lunedì 30 giugno 2008

Tutto in un mese


"Mai visto un innocente darsi così tanto da fare per farla franca" diceva qualche anno fa il filosofo Luttazzi. Mai vista così tanta gente mettere da parte tutto e dedicarsi anima e corpo per 30 giorni col fine unico di salvare un singolo multiprescritto dalla Giustizia. E' una squadra che funziona meglio dei pompieri. Già all'indomani delle elezioni, al primo squillo del nuovo premier, tutti pronti per la nuova missione, con tuta ignifuga ed estintori alla schiuma espansa antigiudice. E' da questa azione corale che nel giro di un mese è partita una campagna si sterminio del sistema penale, della Costituzione, senza che nessuna delle bambole gonfiabili dell'opposizione facessero qualcosa. Solo Di Pietro ha avuto il coraggio di chiamare per nome Berlusconi, che infatti non ha replicato: "magnaccia". Si dice abbia risposto sovrappensiero "si Tonino dimmi...". Nel giro di un mese hanno infilato tre goal, ancora da convalidare, che stenderebbero pure la Spagna di Aragones. Bisogna dare atto però al porta borse di Berlusconi, Angelino Alfano, e al sicario morale, Niccolò Ghedini, che di fantasia ne hanno avuto. Partiamo dall'inizio. Inserire nel "pacchetto sicurezza", che magari uno sprovveduto pensa sia una cosa seria, una norma che bloccasse i processi per i reati commessi fino al giugno 2002, è stato un colpo di classe. Con la sicurezza non c'entra nulla, ma pare che la corruzione dell'avvocato Mills, da parte dello staff di Berlusconi sia stata perpetuata proprio in quel periodo. Anzi, dopo questa legge, è la conferma per gli inquirenti, smettete pure di indagare, ha confessato. Si calcola che verranno stoppati circa 100mila processi. Centomila processi, centomila procedimenti per fermarne uno. Naturalmente il testo di questa barzelletta viola abbondantemente l'articolo 111 della Costituzione (che pare essere ancora in vigore, almeno per qualche altra settimana), riguardo alla ragionevole durata del processo, e l'articolo 3, sul principio dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. La norma sospende i processi per i reati con pene fino a dieci anni di reclusione. Che sono il 95% dei reati. Capite che buco stanno facendo per far passare il piccolo sorcio Berlusconi? Perfino il Csm ha detto, dopo aver chiesto scusa e sottovoce, che questa norma è palesemente anticostituzionale, e se lo dice il Csm, vuol dire che il buco è proprio grosso. Passiamo al secondo goal, sempre ad opera dei due delegati del re. Limitare le intercettazioni. Qui nessuno scandalo. Lo aveva scritto nel suo programma elettorale: "limitazione dell’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali al contrasto dei reati più gravi; divieto della diffusione e della pubblicazione delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, con pesanti sanzioni a carico di tutti coloro che concorrono alla diffusione e pubblicazione". Detto fatto: carcere ai giornalisti, multe agli editori che le pubblicheranno; tutto inutile visto che la magistratura non potrà più farle, le intercettazioni, escluse per quei cinque-sei reati lasciati per scenografia. Non c'eravamo ancora ripresi dal terribile uno-due di regime, che ci arriva un gancio destro da frattura della mandibola: immunità per le quattro alte cariche dello Stato, "a garanzia della governabilità del paese". Anche qui, c'era una volta l'articolo 3 della Costituzione che recitava: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali [...]”. Nel 2004 la Consulta bocciò un ddl uguale a questo. Solo un bambino turbato e prepotente poteva pensare una simile porcata: i processi attivati contro una delle quattro alte cariche dello Stato dovranno essere sospesi automaticamente per riprendere a fine mandato, senza possibilità di nuova sospensione nel caso di rielezione dell'indagato alla stessa carica. E se l'indagato fosse eletto ad un'altra carica? La cosa più aberrante di tutte, è che questa immunità non è limitata ai reati perpetrati nell'esercizio delle funzioni parlamentari, che sarebbe già odiosa di per sè, ma a tutti i reati. Anche quelli colti nella flagranza. Se Berlusconi mi uccide, e lo fa in diretta televisiva, io muoio, se mi spara bene, e lui torna a Palazzo Chigi. Speriamo sbagli mira.

P.S. Vi ricordate alla vigilia delle elezioni quando Cristo Silvio Salvatore parlava della cordata italiana per salvare Alitalia? Praticamente aspettavamo solo di conoscere i nomi e l'offerta. Poi si scoprì che non c'era cordata nè corde, ma solo un bluff, uno di quelli a cui ci ha abituato il figlio del riciclatore di soldi mafiosi. Air France aveva presentato un programma di "salvataggio" in cui si prevedevano 2000 licenziamenti. "Inaudito" tuonarono gli alleati del figlio del ricilatore dei soldi mafiosi. Morale della favola: sparita Air France, sparita la cordata, nel nuovo piano per salvare Alitalia sono previsti 4000 licenziamenti. Ad maiora.

venerdì 27 giugno 2008

Assolta Clementina Forleo, ne rimane uno


Qualche minuto fa il Csm ha assolto la dottoressa Clementina Forleo, Gip di Milano, dall'accusa di aver violato i suoi doveri di giudice per le indagini premiliminari nell'ordinanza con la quale chiedeva alle Camere di utilizzare le intercettazioni che riguardavano alcuni parlamentari parecchio sfigati: il senatore Luigi Grillo di Forza Italia, per la vicenda Antonveneta; e per quella delle scalate Bnl e Rcs, Massimo D'Alema, Piero Fassino e Nicola Latorre del Pd, Salvatore Cicu e Romano Comincioli di Forza Italia. La Forleo aveva scritto nell'ordinanza che i politici coinvolti "appaiono non passivi ricettori di informazioni pur penalmente rilevanti nè personaggi animati da sana tifoseria per opposte forze in campo, ma consapevoli complici di un disegno criminoso di ampia portata". Il procuratore generale di Cassazione aveva chiesto la condanna della Forleo alla censura e, come pena accessoria, aveva indicato il trasferimento in un altro ufficio. Per una volta, il Cms dice tutt'altro: assoluzione perche' il fatto non costituisce illecito disciplinare. Cosa vuol dire? Che Clementina Forleo aveva tutto il diritto di scrivere quelle considerazioni emerse dalle intercettazioni per motivare la richiesta di via libera (urgente) alle Camere. Per adesso si può solo gioire a metà però: nelle prossime settimane il Csm dovrà decidere su altri due procedimenti contro di lei per il quale è stato richiesto il trasferimento (uno relativo alle dichiarazioni che la Forleo aveva rilasciato su presunte «pressioni» ricevute da «ambienti istituzionali» e un'altra azione disciplinare promossa dal Pg di Cassazione e inerente la gestione di un procedimento a carico di Farida Bentiwaa, accusata di terrorismo internazionale, processo sul quale il gip aveva avuto contrasti con il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, Corriere.it). Ho come la sensazione però che la vera prova è stata superata. La dottoressa Forleo è uscita pulita e indenne da una guerra che le hanno scatenato contro gli schieramenti politici. Toccando la politica si muore, le avrà detto qualcuno. Oggi mi sembra che a soccombere siano finalmente coloro che si credevano intoccabili, potenti e stimati. Ora rimangono il piccolo D'Alema, il piccolo Fassino, l'infimo Latorre. E rimane un grande giudice che dopo essersi difesa per un anno esatto, speriamo possa tornare a fare al meglio il proprio lavoro. Ad ore invece l'altra sentenza, quella relativa al procedimento a carico di Luigi De Magistris.

