sabato 28 febbraio 2009

Un embolo in libertà causa l'ennesima magra figura

Villa Madama. Durante la conferenza stampa ufficiale che annunciava l'accordo di collaborazione tra Francia e Italia sulla costruzione di 4 centrali nucleari, Sarkozy è impegnato a spiegare ai giornalisti i termini degli accordi. D'un tratto e senza alcuna ragione Silvio Berlusconi si sporge dal suo podio e gli mette una mano sul braccio, e gli bisbiglia qualcosa. Il presidente della repubblica francese è visibilmente imbarazzato e dice solo: "Non sono sicuro di dover ripetere". Solo dopo attente analisi i giornalisti francesi sono riusciti a decifrare la frase e durante il programma su Tele+ "Le petit journal" hanno svelato l'arcano: "Moi je t'ai donné la tua donna", "io ti ho dato la tua donna", riferendosi alla moglie italiana del presidente francese, Carla Bruni. Una battuta quanto demente quanto assolutamente decontestualizzata. Le incognite sono come sia riuscito Berlusconi parlando di nucleare ad associare Carla Bruni, e come mai i filtri del suo cervello siano ormai diventati inservibili; l'ultima più che un incognita è un dato certo. Il conduttore dopo lo scoop ha iniziato a ricordare ai francesi tutte le figuracce del premier, penultima delle quali quelle sui desaparecidos mandati a giocare a calcio giù dagli aerei in volo, e gli ha consegnato l'oscar della volgarità.

giovedì 26 febbraio 2009

Crollo della scuola di San Giuliano: assolto il terremoto, condannati i killer

Dicevano che era stato il terremoto, ma nessun altro edificio era crollato lì vicino. Li chiamavano gli “angeli di San Giuliano” e invece erano dei bambini morti schiacciati dal crollo della loro scuola e cosparsi di schifosissima retorica. Dicevano pure che la scuola era stata costruita bene, a norma, però il terremoto era stato troppo forte. Le altre case però, sono ancora lì e ci tengono a farlo sapere. Era il 31 ottobre 2002. Ventisette bambini, una maestra da quelle macerie sono stati estratti morti. Sepolti sotto le macerie della scuola elementare Jovine di San Giuliano di Puglia (Cb). “Il terremoto ha fatto crollare la scuola” dicevano telegiornali, ministri, ma soprattutto gli amministratori locali. Il terremoto non lo puoi arrestare, e nemmeno imputare, però ti può far intascare i miliardi della ricostruzione, gli aiuti che mandi con i messaggini del cellulare e tanta fraterna solidarietà. I genitori delle vittime, espropriati dei loro figli, sapevano che il terremoto era “innocente”, sapevano che i loro figli erano stati ammazzati. Credevano che la giustizia potesse dimostrare le colpe umane. Vennero imputati per omicidio colposo plurimo, disastro colposo, lesioni colpose l’ex sindaco del paese Antonio Borrelli, il progettista della sopraelevazione della scuola ingegner Giuseppe La Serra, il geometra del Comune Mario Marinaro, ed i costruttori Giovanni Martino, Carmine Abiuso e Giuseppe Uliano. I genitori ci credevano nella giustizia, e quando il giudice monocratico Laura D’Arcangelo (è giusto ricordarseli certi nomi) pronunciò l’assoluzione per tutti, in aula si levarono le loro urla: “Li avete ammazzati due volte”. Il giudice, imperturbabile, uscì dall’aula. Giustizia era stata fatta. L’avvocato del sindaco diceva che era assurdo processare il sindaco perché nel crollo era morta anche la figlia. Parlava del “lodo lutto”: se a causa della tua imperizia muoiono una ventina di bambini, se in mezzo a loro c’è un tuo parente stretto non ti possono processare. Ieri la Corte d’Appello (formata da un collegio di giudici…) ha ribaltato la sentenza condannando cinque dei sei imputati (assolto il costruttore dell’edificio, Giuseppe Uliano): sei anni e dieci mesi di reclusione per l’impiegato comunale Mario Marinaro, responsabile della pratica per la sopraelevazione della scuola, e Giuseppe La Serra, progettista e direttore dei lavori; cinque anni agli imprenditori Carmine Abiuso e Giovanni Martino; due anni e 11 mesi all’allora sindaco Antonio Borrelli, che beneficerà dell’indulto. Ora i genitori sanno chi sono stati i killer dei loro figli, e che il terremoto è stato definitivamente assolto, come testimoniano le case attorno alla scuola, rimaste perfettamente intatte. E chissà cosa pensa ora quel giudice monocratico…

