martedì 28 aprile 2009

Arroganza e allergia al confronto. Libera querela la Casa della Legalità

Siamo alla follia pura, alla frutta dell'antimafia, a dimostrazioni pubbliche di muscoli a scapito del cervello e della parola che sarebbero estremamente più utili. Libera, con un comunicato ufficiale, ha deciso di querelare l'associazione genovese di recente vittima di attacchi intimidatori da alcuni uomini dei clan mafiosi per la sua instancabile attività di denuncia e di lavoro accanto agli inquirenti. Nel titolo della nota di Libera però non si parla di denuncia, ma di "risposta". Poi in coda l'annuncio la piccola precisazione, dopo esserci autoreferenzialmente celebrata. "Il nostro nome, impegno e rispettabilità affianca quello delle persone e dei tanti cittadini che quotidianamente sono portatori di legalità sui territori. Un impegno che difenderemo, come sempre abbiamo fatto, con il lavoro e la trasparenza delle nostre battaglie culturali. Visto i ripetuti attacchi e le offese che hanno oramai superato ogni limite siamo costretti a difenderlo anche per vie legali. Il nostro impegno per una educazione alla legalità prosegue guardando avanti con continuità, coerenza e progettualità per costruire futuro e indirizzare il presente". Oggetto della querela è un articolo della Casa della Legalità come al solito documentato alla virgola e pieno di riferimenti precisi. I ragazzi genovesi parlano di una inaugurazione di un bene confiscato alla mafia e di alcuni spiacevoli fatti legati all'evento, che pare assumere anche contorni elettorali grazie alla presenza di una candidata alle europee del Pd. Bene non utilizzabile perchè non a norma ma inaugurato in fretta e furia quando, fino al giorno prima, alcuni dirigenti di Libera negavano ripetutamente. In coda al pezzo la Casa della Legalità ricorda altri particolari che se confermati sarebbero gravissimi: "Certo, qualcuno potrebbe dirci che non è peggio del fatto che l'agriturismo con attività di ippoterapia nel corleonese, gestita da Libera, vede - come denunciato da TeleJato - la "collaborazione" di Cosa Nostra... O che certe cooperative sempre di Libera acquistano attrezzature e merci da società legate a famiglie di mafia... O che se dei ragazzi osano in Lombardia chiedere al Demanio la lista dei beni confiscati per proporre progetti di gestione con diverse associazioni, questi vengono ricontatti non dal Demanio ma dal Referente Regionale di Libera Lombardia che li richiama perché hanno osato fare una cosa di cui si occupa già Libera". Libera, dopo avere per anni ignorati i consigli di Abbondanza & C. che per Don Ciotti nutrono una stima altissima, dopo aver ignorato i segnali di allarme lanciati dall'associazione genovese proprio a Ciotti e alla sua associazione, finalmente li degna di risposta. Non con un elenco dettagliato in cui smentisce quanto dicono quei truffatori della Casa, ma con una minaccia di querela. Io, da povero "civile", se qualcuno scrive, citando documenti e fatti, che sono un incoerente, prendo carta e penna e chiedo una replica al sito o al giornale. Se non mi danno quel diritto di legge allora minaccio la mia querela sacrosanta. Oppure posso querelare qualcuno che mi dice "sei mafioso" oppure "sei uno stronzo": mi diffama senza motivo! Ma di fronte a tali accuse precise e taglienti come lame, annunciare querela, tra l'altro chiamandola truffaldinamente "risposta" nel titolo, ha l'effetto di confermare la validità delle accuse della Casa, anche partendo dal presupposto che possano essere tutte fandonie. Querelando, avventurandosi in un processo penale, si arriverà alla verità definitiva nel giro di 5-6 anni. Nel frattempo quell'articolo continuerà a farsi leggere, a raggiungere migliaia di persone. Non sarebbe stato più facile rispondere punto per punto? O con i livelli bassi non si dialoga, non ci si abbassa? Io chiedo che Libera ritiri immediatamente quella imbarazzante minaccia e scenda in mezzo ai suoi giovani, ai suoi sostenitori per rispondere agli appunti della Casa, in virtù del diritto alla trasparenza e alla legalità che deve ed è obbligata a mostrare a quelle migliaia di aderenti.

lunedì 27 aprile 2009

Coordinamenti cittadini

Cari amici,

siamo ormai alla fine di Aprile, a due mesi dalle elezioni europee che potrebbero lanciare il partito di Antonio Di Pietro verso il 10% e ridimensionare invece i consensi del Pd.

Pare proprio che dopo le consultazioni i dirigenti del Partito Democratico si metteranno al lavoro per sistemare il regolamento per le elezioni primarie, che dovrebbero essere convocate ad ottobre. Io seguirò costantemente lo sviluppo di queste regole per far sì che garantiscano a tutti di concorrere alla pari, e soprattutto che non creino muri insormontabili a chi vuole liberamente confrontarsi con gli altri candidati.

Credo sia giunto il momento di iniziare ad essere presenti nelle città, nei piccoli paesi. Credo sia necessario aprire dei coordinamenti con delle persone in grado di scendere per strada e fare dei banchetti, delle attività per promuovere la nostra candidatura.

Basterà segnalare al sito www.perunaltropd.net il nome del coordinamento e il responsabile con i recapiti per fare una lista completa di tutti i nostri "punti" in Italia e per pianificare al meglio le nostre opportunità. L'invito è chiaramente rivolto anche alle sezioni del Partito Democratico che decideranno di sostenerci. Noi dobbiamo raggiungere chi non usa internet e illustrare loro il nostro programma, chiedere la loro fiducia per un progetto che rischia di stravolgere non solo un partito, ma passo dopo passo, questa Italia senza memoria.

Conto su di voi,

Grazie!

P.s. Vi ricordo che su Facebook potete aderire al gruppo "Benny Calasanzio segretario del Pd" creato da Luciana Ciolfi

sabato 25 aprile 2009

Come dice il mio amico Nicolò... buon 25 aprile!