De Magistris è eccessivamente pulito

L'esperto di Rito Peloritano, Franco Cassata.

A giorni, forse ad ore, arriverà la sentenza della Corte di Cassazione che deciderà se confermare il trasferimento del Dott. De Magistris da Catanzaro e la perdita della funzione monocratica, o se l'annullerà. In realtà, dopo le conclusioni della Procura di Salerno, il verdetto sarebbe già scritto. Non solo il magistrato da quattro generazioni dovrebbe rimanere dov'è, ma gli dovrebbero essere restituite le inchieste che gli sono state illeggitimamente sottratte e per cui sono sotto inchiesta altri magistrati. In questi giorni, quel Csm che dovrebbe assolverlo e chiedergli scusa a vita, dopo averlo denigrato e delegittimato, ha votato compatto per la nomina a Capo della Procura Generale della Corte di Appello di Messina del dott. Antonio Franco Cassata. Pessimo segno per un magistrato come il Dott. De Magistris, che rappresenta l'opposto di Cassata. Per questo uno rischia di diventare Procuratore e l'altro di perdere il lavoro. Cassata è un autorevole esponente di spicco del Rito Peloritano. Non è un'associazione criminale, almeno teoricamente: consiste nella frequentazione disinvolta tra indagati e indagatori, tra persone in puzza di mafia e magistrati che si occupano di mafia, che in molti casi sfocia nel reato. Cassata è il princeps in questo. Sonia Alfano, che del rito peloritano ne sa purtroppo molto, ha preso posizione e ha lanciato una campagna informativa e una raccolta firme per fermare questo tizio. Ecco l'appello con il link per firmare. Qui invece un articolo di Nino Amadore che ricostruisce bene la carriera oscura di questo tizio.

Il Consiglio Superiore della Magistratura ha proposto all’unanimità la nomina a Capo della Procura Generale della Corte di Appello di Messina del dott. Antonio Franco Cassata. Il magistrato in questione è stato protagonista di contatti con esponenti della mafia barcellonese e di azioni che hanno deviato il corretto andamento di vicende giudiziarie: Ha intrattenuto un colloquio a titolo personale con la moglie del boss Gullotti, allora latitante e mandante dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano. Ha effettuato pressioni nei confronti dei componenti dell’Arma dei Carabinieri che lo avevano sorpreso a parlare con la moglie del capo mafia, affinché la relazione di servizio stilata da due carabinieri venisse soppressa. E’ stato presidente e principale animatore del circolo “Corda Fratres” che contava tra i suoi iscritti appartenenti alla massoneria e alla mafia come il boss Giuseppe Gullotti, oltre che ad un personaggio come Rosario Cattafi che per i suoi rapporti con esponenti di vertice di Cosa Nostra è stato indagato e poi archiviato nell’indagine sui mandanti occulti delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. In un intercettazione telefonica Cassata suggerisce al suo interlocutore di intimidire una denunciante. Ha esercitato pressioni su un suo collega al fine di intervenire su un procedimento penale a carico di un consigliere comunale di Barcellona Pozzo di Gotto per permetterne l’elezione a vicepresidente dello stesso consiglio. E’ stato l’accompagnatore, durante un viaggio in macchina a Milano, del boss Giuseppe Chiofalo. Il CSM ha più volte ascoltato Cassata sorvolando su fatti e circostanze comprovate. Il magistrato è rimasto al proprio posto ed oggi la quinta commissione del CSM, all’unanimità, ne propone la nomina alla guida della Procura Generale della Corte di appello di Messina. Firmiamo per fermare la nomina di Cassata: http://firmiamo.it/noaglierroridelcsm o clicca qui.

mercoledì 25 giugno 2008

Ecco a quale statista si ispira Silvio Berlusconi

Direttaweb: Se volete rivedere la direttaweb con l'intervista a Christian Abbondanza della Casa della Legalità sulla nuova Tangentopoli genovese, la potete trovare su www.mogulus.com/bennycalasanzio.

I paragoni che si sono fatti per Silvio Berlusconi ormai non si contano più. Si tenta di interpretare gesti, movimenti. Molti accostamenti sono stati storici, come quello, offensivo per il duce che mai aveva osato tanto, con Mussolini. Ma chi fa paragoni spesso dimentica due cose: Berlusconi non conosce la storia, e soprattutto che Silvio è un uomo di tv fino al midollo, legato al cinema, ai miti di celluloide. E' un patetico italiano. E' come un bambino che vede un film e corre a vestirsi comeil protagonista. Confesso. Anch'io l'ho fatto, con "Nightmare". Ma almeno ero originale! Un momento. Ci siamo sorpresi quando Walter Schiavone costruì una villa sterminata come quella di Tony Montana in Scarface, e cominciò a vestire come lui. O quando Cosimo Di Lauro, tratto in arresto, si presentò alla stampa e ai fotografi vestito come il corvo, e i suoi fans iniziarono a gridare “The Crow, the Crow”. Mai nessuno si è accorto a chi si sia ispirato veramente Silvio Berlusconi per creare il suo personaggio. Per impunità, per gli scontri con la giustizia, per corruzione e tangenti verrebbe subito in mente Alphonso Gabriel Capone. Già. Ma Silvio forse non ha mai visto la faccia di Al Capone. Ha visto di certo però il film “Gli intoccabili”, che ripercorre le tappe del declino del boss campano in America. Guardatelo. E' impressionante. Berlusconi è la macchietta perfetta del De Niro che interpreta il boss. Stessi vestiti, stessi doppiopetto, stessi capelli, stessa espressione, stesso approccio con i giornalisti, stesse frasi sulla giustizia. Stessa demagogia: durante la crisi del 1929 Capone ordinava alle sue aziende di distribuire beni e cibi gratuiti a chi ne avesse bisogno; Berlusconi lo fa da una vita, ultima la promessa di salvare Alitalia prima delle elezioni, sparita pochi giorni dopo la tornata elettorale, titolo del film "La cordata perduta". Impressionante, imbarazzante. Senza dimenticare l'ultimo contributo alla mitologia del boss: il bel cappello Panama sfoggiato in Sardegna la settimana scorsa, uguale a quello di Capone. Anche i tempi confermano la coincidenza. Gli intoccabili è un film del 1987. Proprio negli anni 80 Berlusconi si dava alle televisioni nazionali grazie a decreti ad hoc cuciti addosso dal ladro cinghialuto, Bettino Craxi, e proprio in quegli anni iniziava ad assumere gli atteggiamenti Deniriani. Qualcuno dice che in passato dicesse spesso “Sei tutto chiacchiere e distintivo”, come d'altronde faceva un suo emule forzaitaliano magnatetelevisivo pugliese.

P.s. Vi ricordo che alla fine Al Capone è stato arrestato e condannato ad 11 anni per evasione fiscale, e morì demente. C'è sempre speranza.

lunedì 23 giugno 2008

Perchè non possiamo mollare

Foto da www.azionegiovaniacireale.it

Direttaweb: Oggi, martedì 24 alle 21 torna la diretta web su questo blog. L'appuntamento è di particolare rilevanza perchè intervisterò , in collaborazione con AntenneAttive.org, Christian Abbondanza, della Casa della Legalità di Genova, che ci racconterà la nuova tangentopoli che è stata scoperta in Liguria e che ha dentro di tutto, dalla n'drangheta agli assessori. Sarà trasmessa in oltre su una decina di siti web. Vi aspetto, su www.mogulus.com/bennycalasanzio con la chat, o con la semplice finestra su questo blog.

