Ciao lettori del Pd, molti siete miei amici, quindi ci tengo a darvi una notizia che il vostro leader con il carisma di un calcolo renale non vi darà. Mercoledì scorso la Camera ha respinto una mozione presentata dal Pd, dall’Idv e dell’Udc per far dimettere il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, indagato e accusato da ben sei pentiti di essere lo sbocco (non inteso come vomito ma come contatto) politico del clan dei Casalesi, che tra i camorristi con sono tra i più camomillari. La mozione beffa diceva, tra le altre cose, “A prescindere dall’eventuale responsabilità penale dell’onorevole Cosentino, su cui farà piena luce la magistratura è evidente come la sua permanenza nelle funzioni di Sottosegretario di Stato leda gravemente non solo il prestigio del Governo italiano, ma anche e soprattutto la dignità del Paese; ragioni di opportunità e di precauzione dovrebbero indurre il Governo ad evitare che una persona sottoposta ad indagini per così gravi delitti, espressivi di una collusione tra politica e sodalizi criminosi, in attesa di dimostrare la sua piena innocenza, possa continuare ad esercitare le proprie funzioni di Governo, peraltro in un ruolo così delicato, concernente tra l’altro la funzionalità del Cipe”. Si, lo so, anche a me sembravano parole sincere e sacrosante. Per tornare sulla terra mi è bastato pensare proprio che tra chi l'aveva scritta c'erano anche gli eroi del Pd e dell'Udc. E allora ho capito che doveva per forza essere una balla se il Partito Democratico si schierava contro un presunto colluso. Loro stanno già proteggendo e facendo svernare Vladiro Crisafulli, anche lui residente in Via D'Estinzione. Quando in aula arriva la mozione, la maggioranza compatta ma dileggiata dalle assenze difende Cosentino, alcuni cuor di leone del Pd si astengono, mentre i migliori escono dall'aula con nonchalance per non votare. Cioè, avrebbero potuto davvero far dimettere Cosentino. Cioè davvero la mozione poteva andare a buon fine. Cioè potevano azzeccarne una! Quando lo hanno capito si son detti "Oh, basta scherzare. E se capitasse a noi?" diceva un parlamentare travestito da Setola. Mancava anche Volpe Veltroni, che prima tuona per le dimissioni, però poi non va a votarle; te lo dico sempre io, Walter, suonala sempre... Amici del Pd, ascoltatemi... Ora vi regalo i numeri e i nomi degli imboscati che hanno fatto si che Cosentino rimanesse sottosegretario. Da oggi i suoi supereroi preferiti sono proprio i parlamentari del Pd che seguono. P.s. Tra gli astenuti c'è Angelo Capodicasa, mia vecchia conoscenza di cui vi raccomando le amicizie. P.p.s. A Marianna Madia, astenuta, hanno detto che se avesse votato, Cosentino non le avrebbe più portato le caramelle al limone e non le avrebbe più cantato "Ninna nanna", la canzone preferita di Marianna a mezzogiorno.
Hanno votato contro:
Capano e Sposetti.
Si sono astenuti:
Bachelet, Cuperlo, Parisi, La Forgia, Bernardini, Madia, Mantini, Maran, Boccia, Capodicasa, Concia, Coscioni, Ferrari, Giachetti, Ginefra, Marini, Mecacci, Recchia, Sarubbi, Schirru, Tempestini, Turco Maurizio, Vannucci, Viola, Zamparutti Zunino.
Bachelet, Cuperlo, Parisi, La Forgia, Bernardini, Madia, Mantini, Maran, Boccia, Capodicasa, Concia, Coscioni, Ferrari, Giachetti, Ginefra, Marini, Mecacci, Recchia, Sarubbi, Schirru, Tempestini, Turco Maurizio, Vannucci, Viola, Zamparutti Zunino.
Non hanno partecipato al voto, nonostante in giornata fossero presenti in aula:
Tenaglia (ministro ombra della giustizia), Calearo, Fioroni, Gasbarra, Lanzilotta, Letta Enrico, Morassut ,Bobba, Sereni, Vassallo, Merloni, Boffa, Bonavitacola, Bressa, Bucchino, Carra, Castagnetti, Corsini,Cuomo, D’Antona, De Pasquale, De Torre, Fadda, Ferranti, Fiano, Fiorio, Genovese, Giacomelli, Giovannelli, Gozi, Losacco, Lovelli, Lulli, Marantelli, Margiotta, Mosca, Murer, Narducci, Pedoto, Piccolo, Rosato, Russo, Samperi, Scarpetti, Servodio, Testa, Vaccaro, Vassallo, Vernetti, Vico.Erano assenti gli onorevoli: Veltroni, Bersani, Colannino, D’Alema, Lusetti, Melandri, Pistelli, Touad, Ventura, Gentiloni, Beltrandi, Calvisi, Cenni, Colombo Furio, Damiano, Gaglione, Luongo, Lusetti, Marroccu, Melis, Motta, Portas, Tullo, Calipari.