Ho un amico. Si chiama Nicolò e vive a Padova. Caspita, Padova, a volte non ci penso... grande città Resistente. Gli universitari con i professori, assieme nascosti nei laboratori, tra provette e mappamondi, a resistere, a sabotare, a combattere. Grande città Padova. Con Nicolò abbiamo fatto l'università assieme, ora continuiamo a vederci. Nicolò è la mia coscienza antifascista. Nicolò è quello che, quando il clima tende al dialogo, al superamento di ogni differenza in nome di una fantomatica unità, mi riporta alla realtà. Lui è un ragazzo di sinistra. Dice estrema, ma in realtà è antica. Lui parla ancora oggi, quotidianamente di partigiani. Lui avrebbe voluto esserlo un partigiano. Secondo me un pò crede di esserlo. Però è nato dopo, ha trovato la democrazia e ha trovato sopra la sua testa i monti e i colli in cui si nascondevano i partigiani. Avrebbe voluto fare qualcosa per la Liberazione. Ma non è riuscito a nascere prima, lo ha fatto solamente nel 1985. Quando mi lascio momentaneamente convincere che dopo oltre 60 anni non ha più senso essere divisi, lui mi ferma, mi parla e io capisco. Ma non lui di persona, il suo concetto. Io ho il concetto Nicolò. C'è stata una guerra, tra chi voleva la dittatura e chi voleva la democrazia. Tra chi credeva che tutti gli esseri umani fossero uguali e chi credeva che gli ebrei lo fossero meno di altri. E come gli ebrei i neri, e come i neri gli zingari, e come gli zingari pure i gay. E in virtù di questa "differenza" li ammazzava, senza timori, senza rimorsi. C'è stata la guerra, ed è stata vinta da chi tifava per la democrazia. Gli altri sono stati spazzati via. Oggi tornano, sotto nuove spoglie, sotto nuovi slogan. E Nicolò mi mette in guardia. Non ci sono fascisti buoni, dice. E ha ragione. In Italia potrà mai esserci una destra per bene che rinnega il fascismo? Dei giovani di destra che amano la democrazia disprezzando il Duce e compagnia bella? Io spero di si, lo spero davvero, e perchè no, vorrei marciare con loro per celebrare la democrazia, che oggi beneficia me, ma che beneficia anche loro. Oggi è il 25 aprile. E' il compleanno di chi? Di un pò di persone, credo che per Nicolò sia il giorno più bello dell'anno. Si esalta, racconta aneddoti. Come quando in bici, approfittando di uno svarione di alcuni tecnici, entrò di nascosto in una base americana dismessa sui colli euganei. Entrò e si mise a girare, a girare, a girare. Ma se chiudevano in cancello? Non ci pensavo mi dice. Oggi è il 25 aprile e io esprimo un desiderio: di avere sempre memoria. Di ricordare che c'era chi voleva annientare l'Italia e chi la voleva libera, chi voleva venderla alla Germania nazista e chi voleva regalarla migliore ai propri figli. Oh, Nicolò, mi senti? Viva la Resistenza, viva la Liberazione.

venerdì 24 aprile 2009

"I Disarmati", la resa dei conti di Claudio Fava

Questo è il Claudio Fava migliore. Un Fava indignato ma cosciente della forza del pensiero comune che lentamente capisce, si informa, si indigna ed inizia a disprezzare profondamente coloro che fino qualche tempo fa si riverivano. "I Disarmati" è un viaggio in Sicilia, a Palermo, a Catania, con qualche capatina negli uffici romani che contano, magari dei partiti della sinistra. E' una decostruzione, una demolizione dei due più grandi quotidiani siciliani: il Giornale di Sicilia e La Sicilia. L'uno fondato e gestito dalla famiglia Ardizzone, famiglia che non ha mai disprezzato amicizie mafiose, frequentazioni massoniche e fotografie accanto ai boss come Bontate; lo stesso giornale che ha relegato la cronaca del maxiprocesso alla mafia istruito da Falcone e Borsellino a dei colonnini in cui si dava eguale peso alle accuse dei pm e alle velleità della difesa. Un viaggio che a tratti diventa attuale, e prende le sembianze di un tesserino da pubblicista. Lo stesso che diedero a Mario Francese dopo la sua morte, lo stesso "onorario" che era stato donato al giornalista antimafia Pino Maniaci, ora sotto processo per esercizio abusivo della professione di giornalista, mica di chirurgo. Fava torna agli anni 80, dopo l'eccidio di Dalla Chiesa, della moglie e dell'agente di scorta. Rivede quei corpi e ricorda gli anni del coordinamento antimafia, messo in piedi dai giovani che affrontarono Sciascia dandogli del "quaraquaquà" quando attaccò Borsellino, ricorda poi l'esperienza politica della Rete. Ricorda e non nasconde le enormi contraddizioni dei leader, da Orlando che sparò (verbalmente) contro Falcone, mirando in alto, a Carmine Mancuso, il figlio del poliziotto Lenin ammazzato da cosa nostra; il Carmine passato dall'antimafia militante alle file di Forza Italia, che forse con i soldi della mafia fu costituita. C'è in "I Disarmati" l'orrenda involuzione del Partito Comunista Italiano, che dall'intransigenza legalitaria che portò sulla croce Pio La Torre abdicò completamente alla lotta alla mafia, passando il comando a dirigenti indegni come Michelangelo Russo, che arrivò a dire, mentre Fava e altri urlavano per quella evidente commistione tra mafia e affari rappresentata dai cavalieri di Catania, Ciancio, Costanzo, Sanfilippo e Graci "mica possiamo fare gli esami del sangue ad ogni azienda!". Quindi ben vengano quelle infette, quelle colluse. Il tutto in nome di un immotivata frenesia di progresso, un progresso fittizio e a beneficio dei mafiosi. E dei loro amici. Per non parlare della squallida ed orgogliosa confessione di uno dei fondatori del Pci siciliano, Napoleone Colajanni: "i soldi degli appalti li presi anch'io quando ero segretario della federazione di Palermo. Ma c'erano tre regole: non mettersi una lira in tasca, non dare nulla in cambio e non farsi beccare". La Sicilia di quegli anni era tutta nel matrimonio del nipote del cavaliere dell'apocalisse Costanzo, dove, tra politici, notabili e cardinali il più riverito e fotografato era Nitto Santapaola, già all'apice del potere mafioso. Un bestiario in cui entra a pieno titolo Sergio D'Antoni, ex segretario della Cisl, candidato alle europee con il Pd: "Se lottare per i lavoratori vuol dire essere mafiosi allora viva la mafia" scandiva di fronte alla bara di cartone di Orlando che i lavoratori delle aziende colluse bloccate dal sindaco di Palermo portavano in corteo. Dietro di lui annuiva Raffaele Bonanni. Bestie come i deputati europei del Pci che bocciano la relazione presentata dai Verdi in cui chiedevano a Salvo Lima di fare chiarezza sul dossier di Umberto Santino che dimostrava mirabilmente tutte le collusioni dell'onorevole mafioso. Erano passati solo 7 mesi dalla morte di La Torre. L'attacco frontale del libro, che è anche la sua cifra stilistica, è mirato ai piedi del palazzo che domina la politica e la vita quotidiana catanese: la redazione de La Sicilia, il giornale che dalla sua fondazione è riuscito a non prounciare mai la parola mafia, lo stesso che rifiutò i necrologi a Pippo Fava e al commissario Beppe Montana perchè in essi si addebbitava la loro morte a Cosa Nostra. E poi tante, tante altre cose che spiegano perchè la lotta alla mafia unisca solo i morti e divida aspramente i vivi.