A me non interessa apparire come "imperfettibile", come "uomo di ferro", come colui che ha sempre le risposte e non ha mai cedimenti. Semplicemente perchè non sono così. Per me è normale dirvelo, raccontarvi tutto quello che mi indebolisce, che mi deprime. In questi giorni ho avuto molti momenti bui, e molte volte ho avuto la tentazione di mollare tutto. Non riuscivo a reagire all'uno-due berlusconiano che sta tentando di demolire la Giustizia, non dal tetto, in modo che nessuno se ne accorga, ma direttamente dalle fondamenta, per far si che alla capitolazione si alzi anche una nube di polvere che copra tutto. Intervenire nel penale, privare i giudici dell'obbligatorietà dell'azione penale rendendoli di fatto omissivi non era mai accaduto nella storia repubblicana, neanche nel detestato fascismo. Per una persona che crede veramente nella Giustizia questo è un dolore devastante. Ho anche pensato che tutto quello che stiamo facendo in giro per l'Italia, le centinaia di conferenze, gli incontri, i dibattiti, le manifestazioni, alla fine potevano servire a nulla. Dedicare praticamente ogni spazio libero e molto spesso non libero della mia vita per cosa? Per chi? Per una nazione che ricambia acclamando una forma umanoide che è il nostro esatto contrario?, l'esatto opposto dei nostri modelli? "Cosa stiamo facendo" mi sono chiesto in questo ultimo weekend. Siamo completamente soli, tenuti lontani dalle istituzioni, detestati da quasi tutti i partiti, scoperti da qualsiasi "copertura" politica. Mi sono accorto che stiamo veramente combattendo una guerra nucleare con le pietre. E più gente conosco, più gente mi scrive, e più mi rendo conto dell'enorme meccanismo in cui ci troviamo, in cui i collegamenti tra le mafie, le massonerie, i comitati d'affari regolano ogni minimo aspetto della nostra vita. Ve lo dico con il cuore: ho avuto la seria tentazione di lasciare tutto e sparire, di cambiare nazione, di cancellare l'Italia dalla mia vita e tutte le notizie che da quella nazione sarebbero provenute. Avevo bisogno di qualcosa a cui aggrapparmi, che mi facesse riprendere da quei giorni di distrazione, che mi facesse incazzare per bene più che deprimere. Giusto in quei giorni eravamo in Sardegna per due conferenze. E quell'appiglio l'ho trovato in tutte quelle persone instancabili che abbiamo incontrato a Cagliari ed Olbia, in tutti quei ragazzi, quei padri, quelle madri che avevano bisogno di condividere con noi tutta la loro rabbia, di studiare ed agire per porre un freno alla catastrofe. Professionisti, professori, maestre, ricercatori. Gente per bene che ha trovato nei meetup centri di studio, di azione politica e sociale. Ho capito che mollare, nonostante ci siano tutte le giustificazioni del mondo, è obbedire. E' inchinarsi. E io preferisco morire di sfinimenti rimanendo in piedi. E' vero, c'è un uomo che sta demolendo una nazione a colpi di leggi e truffe pur di farla franca. E' vero anche che quell'uomo è sostenuto dalla metà degli italiani. Ed è vero anche che se si esclude un partito, nessuna forza politica si sta opponendo. E' vero, infine, che proprio per questo siamo completamente soli. Ma non possiamo lasciare, non possiamo tradire quei giovani, quei ragazzi che dalle nostre parole, dai nostri gesti traggono forza e motivazioni. Non posso lasciare che il ricordo di mio nonno e mio zio ritorni a giacere nel dimenticatoio, che non venga reso attuale, che non venga utilizzato per ricattare e svergognare quegli uomini delle istituzioni collusi con il malaffare. Bisogna combattere, anche se niente fa presupporre al successo, anche se il nostro esercito è nettamente inferiore, anche se le nostre armi sono derise, snobbate. Non possiamo mollare per non deludere tutti quelli che c'hanno provato, e che oggi non ci sono più. Tutti quei magistrati, giornalisti, poliziotti, carabinieri che hanno lottato prima di noi, e che lo Stato ha provveduto a seppellire. Uno in particolare ci impedisce di farlo, uno che a poche ore dalla morte, quando praticamente ormai sapeva che proprio quel giorno sarebbe stato ucciso, aveva la forza di scrivere queste parole "Sono ottimista perchè vedo che verso la criminalità mafiosa i giovani, siciliani e no, hanno oggi una attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni sino ai quaranta anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta".

sabato 21 giugno 2008

Sos dalla Casa della Legalità di Genova


Aggiornamenti: il viaggio in Sardegna continua alla grande. La conferenza di ieri a Cagliari è stata un successo di pubblico e di partecipazione vera. Adesso io, Pino e Salvatore siamo ad Olbia. Ci dispiace aver annullato una tappa in Umbria, ma per adesso stare accanto a Pino Masciari è una prerogativa assoluta. I ragazzi del meetup di Cagliari sono stati veramente inarrivabili. E' gente a cui deve andare un grazie infinito, perchè stanno creando dei centri di riscossa, senza capi nè manovratori; viene voglia di rimanere con loro, di non lasciarli :-(.

Grazie agli amici della Casa della Legalità di Genova abbiamo incontrato tanta gente, abbiamo girato l'Italia, fino in Puglia. Grazie a loro è stato scardinato a Genova un sistema affaristico criminale, grazie ai loro esposti, alle loro pubbliche denunce. Fanno un lavoro d'indagine senza pari tra la società civile, proteggono i testimoni di giustizia, girano le scuole e parlano alla gente del fresco profumo di libertà. Sono veramente essenziali. Purtroppo, per chi la fa come ideale di vita e non come affare, l'antimafia non paga. E loro rischiano il fallimento perchè senza fondi. Vi chiedo di dare una mano, e in questi casi so che non vi tirate mai indietro. Ecco l'appello della Casa della Legalità.

