisse Costanzo, dove, tra politici, notabili e cardinali il più riverito e fotografato era Nitto Santapaola, già all'apice del potere mafioso. Un bestiario in cui entra a pieno titolo Sergio D'Antoni, ex segretario della Cisl, candidato alle europee con il Pd: "Se lottare per i lavoratori vuol dire essere mafiosi allora viva la mafia" scandiva di fronte alla bara di cartone di Orlando che i lavoratori delle aziende colluse bloccate dal sindaco di Palermo portavano in corteo. Dietro di lui annuiva Raffaele Bonanni. Bestie come i deputati europei del Pci che bocciano la relazione presentata dai Verdi in cui chiedevano a Salvo Lima di fare chiarezza sul dossier di Umberto Santino che dimostrava mirabilmente tutte le collusioni dell'onorevole mafioso. Erano passati solo 7 mesi dalla morte di La Torre. L'attacco frontale del libro, che è anche la sua cifra stilistica, è mirato ai piedi del palazzo che domina la politica e la vita quotidiana catanese: la redazione de La Sicilia, il giornale che dalla sua fondazione è riuscito a non prounciare mai la parola mafia, lo stesso che rifiutò i necrologi a Pippo Fava e al commissario Beppe Montana perchè in essi si addebbitava la loro morte a Cosa Nostra. E poi tante, tante altre cose che spiegano perchè la lotta alla mafia unisca solo i morti e divida aspramente i vivi.giovedì 23 aprile 2009
mercoledì 22 aprile 2009
Genchi racconta la verità al Tg5
Gioacchino Genchi, nel futuro Via D'Amelio?
martedì 21 aprile 2009
Ordinanze originali dissequestro Genchi (parte1)
Ordinanze originali dissequestro Genchi (parte2)
lunedì 20 aprile 2009
sabato 18 aprile 2009
venerdì 17 aprile 2009
Caro Franceschini, mi candido
ti scrivo questa lettera per comunicarti la mia decisione di candidarmi alle primarie per l’elezione del nuovo segretario nazionale del Partito Democratico. Sul mio sito www.perunaltropd.net troverai tutto quello che mi riguarda, dalla mia biografia al mio programma, alle motivazioni che mi hanno spinto a questa difficile sfida. Ti chiedo di essere avvertito quando, dopo le Europee, la direzione del Pd inizierà a lavorare al nuovo regolamento per le primarie. Sono certo che quella organizzata sarà una competizione che lascerà la possibilità a tutti di misurarsi con gli elettori del Pd, a tutti con le stesse condizioni e soprattutto con le stesse possibilità, e che non renderà certo impossibile, ad un ragazzo che vuole provarci, partecipare alla pari degli altri candidati.
Ti saluto e aspetto un tuo riscontro,
cordialmente,
Benny Calasanzio
giovedì 16 aprile 2009
Dell'Utri minaccia, non estorce. I bizantinismi della Giustizia che non mi piace
mercoledì 15 aprile 2009
Anno Zero, fatto fuori Vauro

Elezioni primarie del Pd, si parte!