mercoledì 22 aprile 2009

Genchi racconta la verità al Tg5

Ieri sera la televisione italiana ha riacquistato un pò di dignità; parlo in particolare di Mediaset. Tv che più di tutte le altre ha subito costantemente attacchi denigratori, oggi definita serva del Governo, domani baluardo della disinformazione. Tutto questo solo perchè di proprietà del premier. Tutti contro la tv privata, anche gli intellettuali, i filosofi, tutti fino a quando ieri sera, al contrario della Rai, alla chiusura del telegiornale della prima serata, il più seguito, ha lasciato la parola a Gioacchino Genchi che in studio ha spiegato quello che sta accadendo a lui e al materiale che gli è stato sequestrato. Genchi ha scandidto come la perquisizione e il successivo sequestro ordinato dalla Procura di Roma e operato dal Ros dei Carabinieri (si, quelli sotto processo a Milano per droga) era illeggittimo e soprattutto ha illustrato come il Trunale del Riesame ha mortificato, con la sua sentenza, quei magistrati che sulla colpevolezza di Genchi si erano giocati la faccia (la faccia era la loro, se conto terzi non si sa). Genchi, con i soliti occhiali a calamita e notevolmente dimagrito (dicono si stia sottoponendo ad una rigida dieta [dopo la sospensione potrebbero metterlo alle Volanti, a rincorrere i venditori abusivi]) ha raccontato con la consueta tranquillità quello che era accaduto. La nazione ha avuto quindi la possibilità di ascoltare, dopo il fango sul consulente giudiziario, anche la verità firmata dal Tribunale del Riesame. Boom di ascolti e verità ristabilita dunque... scusate un attimo. Dimmi, sto scrivendo il pezzo sul Tg5... sbrigati... ma che minchia dici? Ma sei sicuro? No, scusate... era suonato il cercapersone... no a quanto pare c'è stato un fraintendimento. Nel senso che io il Tg5 non lo avevo proprio visto. Cioè, di sfuggita. Però mi avevano raccontato questa cosa... vabbè insomma pare che quello ospitato dal Tg5 non fosse Genchi, ma Ferdi, il vincitore dell'ultima edizione del Grande Fratello che in prime time ha raccontato la sua esperienza, chiudendo il telegiornale dicendo "L'importante è crederci, crederci sempre". Boh, comunque secondo me si assomogliano, ho capito male e forse ho visto peggio, anche se ancora non sono sicuro. Ma credete sia possibile che si dia spazio al vincitore di un reality e non all'uomo più diffamato d'Italia dopo che un tribunale gli ha attaccato addosso l'etichetta di persona per bene? Ma siete sicuri che fosse Genchi e non Ferdi... no perchè c'è quasi un assonanza... Genchi-Ferdi... no eh? E vabbè, scusatemi, che vi devo dire, magari se fa un reality intervistano in prima serata anche lui, che volete da me!

Gioacchino Genchi, nel futuro Via D'Amelio?

L'avevamo detto, a più voci. L'avevamo detto con quella del giornalista, con quella del fratello del magistrato ucciso in via D'Amelio, e con quella della figlia di Alfano, quello ucciso a Barcellona Pozzo di Gotto, quello che ora secondo un magistrato che scrive le lettere anonime non è stato ucciso da un mafioso. Ma eravamo visionari, fissati, "mafiologi". Guardate che quello che stanno facendo a Genchi ha a che fare con Via D'Amelio, ha a che fare con quei nomi che Genchi aveva incontrato durante le indagini della strage e che ha ritrovato in quelle di Catanzaro, tra massoni ed affaristi. Guardate che secondo noi c'entrano anche le indagini di cui si è occupato Genchi che hanno tirato dentro funzionari del Ros e magistrati della Procura di Roma. No, niente da fare. Indagavano, perquisivano e sequestravano materiale a Genchi perchè aveva spiato poveri disgraziati, politici e agenti segreti. Nulla da fare. Poi arriva anche il Riesame a riportare chiarezza: Genchi «non ha violato le guarentige dei parlamentari interessati all'acquisizione dei tabulati del traffico telefonico». Il consulente acquisì i tabulati «agendo di volta in volta in forza al decreto autorizzatorio emesso dal pm Luigi De Magistris. Legittimo anche l'accesso all'anagrafe tributaria e dunque smentita l'ipotesi di violazione della privacy: «L'ipotesi di diffusione dei dati - si legge nel provvedimento - non argomentata dal pm esige che i dati personali siano comunicati a più soggetti indeterminati». Infine, «non è dato comprendere il nocumento per la sicurezza dello Stato» nell'acquisizione di utenze riferibili ad appartenenti dei servizi segreti da parte di Gioacchino Genchi ex consulente dell'ex pm Luigi De Magistris. In pratica l'indagine della Procura di Roma era fondata sul nulla, e tutto il clamore mediatico era costruito su accuse pretestuose e prive di ogni fondamento. Poca cosa. Non ve l'hanno detto a reti unificate? E allora forse non era una corbelleria quando dicevamo che quel sequestro (illegittimo in quanto la Procura di Roma non aveva alcuna competenza a Palermo) era mirato a privare Genchi di tutti i suoi dati e anche e soprattutto di quelli che riguardavano proprio il Ros dei Carabinieri che ha eseguito il sequestro e proprio la Procura di Roma che l'ha ordinato. Possiamo dire che hanno voluto dare una occhiatina all'archivio per vedere cosa Genchi avesse acquisito su di loro? Ma si, diciamolo, chiamiamola occhiatina, al massimo ci possono perquisire e favorire fughe di notizie sui nostri cd piratati e su qualche vignetta abusiva. Dopo la sentenza del tribunale del Riesame, umiliante per la Procura di Roma, la stessa si è rifiutata di eseguire la sentenza del Tribunale del Riesame. Genchi ha commentato ieri, appellandosi al capo dello Stato: "Siamo in presenza di un atto di eversione giudiziaria di una gravità inaudita. Negli atti del sequestro vi sono infatti acquisizioni importantissime riguardanti gli stessi magistrati della procura di Roma che hanno eseguito il sequestro". Inoltre, come scrive JulieNews, "è il minimo, definirla eversiva, la decisione della Procura. Genchi si è appellato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella sua qualità di Presidente del CSM. Infatti c'è un obbligo: il livello inferiore della magistratura non può rifiutarsi di obbedire al livello superiore, se non in presenza di un ricorso legale". Lo so, se non fosse una tragedia nazionale verrebbe da ridere ad immaginare la Procura di Roma come un bambino arrabbiato e col muso costretto dal padre a restituire il giocattolo al bambino derubato; messo alle strette si rifiuta lo stesso di consegnare il bottino. Che pena, e pensare che fanno lo stesso mestiere che fu di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Speriamo stiano dormendo e non sentano questo paragone i due palermitani. A contornare il tutto e a ridare vento a quelle nostre teorie dell'assurdo, arriva un esperto di giustizia (nel senso di pregiudicato per diffamazione) Lino Jannuzzi. Scrive infatti il diffamatore professionista che, riguardo al pool che si occuperà intensamente delle stragi a Caltanissetta, che durante le indagini rilanciate negli ultimi mesi gli inquirenti "non potranno piu' avvalersi, come fu per i loro predecessori, della consulenza del famoso Gioacchino Genchi momentaneamente impedito e sospeso dalla polizia". Jannuzzi, è un suo parere, codesta interpretazione, o è un suggerimento al Csm, che in presenza delle indagini ai danni di Genchi potrebbe diffidare i sostituti procuratori ad avvalersi del consulente, o ancora è una anticipazione di qualche provvedimento? Ci faccia sapere, e magari faccia in fretta, vista l'età.

martedì 21 aprile 2009

Ordinanze originali dissequestro Genchi (parte1)

Ecco i file con la digitalizzazione delle motivazioni integrali delle ordinanze dell'8 aprile 2009 del Tribunale del Riesame di Roma (Presidente Francesco Taurisano), con le quali sono state annullate le perquisizioni ed i sequestri disposti dalla Procura della Repubblica di Roma nei confronti del dr. Gioacchino Genchi l'11 marzo 2009, eseguiti dai Carabinieri del ROS il 13 marzo 2009.
Ordinanza originale dissequestro Genchi Ordinanza originale dissequestro Genchi bennycalasanzio

Ordinanze originali dissequestro Genchi (parte2)

Ecco i file con la digitalizzazione delle motivazioni integrali delle ordinanze dell'8 aprile 2009 del Tribunale del Riesame di Roma (Presidente Francesco Taurisano), con le quali sono state annullate le perquisizioni ed i sequestri disposti dalla Procura della Repubblica di Roma nei confronti del dr. Gioacchino Genchi l'11 marzo 2009, eseguiti dai Carabinieri del ROS il 13 marzo 2009.
Ordinanza dissequestro Genchi 2 Ordinanza dissequestro Genchi 2 bennycalasanzio

Il Riesame annulla il sequestro dei Ros in casa Genchi

venerdì 17 aprile 2009

Caro Franceschini, mi candido

Caro Segretario,

ti scrivo questa lettera per comunicarti la mia decisione di candidarmi alle primarie per l’elezione del nuovo segretario nazionale del Partito Democratico. Sul mio sito www.perunaltropd.net troverai tutto quello che mi riguarda, dalla mia biografia al mio programma, alle motivazioni che mi hanno spinto a questa difficile sfida. Ti chiedo di essere avvertito quando, dopo le Europee, la direzione del Pd inizierà a lavorare al nuovo regolamento per le primarie. Sono certo che quella organizzata sarà una competizione che lascerà la possibilità a tutti di misurarsi con gli elettori del Pd, a tutti con le stesse condizioni e soprattutto con le stesse possibilità, e che non renderà certo impossibile, ad un ragazzo che vuole provarci, partecipare alla pari degli altri candidati.