Cari amici e care amiche,la situazione a Genova è sempre più problematica. Da quanto stanno avanzando le inchieste sulla corruzione e l'infiltrazione mafiosa che coinvolgono i personaggi che da anni indichiamo, l'isolamento nei nostri confronti è sempre più pesante. Nonostante sia emerso chiaramente che avevamo visto (e denunciato) nella giusta direzione, e nonostante la stampa locale abbia dato ampio spazio a tutto questo, gli attacchi nei nostri confronti si moltiplicano. E calcolando che siamo solo all'inizio dell'azione giudiziaria, i prossimi mesi saranno ancora più pesanti.Questo, comunque, è naturale e scontato: l'aspetto giudiziario è ancora lungo e la cosa che spaventa di più la "cupola" del Potere e della collusione è la presa di coscienza dei cittadini. Questo è quello che vogliono impedire, attaccando noi come i giornalisti che hanno il coraggio di scrivere. Hanno paura della corretta informazione. La coscientizzazione dei cittadini, infatti, rappresenta l'unica vera "arma" per scardinare quel "sistema" trasversale fondato su clientela, minaccia e ricatto. Per questo sappiamo, e non da ora, di essere "insopportabili".Noi non intendiamo cedere. In queste settimane abbiamo dovuto rallentare le pubblicazioni sul sito, perché stiamo lavorando nello stendere nuovi contributi per l'azione giudiziaria. Purtroppo ogni giorno giungono segnalazioni, da verificare e passare. Non è un lavoro facile, anche considerando che dopo l'ultimo attacco informatico lavoriamo su un solo PC. Sappiamo che dobbiamo resistere e cerchiamo di farlo. In questi ultimi giorni inoltre stiamo concentrando gli sforzi e le energie per chiudere su alcune questioni che potrebbero garantire di colpire (nuovamente e speriamo risolutivamente) la decina di Cosa Nostra attiva a Genova.C'è un punto debole. O meglio: abbiamo un grande punto debole. Non abbiamo i mezzi economici per reggere. Purtroppo per fare i sopraluoghi e gli incontri occorre spostarsi e pur usando i mezzi pubblici vi è un costo. Non potersi spostare significa non poter andare a raccogliere segnalazioni, significa non poter verificare alcuni fatti.Oltre a questo vi è un aspetto fondamentale: giovedì prossimo scadrà la proroga della bolletta telefonica e della linea Adsl (270 euro) e se non riusciremo a pagarla (siamo con la cassa zero) dovremo sospendere ogni pubblicazione sul sito, ogni comunicazione via e-mail o telefonica.Saremo tagliati fuori! Inoltre dovremo dotarci di un altro PC dopo la "devastazione" di quello che avevamo, ma per questo aspettiamo… ormai sappiamo di doverci arrangiare in una "eterna" emergenza.All'appello che abbiamo lanciato alcuni mesi fa la risposta è stata bassissima (soprattutto da Genova e dalla Liguria!). Ora vi inviamo questo appello riservato a Voi ed a quanti di Vostra fiducia vorrete inoltrarlo, con gli estremi per i contributi: CASA DELLA LEGALITA' E DELLA CULTURA - Onlus codice fiscale 95101230100BONIFICO BANCARIOBanco di Sardegna - Filiale I di GenovaIBAN: IT54T0101501401000070068890 SWIFT SARDIT3SXXX
Pro-memoria: lunedì prossimo, 23 giugno, alle 18 davanti al Palazzo di Giustizia di Milano, manifestazione contro tutte le ultime porcate di Silvio Berlusconi. Ci saranno Nando Dalla Chiesa, Gianni Barbacetto e altri. Vi prego, fatelo per voi stessi, venite, non rimanete in casa a lamentarvi mentre vi fottono l'Italia!

venerdì 20 giugno 2008

I testimoni di giustizia fuori dalla Pubblica Amministrazione (se lo meritano)


Lunedì prossimo, 23 giugno, alle 18 davanti al Palazzo di Giustizia di Milano, manifestazione contro tutte le ultime porcate di Silvio Berlusconi. Ci saranno Nando Dalla Chiesa, Gianni Barbacetto e altri. Vi prego, fatelo per voi stessi, venite, non rimanete in casa a lamentarvi mentre vi fottono l'Italia!
Mi scrivono Antonino Candela e Francesca Inga, marito e moglie, testimoni di giustizia. Scrivono a me perché siamo oramai amici, ma soprattutto perché io rispondo, le istituzioni che dovrebbero essere ai loro piedi no. Antonino e Francesca, due illusi come tanti altri che si sono fidati di questo Stato viscido e si sono consegnati nelle mani di burocrati sudaticci, di politici che anzichè tutelarli erano impegnati a fare affari con quelli che loro denunciavano. Erano impegnati nel “dialogo”. Nonostante tutto lo hanno fatto. Due kamikaze della giustizia. Antonino mi racconta che ieri l’altro stavano seguendo un film horror sul satellite: la diretta dal Senato. I signori senatori stavano votando l’emendamento al pacchetto sicurezza relativo all’inserimento dei testimoni di giustizia nella pubblica amministrazione, che vuol dire farli lavorare, restituire loro dignità e normalità. Il governo di quel mocassino col pelo di Berlusconi si è opposto. Ha bocciato l’emendamento presentato dal Pd, che però l’ha presa con filosofia: “Yes, can capitar”. Antonino mentre mi raccontava quei momenti, era quasi in lacrime. Vedeva nuovamente calpestato il suo futuro, costretto ad essere mantenuto dallo Stato quando chiede al contrario autonomia, lavoro, libertà di iniziativa imprenditoriale, la normalità di una vita comunissima. Ma in Italia da sempre ci si occupa dei carnefici, le vittime devono fare le vittime, e in silenzio se è possibile. Solo grazie all’emendamento dell’On. Beppe Lumia, infatti, i boss mafiosi non avranno più il patrocinio legale da parte dello Stato. Fino ad oggi pagavamo milioni di euro per gli avvocati dei don. Ma come fanno gli altri stati a chiamarci “Furbi”, noi che spendevamo per questo 72 milioni di euro l'anno? Scrive, Antonino sul suo blog: Il rifiuto del Governo e del Parlamento ad approvare l’emendamento sui Testimoni di Giustizia nasconde un inquietante accordo sottobanco, è il segno tangibile di una politica ostile. Utile solo nelle emergenze.I Testimoni di Giustizia, forse sono considerati dei disonesti con condanne, o persone oneste? Una volta eroi, nel momento del bisogno, per fare Giustizia: “Denuncia, testimonianza, aiuto per far condannare i mafiosi”, e poi molte volte buttati, bersagliati da ogni tipo di rifiuto. A subire amarezze, quando chiedono un lavoro nella Pubblica Amministrazione. Io proporrei all’On. Lumia, l’unico a cui rivolgerei la parola nel Pd, di presentare una proposta di legge: vietare per legge allo Stato di chiedere agli imprenditori di denunciare le estorsioni e i ricatti. Anzi, la legge dovrebbe obbligare gli imprenditori a pagare regolarmente la tassa per gli amici in carcere e non rompere i coglioni alla Giustizia Italiana che non ha bisogno né di loro né delle intercettazioni. Perché questa legge? Perché è incostituzionale chiedere ad un imprenditore, ad un testimone oculare di un omicidio di denunciare, di affidarsi allo Stato, quando già in partenza si ha la certezza che prima o poi li lasceranno con i sacri glutei per terra. Lo Stato non deve poter più farlo. Devono dire: “denuncia, ma sappi che non ci faremo carico del tuo futuro e della tua sicurezza. Dopo i processi chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto”. Un consenso informato. I ragazzi di Addio Pizzo devono cambiare nome e obiettivo: BeatoPizzo. In questi giorni, sempre più spesso mi chiedo per chi e per cosa stiamo dando la nostra vita. Perché stiamo lottando contro tutto quello che sta accadendo? Questa Italia si merita tanto? Una Italia che assiste inerme alla razzia di quattro criminali della libertà, con partecipazioni democratiche, merita ancora una possibilità? Una possibilità non lo so, ma un ultimo colpo di reni è d'obbligo.

