
“Noi”. Si pensava a loro due, si insomma, a Loro. Un libro che finalmente raccontasse quel giorno, il 30 novembre del 2007. Il giorno del Loro incontro, quando Walter Weltroni tirò fuori dalla bara il cadavere politico di Silvio Berlusconi, lo spolverò, lo lavò con cura, lo rivestì e poi, dopo un bacino sulla fronte, lo mandò in missione: «Ecco, ora sei pronto, metti a letto Casini e Fini e torna a governare». Chi si è gustato per bene quei momenti, ricorderà con un sorriso lo scontro in atto proprio tra Casini e Fini per decidere chi sarebbe stato il prossimo candidato premier. Parlavano ormai di successione, di fine della stagione di Berlusconi, di nuovo corso. Il Papi di Noemi era ormai un ramingo vecchietto archiviato e impolverato. A testimonianza di quei giorni rimarrà celebre la diapositiva del Partito del Predellino, ossia la firma sulla sua fine, il triste sipario sul suo ventennio politico, l’auto certificazione della sepoltura, con allegata la tristissima maglia girocollo sotto la giacca per apparire un «giusto», «uno di Noi», un gggiovaneee della Mojito generation». Cercava le telecamere e implorava a Fini e Casini di entrare nel più grande partito italiano, quello del Predellino: e gli altri, per tutta risposta, di fronte a birra e patatine, in pantofoledavanti alla tv ad indicarlo con l'indice sganasciandosi dalle risate e pregustando già il futuro corso del centrodestra senza «il vecchio». Poi, in quei grigi giorni degli ultimi di novembre, quando le prime timide illuminazioni natalizie iniziavano ad annunciare dicembre, accadde il fattaccio. Come dicevamo è arrivato Lui, che si fece Noi. Da leader del Partito Democratico, comportandosi già da futuro candidato premier alla faccia di Romano Prodi che ancora cercava di rimettere in sesto la baracca del Governo, delegittimandolo ulteriormente, Weltroni si recò ad incontrare il «principale esponente della colazione avversaria»: «Salve, è un piacere incontrarla, futuro signor “principale esponente della colazione avversaria”. Posso chiamarla PrEDeColA, per far prima?». Un’ora e venti di faccia a faccia, e senza aiuti artificiali: nessuno avrebbe immaginato che sarebbero durati tanto. L’incontro del secolo, in cui ufficialmente i due dovevano «consultarsi» sulle riforme. Accanto ai due leader, agli angoli del soffice ring, da una parte c’era Gianni Letta, e dall’altra Lui, il vice Noi, Dario Franceschini: uno scambio di coppia. Quello che accadde dopo quell’incontro, la resurrezione di Silvio, la conversione di Fini, la delegittimazione di Prodi, e la corsa al trionfo delle Politiche, è ormai storia. Quello, purtroppo, ora siamo Noi.
1 commenti:
Il Veltroni poteva anche essere un imbecille politico, ma mettere in atto una operazione che mandava a casa Prodi senza concordare con chi era sulla linea del fronte una exit strategy significa peggio che incapacità, significa tradimento puro e semplice.
Uomi come Veltroni dopo quello che hanno fatto e i risultati ottenuti dovrebbero fare una sola cosa: chiedere scusa in ginocchio agli italiani
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