Ti saluto e aspetto un tuo riscontro,

cordialmente,

Benny Calasanzio

giovedì 16 aprile 2009

Dell'Utri minaccia, non estorce. I bizantinismi della Giustizia che non mi piace

La notizia, se conoscete Dell'Utri, fa sorridere. Parliamo di un collaboratore esterno di Cosa Nostra, almeno a quanto ci ha detto la sentenza di primo grado del processo al galantuomo che si svolge a Palermo. Uno cresciuto all'ombra dei boss. Dell'Utri di processo in corso ne ha anche un altro per estorsione ad un imprenditore di Trapani. Come riassume benissimo Rino Giacalone di Antimafiaduemila, La storia è quella della sponsorizzazione della Pallacanestro Trapani. Publitalia la fornì, tra il 1991 ed il 1992, alla società cestistica che era riuscita ad acciuffare un posto nella massima serie di campionato, ma il suo manager, Marcello Dell’Utri, voleva che una parte dei soldi del contratto di sponsorizzazione fosse restituita in nero. In tutto circa 800 milioni di vecchie lire, cosa alla quale Garraffa si oppose e così scattarono, contro di lui, una serie di contromisure. Compresa una visitina del “boss”, che un giorno andò a bussare alla sua porta, a Trapani, per convincerlo a dire di «si» a Dell’Utri che poche settimane prima aveva consigliato al presidente Garraffa di «ripensarci», perché, gli aveva detto," lui aveva gli uomini per convincerlo". Due processi, celebrati a Milano, primo e secondo grado, avevano stabilito la responsabilità di Dell’Utri e Virga, condannati a 2 anni per tentata estorsione. In Cassazione invece il giudizio fu cancellato, fu rimesso alla valutazione di un’altra sezione della Corte di Appello, ma sempre di Milano. I nuovi giudici di Appello a Milano hanno deciso la derubricazione del reato nonostante la Procura generale aveva confermato la richiesta di condanna come nei. precedenti giudizi. Per i giudici milanesi il galantuomo indagato anche per le stragi del 1992 commise il reato (chiese la tangente assieme al boss) ma non si trattò di una vera e propria estorsione, ma di una minaccia grave. Mi chiedo, nella mia ignoranza infantile, cosa distingua una estorsione da una minaccia grave. Il tono, l'abbigliamento o il nome di chi la effettua? Quindi, mi permetto di interpretare la decisione giudiziaria, se io mi reco con un mafioso a chiedere dei soldi ma sono uno che conta, uno col colletto bianco, è una minaccia grave. Se lo fa uno sbandato, un picciotto di un clan è estorsione. Giusto? Ora, il processo andrà in prescrizione, guarda caso perchè un reato come la minaccia si prescrive in pochi anni rispetto all'estorsione. Guarda caso naturalmente, mica altro. Ricordate però, oh voi posteri, che il reato dal galantuomo è stato commesso, quindi non è assolto o prosciolto. No, già fatto questo gioco!

mercoledì 15 aprile 2009

Anno Zero, fatto fuori Vauro


Salve a tutti, scusate l'orario. Questa edizione straordinaria del blog mi ha fatto interrompere il pranzo (casarecce con panna e speck annaffiate da un vino bianco abruzzese, il Pecorino, dono di un dirigente dell'Enoteca Regionale). Il nuovo direttore generale della Rai, Mauro Masi, ha presentato il suo biglietto da visita e ha pagato la prima cambiale al governo che lo ha eletto. Ok, la notizia ufficiale è un pò diversa. In una lettera il DG ha espresso la necessità che sin dalla prossima puntata "siano attivati i necessari e doverosi riequilibri informativi specificatamente in ordine ai servizi andati in onda dall’Abruzzo" in cui Santoro ha spiegato di chi sono le colpe e il perchè, facendo anche qualche nome. Intende che la parola spetta ai costruttori disonesti e a quelli che stanno ancora speculando sulle macerie? Agli stessi per cui il procuratore capo de L'Aquila ha chiesto le manette? In relazione alla puntata di giovedì scorso "è stata invece valutata gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico la vignetta di Vauro Senesi "Aumento delle cubature. Dei cimiteri". Il direttore generale ha quindi comunicato che la Rai in via cautelativa e da subito non intende avvalersi delle prestazioni dello stesso Vauro Senesi». Ricapitoliamo. Il 13 aprile, due giorni fa, Fini e Berlusconi hanno tuonato: "Semplicemente indecente" il primo e "La tv pubblica non può comportarsi in questo modo" l'autore del primo editto bulgaro che mandò al confino anche Enzo Biagi e Luttazzi, oltre al Santoro nazionale. Dopo soli due giorni arriva un verdetto di censura. Chi o cosa vieteranno a Masi di cacciare pian piano Travaglio e tutti i collaboratori che hanno trasformato Anno Zero nel programma di approfondimento più seguito? Signori, state comodi, a me la fame tanto è già passata, altro che casarecce. Siamo di fronte all'ennesimo editto. Berlusconi ha deciso che Santoro ha rotto le palle e Masi ha cominciato lentamente a erodere Anno Zero. Infine un'ultima curiosità. Uno può, da presidente del Consiglio, andare tra le vedove e gli orfani del terremoto e invitarli ad andare al mare "tanto paga lo Stato" mentre quelli ancora si preparano ai funerali dei parenti; può altresì dichiarare ad una tv tedesca "che tutto sommato le tendopoli devono prenderle come un camping". Lo può fare, ormai ha la patente per sparare cazzate. Ma un altro, Vauro, non può in una vignetta, riassumere la tragedia che ha colpito l'Abruzzo. Non in una vignetta ironica, attenzione, ma in un disegno amarissimo. Il discrimine, permettetemi il francesismo, è l'essere pirla? Questo licenziamento lo dedico a chi pensa che Berlusconi sia inoffensivo, a chi pensa che non vale la pena combatterlo perchè tanto non è immortale, che con lui si può dialogare. Bene, questa oggi è anche e soprattutto colpa vostra.

Elezioni primarie del Pd, si parte!