mercoledì 18 giugno 2008

La cacca, anche se non puzza, sempre cacca rimane

Aderisco all'appello di Marco Travaglio "Arrestateci Tutti". E da questo blog, state tranquilli, continuerete ad avere verbali delle intercettazioni (fino a quando ci saranno le intercettazioni) interrogatori e altro materiale non coperto da segreto d'indagine. Non possono arrestarci tutti, almeno credo.
Mi sento umiliato. Privato della possibilità di oppormi e protestare di fronte ad una brusca virata verso un fascismo di stampo moderno. Avrei voglia di prendere per il bavero della giacca Berlusconi e urlargli in faccia, dopo aver mangiato una focaccia genovese alla cipolla, che mi sta rubando il futuro, che sta violentando la mia nazione, che sta cancellando scientificamente i miei sogni. Il nostro futuro non è più grigio. E' completamente nero. In una settimana il presidente del consiglio si libererà delle intercettazioni telefoniche e di un processo che lo riguarda. La norma fa pressapoco così: Si sospendono per un anno (col cazzo che riprenderanno) i processi relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002 “in uno stato compreso tra la fissazione dell'udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado”, per dar modo all’imputato sicuramente innocente di riflettere sulla possibilità di patteggiare. Precedenza assoluta a quelli in cui l'imputato è basso, con la faccia di plastica, la testa rossiccia ed è perseguitato dai magistrati. Manca solo il giorno del reato. Non ditelo a Veltroni. Lui è convinto di avere ancora un dialogo. Non sa con chi, ma lui ha un dialogo. Il Pd non è distruttivo, è propositivo, e se tutto questo accadrà, è colpa al 50% di quei dirigenti, di quei cadaveri impomatati. Parentesi. In Sicilia il Pd è riuscito a raggiungere percentuali minime. Ogni candidato sindaco o presidente di provincia del Pdl ha preso oltre il 60% dei consensi. "Un risultato che va al di là delle nostre aspetattative" avranno commentato gli autoeredi di Pio La Torre. Chiusa parentesi. Ancora ricordo quando su questo blog veniva a commentare il figlio del prescritto Carlo Vizzini, relatore dell'emendamento al decreto-sicurezza assieme a Berselli. Vizzini Seniore, che dopo aver preso mazzette cercava di rifarsi una verginità nella "antimafia", attività indefinita ma cool. I giornali lo intervistano quando si tratta di fatti mafiosi, come se fosse un esperto. Lui è un esperto di finanza, visto che ne ha visti tanti di soldi! "Mio padre, mio nonno..." diceva Vizzini Junior. Ora che suo padre è esecutore di una legge che puzza più del suo estensore, vorrei sentire cos'ha da dire. E vorrei sentire cos'hanno da dire gli elettori della libertà. Anzi, loro non hanno nulla da dire. Non capiscono. Loro non pagano il bollo, non pagano l'Ici, chi se ne fotte dei processi di Berlusconi. Vorrei capire solo una cosa. Cosa manca, ancora, per poter definire dittatore questo tizio? Anche Mussolini e Hitler sono stati eletti. Ma forse nemmeno loro avevano cambiato così tante leggi per guadagnare l'impunità. So che è difficile, ma teniamo duro. Non molliamo, anche se mentre lo dico non ci credo per niente. Ci hanno rubato l'Italia, altro che destra, altro che sinistra, altro che politica.

Sollecitiamo l'attenzione del Ministro Maroni

Gli amici di Pino Masciari di Pordenone e Venezia lanciano l'iniziativa di spedire al Ministro Maroni, una lettera in cui si richieda di ricevere Pino Masciari al fine di trovare una soluzione soddisfacente a questa tormentata vicenda. Invitano tutti gli Amici di Pino Masciari a sostenere tale richiesta inviando a loro volta la lettera ai seguenti recapiti specificando la città di provenienza e il proprio nome. Mail: maroni_r@camera.it; Fax: 0646549815 (segreteria del Ministero dell’Interno).

All'attenzione del Ministro degli Interni

On.le Roberto Maroni

Io sottoscritto cittadino Italiano, che crede ancora nei veri valori come la giustizia e la legalità, sono sconcertato perché a conoscenza della grave e vergognosa condizione in cui si trova Giuseppe Masciari e la sua famiglia, di cui illustro brevemente la storia:

Giuseppe (Pino) Masciari è un imprenditore edile calabrese di Serra San Bruno (Vibo Valentia), nato a Catanzaro nel 1959.

E’ sottoposto a programma speciale di protezione da parte del Ministero dell’Interno dal 18 ottobre 1997, unitamente alla moglie Marisa, medico odontoiatra, e ai loro due figli Francesco e Ottavia di 13 e 11 anni, in seguito alle sue denunce, facendo nomi e cognomi contro la 'ndrangheta e parte delle sue collusioni politiche e infiltrazioni all'interno delle istituzioni.
Purtroppo per loro è iniziato un calvario che sembra non aver fine, nonostante siano passati 11 lunghi anni.

Da allora, ne lui ne la moglie lavorano più, hanno perso tutto, sono costretti a vivere esiliati in una località lontana nella quale vivono con la paura del pericolo di attentati alle loro vite.

Il programma di protezione è cessato come pronunciato nella delibera della Commissione Centrale ex art.10 L.82/91 il 27 ottobre del 2004, avverso cui è stato formulato ricorso presso il T.A.R. del Lazio. Ad oggi non vi è stato alcun seguito, nonostante la legge preveda la pronuncia di una sentenza entro i sei mesi.

Perché per la famiglia Masciari non si intravede una soluzione concreta per la propria vita, in termini di sicurezza e lavoro?

Nonostante tutte le sue vicissitudini affrontate in questi lunghi anni, Pino Masciari, con l’alto senso dello Stato che lo contraddistingue, continua ad affermare di essere fiero ed orgoglioso di aver denunciato e fatto il proprio dovere di cittadino italiano, nel pieno rispetto della Costituzione e delle Istituzioni.

Ma come si può chiedere alle vittime del racket di esporsi contro le mafie quando di fronte hanno la realtà del caso Masciari che attende giustizia da oltre 11 anni?

Pino Masciari è l'emblema di un'Italia che non si arrende all'illegalità, di un'Italia sana, che ha voglia di rinascere pulita. E’ un esempio che lo Stato Italiano deve rendere forte quale messaggio concreto di lotta alla criminalità organizzata.

La sua situazione è già nota alle Commissioni Parlamentari Antimafia delle ultime due legislature di Governo, la XIV e la XV, che hanno redatto delle relazioni e dalla cui verifica è sempre emersa la fondatezza delle ragioni di Pino Masciari: la necessità di garantire sicurezza a lui e alla sua famiglia, nonché la necessità di reintegro all’attività lavorativa precedente alla denuncia, come del resto previsto dalla Legge 45/2001.

Una vasta rete di associazioni e liberi cittadini accomunati dallo spirito di legalità e rispetto delle Istituzioni lo sta sostenendo ed accompagnando in questo difficile percorso vegliando sulla vita di questa famiglia.

Visto gli inquietanti avvenimenti di cronaca, di imprenditori e persone che hanno denunciato affidando la propria vita allo Stato e sono divenuti vittime della vendetta della criminalità organizzata, siamo seriamente preoccupati perché non vogliamo che questa famiglia diventi ulteriore vittima e innocente sacrificio di una storia già vista.

Signor Ministro Le chiedo di prendere provvedimenti urgenti sulla vicenda di Pino Masciari e della sua famiglia, di riceverlo per trovare una soluzione definitiva che dia dignità a questa famiglia, agli onesti cittadini e renda onore allo Stato Italiano.

Persone come Pino Masciari devono essere un esempio per tutti e lo Stato, da Lei rappresentato, ha il dovere di tutelarlo maggiormente per permettere a lui e alla sua famiglia il ritorno ad una vita normale.

Confido in un suo sollecito intervento e colgo l'occasione per augurarle un buon lavoro.

Cordialità

Data ___________ Città__________________ F.to_____________

lunedì 16 giugno 2008

Magistrati on line

Articolo del Corriere Magazine su Uguale per tutti, cliccare per ingrandire.