Disonorevoli nostrani, Fausto Fagone

Fausto Fagone, Udc, eletto in Provincia di Catania. Una premessa è d’obbligo: la foto di Fagone, detto “Il Faust”, non ha subito effetti speciali. E’ proprio così. Questo giovane dallo sguardo inquietante è il figliol prodigo di Salvatore Fausto Maria Fagone, che fu indagato e arrestato per associazione mafiosa mentre era consigliere provinciale di Catania in quota Forza Italia. L'inchiesta si chiamava Dioniso ed era coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania. Secondo l'accusa, Fagone senior, il padre del figlio, avrebbe avuto “rapporti organici con esponenti della criminalità organizzata di Catania e Caltagirone”. All’epoca dei fatti Fagone, il padre del figlio, era sindaco di Palagonia (ora la sua poltrona è passata per diritto di discendenza al figlio del padre, che contemporaneamente è parlamentare all'Ars). Secondo la Procura, Fagone padre si sarebbe recato dal capomafia di Caltagirone per chiederne il sostegno elettorale proprio in favore del figlio Fausto che si era candidato alle regionali del 2001, nelle quali, però, nonostante questi presunti appoggi non fu eletto; i mafiosi sono potenti, ma non possono fare i miracoli: se manca la materia prima, non c’è nulla da fare. Tutto questo emerge da un'intercettazione successiva tra Francesco Ferraro, Giuseppe Anzalone e Francesco La Rocca nella quale si deduce che Fagone padre, all'epoca sindaco di Palagonia, effettivamente si sarebbe recato dal capomafia di Caltagirone. Un altro incontro è stato accertato a Catania il 14/10/2002 tra il padre del figlio Fagone e un gruppo di persone in puzzo di mafia, come Francesco Ferraro, “Ciccio Vampa”, Sebastiano Rampulla, Pietro Iudicello ed un’altra persona non identificata, “all’esito del quale, per le modalità dello stesso (avvenuto fuori da Palagonia) e la “qualità” dei partecipanti, oltre che per la successiva “appendice” della “riunione” verificatasi immediatamente dopo a Librino tra i personaggi sopra indicati – scrivono gli inquirenti non può seriamente dubitarsi del coinvolgimento del Fagone Senior, nelle logiche della associazione mafiosa “cosa nostra”, diretta dal La Rocca (per la “famiglia” di Caltagirone) e da Alfio Mirabile (per la “famiglia” di Catania)”. Il nome di Fagone senior continua ad emergere sempre nei posti sbagliati. Durante un colloquio in carcere nel 2002, tra Giuseppe Mirabile e lo zio Pietro, il primo avrebbe fatto riferimento ai “soldi che a settembre il sindaco di Palagonia avrebbe dovuto portare”. Un’altra serie di intercettazioni tra i boss mafiosi del calatino confermerebbe ulteriormente quello che i magistrati hanno definito “pieno e stabile inserimento di Fagone nelle logiche dell'articolazione calatina di cosa nostra, alla quale egli, sfruttando i poteri connessi alle sue funzioni istituzionali, fornisce rilevanti utilità economiche”. I magistrati non potevano essere più chiari. Ma con un curriculum giudiziario di questo spessore, il figlio non poteva non essere il suo delfino. E’ così che lentamente il Faust sta ripercorrendo il percorso paterno, sperando prima poi in qualche indagine, in qualche sospetto. Se così non fosse, chi lo racconterebbe al padre che il figlio non è come lui?

lunedì 23 febbraio 2009

Parlamento Europeo, ora è più vicino

Vignetta di Domenico Rotino disegnata per questo blog: grazie di cuore!

La mobilitazione per convincere Sonia Alfano ad accettare la candidatura indipendente proposta dall'Italia dei Valori per le elezioni europee sta cominciando a dare i suoi frutti. Ieri è sceso in campo per Sonia anche Salvatore Borsellino: Ricevo da Benny Calasanzio una sua lettera aperta nella quale invita Sonia Alfano ad accettare la proposta che gli è stata offerta da Antonio Di Pietro per una candidatura alle elezioni europee come indipendente nella lista di Italia dei Valori. Non mi limito a pubblicarla, voglio anche aggiungere un mio invito pressante a Sonia, con la quale ho condiviso e continuo a condividere, insieme a Benny Calasanzio, tante battaglie ed incontri in tutte le città d'Italia, dovunque qualcuno ci chiama a gridare la nostra rabbia e la nostra voglia di Verità, di Libertà e di Giustizia, percè accetti di combattere questa nuova battaglia. Sonia, lo sai, siamo soli e pochi. Tanti in Italia ci appoggiano e condividono le nostra lotte, ma enorme è la massa degli indifferenti e degli assuefatti, dei rassegnati a chinare la testa sotto questo nuovo regime che ci sta togliendo tutto, la libertà, la stessa memoria, la democrazia, la nostra Costituzione, la solidarietà, tutti i valori in cui abbiamo sempre creduto. Noi continueremo sempre a combattere, fino all'ultimo, ma la nostra voce viene nascosta, le nostra manifestazioni occultate, cercano in ogni modo di discreditarci e di sminuire la nostra azione, la stampa ci oppone un ostrracismo compatto e, quando necessario, velenoso. In Parlamento, tranne quello, seppur episodico, di Di Pietro, non abbiamo nessun riferimento, l'opposizione è sparita, disfatta dalla voglia di un dialogo che altro non è che supino e cieco asservimento e dalla necessità di un aiuto per occultare non i suoi scheletri, ma i cadaveri ancora caldi che nasconde dentro i suoi armadi. La tua voce potrà risuonare, franca e dura, nel Parlamento europeo come risuona negli incontri che facciamo in tutta Italia, ma con una possibilità mille volte più grande di essere ascoltata e di farci ascoltare. In Italia il nostro paese è allo sbando, abbiamo bisogno di un aiuto in Europa, dobbiamo aprire un nuovo fronte di battaglia ed è tuo dovere essere lí a combattere. Se avessi trenta anni di meno lo farei io, ma servono dei giovani e tu lo sei e hai anche tutta la forza e il coraggio che sono necessari. Vai e porta con te la nostra bandiera. Salvatore Borsellino

