martedì 20 ottobre 2009

Procuratore Grasso, mi spieghi un attimo un paio di cose

Dunque della trattativa sapevano cani e porci. Da «Ninu Ballerinu», il dio del pane con la milza a Palermo, al procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. Noi invece eravamo presi quotidianamente per il culo. Guardati con ironia dall'alto dei palazzi di Palermo e di Roma. Morto Falcone, l'ex comandante del Ros Mario Mori, l'allora capitano Giuseppe De Donno, Nicola Mancino e gli altri galantuomini che trattavano con la mafia, mentre la gente al funerale del loro giudice piangeva la morte del proprio futuro, loro ridevano sotto i baffi, loro mediavano, loro contattavano, loro corteggiavano. Loro trattavano e tramavano, e se la vita del rompipalle Paolo Borsellino valeva la trattativa, beh, qualche sacrificio bisognava farlo. Salvatore, il fratello, già da qualche anno e quando ancora non lo pensava nessuno, diceva che Paolo Borsellino era stato ucciso per essersi messo di traverso alla trattativa. La chiamava sporca ed indegna trattativa, cui il fratello si era sicuramente opposto con sdegno. Il dolore di un fratello pensavano molti. Gente a lui vicina e meno vicina, pare che avesse messo in giro addirittura la voce che fosse quasi pazzo, accecato dalla rabbia e dal dolore. Poi per fortuna arriva uno molto più credibile di lui, come il figlio di un mafioso. Ora per fortuna, messi in croce dal figlio mediocre di Vito Ciancimino, Massimo, i protagonisti, smascherati, provano farla passare come una trattativa dovuta, come un qualcosa di normale. Dopo 17 anni riacquistano la memoria Mario Mori, Giuseppe De Donno, Claudio Martelli, Liliana Ferraro, Luciano Violante. Mancino, messo ormai con le spalle al muro, pare che qualche barlume intraveda. E in ultimo arriva uno qualunque, un procuratore nazionale antimafia a caso, Pietro Grasso, che in tutta tranquillità, 17 anni dopo, spiega: «il momento era terribile, bisognava cercare di fermare questa deriva stragista che era iniziata con la strage di Falcone: questi contatti dovevano servire a questo e ad avere degli interlocutori credibili. Il problema - continua - è di non riconoscere a Cosa nostra un ruolo tale da essere al livello di trattare con lo Stato, ma non c'è dubbio che questo primo contatto ha creato delle aspettative che poi ha creato ulteriori conseguenze». Ma quindi lui sapeva prima, durante e dopo di questi abboccamenti, e gli stavano bene, o li ha saputi solo dopo e ha deciso di tenerli per sè? Ma non era lui che raccontava ai bambini di non essere omertosi? Mi pare che le sue parole, concettualmente, vogliano dire: un sacrificio bisognava pure farlo. Grasso, lei era in uno stato psicofisico alterato quando ha pronunciato queste parole, o le conferma? E perchè quando è venuto a conoscenza della trattativa non ha rovesciato il tavolo denunciando tutto e tutti quelli che stavano trattando con il corpo di Falcone sotto al tavolo e con quello di Borsellino sopra, pronto per essere spartito in virtù della pax? E' legittimo dire che la vita di Paolo Borsellino fu barattata per la pax mafiosa? E' legittimo dire che Paolo Borsellino fu merce di scambio? E se non ci fosse stato Massimo Ciancimino, ormai ribattezzato «fosforo», chi avrebbe potuto smuovere le memorie di voi smemorati? E poi, Grasso, mi tolga una grossa curiosità: perchè fatto fuori Giancarlo Caselli dalla carica di super procuratore nazionale antimafia, addirittura con una legge, la scelta è ricaduta su di lei? Era più bello, più simpatico o più moderato? Ma questo glielo chiedo così, per fare amicizia, per ridarle il benvenuto nel mondo di quelli con la memoria funzionante. Ah, prima che lo dimentichi. Voi tutti, si, insomma, voi smemorati, a parte dimettervi immediatamente da qualsiasi ruolo istituzionale, preparate una letterina alle famiglie dei giudici, a quelle delle scorte, scrivete solo «perdonateci» siamo stati deboli e senza le palle, ma fatelo con molta umiltà, e poi firmatela tutti. Tutti, compresi quelli che pensiamo siano cattivi, come Mori e De Donno, e quelli che invece crediamo siano dei nostri, anche quelli che andavano a parlare del collega Falcone nelle scuole, come Liliana Ferraro, senza mai pensare di dire altre cose in altre sedi.