martedì 14 aprile 2009
Storie di miseria umana nella calda Sicilia

Si, sono siciliano. Ho vissuto fino a 19 anni a Santa Margherita di Belice, piccolo paesino tra le province di Palermo, Trapani ed Agrigento, luogo prediletto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l’autore de "Il Gattopardo", per trascorrere le vacanze estive tra le dolci colline e il sontuoso palazzo reale. Questo paesino in cui vive ancora la mia famiglia oggi è amministrato da una compagine imbarazzante formata da gente che grazie alla politica ha trovato o sta trovando impiego, gente il cui livello culturale non rasenta lo zero, lo doppia, come su un tracciato di formula uno. Uno di quei casi in cui capisci perchè la Sicilia, oltre alla zavorra mafiosa, fatica a decollare. Princeps dell'armata UdcMpaPdJuveManchester è Franco Santoro, baby sindacalista, baby lavoratore, baby pensionato. Ex Pci, ex Ds e ora Pd, il signor Santoro è poco abile nell'arte della dialettica. Nei momenti di tensione incespica diventando paonazzo: si dice in giro che il suo soprannome sia quello di un'arma da sparo, tale la sua abilità nel tiro a segno verbale. Ma sono voci che non posso confermare. Santoro avrete tempo e modo di conoscerlo; ricordate bene, è quello che voleva eliminare il vandalismo con l'alzabandiera, si, proprio lui, quello che assieme ad alcuni amici ha raggiunto l'America per un viaggio promozionale accumulando debiti che adesso il console americano vuole recuperare al più presto, come gli ha messo per iscritto in via ufficiale pochi giorni fa. Oggi voglio raccontarvi qualcosa di cui sono certo non avete mai sentito parlare. Mai visto nulla di simile, mai nemmeno immaginato, fidatevi. Accade che Gaspare Viola, ex presidente del consiglio comunale e molto noto in paese per le sue iniziative politiche, scrive su un periodico locale, "La Specula", un articolo in cui critica con modi eleganti e sobri l'abbandono della biblioteca comunale. Fin qui nulla di strano. Già, se non fosse che qualche giorno dopo nei bar e negli esercizi commerciali appare un volantino, firmato dall'amministrazione comunale con tanto di logo, in cui con un italiano sgrammaticato e costruzioni verbali fantasiose, quasi puffesche, gli amministratori attaccavano violentemente Viola paragonandolo anche, tra le altre cose, alle bestie che non capiscono. Una istituzione, un organo di governo che si scaglia così volgarmente contro un singolo cittadino che non ricopre cariche pubbliche, che non rappresenta alcuno se non se stesso. Tutto questo naturalmente a spese del comune, nei giorni in cui tutta Italia contribuiva all'invio di piccole somme in Abruzzo. Noi, a Santa Margherita, avevamo cose molto più importanti che un terremoto da 300 morti. Avevamo da difendere l'onore dell'amministrazione comunale. La prossima volta però, ci provino in italiano. Ora vi lascio alla lettura del manifesto. Buona fortuna nei meandri del lessico.sabato 11 aprile 2009
Ma che volete che vi dica?
Ma cosa volete che vi dica? Che ve le elenchi? Che le metta in fila per farvi ridere? Ma a me non fanno più ridere, perchè si tratta del dramma di un uomo, di un uomo cui l'età maltratta sinapsi e neuroni e lo rende uno sparacazzate ambulante, di quelli che gli metti 5 cent e si attivano. Non capite? Ma di chi potrei parlare? No, no, io non sono un bacchettone. Anche a me piace fare il buffone, ridere e far ridere. E ci riesco pure. Però se mi trovo nel mezzo di una tendopoli, una tendopoli con un paio di migliaia di persone che hanno perso la casa e alcuni di loro la famiglia, anche se ci provo non ci riesco a fare il pirla. Non mi verrebbe mai in mente di dire "loro devono pensare che questo sia un camping da week end". E vi giuro che c'ho provato, ma non ci riesco. E se dovessi dire alle decine di migliaia di sfollati che sulla costa ci sono alberghi pronti ad ospitarli, non riuscirei a dir loro "andatevene al mare, paga lo stato". Detto tra noi, nel mezzo di una tragedia nazionale, di fronte a quasi 300 morti, di fronte alle famiglie incredule di aver perso un familiare perchè il posto più sicuro del mondo, la propria casa, è crollata come un frollino nel latte, ecco a me passerebbe ogni voglia di cabaret o di simpatia. Dite grazia al ca..o? E certo.. pure io lo dico... Lui no. Cosa volete che vi dica? Che solo lui è riuscito a rianimare il corpo senza vita imbalsamato della regina Elisabetta e farsi cazziare con le testuali parole: "ma insomma Silvio, è sempre lei che rompe i coglioni? Il circo lo faccia fuori faccia di ...". "Mister Obama, Mister Obama" diceva con tono da tombeur de femme urlando come fosse alla fermata del 32. Prima gli dai del negro e poi lo chiami? "Mister Obama, have you slept under the sun?". E durante il congresso del Pdl che sembrava la presentazione di una batterie di pentole con in reagalo un aspirapolvere? Avete sentito come ha chiamato la ministra Giorgia Meloni? "Dov'è la Meloni.... dov'è la zoccola?". Con affetto, mica per la qualifica. Quella è l'altra, alla Meloni manca la materia prima. Ministro si ma zoccola... mica tutte! Ma che volete che vi dica? Su, lasciatemi, domani è Pasqua a meno di decreti legge per impedire che Gesù torni dal regno dei morti, dopo quello per evitare di mandarci E.E. Ah, dimenticavo. Auguri
venerdì 10 aprile 2009
Il Riesame annulla il sequestro illegittimo dei Ros ai danni di Gioacchino Genchi.