Intanto su Facebook il gruppo "Sonia Alfano al Parlamento Europeo" cresce quotidinamente: oggi ci sono più di 500 iscritti. Questo "movimento" per convincere Sonia a superare ogni perplessità ha spinto la "nostra candidata" a scrivere una nota pubblicata proprio su Facebook in cui chiede a voi di aiutarla: "Sento prima di tutto la necessità di ringraziare tutte quelle persone che con la loro presenza ed il loro costante affetto mi sono state vicino. Un grazie con il cuore infiammato dal mio "amore" per loro va a Salvatore Borsellino, a Benny Calasanzio, a Nicolò Conti e a tutta la mia famiglia. Ho cercato in questi giorni di tirare le somme della mia attività e ho parlato con tantissime persone per capire quale fosse la decisione migliore in merito alla candidatura alle europee. Sono giunta alla conclusione che forse è opportuno tirare in ballo in questa decisione quante più persone possibile. Ciò che ci ha sempre distinto dai politicanti è stato il nostro contatto diretto con la gente ed i loro problemi, cosa mai riuscita difficile perchè siamo persone normali e quelli sono i nostri problemi presentati dalla quotidianità. Credo quindi che per continuare in questa direzione sia opportuno coinvolgere molta gente. Non voglio imporre la mia presenza a nessuno, anzi le candidature dovrebbero essere espressione del popolo ed è così che vedo la soluzione alle mie perplessità. Su facebook c'è un gruppo fondato da Benny Calasanzio "per convincermi a candidarmi"... utilizzate quello e ogni altra forma di interpello che reputate più idonea, ma raggiungiamo la gente e facciamo decidere loro. Credo sia il modo più giusto e democratico... io ragiono in termini di raccolte firme e referendum e forse anche per questo sento la necessità di non racchiudere questa decisione. Spero possiate aiutarmi nel raggiungimento dell'obiettivo, perchè per me è fondamentale capire se la gente vuole la mia candidatura. Grazie infinite a tutti, soprattutto a chi la penserà in maniera differente da me. La differenza rende forte la democrazia e gli ideali! Sonia Alfano

venerdì 20 febbraio 2009

Sonia, vai a Strasburgo per noi

Cara Sonia, questa mia lettera è scritta per convincerti a sciogliere la riserva sulla tua candidatura alle elezioni europee come indipendente nelle liste dell'Italia dei Valori. Giorni fa mi avevi confidato di questa proposta che avevi ricevuto, e io, senza lasciarti finire di parlare ti dissi di accettare immediatamente e che ero entusiasta; ti dissi di non pensarci su. Oggi, mentre ancora tu hai qualche remore, io ti chiedo di confermare e ufficializzare la tua candidatura al più presto in modo tale da cominciare subito a lavorare. Vedi cara Sonia, durante le nostre conferenze, durante gli incontri con le migliaia di giovani, abbiamo sempre esaltato il nobile impegno della politica svolto con intransigenza e onestà; abbiamo parlato indignati dei politici collusi che governano il paese, ma abbiamo ribadito quanto la politica abbia bisogno di persone estranee a quel sistema, persone libere che non debbano rendere conto a nessuno eccetto che agli italiani, e non come dice un grande ignorante del bene pubblico, solo ai propri elettori. Credo che tu sia in assoluto la persona più adatta oggi ad andare a Strasburgo a portare le nostre istanze, di noi familiari delle vittime della mafia (preciso di noi associati, onde evitare che qualcuno si risenta…) e di tutti quei ragazzi e ragazze che in te hanno una fiducia cieca e ferrea, per il semplice motivo che te la sei guadagnata. Tu porterai in Europa il messaggio di declino e distruzione della democrazia che è in atto in Italia e lo farai per noi con le stesse parole che usi da quando la mafia ammazzò tuo padre. La tua presenza tra i candidati indipendenti del partito di Di Pietro porterà l'ex pm a ripensare e migliorare alcuni meccanismi del suo partito che ancora lasciano a desiderare e che lo renderanno definitivamente l'unico partito italiano attendibile e soprattutto, farebbe bene a capirlo, lo ripagheranno in termini di consensi portandolo al livello del morente Pd, che forse oggi finalmente paga i vari Crisafulli, Carra ecc.. Tu sarai garante di questo cambiamento, e conoscendoti come una sorella so che il fallimento è una parola che non conosci e da cui terrai lontano anche noi. Ti chiedo, se gli altri familiari della nostra associazione saranno d'accordo, di rimanere comunque e in ogni caso presidente dell'associazione dei familiari delle vittime di mafia, sia da candidata che da parlamentare. Cara Sonia, tu conosci l'Italia e conosci la Sicilia, hai girato la maggior parte delle scuole italiane, e hai perfetta coscienza di quali sono le emergenze: serve una persona forte che racconti all'Europa cosa accade in Italia e lo faccia nella nostra "lingua". Accetta Sonia.