Risultavano “in missione”:
Fassino, Migliavacca, Bindi, Albonetti, Barbi, Farina, Rigoni.
Amici del Pd, quando finirete di farvi prendere per il posto sempre più bianco del resto del corpo da questa gente?











Vitrano Gaspare, Pd, eletto in Provincia di Palermo. Vitrano è uno di quelli che ci tiene all’equilibrio tra le forze politiche. Non sopporta che ci siano discriminazioni. Lui è bipartisan. Potendo creare imbarazzo il fatto che tutti i condannati o indagati fossero dei partiti di centrodestra,lui si è immolato. Grazie a Vitrano, lui che è uomo equilibrato, la bilancia si sposta verso una parità che comunque rimane lontana. Non parliamo di una banale corruzione o di una reiterata collusione mafiosa. Vitrano è troppo originale per cadere in triti cliché. Vitrano è un artista, è un “Copperfield de noialtri”. Entra nel nostro libro con un colpo di magia fatto così bene che anche se scoperto, meritava di rimanere impunito, in virtù del principio che bisogna riconoscere i meriti dei vincitori. Purtroppo non l’ha pensata così la terza sezione del Tribunale Penale di Palermo che lo ha condannato a nove mesi di reclusione per falso in atto pubblico e imputato per abuso d’ufficio assieme al partner della magia, in questo caso assistente del mago, Antonino Piceno, burocrate della Regione, premiato poco dopo la magia come Direttore del “Dipartimento per il dialogo delle culture e la salvaguardia dei diritti umani dell’Agenzia per le politiche mediterranee”, quando già era stato condannato. Per legge con il nuovo incarico, assume anche la qualifica di dirigente generale. L’accusa da parte di una magistratura irriconoscente è di aver presentato false documentazioni per la sua candidatura. Il tutto merita però di essere raccontato. Il viaggio del nostro prestigiatore delle carte bollate inizia nel giugno del 2001. Gaspare Vitrano viene eletto e si avvia verso Palazzo dei Normanni, quando all’orizzonte spunta il primo dei non eletti, Giuseppe Faraone, che presenta un ricorso per l’ineleggibilità di Vitrano, il quale, secondo Faraone, non aveva chiesto l'aspettativa dal suo lavoro di dipendente regionale, come prescrive la legge. Faraone ha ragione e vince il ricorso ai danni di Vitrano, e si insedia per quattro mesi all’Ars. Questo fino a quando il prestigiatore presenta appello e riottene il seggio, confermato anche in Cassazione. Faraone non riesce a darsi pace. Come ha fatto Vitrano a ribaltare una sentenza basata su un dato di fatto incontestabile? Semplice. Si è avvalso di un documento nel quale risultava la sua aspettativa nel periodo prescritto dalla legge. Già, peccato che le date del documento fossero state falsate dallo stesso Vitrano con l’aiuto del suo assistente. Quando è venuto alla luce questo diabolico tentativo di rimanere in sella, nel 2003 è iniziato un nuovo processo. Dopo due anni di indagini la giustizia da ragione a Faraone, ma nonostante tutto, oggi Vitrano è tornato ad essere, a meno di documenti falsificati (il vizio resta) parlamentare regionale. Un mago, in parlamento, può sempre servire. I giovani delle future generazioni lo ricorderanno anche come l’ ”assenteista frainteso”. Per sette volte, nella passata legislatura è risultato presente ma non ha partecipato alle votazioni elettroniche. “Non ho alcuna assenza in aula. Se non ho votato, è stato per una scelta politica, visto che siamo all´opposizione. Non credo poi alle firme false perché, quando firmiamo, c´è sempre qualche collega accanto. Se qualcuno inserisse il nome di un altro, ce ne accorgeremmo”. Ah ecco, adesso si che siamo tranquilli.