In questi giorni abbiamo parlato spesso del Consiglio Superiore della Magistratura. Spero di non avervi offeso. Lo so, è un argomento hard, vietato ai minori di 18 anni. Ma in questi giorni sono stato costretto a fare paragoni tra teatrini istituzionali e istituzioni credibili, e il Csm ha sempre occupato il primo termine di paragone. Adesso sono moralmente obbligato a tirare sù la media qualitativa del blog. Basta parlare di Vacca e colleghi. Parliamo di cose serie. Quasi un anno fa un gruppo di magistrati decide di aprire un blog. Magistrati accomunati da un difetto: lavorare troppo, fare in eccesso, e guarda caso, tutti in rotta con le associazioni tradizionali. Due di loro, che ricevevano regolarmente la mailing list di Magistratura Democratica, sono stati rimossi dall'elenco. Tiè, così imparano a navigare. Chiamano il blog "Uguale per tutti" (www.toghe.blogspot.com). Forse si riferiscono alla Legge, forse al diritto di opinione che ai magistrati sembra "vietato". Lo aprono aspettandosi una cinquantina di visite al giorno, soprattutto degli addetti ai lavori. Nemmeno il più ottimista di loro poteva immaginare però che dopo un anno avrebbero ricevuto quotidianamente almeno 700 visite uniche, che sempre più spesso sforano le mille. I quattro "audaci fondatori" sono nomi noti dell'ambiente giudiziario, per una volta in positivo. Felice Lima, magistrato a Catania, Bruno Tinti, procuratore aggiunto di Torino (autore di Toghe Rotte), Stefania Barbagallo, pubblico ministero al Tribunale dei minori di Catania e Stefano Racheli, sostituto procuratore generale a Roma. Ogni giorno pubblicano almeno un post, molto spesso danno spazio ai contributi esterni. Come si può spiegare un simile successo? La risposta è molto semplice, ed è che i loro scritti, i loro appunti ed i loro comunicati vengono letti e attesi non solo da altri magistrati, ma anche e soprattutto dalla gente "comune", che ormai vede quel blog come "traduttore" dei fatti giudiziari, come un punto di riferimento attendibile e professionale ma che parla in "italiano". Felice Lima e Bruno Tinti in particolare sono stati tra i più fermi difensori di Luigi De Magistris e Clementina Forleo, e sono stati anche tra i pochi che fin dall'inizio a dire che erano vicende fondate sul nulla e che i due giovani magistrati stavano pagando l'aver scavato dove non dovevano. Ma lo fanno per difendere il sistema giustizia, non due persone. Ogni post riceve almeno una ventina di commenti, anche da gente che nulla sa della giustizia e degli ordinamenti, ma che grazie a questi quattro magistrati riesce a capire, a formarsi una propria opinione. E forse è questo che da fastidio agli illustri colleghi. Anche chi li detesta deve però ammettere che il loro è stato un esperimento riuscito, e che sempre più spesso la gente premia il giudice che scende per strada, che scende al livello dei "civili" per parlare, per confrontarsi, senza per questo venir meno ai propri doveri e alla propria credibilità. E non è un caso se a perdere credibilità siano stati al contrario quei magistrati che si ammantano della "carica", che dispensano opinioni a monosillabi e che quando si tratta di avere un rapporto alla pari con la gente si negano infastiditi. Lo spirito del blog è perfettamente riassunto nella loro presentazione:

Questo blog è promosso da magistrati che intendono parlare sia alla società civile che ai loro colleghi. E’ promosso da magistrati che non si attribuiscono qualità superiori a quelle dei tanti loro colleghi che quotidianamente si spendono senza riserve, con un’abnegazione che in nessun modo viene apprezzata e men che meno ricompensata, ma che credono che per affrontare in maniera nuova e diversa i gravi problemi che affliggono la giustizia non si possa aspettare che a cambiare siano “gli altri”, ma, mentre si invoca dagli altri questo cambiamento, si deve essere pronti ad offrirlo e seriamente noi stessi.