giovedì 19 febbraio 2009

Lettera a Giovanni Arcangioli

Ieri le agenzie di stampa hanno battuto questa notizia: "E' stato dichiarato inammissibile il ricorso della Procura di Caltanissetta contro la sentenza di assoluzione emessa dal Gip nei confronti del colonnello dei carabinieri, Giovanni Arcangioli, che era accusato di furto, aggravato dall'aver favorito Cosa Nostra, dell'agenda rossa del giudice Paolo Borsellino". Salvatore Borsellino ha dichiarato che non sa se riuscirà a sopportare anche questo oltraggio. Io mi rivolgo direttamente a quel carabiniere che nel frattempo è stato promosso e che oggi insegna alla scuola allievi ufficiali a Roma.
Signor Arcangioli,

spero i suoi impegni all'accademia dei carabinieri e la soddisfazione per la decisione della Cassazione le lasceranno il tempo di leggere queste poche righe vergate di prima mattina da un siciliano cresciuto laico ma con una foto di due giudici sul comodino e con la Costituzione al posto della Bibbia. Vedo e rivedo quelle immagini, la vedo e rivedo con la borsa di un giudice appena morto allontanarsi dal luogo della strage di via D'Amelio. La vedo tranquillo, soddisfatto, vittorioso. Senza il minimo turbamento per la catastrofe che la circonda. Lei non si è mai fatto processare per quella illegittima sottrazione e non ha mai dato una versione univoca e attendibile di quel gesto. Ha sempre dato varie e discordanti versioni in quanto "turbato dal vedere quei corpi"; sembra tutt'altro dalle immagini, glielo assicuro. Hanno archiviato l'indagine a suo carico per furto aggravato dell'agenda rossa di Paolo Borsellino, e ora hanno respinto il ricorso della procura di Caltanissetta: gli italiani non sapranno mai la verità, non sapranno mai se lei è innocente o se lei è autore del furto di quell'agenda su cui erano scritti appunti pericolosi come armi atomiche e se lo fece per favorire cosa nostra. Voglio solo dirle che forse non sapremo mai la verità, ma che quelle immagini per noi significano molto, e vederla con quella borsa in mano per gli italiani è metà della torta. Già, non sappiamo per conto di chi e perchè lei fece quel gesto inconsulto, ma lo fece, e noi abbiamo le prove. Nessuno potrà scagionarla di averci privato di una parte di verità che ci spetta come italiani e come siciliani. Fino a quando lei continuerà a tacere rimarrà colui che fino a prova contraria ha sottratto la borsa del giudice. Perchè? Lei ha il dovere morale di dire il perchè di quelle oscure manovre quando il corpo del giudice Borsellino era ancora caldo e quando la Sicilia era sgomenta. Signor Arangioli, io non so se la sua coscienza le lasci tregua, la nostra memoria di certo non lo farà mai. Parli, finchè è in tempo, e non ci privi di un nostro diritto.