7 commenti:

ioTocco ha detto...

Saremmo tutti senza parole, di fronte a quest'ennesima conferma. Noi comuni mortali lo pensavamo, e ci autoaccusavamo di dietrologia, celebrando l'epopea del capitano Ultimo che catturò Riina e dimenticò di frugargli in casa. La realtà ci vede oggi senza eroi vivi, e con la consapevolezza precisa che tutta la storia è nascosta negli archivi segreti e nelle memorie labili di non si sa bene chi. In filo rosso che collega la strage alla stazione di Bologna alla morte di due magistrati, e chissà ancora a quanti altri eventi resta un patto segreto sulle nostre teste, di cui ogni tanto si dice, o si immagina, o si contraddice. Siamo carne da macello, in un modo o nell'altro. Al massimo ci spetta un degno funerale e l'appellativo gratuito di eroe.

Anonimo ha detto...

Un "perdonateci" "scusassero" "ci dispiace" non riporta in vita nessuno e non ridà la dignità alla società italiana.
La IMPICCAGIONE,ossia la corda,come si usa per i volgari TRADITORI dello STATO che avrebbero INVECE dovuto SERVIRE UMILMENTE E CON DIGNITA.
Basta chiacchiere,basta perdono,questi LOSCHI FIGURI delle istituzioni vanno IMPICCATI,e già è troppo tardi.
Occorreva farlo nel 1992.

L'Eternauta.

maxhki ha detto...

Ma io non ho ancora capito perché parlano di "deriva stragista".

Se penso al senso delle parole, "deriva" mi fa pensare a più di un evento, mentre di evento ce n'era stato solo uno fino a quel momento, la strage di capaci.

Ma non è che fossero a conoscenza anche di altre stragi programmate dalla mafia?

E come facevano a saperlo? Non è che le trattative con la mafia c'erano anche prima della strage di Capaci, come pare che ci siano sempre state e quella del papello ne è solo un episodio?

Per esempio oggi è noto al pubblico il fatto che la mafia voleva eliminare Calogero Mannino, che mi pare fosse della sinistra DC, proprio come Mancino, però per lui il botto su sospeso perché c'era da eliminare Borsellino.

Non è che la trattativa del papello è stata intrapresa per salvare la pellaccia di qualche politico? E chi ha deciso che per salvare la pellaccia dei politici bisognava sacrificare Paolo Borsellino?

Fuori la mafia dallo stato!

Romano ha detto...

Sono perfettamente dacc'accordo con le dichiarazioni di Di Pietro.
E' molto semlice trovare i responsabili della sua morte, chi doveva proteggerlo, i Servizi che dovevano controllare i suoi spostamenti (es:visita alla madre)
perchè non lo hanno fatto??????

Benny Calasanzio ha detto...

Ho appena cambiato un nome tra i trattatori per una mera quanto grave disattenzione. Obinu, gemello fratello di Mori, non c'entra, almeno non pare entrarci. Era De Donno a cui mi riferivo!

Giovanni Mancuso ha detto...

(ricopio il commento lasciato sul sito 19luglio1992)
Benny: chapeau! ecco un esempio di come un giornalista di talento sa essere
diretto, essenziale; di come - oltre a raccontare i fatti - sa metterli uno
dietro l'altro e tirare le dovute somme. Insomma il tuo pezzo è la sintesi del
nostro scandalo, del nostro rimaner basiti difronte a quelle parole che, a mio
avviso, sono l'apripista delle future ciniche giustificazioni rispetto alla
trattativa.
Bravo; hai un grande talento e lo stai usando bene
(Giovanni Mancuso - Venezia)

la giustiziera della notte ha detto...

Complimenti per il post, condivido in pieno.