Dal giornale L'Unità.
Il congresso del Pd si svolgerà dal 9 all’11 ottobre (la città più quotata è al momento Roma). E due settimane dopo, domenica 25, ci saranno le primarie che eleggeranno il nuovo segretario del partito. Manca la formalizzazione, ma sono queste le date su cui stanno ragionando i vertici Democratici. Il regolamento che definisce scadenze e norme per scegliere il prossimo leader del Pd è pronto.
Si tratta di un documento piuttosto breve, messo a punto dal responsabile Organizzazione Maurizio Migliavacca dopo una serie di consultazioni e che dovrà essere discusso e votato alla Direzione del 26 giugno. Ieri è stato mostrato ai segretari regionali, che non hanno sollevato obiezioni sostanziali. Ma l’atmosfera nel Pd non è delle migliori, il totonomine che impazza mal si concilia con la richiesta di moratoria fino ai ballottaggi invocata da Dario Franceschini e le norme che regolano l’iter congressuale rischiano di surriscaldare ancora di più gli animi.
L’elezione in due tempi Perché poi un regolamento può apparire qualcosa di noioso e burocratico, ma condiziona in maniera determinante il corso degli eventi. E le sole prime indiscrezioni trapelate dal Nazareno hanno fatto scattare l’allarme tra quanti - come i cosiddetti giovani “piombini” - puntano ad eleggere un segretario di totale rinnovamento, svincolato da cordate e patti tra correnti. L’elezione del prossimo segretario del Pd passa infatti per un doppio voto. Gli iscritti al partito, a partire dai congressi di circolo, passando per quelli provinciali fino ad arrivare al congresso nazionale - che da Statuto viene definito «Convenzione nazionale» - votano i candidati alla segreteria. Potranno partecipare soltanto quelli che prenderanno la tessera Pd entro il 21 luglio, mentre per correre alla leadership bisognerà formalizzare la discesa in campo entro il 31 luglio.
Verrà applicata la norma statutaria per cui le candidature a segretario devono essere sottoscritte «da almeno il 10% dei componenti dell’Assemblea nazionale» o «da un numero di iscritti compreso tra 1500 e 2000, distribuiti in non meno di cinque regioni»: per evitare l’incontrollato proliferare delle candidature, sostengono i vertici del Pd a prescindere dal posizionamento precongressuale; per evitare le candidature degli outsider, lamentano i “quarantenni”, che all’indomani della Direzione si ritroveranno al Lingotto per pianificare una strategia d’attacco. Ma c’è un altro elemento di frizione.
Il congresso (o Convenzione) servirà per discutere le piattaforme politico-programmatiche in campo e alla fine selezionerà soltanto i tre candidati più votati, che dovranno poi sfidarsi alle primarie aperte a tutti gli elettori del Pd. Sarà questo voto, che da Statuto dovrà svolgersi «entro e non oltre la domenica successiva al secondo lunedì di ottobre del 2009» a decidere chi sarà il nuovo segretario del Pd. La data verrà stabilita dalla Direzione del 26, ma al Nazareno stanno pensando di scartare domenica 18 ottobre e di far approvare uno slittamento di sette giorni. Il congresso infatti, per consentire un’adeguata discussione degli iscritti dopo l’estate, dovrebbe svolgersi nel secondo fine settimana di quel mese, e quindi le primarie verranno fissate molto probabilmente per domenica 25 ottobre.
Partitisti e primaristi Se l’accordo su date e slittamento non mancherà, in Direzione rischia invece di aprirsi una discussione sulle norme che regolano l’elezione del segretario. Già all’epoca della stesura dello Statuto avevano innescato un’accesa discussione tra quelle che erano state definite anima “partitista” e anima “primarista” del Pd. Dice oggi Anna Paola Concia facendo riferimento al fatto che alle primarie vanno soltanto i tre più votati al congresso: «Se vengono confermate queste regole, siamo di fronte a un tentativo di dissuadere eventuali outsider. È un errore, non bisogna chiudersi, avere paura».
La deputata Pd, “piombina” della prima ora, sarà al Lingotto il 27. «Lì ragioneremo anche sull’opportunità di chiedere una modifica del regolamento, se approvato così com’è il 26. Non mi piace né un partito solo delle tessere né solo delle primarie, ma le regole devono consentire un congresso in cui si discuta di contenuti, che garantisca il coinvolgimento, un congresso vero, non risolto prima ancora di iniziare». Un allarme non condiviso da Migliavacca: «Vorrei dare un contributo alla stabilità di questo partito, non alla confusione. Possono piacere o meno, ma queste sono le regole e non si cambiano quando la partita è già cominciata. Al Pd serve un congresso in cui la competizione sia non sui nomi ma sulle risposte da dare al paese».
Linea condivisa da Nicodemo Oliverio, per il quale quella trovata è «una buona mediazione per garantire sia un percorso interno al partito che l’apertura a tutti i cittadini». Più numerose candidature alle primarie, sostiene l’ex responsabile Organizzazione della Margherita, avrebbero determinato «una frammentazione che avrebbe favorito il candidato più forte». E poi, si domanda, «per quale motivo uno si dovrebbe iscrivere al partito se non per dire una cosa in più anche per la scelta del candidato segretario?».
1 commenti:
Questo articolo ci dice tutto...
ma soprattutto inquadra la paura dei "eccellentissimi" di sfidare qualcuno che viene dal basso....
Se ci dicono gia loro fra chi dobbiamo scegliere?
fra il candidato piu uilivista, e vicino a Prodi? oppure quello della corrente Dalemiana (il solito Bersani)? il terzo sono sicuro che sarà un componente della Margherita, (qualche bel Exdemocristiano ultracattolico oltranzista... tipo la Binetti)...
insomma alla fine saremmo costretti a scegliere per il meno peggio.
Che schifo.
ormai sono una casta chiusa...
sono sicuro che nella loro corazza a tenuta stagna si sentono molto al sicuro... ma l'aria sta finendo
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