lunedì 16 febbraio 2009

Il disperato bisogno di un leader

Scrivo mentre ancora non si sa se Renato Soru sarà il nuovo presidente della Sardegna. Molti in questi giorni hanno parlato di Soru come futuro leader del Pd, dell’anti Veltroni, della persona giusta per risollevare le sorti di un partito ormai alimentato con un sondino che voterà un testamento biologico farsa. La mia personale opinione è che in questo momento questo Renato Soru non sia “esportabile” dalla Sardegna, che fuori da quella regione non possa guidare la sinistra. Ma questo non è un problema insormontabile, anzi, credo che sia il problema minore. Ciò di cui voglio parlare, vedendo alcuni video della sua campagna elettorale, sono i migliaia di giovani alla ricerca disperata di un vero leader, di una persona che li sappia condurre dentro un partito, che sappia essere loro portavoce pulito e onesto, senza lobby e comitati d’affari alle spalle. Questi giovani che intasavano i centralini della segreteria per proporsi come volontari nella campagna elettorale di Soru. Quegli stessi giovani che affollando il più grande padiglione della fiera di Cagliari, scandivano quasi commossi il nome del loro candidato presidente. Io credo che questi giovani si meritino molto, molto di più di quello che oggi offre la casa. C’è una sinistra che ha bisogno di riprendersi la dignità e il primato morale che ha, che hanno sperperato in questi ultimi anni. Quei ragazzi con le facce pulite con la voglia di fare politica fine a se stessa, senza obiettivi o traguardi. Questi ragazzi hanno bisogno di un vero leader, e io non so se sia Soru o qualcun altro, di certo non è Walter Veltroni, di certo non è Massimo D’Alema, di certo non è Piero Fassino. Qualcosa i partiti della sinistra devono ai ragazzi sardi, a quelli calabresi, a quelli siciliani e a quelli piemontesi. Lo devono. Ho avuto esperienza diretta di tanti validi ragazzi e valide ragazze, coordinatori provinciali e regionali che hanno lasciato schifati il Partito Democratico, disgustati da biechi giochi di potere e dai “professionisti” della politica. Quando l’attuale classe dirigente del Pd si renderà conto che la gente è sull’orlo dell’odio più profondo nei loro confronti? Loro che hanno lasciato la battaglia contro il peggiore elemento repubblicano mai emerso, Silvio Berlusconi, ai singoli cittadini e ai piccoli movimenti, loro che hanno tramato, hanno inciuciato e hanno complottato pur di non perdere quelle poltrone, pur di mantenere il loro status. Loro che hanno abdicato alla lotta democratica in virtù dei loro sporchi giochi, loro che erano diversi... La sinistra oggi ha bisogno di un nuovo leader che sia innanzitutto un brav’uomo, parliamoci chiaro. Per cacciare Berlusconi e il suo governo indegno non servono uomini come lui. Serve altro. E non so se gli anticorpi verranno da Pd, da altri partiti, o dai “senza partito”. Scrivo pur sapendo che ce la cantiamo e ce la suoniamo da soli, come al solito, e che per loro quelli “sbagliati” saremo sempre noi. Noi che non ci allineamo, noi che rispondiamo sempre no; non capiscono che ad essere sbagliate sono le domande.

Intervista a Giuseppe Ayala


La mia intervista al pm del maxiprocesso Giuseppe Ayala, autore di "Chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino". Si parla anche del suo allontanamento da Palermo a causa di un buco sul contocorrente cointestato con la moglie da 500 milioni di lire e sulla presunta pressione che lui fece su Vincenzo Geraci per alleggerire la posizione di un indagato per un crack milardario.

venerdì 13 febbraio 2009

Questo c'azzecca, Michè!


Poteva sembrare e diventare l'ennesimo talk show su E.E., l'ennesimo banchetto degli sciacalli. Invece ieri sera Michele Santoro ha saputo incentrare tutta la puntata su quello che dovrebbe interessare la maggior parte degli italiani e degli "opinionisti" colti: l'invasione di campo del governo , a gamba tesa, nello stato di diritto. Può il governo con un decreto legge intervenire a stravolgere una sentenza della Corte di Cassazione che aveva respinto il ricorso della Procura Generale milanese sulla decisione della Corte d’Appello di staccare la spina ad E.? Si può modificare a colpi di decreto legge una sentenza definitiva? E' per caso possibile cambiare quindi con decreto una decisione del tribunale che non ci piace? E se la Costituzione non ce lo concede, possiamo cambiarla? Di questo dobbiamo parlare, e di null'altro. Il portavoce di comunione e liberazione, Roberto Formigoni, ha legittimamente espresso la sua opinione "per la vita ad ogni costo", che non condivido per nulla, ma che riflette il pensiero di milioni di italiani. La nota più interessante della serata è stata l'illustrazione del testamento biologico secondo Pierluigi Bersani, Pd. Un'idea umana, giusta e che condivido di uno strumento che dovrebbe assicurare assistenza fino all'ultimo istante a chi vorrà l'alimentazione forzata, ma dovrà altresì lasciare piena libertà di scelta a chi vorrà, una volta in stato irreversibile e vegetativo, rinunciare all'accanimento terapeutico. La verità impronunciabile forse l'ha detta Sabina Guzzanti, magica alter ego del premier: Berlusconi ha fatto un figurone col Vaticano, Napolitano ha fatto un figurone con la disopinione pubblica e ora potrà firmare tutte le leggi vergogna ricordando questo valoroso precedente, e il governo è riuscito a spostare l'attenzione dalla legge sulle intercettazioni avversata da tutti i magistrati sul corpo di E. In chiusura un anticipo di editto bulgaro rilasciato oggi da Gasparri: “Santoro e il presunto comico Vauro sono due volgari sciacalli che vomitano insulti con le tasche piene di soldi dei cittadini. Gente cosi’ offende la verita’, alimenta odio e merita solo disprezzo totale della gente perbene. L’insulto e’ la loro regola. Colpa di gestori della Rai che per fortuna stanno per essere cacciati come meritano”