venerdì 13 giugno 2008

E la Disinformatja arruola Pietro Calabrese


Se fino a qualche tempo fa era solo un'ipotesi formulata dai peggiori complottisti, oggi abbiamo la certezza che è in atto una deliberata e scientificamente pianificata "revisione" dei fatti. Un revisionismo orchestrato ad arte da un eccellente apparato di disinformazione che aveva dato i suoi frutti quando si era sfiorata la grazia per Bruno Contrada, proseguita con le dolci parole di Francesco Lalicata sul traditore dai capelli bianchi, e che tocca l'apice tra le pagine del settimanale "Corriere Magazine". La firma questa volta la mette Pietro Calabrese, new entry del sistema, che in coda ad un articolo dedicato a Giuseppe Ayala, magistrato e pm del Maxiprocesso, assolve con nonchalance un altro giudice, collega di Ayala: Domenico Signorino. Lo chiama Mimmo. Ecco le parole del prode Calabrese: "Quattro dei giudici che tra gli altri iniziarono ad occuparsi del maxiprocesso, due, Falcone e Borsellino, sono stati ammazzati, uno, Mimmo Signorino, è morto suicida perchè stressato dall'incubo di intercettazioni telefoniche (poi risultato inesistenti, ma intanto era stato "mascariato" [...]". Balle, balle, balle, con un fine che vi dirò dopo. Non c'era nessuna intercettazione in ballo. Nemmeno la voce, tranne che alcuni apparati a lui vicini non gli avessero all'epoca passato la notizia. Le voci che giravano nel dicembre del 1992 non parlavano di intercettazioni, bensì, di un pentito, ritenuto dalla Procura di Palermo "prezioso" e sicuramente attendibile come Gaspare Mutolo, che aveva riferito a Paolo Borsellino, presente il dott. Aliquò, della collusione con Cosa Nostra di Bruno Contrada e del giudice Domenico Signorino. Ma come Calabrese volutamente ignora, non era la prima volta Mutolo parlava di Signorino. E non era nemmeno una vendetta contro il pm del Maxi: troppo scontata. Mutolo lo aveva fatto con Giovanni Falcone il 16 dicembre 1991 nel carcere di Spoleto. Falcone: "Ti faccio parlare con il dottor De Gennaro". Mutolo: "Si , me lo ricordo. E' quello di Buscetta. La mafia pure lui deve uccidere, quindi non può essere colluso. E per me è una sicurezza. Con lui ci parlo, non con i giudici di Palermo perchè il tribunale è uno scolapasta. Quando lei indagava su Marino Mannoia, noi lo sapevamo prima dei giornali. Tutto quello che succedeva il giudice Signorino lo mandava a dire". Signorino si suicida (il che è una tragedia al di là della sua innocenza o colpevolezza) non perchè, come dice il revisionista Calabrese, stressato dalle intercettazioni, ma perchè Mutolo, e altri pentiti stavano cominciando a parlare. Mutolo era stato molto preciso e sincero: aveva detto a Paolo Borsellino che Domenico Signorino era in mano a Cosa Nostra, non perchè fosse un criminale, ma perchè a causa di debiti di gioco era stato aiutato da alcuni uomini d'onore, che secondo le indagini lo avevano favorito anche nell'acquisto di alcuni appartamenti. Racconta anche che i boss Riccobono e Micalizzi si erano recati a casa del giudice, e descrive alcuni particolari dell'appartamento che effettivamente corrispondono. Ma andiamo con ordine. Smascheriamo gradualmente la falsa notizia targata Calabrese. Mutolo accusava Bruno Contrada di frequentare l'appartamento in via Jung 12, al 16° piano, che gli sarebbe stato messo a disposizione dal costruttore mafioso Angelo Graziano per intercessione di Riccobono, boss mafioso. Questo appartamentino, a seguito di indagini condotte dalla stessa Dia, è risultato essere di proprietà dell’ingegnere Gualberto Artemisio Carducci, costruttore dello stabile, e ceduto in locazione proprio al dottor Domenico Signorino. Prendete appunti. Il pentito Di Carlo, sta raccontando di aver incontrato la vergine Dell'Utri nel 1980 in Inghilterra ad un matrimonio di Jimmi Fauci, il cui nome si trova nelle inchieste per traffico di droga contro i Caruana-Cuntrera. Dice che alla festa avrebbero preso parte anche Teresi, Gaetano Cinà e l'imprenditore Lillo Adamo. Lillo Adamo è niente di meno che cognato di Domenico Signorino. Ma non solo. Mutolo dice che Contrada aveva ricevuto dal boss Riccobono una Alfa Romeo da regalare alla sua amante, dice però che non sa se Riccobono provvide di persona all'acquisto dell'auto. Secondo le indagini l'auto risulta effettivamente acquistata nella concessionaria Alfa Romeo di Lillo Adamo (già titolare della "Sicilauto", con la quale vendeva sempre Alfa Romeo), cognato del pm. Si scopre anche che Riccobono è solito comprare auto da Adamo. Queste accuse Mutolo le ripete anche il 5 febbraio del 1993 davanti alla Commissione Antimafia. Ribadisce le accuse a Salvo Lima (che si incaricava di addomesticare i processi agli uomini di Cosa Nostra), al giudice Domenico Signorino, colluso con la mafia, a Bruno Contrada e al giudice Corrado Carnevale definito "una garanzia" per Cosa Nostra. Facciamo un salto indietro. Primo luglio 1992. Paolo Borsellino sta interrogando Mutolo a Roma, un attimo prima che Mancino lo voglia al Ministero. Questo ce lo dice non un pentito ma lo stesso Paolo Borsellino. Sulla fiducia, piuttosto che a Mancino, crediamo al giudice. Non si offenda. Racconta Mutolo: "mi dice di scrivere e di mettere a verbale quello che gli avevo detto oralmente, cioè che il dottor Contrada, diciamo, era colluso con la mafia, che il giudice Signorino, diciamo, era amico dei mafiosi... amico... insomma che tutto quel che sapeva gli diceva". Mutolo vuole che prima però si cerchino riscontri a quello che dice. Non vuole essere considerato bugiardo. Sa che sta parlando dello Stato colluso, e vuole credibilità. Nella nostra storia entra anche un certo Gioacchino Pennino, medico, pentito, definito il Buscetta della politica. Pennino entra a far parte di “Cosa Nostra” alla fine del 1977, nella famiglia mafiosa di Brancaccio. Racconta che che Enzo Sutera gli aveva riferito che il giudice Signorino era nelle mani della loro "famiglia" mafiosa; che tra il Riccobono e Signorino c’era un rapporto talmente intimo che il giudice si accompagnava al Riccobono, latitante, anche in auto, insieme, e ciò per tutelarlo con la sua presenza da eventuali controlli o fermo da parte di organi di polizia. Ma andiamo al giudice. Signorino ha una grande passione per il bridge. Passa i pomeriggi al "Circoletto" regno del bridge palermitano, con amici e uomini politici locali come l' ex leader repubblicano in Sicilia Aristide Gunnella, suo amico, condannato nel dicembre 2005 dalla Corte d’Appello di Caltanissetta per il reato di corruzione aggravata, e da sempre considerato molto vicino ad ambienti mafiosi. Era stato Gunnella ad assumere, in qualità di consigliere delegato dell'Ente Minerario Siciliano, alla vigilia delle elezioni del 1968 il capo mafia Giuseppe Di Cristina. Questa amicizia non passa inosservata. Dopo la partenza di Paolo Borsellino da Marsala, è proprio Signorino che viene mandato a sostituirlo, ma la sua esperienza marsalese dura poco. I due sostituti di Borsellino premono da subito per il suo allontanamento, anche perchè Signorino risultava teste in due procedimenti a carico di Gunnella. Signorino figurava come "persona a conoscenza dei fatti". Ora siamo a dicembre. 1992. La stampa sbatte in prima pagina le indiscrezioni sulle parole di Mutolo. Signorino non sembra così sconvolto, non così tanto da far pensare ad una decisione così tragica come quella del suicidio: "Vorrei essere ascoltato subito dai giudici di Caltanissetta". E ai giornalisti dice scherzando: "Ragazzi, attenti a salutarmi. Coi tempi che corrono anche una stretta di mano potrebbe mettervi nei guai". A Palermo sta per arrivare il terremoto. Di li a poco verrà arrestato Bruno Contrada, amico di Signorino. E sembra che Contrada utilizzi questa amicizia come tutela: Gilda Ziino, la vedova dell'imprenditore Parisi, ucciso dalla mafia, racconta che Contrada le avrebbe sconsigliato di parlare con Falcone, e di "rivelare tutto solo al giudice Signorino". Molto strano. Ma le intercettazioni, le voce sui controlli telefonici, dove sono? E se anche ci fossero state, se Signorino non fosse stato colluso, quale sarebbe stato il problema? E soprattutto: un pm dovrebbe essere preparato a subire ogni tipo di delegittimazione. Perchè Signorino non ha avuto la forza per difendersi? Evidentemente aveva qualcosa da temere. Riina avrebbe potuto additare Falcone e Borsellino come collusi, perchè nessuno ci provò? Perchè non lo erano. Il problema non erano le intercettazioni, caro Calabrese. Il problema è che non era più solo Mutolo a parlare di Signorino. Ne parlava Buscetta come "persona avvicinabile" da parte di Cosa Nostra, ne parlava Francesco Marino Mannoia e ne parlava Marchese ("un giudice accessibile"). E con Mutolo siamo a quattro. Sempre nei primi giorni di dicembre, il giudice aveva ricevuto dal Csm l' invito telefonico a presentarsi a Roma giovedi' 10 dicembre, al mattino. Il 2 dicembre viene sentito dai sostituti procuratori di Caltanissetta, Cardella e Vaccara, che non gli chiedono conto delle accuse di Mutolo, ma gli contestano "di aver ricevuto" l' appartamento di 200 metri quadrati, un superattico su due piani, di fronte al Monte Pellegrino. Inoltre, di "essere intervenuto a favore di alcuni mafiosi arrestati nel blitz dell' 81 a Villagrazia di Carini" nel quale il padrino Rosario Riccobono sarebbe intervenuto su Signorino, probabilmente attraverso suo suocero, Lillo Adamo, per "aggiustare" la posizione processuale degli arrestati. Diciassette ore dopo Signorino si uccide. Noi possiamo fermarci qui. Rispettando il dolore dei familiari del giudice. Il fine di Calabrese, invece, non è solo revisionista, per redimere Signorino. Ma è anche molto attuale, ed è veramente subdolo: fornire un assist a Silvio Berlusconi sul caso "intercettazioni". Su questi aberranti metodi di indagine che portano alla morte dei giudici, uccisi da altri giudici e dai giornalisti che pubblicano i verbali. C'ha provato, se non fosse che lui per Berlusconi ha diretto, nel 2004, Panorama forse qualcuno gli avrebbe creduto. Riprovi Calabrese, magari la prossima volta sarò distratto.