di Gioacchino GenchiIl Tribunale del Riesame di Roma (Presidente Francesco Taurisano – a latere Anna Criscuolo) ha annullato il provvedimento di sequestro nei miei confronti della Procura della Repubblica di Roma, eseguito dal ROS lo scorso 13 marzo 2009. Ho sempre avuto fiducia nella Giustizia e nelle Istituzioni dello Stato. Mi sono difeso nel processo da accuse infamanti, ordite da chi ha cercato e sta cercando in tutti i modi di colpirmi per quello che è stato il mio impegno al servizio della Giustizia, nell’esclusivo interesse di ricerca e di affermazione della Verità. Ringrazio il mio difensore – l’avv. Fabio Repici – per l’eccellente impegno profuso nel difendermi.
Ringrazio i tanti amici che mi sono stati vicini da ogni parte d’Italia. Spero solo di trovare il tempo, a questo punto, alle centinaia di migliaia di e-mail e di messaggi su facebook che ho ricevuto in questi giorni. Confermo la mia più assoluta stima ed incondizionata subordinazione al Capo della Polizia, alle Istituzioni dello Stato e ringrazio i tantissimi colleghi della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, del ROS, della DIA e della Guardia di Finanza, con i quali ho avuto l’onore di collaborare in oltre 20 anni della mia attività professionale. Ringrazio ancora i numerosi signori magistrati – requirenti e giudicanti – che hanno avuto fiducia nel mio lavoro e nella mia persona e che questa fiducia mi hanno confermato fino a ieri, con attestazioni di stima e conferimenti di incarichi in delicatissimi procedimenti di mafia e di omicidio, anche pendenti presso la Procura della Repubblica di Roma che mi ha indagato. Un grazie particolare va a mia moglie ed ai miei figli, che mi sono stati vicino ed insieme a me hanno sofferto questo calvario e patito le ingiustizie di una perquisizione domiciliare della mia abitazioni e delle abitazioni di Trabia e di Castelbuono dei miei congiunti, che i giudici del Riesame di Roma hanno dichiarato del tutto illegittime.
In ultimo mi sia consentito di ringraziare più di tutti Salvatore Borsellino ed i ragazzi del movimento 19 luglio 1992, che mi hanno dato la forza e la voce per resistere alle ingiustizie che ho subito.