giovedì 12 febbraio 2009

Ancora disonorevoli nostrani... Pippo Nicotra

Raffaele Nicotra, Pdl, eletto in Provincia di Catania. Pippo Nicotra non è solo un voltagabbana di professione. Lui è un virtuosista del trapezio, un esperto di salti mortali da uno schieramento all’altro, da un partito all’altro. E’ una gentile ape con i baffi che vola di fiore in fiore, che impollina destra e sinistra con eguale amore. La nostra “ape politica” debutta come deputato regionale con il Nuovo Psi (centro destra) diviene poi segretario sezionale dello Sdi (centro sinistra), passa al Movimento per l’Autonomia (separatista) e adesso è al Pdl (centrodestra). Se non avesse fatto politica avrebbe soffiato il lavoro al celebre trasformista Arturo Brachetti, un dilettante in confronto a Nicotra, capace di cambiare ben più di novanta costumi in un ora e mezza. Ma oltre che trasformista e politico, Raffaele Pippo Nicotra è anche un imprenditore nel campo della grande distribuzione (Crai, Standa) ed è a capo di un gruppo con oltre 700 dipendenti e più di 50 punti vendita in tutta la Sicilia. E’ finito tra gli indagati degni di nota in un inchiesta chiamata Euroracket su presunti episodi di voto di scambio, che ha portato nel 2001 a 44 arresti tra le file del clan mafioso Santapaola, e all’iscrizione nel registro degli indagati di molti politici tra i quali c’è anche l’ape impollinatrice, il deputato regionale Raffaele Giuseppe Nicotra, detto Ape Maia. Nell’indagine era coinvolto anche Vittorio Cecchi Gori, che secondo l’accusa avrebbe comprato un
pacchetto di voti per 10 milioni di lire.

mercoledì 11 febbraio 2009

A mente fredda...

Sono passati due giorni dalla morte di E. E., e sento la necessità di dire la mia, forse nel tentativo di mettere a tacere tutti quegli sciacalli e quegli avvoltoi che mentre il corpo di E. era ancora caldo già accusavano il padre di essere un assassino, invocavano autopsie approfondite e si preparavano a disegni di legge e atrocità varie. Tutto pur di non rimanere in silenzio. Ci eravamo lasciati con la descrizione minuziosa del ciclo mestruale di E. illustrato dal nostro premier, e dalla rivelazione che E. poteva anche avere dei figli. A volte il viagra può davvero dare alla testa. L'unica persona che in realtà meriterebbe e avrebbe meritato la nostra attenzione, al di là di un premier depravato, è chi in questa storia ha sempre manenuto un basso profilo e una dignità che gli invidio profondamente. E' Beppino Englaro, il padre di E., che in tutti questi anni non ha mai smesso per un attimo di lottare per liberare sua figlia da un corpo che, faremmo bene a ricordarlo, è sempre stato morto. Poteva andare in Svizzera o in qualche altra parte del mondo e fare l'eutanasia e realizzare comunque il desiderio di E. Invece è rimasto in Italia, per dare un segnale, per consentirci di crescere in termini di civiltà, di laicità. Beppino poteva mettere a tacere tutti e rendere il tutto più semplice mostrando le foto attuali di E. per far comprendere che quella bellissima ragazza non esisteva più da 17 anni. Ma non lo ha fatto. Per rispetto di E., perchè glielo doveva. E' stato un eroe civile che non ha ceduto agli attacchi, alle calunnie, agli insulti di gente che parla senza la minima cognizione di causa, senza nemmeno capire, ma per il gusto di schierarsi per la "Vita". Quale vita non si sa, ma l'importante è dirlo, l'importante è provare a fare un decreto buffonata per obbedire al Vaticano e per dimostrare che il governo ha fatto tutto il possibile per fermare il boia Beppino. Nel frattempo Beppino era lì, poteva mettere a tacere tutti ma non lo ha fatto. Poteva mostrare quello che rimaneva di E., un corpo di circa 40 chili, con i capelli radi, la pelle raggrinzita e con le piaghe da decubito persino in faccia. Un corpo che non era vivo da 17 anni. Ma Beppino non lo ha fatto, perchè la sua dignità è così tanta che faremmo bene a rubargliela un pò, noi italiani. Di quello che hanno fatto i media, preferisco non parlarne. Preferisco rimanere in silenzio per ricordare una ragazza morta 17 anni fa, e stare accanto a suo padre e imparare da lui.

lunedì 9 febbraio 2009

"Mentre a Roma si discute Bivona viene espugnata"