Ecco a voi il sito internet che ci accompagnerà in questa nuova esperienza, quella delle elezioni primarie per scegliere il segretario nazionale del Partito Democratico. Voglio ringraziare di cuore Luciana ed Antonio, la splendida coppia lucana che ha creduto in questo progetto e ha realizzato di sana pianta questo sito stupendo che sarà il punto di riferimento per la nostra battaglia, per il nostro viaggio. Dentro raccoglierò le vostre istanze, le vostre idee. Potete trovare i miei contatti e quelli dell'ufficio stampa. Sarà dura, sarà durissima cambiare il pensiero di chi grazie alla politica è diventato qualcuno, di chi non ha alcuna intenzione di mollare la presa; ma io sono certo che la freschezza dirompente, il nostro profumo di libertà riuscirà a spazzare via i mediocri, i collusi e gli incapaci da un partito che deve essere la vera alternativa a Berlusconi e al suo regime pericoloso, non una espressione algebrica mal riuscita. In questi giorni scriverò una lettera aperta all'attuale segretario del Pd, Dario Franceschini, in cui gli annuncerò la mia intenzione di candidarmi. Quello che chiedo a voi è di starmi accanto, non solo per sostenermi, ma anche per consigliarmi, per correggermi. Io da solo non ho intenzione di andare da nessuna parte.

martedì 14 aprile 2009

Storie di miseria umana nella calda Sicilia



Si, sono siciliano. Ho vissuto fino a 19 anni a Santa Margherita di Belice, piccolo paesino tra le province di Palermo, Trapani ed Agrigento, luogo prediletto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l’autore de "Il Gattopardo", per trascorrere le vacanze estive tra le dolci colline e il sontuoso palazzo reale. Questo paesino in cui vive ancora la mia famiglia oggi è amministrato da una compagine imbarazzante formata da gente che grazie alla politica ha trovato o sta trovando impiego, gente il cui livello culturale non rasenta lo zero, lo doppia, come su un tracciato di formula uno. Uno di quei casi in cui capisci perchè la Sicilia, oltre alla zavorra mafiosa, fatica a decollare. Princeps dell'armata UdcMpaPdJuveManchester è Franco Santoro, baby sindacalista, baby lavoratore, baby pensionato. Ex Pci, ex Ds e ora Pd, il signor Santoro è poco abile nell'arte della dialettica. Nei momenti di tensione incespica diventando paonazzo: si dice in giro che il suo soprannome sia quello di un'arma da sparo, tale la sua abilità nel tiro a segno verbale. Ma sono voci che non posso confermare. Santoro avrete tempo e modo di conoscerlo; ricordate bene, è quello che voleva eliminare il vandalismo con l'alzabandiera, si, proprio lui, quello che assieme ad alcuni amici ha raggiunto l'America per un viaggio promozionale accumulando debiti che adesso il console americano vuole recuperare al più presto, come gli ha messo per iscritto in via ufficiale pochi giorni fa. Oggi voglio raccontarvi qualcosa di cui sono certo non avete mai sentito parlare. Mai visto nulla di simile, mai nemmeno immaginato, fidatevi. Accade che Gaspare Viola, ex presidente del consiglio comunale e molto noto in paese per le sue iniziative politiche, scrive su un periodico locale, "La Specula", un articolo in cui critica con modi eleganti e sobri l'abbandono della biblioteca comunale. Fin qui nulla di strano. Già, se non fosse che qualche giorno dopo nei bar e negli esercizi commerciali appare un volantino, firmato dall'amministrazione comunale con tanto di logo, in cui con un italiano sgrammaticato e costruzioni verbali fantasiose, quasi puffesche, gli amministratori attaccavano violentemente Viola paragonandolo anche, tra le altre cose, alle bestie che non capiscono. Una istituzione, un organo di governo che si scaglia così volgarmente contro un singolo cittadino che non ricopre cariche pubbliche, che non rappresenta alcuno se non se stesso. Tutto questo naturalmente a spese del comune, nei giorni in cui tutta Italia contribuiva all'invio di piccole somme in Abruzzo. Noi, a Santa Margherita, avevamo cose molto più importanti che un terremoto da 300 morti. Avevamo da difendere l'onore dell'amministrazione comunale. La prossima volta però, ci provino in italiano. Ora vi lascio alla lettura del manifesto. Buona fortuna nei meandri del lessico.

sabato 11 aprile 2009

Ma che volete che vi dica?


Ma cosa volete che vi dica? Che ve le elenchi? Che le metta in fila per farvi ridere? Ma a me non fanno più ridere, perchè si tratta del dramma di un uomo, di un uomo cui l'età maltratta sinapsi e neuroni e lo rende uno sparacazzate ambulante, di quelli che gli metti 5 cent e si attivano. Non capite? Ma di chi potrei parlare? No, no, io non sono un bacchettone. Anche a me piace fare il buffone, ridere e far ridere. E ci riesco pure. Però se mi trovo nel mezzo di una tendopoli, una tendopoli con un paio di migliaia di persone che hanno perso la casa e alcuni di loro la famiglia, anche se ci provo non ci riesco a fare il pirla. Non mi verrebbe mai in mente di dire "loro devono pensare che questo sia un camping da week end". E vi giuro che c'ho provato, ma non ci riesco. E se dovessi dire alle decine di migliaia di sfollati che sulla costa ci sono alberghi pronti ad ospitarli, non riuscirei a dir loro "andatevene al mare, paga lo stato". Detto tra noi, nel mezzo di una tragedia nazionale, di fronte a quasi 300 morti, di fronte alle famiglie incredule di aver perso un familiare perchè il posto più sicuro del mondo, la propria casa, è crollata come un frollino nel latte, ecco a me passerebbe ogni voglia di cabaret o di simpatia. Dite grazia al ca..o? E certo.. pure io lo dico... Lui no. Cosa volete che vi dica? Che solo lui è riuscito a rianimare il corpo senza vita imbalsamato della regina Elisabetta e farsi cazziare con le testuali parole: "ma insomma Silvio, è sempre lei che rompe i coglioni? Il circo lo faccia fuori faccia di ...". "Mister Obama, Mister Obama" diceva con tono da tombeur de femme urlando come fosse alla fermata del 32. Prima gli dai del negro e poi lo chiami? "Mister Obama, have you slept under the sun?". E durante il congresso del Pdl che sembrava la presentazione di una batterie di pentole con in reagalo un aspirapolvere? Avete sentito come ha chiamato la ministra Giorgia Meloni? "Dov'è la Meloni.... dov'è la zoccola?". Con affetto, mica per la qualifica. Quella è l'altra, alla Meloni manca la materia prima. Ministro si ma zoccola... mica tutte! Ma che volete che vi dica? Su, lasciatemi, domani è Pasqua a meno di decreti legge per impedire che Gesù torni dal regno dei morti, dopo quello per evitare di mandarci E.E. Ah, dimenticavo. Auguri

venerdì 10 aprile 2009

Il Riesame annulla il sequestro illegittimo dei Ros ai danni di Gioacchino Genchi.

