mercoledì 28 gennaio 2009

Fabio Mancuso

Fabio Mancuso, Udc, eletto in Provincia di Catania. Il Carnevale di Rio, cosa nota, è imperdibile. E’ come la mecca per i musulmani: almeno una volta nella vita bisogna andarci. Chi dice per le coreografie, chi per le prestanti giovani desnude che ballano la samba sui carri. Noi non sappiamo cosa di preciso preferisse delle due Fabio Mancuso, quello che è certo è che a Rio de Janeiro c’è andato e s’è pure divertito. Chiaramente non da solo. All’epoca dei fatti Mancuso era sindaco di Adrano, paese in provincia di Catania famoso per un altro carnevale, di certo più casto. C’è da dire, ad onor del vero, che i catanesi hanno un punto debole per il Brasile e per le brasiliane. Rimarrà nella storia di Catania, oltre alla bancarotta lasciata in dote, anche la romantica love story del sindaco Scapagnini con una ballerina brasiliana, Surama De Castro. Quale che sia il debole di Mancuso, il sindaco, per aver attraversato l’oceano alla volta di Rio, è indagato assieme a quattro dipendenti comunali e al titolare di un'agenzia di viaggio. Perché mai? Il giorno della partenza, al check-in per il Brasile si presentano in sessanta, come da programma. Dieci dovevano essere rappresentanti della pubblica amministrazione, e cinquanta estratti a sorte tra i partecipanti alla lotteria del Carnevale di Adrano. Di questi però se ne presentano solo 40. Chi sono gli altri dieci? L’interrogativo se lo sono posti anche i magistrati catanesi, che hanno ipotizzato per il primo cittadino e per gli altri indagati le accuse di turbativa d'asta e falso. Il sindaco Mancuso, è riuscito a conquistare anche l’accusa di peculato. Sotto la lente degli inquirenti oltre che la legittimità delle spese, anche l'appalto vinto dall'agenzia di viaggio per l'intero pacchetto. Ma è tutta colpa della deformazione professionale. Mancuso infatti con i soldi pubblici è abituato a fare finanza creativa: è stato anche condannato per illegittimi incarichi a «esperti» mentre era sindaco, per lo svolgimento di attività amministrative ordinariamente espletabili dagli uffici del comune. Se può farlo un esterno, seppur senza i titoli, perché farlo fare ad un dipendente del comune? Tesi non condivisa dalla Corte dei Conti che il 2 aprile 2004 lo ha condannato perché l’ “incaricato” era privo dei requisiti previsti. Pensatela come volete, ma cosa volete che sia un’indagine, una condanna, di fronte ad una frizzante ballerina di samba brasiliana che balla allegra con i seni al vento?

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