E' da giorni che parliamo di massimi sistemi e minimi uomini. Ma nella Sicilia più profonda, quasi irragiungibile, c'è un giovane imprenditore, Ignazio Cutrò, e c'è la sua impresa edile, a Bivona (AG). C'è il rifiuto di pagare il pizzo, ci sono decine di danneggiamenti e attentati, c'è lo Stato, o meglio, singoli uomini dello Stato che cercano di proteggere Ignazio e ci riescono, per adesso. Sarebbe una storia come tante se non fosse che gli attentati ai mezzi di Cutrò continuano a pochi metri dalla sua scorta, a pochi giorni da una manifestazione in sua solidarietà. Lui dice "Io non mollo", ma dalla valle l'eco intona un tremendo "Noi nemmeno". Lui batte, loro ribattono, orgogliosi, impuniti. Vive sotto scorta Ignazio, assieme alla sua famiglia. Quando va al lavoro, quando si muove; auto blindata e carabinieri motivati, che Ignazio ringrazia ogni giorno, ogni momento. La sera però, quando Ignazio va a casa, cessa il programma di protezione; poco male direte, se non fosse che la sua abitazione è in piena campagna, isolata dal resto del paese. Io non sarei sicuro, no, direi di no. L'ultimo attentato lo ha colpito mentre lavorava al nuovo centro commerciale di Bivona. Un buon appalto che stava rilanciando economicamente l'impresa, assieme ai fondi antiracket che gli dovrebbero pervenire. I soliti noti si sono introdotti nel cantiere e hanno versato dell'acido nella coppa dell'olio, facendo così fondere il motore e causando danni per circa 10 mila euro. L'acido, dopo i proiettili sull'auto, dopo gli incendi dei suoi mezzi, dopo la miriade di avvertimenti mafiosi. La domanda, semplice, elementare è: di quanto tempo hanno bisogno le forze dell'ordine per fare le indagini, per risalire agli autori degli attentati, per sbattere in galera almeno quelli? Fanno gli attentati quasi sempre negli stessi posti, di notte, forse basterebbero delle telecamere... non so, non ho mai fatto indagini. Certo che vedere un imprenditore che riesce a dire un "no" netto, diventare un bersaglio pronto ad essere impallinato dal primo morto di fame appartenente alla cosca locale, beh, quello mi fa un certo effetto; si, direi di si. Potrebbe essere una storia come tante quella di Ignazio, ma spero finisca diversamente. Diversamente da quella della famiglia Borsellino, la cui Lucca Calcestruzzi distava pochi chilometri. Diversa da quella di Pino Masciari, da anni in un limbo istituzionale terrorizzato dai silenzi della n'drangheta e dello Stato. Spero che tutto il possibile non sia prendere nota degli attentati ed esprimere solidarietà. E spero che tra qualche mese, quando le cose peggioreranno, non presenteranno ad Ignazio e alla sua famiglia un biglietto di sola andata verso una nuova destinazione, "momentanea", certo. Ignazio ha un sito internet: http://www.ignaziocutro.com/. Da oggi monitoreremo gli avvenimenti di Bivona. Una telecamera fissa, un grande fratello ambientato a Bivona, così sapranno che qualcuno li osserva e poi racconta.

venerdì 6 febbraio 2009

Giovanni Favia vale il biglietto

Non preoccupatevi, non lo conoscevo nemmeno io fino a ieri sera. E' l'autore dello striscione "Napolitano dorme, il popolo insorge" sequestrato dalla polizia in piazza Farnese. Ieri è stato ospite durante la puntata di Anno Zero, e nei pochi minuti a disposizione ha detto molte cose importanti e sacrosante, ma la ciliegina è stata presentatarsi come datore di lavoro di Ghedini. Eccelso! A proposito di Ghedini, il nostro ministro della Giustizia (non osate correggermi!): pensate quanto sarebbe insopportabile se fosse anche figo. Per fortuna non lo è, quindi lo considero un risarcimento morale a cotanta antipatia da parte di madre natura. Momento clou della serata quando il fratello fantasma di Claudio Martelli, ex ministro della Giustizia, contesta il fatto che a gestire i tabulati sia un privato cittadino come Genchi, in studio con degli occhiali improponibili ma con l'ironia e il sarcasmo di sempre. "Quindi il tribunale da gli appalti a un privato cittadino...". "No Martelli, gli appalti li dava Craxi a Milano..." risponde Genchi. Apoteosi. Il dato più significativo che Genchi snocciola è che nell'indagine Why not sono stati acquisiti solamente 752 tabulati e non centinaia di migliaia come dicevano i migliori. Durante la puntata Giacchino Genchi è riuscito a ricostruire tutta la vicenda annullando le cifre a cento zeri circolate in questi giorni, fermandosi sul più bello: quali sono i fili dell'alta tensione su cui siete saltati tutti? "Preferisco non rispondere...". Intelligente l'intervento di Antonino Monteleone che ha fatto notare quanto poco valga la legge sulle intercettazioni (riguardo alla pubblicazione) se ha ignorato una realtà immensa come quella dei blog, di Facebook. Una frase di Genchi da sola avrebbe sostituito, per quelli in buona fede, tutti i discorsi fatti ieri sera: "De Magistris lo hanno trasferito, l'indagine è stata avocata, il consulente è stato fatto fuori, e i magistrati di Salerno che cercavano di fare luce sono saltati anche loro... chi tocca la Calabria muore".