Gioacchino Genchi
Palermo, 10 aprile 2009
I corvi tornano a gracchiare nella procura di Palermo
La notizia di per sè fa effetto, fa impressione. La procura di Palermo ha iscritto nel registro degli indagati, con l'ipotesi di fittizia intestazione dei beni di un boss, Sergio Sacco, cognato del Procuratore e capo della DDA di Palermo, Francesco Messineo. Il cognato di Messineo era stato più volte indagato, in passato, per mafia, ma è stato sempre scagionato. Il che non depone a suo favore, e per me rimane un mezzo mafioso, ci siamo? Uno però legge questa notizia e dice: cavolo, ma con che faccia questo guida ora la direzione distrettuale antimafia? Se nella famiglia di un mafioso qualcuno diventa sbirro o si pente gli sterminano parenti e amici. E se è uno sbirro ad avere queste grane?, che un suo familiare è colluso? La tentazione di chiedere a Messineo di farsi da parte è primaria. Se però uno riflette un attimo capisce tante, tantissime cose. La parentela disgraziata del dottore Messineo era cosa nota ai tempi dell'insediamento del procuratore capo a Palermo. Il Csm l'aveva vagliata e l'aveva ritenuta ininfluente quando già Sacco era stato colpito da indagini: cosa c'entrava Messineo se aveva un cognato "malacarne"? Poteva influire ciò nella sua azione? No disse il Csm e no dissero coloro che con Messineo avevano lavorato e gli avevano riconosciuto una grandissima capacità. Francesco Messineo arriva in una procura spaccata in mille pezzi dalla gestione di Piero Grasso e con pazienza, con perseveranza riesce nell'impresa impossibile di ristabilire la pace, ma soprattutto il ricircolo delle informazioni, la condivisione delle conoscenze che a Palermo era morta con Falcone e con Borsellino. Decollano le indagini e si tornano finalmente ad indagare anche i colletti bianchi. Questo fino a quando non capita per le mani dei magistrati palermitani uno che tutti snobbavano, che consideravano "mezzatesta": Massimo Ciancimino, figlio del politico boss corleonese Vito, padre padrone e distruttore di Palermo. Il giovane viveur, arrestato e condannato per riciclaggio, da qualche tempo ha deciso di collaborare con l'autorità giudiziaria e sta raccontando al giudice Antonio Ingroia particolari importantissimi: dalla data della trattativa Stato-mafia che qualcuno voleva portare dopo la strage di Via d'Amelio e che Ciancimino junior invece anticipa (motivando in questo modo la necessità di ammazzare per questo Borsellino), alle tangenti d'oro donate ai politici, tra i quali Carlo Vizzini, addirittura ex membro della commissione antimafia. Sarà un caso, ma è proprio da quando i magistrati stanno spremendo Ciancimino che qualcuno sta gracchiando. Da quel momento viene fuori il cognato dimenticato di Messineo e sono certo che qualcosa colpirà presto anche il giudice Ingroia. Vediamo. Aspettiamo. Intanto a me, con tutto il rispetto per i registi e per gli attori di questa soap, non me la fanno.giovedì 9 aprile 2009
Disonorevoli Nostrani: Giulia Adamo
mercoledì 8 aprile 2009
lunedì 6 aprile 2009
Puntata speciale di VESPER: Giornalismo e antimafia
La puntata andrà in onda MARTEDI' alle 14,45; MERCOLEDI' ALLE 20,10; GIOVEDI' ALLE 23,10; VENERDI' ALLE 20,10; DOMENICA ALLE 15 oltre che in analogico su RMK la potrete vedere IN STREAMING su http://www.rmk.it/ e http://massimodantoni.blogspot.com Quindi seguite e commentate la puntata di Vesper in onda MARTEDI' alle 14,45; MERCOLEDI' ALLE 20,10; GIOVEDI' ALLE 23,10; VENERDI' ALLE 20,10; DOMENICA ALLE 15.