di Gioacchino Genchi
Il Tribunale del Riesame di Roma (Presidente Francesco Taurisano – a latere Anna Criscuolo) ha annullato il provvedimento di sequestro nei miei confronti della Procura della Repubblica di Roma, eseguito dal ROS lo scorso 13 marzo 2009. Ho sempre avuto fiducia nella Giustizia e nelle Istituzioni dello Stato. Mi sono difeso nel processo da accuse infamanti, ordite da chi ha cercato e sta cercando in tutti i modi di colpirmi per quello che è stato il mio impegno al servizio della Giustizia, nell’esclusivo interesse di ricerca e di affermazione della Verità. Ringrazio il mio difensore – l’avv. Fabio Repici – per l’eccellente impegno profuso nel difendermi.
Ringrazio i tanti amici che mi sono stati vicini da ogni parte d’Italia. Spero solo di trovare il tempo, a questo punto, alle centinaia di migliaia di e-mail e di messaggi su facebook che ho ricevuto in questi giorni. Confermo la mia più assoluta stima ed incondizionata subordinazione al Capo della Polizia, alle Istituzioni dello Stato e ringrazio i tantissimi colleghi della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, del ROS, della DIA e della Guardia di Finanza, con i quali ho avuto l’onore di collaborare in oltre 20 anni della mia attività professionale. Ringrazio ancora i numerosi signori magistrati – requirenti e giudicanti – che hanno avuto fiducia nel mio lavoro e nella mia persona e che questa fiducia mi hanno confermato fino a ieri, con attestazioni di stima e conferimenti di incarichi in delicatissimi procedimenti di mafia e di omicidio, anche pendenti presso la Procura della Repubblica di Roma che mi ha indagato. Un grazie particolare va a mia moglie ed ai miei figli, che mi sono stati vicino ed insieme a me hanno sofferto questo calvario e patito le ingiustizie di una perquisizione domiciliare della mia abitazioni e delle abitazioni di Trabia e di Castelbuono dei miei congiunti, che i giudici del Riesame di Roma hanno dichiarato del tutto illegittime.

In ultimo mi sia consentito di ringraziare più di tutti Salvatore Borsellino ed i ragazzi del movimento 19 luglio 1992, che mi hanno dato la forza e la voce per resistere alle ingiustizie che ho subito.

Gioacchino Genchi

Palermo, 10 aprile 2009

I corvi tornano a gracchiare nella procura di Palermo

La notizia di per sè fa effetto, fa impressione. La procura di Palermo ha iscritto nel registro degli indagati, con l'ipotesi di fittizia intestazione dei beni di un boss, Sergio Sacco, cognato del Procuratore e capo della DDA di Palermo, Francesco Messineo. Il cognato di Messineo era stato più volte indagato, in passato, per mafia, ma è stato sempre scagionato. Il che non depone a suo favore, e per me rimane un mezzo mafioso, ci siamo? Uno però legge questa notizia e dice: cavolo, ma con che faccia questo guida ora la direzione distrettuale antimafia? Se nella famiglia di un mafioso qualcuno diventa sbirro o si pente gli sterminano parenti e amici. E se è uno sbirro ad avere queste grane?, che un suo familiare è colluso? La tentazione di chiedere a Messineo di farsi da parte è primaria. Se però uno riflette un attimo capisce tante, tantissime cose. La parentela disgraziata del dottore Messineo era cosa nota ai tempi dell'insediamento del procuratore capo a Palermo. Il Csm l'aveva vagliata e l'aveva ritenuta ininfluente quando già Sacco era stato colpito da indagini: cosa c'entrava Messineo se aveva un cognato "malacarne"? Poteva influire ciò nella sua azione? No disse il Csm e no dissero coloro che con Messineo avevano lavorato e gli avevano riconosciuto una grandissima capacità. Francesco Messineo arriva in una procura spaccata in mille pezzi dalla gestione di Piero Grasso e con pazienza, con perseveranza riesce nell'impresa impossibile di ristabilire la pace, ma soprattutto il ricircolo delle informazioni, la condivisione delle conoscenze che a Palermo era morta con Falcone e con Borsellino. Decollano le indagini e si tornano finalmente ad indagare anche i colletti bianchi. Questo fino a quando non capita per le mani dei magistrati palermitani uno che tutti snobbavano, che consideravano "mezzatesta": Massimo Ciancimino, figlio del politico boss corleonese Vito, padre padrone e distruttore di Palermo. Il giovane viveur, arrestato e condannato per riciclaggio, da qualche tempo ha deciso di collaborare con l'autorità giudiziaria e sta raccontando al giudice Antonio Ingroia particolari importantissimi: dalla data della trattativa Stato-mafia che qualcuno voleva portare dopo la strage di Via d'Amelio e che Ciancimino junior invece anticipa (motivando in questo modo la necessità di ammazzare per questo Borsellino), alle tangenti d'oro donate ai politici, tra i quali Carlo Vizzini, addirittura ex membro della commissione antimafia. Sarà un caso, ma è proprio da quando i magistrati stanno spremendo Ciancimino che qualcuno sta gracchiando. Da quel momento viene fuori il cognato dimenticato di Messineo e sono certo che qualcosa colpirà presto anche il giudice Ingroia. Vediamo. Aspettiamo. Intanto a me, con tutto il rispetto per i registi e per gli attori di questa soap, non me la fanno.

giovedì 9 aprile 2009

Disonorevoli Nostrani: Giulia Adamo

Giulia Adamo, gruppo misto (ex Pdl), eletta in Provincia di Trapani. Giulia Adamo non è parente di Alessandra Mussolini, né di Vittorio Sgarbi, ma per come riesce a litigare con i suoi compagni di partito e di coalizione, forse una linea di discendenza con i due emblemi del trash esiste. Di sicuro una condanna per diffamazione col neo sindaco di Salemi, Sgarbi, Giulia la condivide: 500 euro di risarcimento al deputato Ds Camillo Oddo per averlo accusato «di comportamenti mafiosi». Ma da Presidente della Provincia, ha rispettato giudici e sentenza dando un bell’esempio: «Devo dare atto a Berlusconi che ha ragione quando dice che non avere in tasca una tessera di sinistra non agevola i rapporti con la magistratura». Che stile, che classe! In ogni elezione ha sempre spaccato il suo partito, non certo per ideali, ma per giochi di potere. Non è un caso che dopo l’elezione alla regione, non ricevendo alcun assessorato, se ne sia andata sbattendo la porta ed approdando sola soletta al gruppo misto. Mrs Adamo aveva dato la disponibilità a ricandidarsi alla Presidenza della Provincia di Trapani, ma quando ha scoperto che era stato scelto dal centrodestra Mimmo Turano dell'Udc, ha dato di matto: “La sua candidatura è stata decisa in un bar o in un salotto a Catania”. Ma non è per il suo carattere né per le sue delusioni che merita di essere citata in questo volume. La procura della Repubblica di Trapani ha chiesto il rinvio a giudizio della bella Giulia per concussione. Il reato, secondo i Pm, sarebbe stato commesso lo scorso anno quando la Adamo era presidente della Provincia di Trapani. La richiesta, era stata firmata dal procuratore Giacomo Bodero Maccabeo e dal sostituto Franco Belvisi che ha chiesto per la Adamo tre anni di reclusione. La bella Adamo è accusata di aver chiesto al dirigente scolastico regionale la sostituzione del rettore del Convitto per Audiofonolesi di Marsala, con una persona di sua fiducia, minacciando in caso contrario l’interruzione dell’erogazione dei finanziamenti da parte della Provincia. Minacciare di lasciare sul lastrico un convitto per disabili non è una cosa galante, nemmeno se a farlo è una donna. Come da manuale, il rettore non fu sostituito ed effettivamente il Convitto non ricevette il finanziamento per l’anno 2004, pari a circa 140.000 euro. Ma la Adamo non nascose questo squallido ricatto. D’altronde è una prova di forza, o no? All’epoca dei fatti, infatti, raccontò ai giornalisti la volontà di chiudere i rubinetti al Convitto se non fosse stato nominato un rettore del territorio trapanese. “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” deve aver pensato Giulia, visto che di fonolesi si trattava. La sentenza, arrivata il 24 luglio 2008, è bizzarra: secondo il presidente del tribunale di Trapani, Gaetano Trainito, il fatto non sussiste, nonostante tutto sia stato fatto alla luce del sole. La signora molto chic, seppur in perenne rotta con il suo partito, è assistita e rincuorata nelle avventure elettorali dalle forze di Bartolo Pellegrino, deputato regionale noto alle cronache giudiziarie per il suo lessico: i poliziotti li chiama "sbirri", i pentiti "infami", beccato in incontri ravvicinati con i boss di Trapani per conto dei quali - hanno scritto i magistrati della Dda di Palermo che ne hanno chiesto l'arresto per associazione mafiosa ed estorsione- "faceva mercimonio della sua carica politica". Oltre a Pellegrino, che incontreremo dopo, tra i suoi mentori c'è anche Peppe Giammarinaro, il pericolo sociale già incontrato, che nella scorsa elezione di Mrs Adamo aveva “promesso” che il suo bottino elettorale sarebbe arrivato alla Signora. Lei naturalmente si è guardata bene dal rifiutarlo. Il dubbio, viste le sorti di Pellegrino e Giammarinaro, è che oltre ad essere bella, sia pure sfortunata e porti sfiga a sua volta: suo genero, il presidente del Messina Calcio, Pietro Franza, è stato rinviato a giudizio per falso in bilancio e false comunicazioni sociali.