mercoledì 4 febbraio 2009

Nuovo provvedimento del Csm: eliminazione fisica

(ASA, Agenzia di stampa amica) ROMA - E' stato approvato oggi all'unanimità dal plenum del Csm, il nuovo provvedimento disciplinare per punire i cosiddetti "cattivi magistrati". Si tratta della eliminazione fisica tramite fucilazione, iniezione letale o crocefissione, a secondo del gusto di chi deciderà caso per caso. La decisione è stata accolta con soddisfazione da entrambi gli schieramenti politici, con il Pdl che si è detto "certo che nessuno romperà più le palle tra questi malati di mente" mentre il Pd tramite il portavoce Anonimo Veneziano ha parlato più prudentemente di un "provvedimento pensato alla faccia della Forleo e del suo accento pugliese". L'Anmb, l'associazione nazionale dei magistrati buoni, da parte sua ha dichiarato: "gli anticorpi delle Istituzioni hanno funzionato". E alla domanda su chi sarà il primo ad essere condannato a questa pena, se la Nuzzi, se Apicella o se De Magistris, l'Anmb ha dichiarato: "gli anticorpi delle Istituzioni hanno funzionato". Stessa risposta hanno dato quando è stato chiesto che ore fossero. Il consiglio superiore della magistratura è dovuto intervenire in quanto molti dei componenti, sia togati, che laici, che scazzati, che depressi, giudicavano troppo blanda la "punizione" inflitta al procuratore capo di Salerno, Luigi Apicella: sospensione dalle funzioni e dallo stipendio. Anche dal Colle arriva un sospiro di sollievo per "una eliminazione di massa che riporterà la serenità di cui la nostra razza eletta ha bisogno".

lunedì 2 febbraio 2009

Giuseppe Gatì, l'orgoglio della Sicilia pulita

Giuseppe Gatì, il ragazzo che ci aveva entusiasmato gridando in faccia a Vittorio Sgarbi quanto fosse indegno e vergognoso, è morto per un incidente sul lavoro. Uno stupido e maledetto incidente. Sto scrivendo per lui un articolo su Fuoririga. Intanto voglio condividere con voi una lettera che mi aveva scritto. La conserverò per sempre con gelosia, perchè è l'unica cosa che ho di un grande siciliano, che ricorderò ad ogni conferenza, ad ogni incontro, lo giuro.
P.S. Ho letto quanto raccontano di Giuseppe i suoi amici, del suo stile di vita, del suo amore fisico per la terra, per il suo lavoro a contatto con la natura. Io lo invidio profondamente per il coraggio che ha avuto. La cosa che mi rende felice è che la sua morte non lo cancellerà. Vivrà attraverso i nostri ricordi e la nostra voce. Facciamola sentire.
Caro Benny

Non ci conosciamo, mi chiamo Giuseppe, ho 21 anni e ti scrivo dalla provincia di Agrigento, piu' esattamente Campobello di Licata. Seguo spesso il tuo blog, ed apprezzo molto quello che scrivi.
Un po di tempo fa ho inviato
questa mail a Piero Ricca.

Ero solo, indignato da questo modo di fare politica, e dall'atteggiamento di rasseganzione della nostra gente.
Dopo il mio post, tanti altri ragazzi del mio piccolo paesino si sono aggiunti alla mia rabbia e alla mia protesta.
Stavamo pensando di fare un giornalino di libera informazione, per scrivere quello che i media nazionali oscurano e censurano, di fare nomi e cognomi di chi sta distruggendo la nostra terra.
Putroppo in Italia c'è si la liberta' di stampa, ma se vuoi scrivere qualcosa devi avere le spalle coperte da un direttore che sia un giornalista iscritto all'albo.
Io volevo chiederti se fossi disposto ad assumerti questa responsabilita'.
Certo non ci conosciamo, e potresti anche dire chi me lo fa fare... . Io ti rispondo che potresti farlo per la tua terra, dalla quale sei lontano, per dare voce a tutti coloro che sempre piu' vanno via da qui per non farvi piu' ritorno.
Io voglio vivere nella mia Sicilia, voglio che i miei figli nascano e crescano tra l'odore dei limoni e il biancore dei mandorli in fiore...
Naturalmente saresti libero di scrivere anche tu , noi ragazzi crediamo in quest'iniziativa, crediamo che ancora qualcosa si possa fare.
Ed io nn mi tiro mai indietro, quindi anche se tu rifiuterai (comprensibilmente) la mia proposta, andro' avanti fino a quando non riusciro' a creare questo giornale libero, per dare voce ai veri SICILIANI...

Scusa per il disturbo...

Giuseppe Gatì


Caro Giuseppe,
la tua proposta mi fa onore. Non sono iscritto all'albo e forse non lo farò mai. Ma iniziate con un periodico resigtrato al tribunale, o ciclostilato in proprio... non serve un direttore.. e ogni tanto scriverei con piacere sul vostro foglio! Fatti sentire,
Benny