domenica 5 aprile 2009
Disonorevoli Nostrani: Pio Lo Giudice

sabato 4 aprile 2009
giovedì 2 aprile 2009
Richiesta ai Ros di una cortese fuga di notizie su Gioacchino Genchi

Al generale del Ros dei Carabinieri
Giampaolo Ganzer
(già onorevolmente sotto processo a Milano
per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga)
Oggetto: cordiale richiesta di una fuga di notizie sul caso Genchi;
Il sottoscritto Benny Calasanzio, nato a Recanati il 29 giugno 1798 ed ivi residente,
Chiede
al reparto speciale che lei dirige di favorire, come già accaduto qualche settimana fa, una fuga di notizie riguardo all’analisi dell’archivio dati del dottor Gioacchino Genchi, che, suo malgrado, non ha mai spacciato né raffinato eroina;
chiede
altresì di costruire, questa volta, una fuga di notizie sui nomi e sui cognomi di coloro che sono citati in quei tabulati e in quelle anagrafiche, specie di coloro che in questo momento rivestono incarichi istituzionali, e se possibile sottolineare gli incroci e le analisi che li metterebbero nei guai.
Fiducioso nella vostra assoluta competenza in tali opere di informazione,
le porgo i più cordiali saluti, e mi riprometto, qualora il suo processo finisse male, di omaggiarla in loco e personalmente delle arance della mia campagna, rinomate per il gusto supremo e per l’aspetto invitante.
Benny Calasanzio
Pino Masciari inizia lo sciopero della fame e della sete
COMUNICATO STAMPA” Dico Basta! voglio vivere pienamente o morire!”
Il 7 aprile a Roma, alle ore 10, l'imprenditore e testimone di giustizia Giuseppe Masciari inizierà lo sciopero della fame e della sete.
Cittadino che ha denunciato la 'ndrangheta, Giuseppe Masciari vive da 12 anni sotto il programma di protezione che ha "sospeso" la sua vita, comportandogli privazioni e sofferenze patite unitamente alla sua famiglia .
Il Tar Lazio, in data 23 gennaio 2009, dopo ben quattro anni di attesa, ha emesso la sentenza sul ricorso presentato dal Masciari nel 2004 contro la revoca del programma di protezione cui era sottoposto.
Ad oggi, tale sentenza non trova attuazione da parte del competente Ministero degli Interni, nonostante la richiesta di ottemperanza.
L'estremo gesto di protesta a cui ora Giuseppe Masciari si accinge è una costrizione dettata dalla necessità di vedere riconosciuti i diritti, suoi e della sua famiglia, a vivere in sicurezza e a riprendere una attività lavorativa, anche se non più da imprenditore quale egli era precedentemente alla denuncia .
mercoledì 1 aprile 2009
"Fratelli di sangue", di Gratteri e Nicaso
E’ l’«opera maxima», è la pietra miliare per quanto riguarda la ‘ndrangheta e la sua scalata al potere mondiale delle organizzazioni criminali. Dispiace che «Fratelli di sangue», scritto a quattro mani dal magistrato Nicola Gratteri e dal giornalista scrittore Antonio Nicaso, edito da Mondadori, abbia trovato spazio in questa grande casa editrice solo dopo la scoperta del progetto omicida ai danni del giudice e dopo la successiva eco mediatica. Dispiace perché è un libro preciso e rigoroso, curato nei minimi dettagli e forte di undici edizioni curate da una piccola casa editrice calabrese. E’ un libro perfetto, per gli studiosi e per quelli che vogliono sapere senza filtri e senza pubblicità; d’altronde parliamo dello scorbutico Gratteri, il pm più odiato dai calabresi disonesti e pm di punta dell’Antimafia, e di Nicaso, il massimo esperto di ‘ndrangheta in tutto il mondo, uno di cui anche Giovanni Falcone aveva intuito l’acume, e a cui aveva consigliato di lasciare l’Italia per evitare di morirci in questa nazione. L’inedito duo racconta l’associazione criminale più potente del mondo partendo dalle origini, dall’800, e lentamente arriva fino al 2008; partono dalla criminalità «agricola» e arrivano al perfetto sistema imprenditoriale