lunedì 6 aprile 2009

Puntata speciale di VESPER: Giornalismo e antimafia

La puntata andrà in onda MARTEDI' alle 14,45; MERCOLEDI' ALLE 20,10; GIOVEDI' ALLE 23,10; VENERDI' ALLE 20,10; DOMENICA ALLE 15 oltre che in analogico su RMK la potrete vedere IN STREAMING su http://www.rmk.it/ e http://massimodantoni.blogspot.com

Il giornalista e conduttore di Vesper, Massimo D'Antoni afferma "E' una delle trasmissioni più importanti che ho fatto nei miei 20 anni di televisione. Parleremo di giornalismo e antimafia: dal "fenomeno" Fuori Riga (splendido mensile diretto dal bravissimo Gero Tedesco che denunciando i fatti di mafia vende circa 10 mila copie in provincia di Agrigento) ai cronisti vittime della criminalità; dai giornalisti sentinelle al folle decreto contro le intercettazioni telefoniche". Ospiti in studio saranno lo stesso Gero Tedesco (responsabile della redazione agrigentina del "Giornale di Sicilia"), Franco Castaldo (grande giornalista esperto di mafia, già capo della redazione agrigentina de "La Sicilia" e autore del libro "Mafia e Stidda"), e il Sostituto Procuratore della Repubblica di Palermo Dott. Salvatore Vella, già magistrato presso la Procura di Sciacca, autore dell'inchiesta antimafia Scacco Matto che ha messo in luce le connessioni tra mafia e massoneria scoprendo gli interessi torbidi di Cosa Nostra dalla Valle del Belice a Sciacca, da Ribera al suo entroterra. Ci saranno anche collegamenti telefonici con Lirio Abbate (il giornalista dell'Ansa che dopo la pubblicazione del suo libro "I Complici" è costretto a vivere sotto scorta), Carmelo Sardo (oggi cronista del TG 5), Benny Calasanzio (giornalista di Fuori Riga), Nino Randisi (segretario dell'Assostampa, il sindacato dei giornalisti), e Sonia Alfano (figlia di Beppe Alfano, corrispondente del quotidiano "La Sicilia" ucciso dalla mafia).

Quindi seguite e commentate la puntata di Vesper in onda MARTEDI' alle 14,45; MERCOLEDI' ALLE 20,10; GIOVEDI' ALLE 23,10; VENERDI' ALLE 20,10; DOMENICA ALLE 15.

domenica 5 aprile 2009

Disonorevoli Nostrani: Pio Lo Giudice

Giuseppe Lo Giudice, detto Pio, Udc, eletto in provincia di Trapani. Ci sono tanti momenti in cui il silenzio è d’oro. Una parola non detta può salvare la faccia ad un uomo ed evitargli di finire in questo libro. Ma Pio Lo Giudice, dopo la sua elezione all’Ars, doveva evidentemente pagare delle cambiali “morali” ad alcuni dei suoi grandi elettori, e mi sembra giusto ricordare le sue parole verso un benemerito siciliano, Giuseppe Giammarinaro. In questo percorso ho avuto, tra gli altri, il sostegno prezioso di Pino Giammarinaro, persona di indiscusse doti umane, alla quale, oltre alla comune condivisione dei valori e dei principi che ispirano l’Udc, mi lega da anni un forte rapporto di amicizia personale di cui sono orgoglioso. Con lui ho condiviso anche momenti difficili, ma ne ho apprezzato la compostezza, la coerenza, la lealtà, anche una certa capacità - direi tutta cristiana - di sopportazione. Penso di interpretare i sentimenti di migliaia di elettori se dico che il suo impegno politico rappresenta una grande risorsa per questa provincia. Vi starete chiedendo chi sia questo grande statista sconosciuto ai più ma fin troppo noto a chi si occupa di legge e soprattutto di processi. Giammarinaro è un ex deputato regionale andreottiano. E’ stato arrestato la prima volta a Monfalcone, dopo una latitanza di tre anni in Croazia. Rimasto sottoposto al regime di sorveglianza speciale per 4 anni fino perchè sospettato di appartenenza mafiosa ed indicato dagli inquirenti come socialmente pericoloso, al momento dell’arresto aveva addirittura tre ordini di custodia per mafia e corruzione. Una decina di pentiti lo hanno indicato come riferimento politico di cosa nostra e per i reati di corruzione, concussione, associazione per delinquere e abuso d’ufficio ha patteggiato la pena di un anno e 10 mesi risarcendo 200 milioni di lire all’Usl di Mazara del Vallo di cui era funzionario incorruttibile. Nel 2001 Giammarinaro si candida in tandem a Bruno Contrada (si proprio lui) come deputato regionale. Per fortuna nessuno dei due viene eletto, ma è paradossale la campagna elettorale di Pino: non può però mettere il naso fuori di casa perché in regime di sorvegliato speciale. In caso di successo elettorale avrebbe dovuto chiedere ai giudici l'autorizzazione a insediarsi all' Assemblea siciliana. A chi gli chiedeva lumi su questa imbarazzante situazione, Pino rispondeva: «Sono candidabile e mi sono candidato. Il problema dell' impedimento non me lo pongo». Sul suo biglietto da visita, Lo Giudice poteva scrivere “Deputato regionale, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della provincia di Trapani”. Lo ha sostituito con “amico di Giammarinaro”, e non serve altro.

giovedì 2 aprile 2009

Richiesta ai Ros di una cortese fuga di notizie su Gioacchino Genchi


Al generale del Ros dei Carabinieri

Giampaolo Ganzer

(già onorevolmente sotto processo a Milano

per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga)


Oggetto: cordiale richiesta di una fuga di notizie sul caso Genchi;

Il sottoscritto Benny Calasanzio, nato a Recanati il 29 giugno 1798 ed ivi residente,

Chiede

al reparto speciale che lei dirige di favorire, come già accaduto qualche settimana fa, una fuga di notizie riguardo all’analisi dell’archivio dati del dottor Gioacchino Genchi, che, suo malgrado, non ha mai spacciato né raffinato eroina;

chiede

altresì di costruire, questa volta, una fuga di notizie sui nomi e sui cognomi di coloro che sono citati in quei tabulati e in quelle anagrafiche, specie di coloro che in questo momento rivestono incarichi istituzionali, e se possibile sottolineare gli incroci e le analisi che li metterebbero nei guai.