che fa un baffo a cosa nostra, che fino a vent’anni fa pareva irraggiungibile. Raccontano delle prime prove dell’esistenza della consorteria mafiosa, delle prime sentenze che condannarono i primi “camorristi”, i primi maffiosi”, dei riti di iniziazione, delle formule da recitare e delle strampalate copie dei giuramenti ritrovati nei covi dei latitanti. Nicaso e Gratteri riescono nell’impresa di far toccare con mano, tra le pagine del loro libro, l’assoluta potenza della ‘ndrangheta, riescono a raccontarla ai neofiti, a chi non ha mai masticato di Nirta e Strangio, di Pelle e Condello. Dai clan di Africo, che trafficano armi per i terroristi dell’Ira, per quelli colombiani e per quelli dell’Eta, all’inserimento della ‘ndrangheta nella black list americana del narcotraffico, deciso da George Bush. E, dall’inizio alla fine, sono sempre gli stessi nomi e gli stessi cognomi che dall’origine continuano a comandare, a dettare legge, tramandandosi il bastone del potere da padre in figlio, da sangue a sangue: Nirta, Strangio, Piromalli, padri figli e nipoti che sembrano dotati di un potere inattaccabile, immortale. Padri padroni e carnefici di una terra che a causa loro ha un rapporto abitanti-mafiosi pari al 27%, contro il 10% della Sicilia, per un giro d’affari che nel 2007 ha sfiorato i 44 milioni di euro e un rapporto tra fatturato criminale e prodotto interno lordo del 120%; in Sicilia è «solamente» il 33%. E’ un vero peccato che questo volume sia stato vittima del provincialismo dell’editoria italiana, che lo reputava poco adatto al di fuori della Calabria; avremmo saputo queste cose molto tempo prima. Nicaso e Gratteri, nella loro estrema competenza parlano di come la ‘ndrangheta abbia in mano l’intera Calabria e lo fanno come se parlassero dello Stato che controlla i suoi territori; ne parlano come di una assodata, terribile quotidianità. C’è tutto in questo libro, c’è una Calabria esaminata palmo a palmo, con maniacale precisione, provincia per provincia, famiglia per famiglia; peccato non si insista sui rapporti con la politica, e non si citi, per esempio, in relazione allo scioglimento della Asl di Locri nel 2006, il coinvolgimento diretto di Maria Grazia Laganà, vedova Fortugno, indagata ancora adesso dalla Dda di Reggio Calabria e rimasta in commissione Antimafia anche dopo l’avviso di garanzia. Fa impressione immaginare l’intero porto di Gioia Tauro completamente in mano ai clan ‘ndranghetisti, che per ogni container che entra in porto guadagnano 1 euro e che a fine giornata diventano 7.500. Forse la cifra stilistica di questo libro, assolutamente essenziale per chi vuole capire di mafia calabrese, è riassunto nell’episodio narrato da Gratteri e Nicaso, quando un mafioso intercettato dice al candidato sindaco di Seminara di stare tranquillo, che verrà eletto con 1050 voti. Sbaglierà quel mafioso, perché in effetti quel candidato ne prenderà 1058. Uomini che tengono in pugno interi popoli assieme ai loro diritti più elementari, come quello di voto. E che dire della vicenda di Ciccio Mancuso, eletto sindaco di Limbaldi malgrado fosse latitante? Sono storie assurde, al limite del reale, sono storie di soprusi, di migliaia di omicidi e ferimenti, di morti innocenti e di morti che lo avevano messo in conto di finire riempiti di piombo. E’ un libro che, mi dispiace per i benpensanti, non parla solo di Calabria. Parla di tutte le regioni d’Italia, parla dell’Europa e parla dei 5 continenti, descrivendo minuziosamente persino quali sono le famiglie che hanno colonizzato ogni parte del mondo conosciuto. Forse, purtroppo, aveva ragione un uomo dei Piromalli, che in un momento di auto-celebrazione disse: “Abbiamo il passato, il presente ed il futuro”. Che questo libro sia il punto di partenza per rovinare la festa ai clan?