Fiducioso nella vostra assoluta competenza in tali opere di informazione,

le porgo i più cordiali saluti, e mi riprometto, qualora il suo processo finisse male, di omaggiarla in loco e personalmente delle arance della mia campagna, rinomate per il gusto supremo e per l’aspetto invitante.

Benny Calasanzio

Pino Masciari inizia lo sciopero della fame e della sete

COMUNICATO STAMPA

” Dico Basta! voglio vivere pienamente o morire!”

Il 7 aprile a Roma, alle ore 10, l'imprenditore e testimone di giustizia Giuseppe
Masciari inizierà lo sciopero della fame e della sete.

Cittadino che ha denunciato la 'ndrangheta, Giuseppe Masciari vive da 12 anni sotto il programma di protezione che ha "sospeso" la sua vita, comportandogli privazioni e sofferenze patite unitamente alla sua famiglia .

Il Tar Lazio, in data 23 gennaio 2009, dopo ben quattro anni di attesa, ha emesso la sentenza sul ricorso presentato dal Masciari nel 2004 contro la revoca del programma di protezione cui era sottoposto.

Ad oggi, tale sentenza non trova attuazione da parte del competente Ministero degli Interni, nonostante la richiesta di ottemperanza. 


L'estremo gesto di protesta a cui ora Giuseppe Masciari si accinge è una costrizione dettata dalla necessità di vedere riconosciuti i diritti, suoi e della sua famiglia, a vivere in sicurezza e a riprendere una attività lavorativa, anche se non più da imprenditore quale egli era precedentemente alla denuncia .


La protesta avrà luogo nei pressi del Palazzo del Quirinale, in quanto riferimento istituzionale della garanzia dei diritti costituzionali della Repubblica Italiana

mercoledì 1 aprile 2009

"Fratelli di sangue", di Gratteri e Nicaso

E’ l’«opera maxima», è la pietra miliare per quanto riguarda la ‘ndrangheta e la sua scalata al potere mondiale delle organizzazioni criminali. Dispiace che «Fratelli di sangue», scritto a quattro mani dal magistrato Nicola Gratteri e dal giornalista scrittore Antonio Nicaso, edito da Mondadori, abbia trovato spazio in questa grande casa editrice solo dopo la scoperta del progetto omicida ai danni del giudice e dopo la successiva eco mediatica. Dispiace perché è un libro preciso e rigoroso, curato nei minimi dettagli e forte di undici edizioni curate da una piccola casa editrice calabrese. E’ un libro perfetto, per gli studiosi e per quelli che vogliono sapere senza filtri e senza pubblicità; d’altronde parliamo dello scorbutico Gratteri, il pm più odiato dai calabresi disonesti e pm di punta dell’Antimafia, e di Nicaso, il massimo esperto di ‘ndrangheta in tutto il mondo, uno di cui anche Giovanni Falcone aveva intuito l’acume, e a cui aveva consigliato di lasciare l’Italia per evitare di morirci in questa nazione. L’inedito duo racconta l’associazione criminale più potente del mondo partendo dalle origini, dall’800, e lentamente arriva fino al 2008; partono dalla criminalità «agricola» e arrivano al perfetto sistema imprenditoriale che fa un baffo a cosa nostra, che fino a vent’anni fa pareva irraggiungibile. Raccontano delle prime prove dell’esistenza della consorteria mafiosa, delle prime sentenze che condannarono i primi “camorristi”, i primi maffiosi”, dei riti di iniziazione, delle formule da recitare e delle strampalate copie dei giuramenti ritrovati nei covi dei latitanti. Nicaso e Gratteri riescono nell’impresa di far toccare con mano, tra le pagine del loro libro, l’assoluta potenza della ‘ndrangheta, riescono a raccontarla ai neofiti, a chi non ha mai masticato di Nirta e Strangio, di Pelle e Condello. Dai clan di Africo, che trafficano armi per i terroristi dell’Ira, per quelli colombiani e per quelli dell’Eta, all’inserimento della ‘ndrangheta nella black list americana del narcotraffico, deciso da George Bush. E, dall’inizio alla fine, sono sempre gli stessi nomi e gli stessi cognomi che dall’origine continuano a comandare, a dettare legge, tramandandosi il bastone del potere da padre in figlio, da sangue a sangue: Nirta, Strangio, Piromalli, padri figli e nipoti che sembrano dotati di un potere inattaccabile, immortale. Padri padroni e carnefici di una terra che a causa loro ha un rapporto abitanti-mafiosi pari al 27%, contro il 10% della Sicilia, per un giro d’affari che nel 2007 ha sfiorato i 44 milioni di euro e un rapporto tra fatturato criminale e prodotto interno lordo del 120%; in Sicilia è «solamente» il 33%. E’ un vero peccato che questo volume sia stato vittima del provincialismo dell’editoria italiana, che lo reputava poco adatto al di fuori della Calabria; avremmo saputo queste cose molto tempo prima. Nicaso e Gratteri, nella loro estrema competenza parlano di come la ‘ndrangheta abbia in mano l’intera Calabria e lo fanno come se parlassero dello Stato che controlla i suoi territori; ne parlano come di una assodata, terribile quotidianità. C’è tutto in questo libro, c’è una Calabria esaminata palmo a palmo, con maniacale precisione, provincia per provincia, famiglia per famiglia; peccato non si insista sui rapporti con la politica, e non si citi, per esempio, in relazione allo scioglimento della Asl di Locri nel 2006, il coinvolgimento diretto di Maria Grazia Laganà, vedova Fortugno, indagata ancora adesso dalla Dda di Reggio Calabria e rimasta in commissione Antimafia anche dopo l’avviso di garanzia. Fa impressione immaginare l’intero porto di Gioia Tauro completamente in mano ai clan ‘ndranghetisti, che per ogni container che entra in porto guadagnano 1 euro e che a fine giornata diventano 7.500. Forse la cifra stilistica di questo libro, assolutamente essenziale per chi vuole capire di mafia calabrese, è riassunto nell’episodio narrato da Gratteri e Nicaso, quando un mafioso intercettato dice al candidato sindaco di Seminara di stare tranquillo, che verrà eletto con 1050 voti. Sbaglierà quel mafioso, perché in effetti quel candidato ne prenderà 1058. Uomini che tengono in pugno interi popoli assieme ai loro diritti più elementari, come quello di voto. E che dire della vicenda di Ciccio Mancuso, eletto sindaco di Limbaldi malgrado fosse latitante? Sono storie assurde, al limite del reale, sono storie di soprusi, di migliaia di omicidi e ferimenti, di morti innocenti e di morti che lo avevano messo in conto di finire riempiti di piombo. E’ un libro che, mi dispiace per i benpensanti, non parla solo di Calabria. Parla di tutte le regioni d’Italia, parla dell’Europa e parla dei 5 continenti, descrivendo minuziosamente persino quali sono le famiglie che hanno colonizzato ogni parte del mondo conosciuto. Forse, purtroppo, aveva ragione un uomo dei Piromalli, che in un momento di auto-celebrazione disse: “Abbiamo il passato, il presente ed il futuro”. Che questo libro sia il punto di partenza per rovinare la festa ai clan?