giovedì 12 giugno 2008

"Roba Nostra" di Carlo Vulpio


Pino Masciari, io e Carlo Vulpio a Ferrara

Il libro di Carlo Vulpio, “Roba Nostra” edito da “Il Saggiatore” è un vaccino, molto forte, invasivo. Come ogni medicinale ha i suoi effetti collaterali. Che nel caso di questo libro si manifestano nel 99% dei casi. Nausea, forte e inarrestabile. Vulpio, inviato del Corriere della Sera è uno tra quelli che ha seguito passo passo le inchieste della procura di Catanzaro portate avanti dal Pm Luigi De Magistris. Le ha seguite così da vicino che è stato incriminato assieme al Pm e ad altri giornalisti per associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa. Lui, in particolare, per concorso morale. Capi d’accusa mai ipotizzati da quando esiste la Repubblica. Ma torniamo al libro. Vulpio parte da una premessa che poi è l’intuizione dalla quale partono le inchieste Why Not e Poseidon, le due sottratte a De Magistris: dimenticate Tangentopoli, o almeno quella delle mazzette, quelle dei soldi sporchi che passano di mano in mano, e che magari alla fine finiscono in un cesso. Storia vecchia. Oggi la nuova Tangentopoli si basa su fondi pubblici, soprattutto europei, che non arrivano in Italia e poi vengono spartiti, ma hanno già il timbro di appartenenza quando partono da Bruxelles. Chi prova a scoperchiare questo sistema politicamente tacito e trasversale è proprio il Pm campano, che con perfetta coscienza va incontro alla “profezia Chiaravalloti” (ex presidente della regione Calabria, premiato con la presidenza dell’Authority) intercettato mentre parla con la segretaria: “Lo dobbiamo ammazzare… no… gli facciamo le cause civili per il risarcimento danni e affidiamo la gestione alla camorra… Vedrai, passerà i suoi anni a difendersi”. Chiaravalloti, lungimirante, voto 9. Il libro è un’ottima chiave di lettura per capire su cosa davvero stava indagando De Magistris prima di essere esautorato d’ufficio, e soprattutto perché fosse fisiologica una simile fine per quelle inchieste: fare luce su questi traffici di denaro pubblico avrebbe significato far saltare i piani alti della politica e della magistratura. Vulpio ricompone pazientemente ogni singolo tassello di un puzzle che alla fine sviluppa uno scenario da golpe: magistrati che fanno parte di comitati d’affari e acquistano proprietà da costruttori che nel frattempo stanno indagando, tecnici e funzionari che collaborano con il Pm (Gioacchino Genchi, il mago delle tecnologie investigative, il maresciallo Pasquale Zacheo, insostituibile archivio vivente, il prototipo del Bellodi di Sciascia) vengono trasferiti e viene loro revocato l’incarico, il tutto in un habitat in cui la massoneria ha gli uomini giusti nei posti strategici. Grande spazio, naturalmente, all’inchiesta regina, Why not, che ruota attorno all’uomo del destino, Antonino Saladino, amico di tutti, di tutti quelli che stanno al potere, si intende. Vulpio non dimentica di occuparsi di Toghe Lucane, l’unica inchiesta rimasta in mano a De Magistris (ma c’è tempo anche per quella), che indaga su un comitato d'affari di politici, magistrati, avvocati, imprenditori e funzionari che avrebbe gestito grosse operazioni economiche in Basilicata. Nel libro vengono raccontati degli episodi che a prima vista non c’entrano nulla con la storia giudiziaria che si dipana tra Lucania, una volta Felix oggi Appetix, e la Calabria. Come quella dei “fidanzatini di Policoro”, in Basilicata, apparentemente morti in un incidente poi diventato duplice omicidio, causato forse dalla paura che la ragazza raccontasse di festini hard a base di coca ai quali partecipavano magistrati e politici. Anzi, ormai è più che un sospetto. Pagine e pagine dedicate alla “collega ideale” di Luigi De Magistris, Clementina Forleo, l’unica scesa veramente in campo per difendere il collega dalla canea che lo stava delegittimando. E l’unica, che assieme a De Magistris sta difendendo l’autonomia della magistratura, mentre altri colleghi sono sazi e soddisfatti del tacito accordo Mastelliano che accontenta tutti con posti al Ministero e favori amichevoli. Carlo Vulpio racconta i fatti inediti delle devastazioni alle proprietà della famiglia Forleo in Puglia mentre Clementina si occupava di scalate a Milano: la villa demolita, il raccolto dato alle fiamme, e ultimo, lo strano incidente in cui morirono i suoi genitori. Cose che il giudice, che secondo il Csm soffre di vittimismo, non ha mai raccontato. E’ un libro pieno di circostanze, di date e di fatti, che si legge come un romanzo ma ha la struttura della migliore inchiesta giornalistica. Cosa rimane alla fine? Carlo Vulpio dice che il pessimismo del libro è superato da alcuni casi di speranza concreta. E’ difficile credergli, ma lui è sincero. Quella che emerge è una nazione senza scrupoli, che lucra su ogni fonte di guadagno fregandosene delle leggi, della salute della gente e del territorio. Scorie tossiche nelle campagne, rigassificatori a un chilometro dai templi di Agrigento, la decadenza dei Sassi di Matera beneficiari di finanziamenti per la tutela di milioni di euro. L’annientamento di due giudici e dei loro tecnici, avviato e pianificato con precisione maniacale da politici e colleghi, e approvato senza batter ciglio da un Consiglio Superiore della Magistratura che anziché proteggerli dagli attacchi, li consegna agli sciacalli per voce di Letizia Vacca (non me ne voglia il bovino): “due cattivi magistrati”. E’ un libro da comprare, leggere e regalare. Perché il “non sapevo” oggi non è più tollerato, perché se un giorno De Magistris sarà punito dal Csm nonostante la Procura di Salerno dice che contro di lui è in atto un complotto, se la Forleo perderà la funzione di Gip per aver fatto scoprire all’Italia gli alpinisti della sinistra, questo avverrà di fronte ad una nazione cosciente, che forse allora reagirà. Ignorantia legis non excusat.

martedì 10 giugno 2008

Prime cambiali da pagare: intercettazioni

Importante: (Ansa) Magistrati, giornalisti e politici, fra i quali un parlamentare, sono indagati in due inchieste avviate dalla Procura di Salerno per il presunto clima di ostilità che si sarebbe creato intorno al sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi de Magistris. I reati ipotizzati, a vario titolo, vanno dal concorso in abuso d'ufficio alla rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio, passando per calunnia, diffamazione, corruzione in atti giudiziari e pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale. Tutti questi reati vedono come persona offesa il pm catanzarese. I procedimenti sarebbero stati aperti nel dicembre scorso, dopo le indagini portate avanti dal procuratore capo di Salerno, Luigi Apicella, conclusesi nei giorni scorsi con la richiesta di archiviazione nei confronti dello stesso de Magistris.


Se mi avessero detto che nel 2008 mi sarei trovato a fare il tifo per la Lega mi sarei rivolto in tempo ad un analista in gamba. E invece è tutto vero, anzi, sacrosanto. Di fronte alle prime cambiali che il Governo sta pagando agli amici creditori, nessuno alza la voce, tranne l'Italia dei Valori e, paradossalmente, la Lega che è l'unica attendibile e temibile in termini numerici in Parlamento. Berlusconi, tramite il suo portaborse Angelino Alfano, siciliano ministro della giustizia, "mai indagato" ci tiene a precisare, sta preparando un disegno di legge che stroncherà le intercettazioni telefoniche ordinate dai magistrati. Non potranno più farle, se non per supposti reati mafiosi , di pedofilia e terrorismo. Chiaramente non potranno più ordinarle per i reati di concussione e corruzione, vero obiettivo della legge, tipici degli amici del premier e di quelli del "Gliesuichen Man", Veltroni l'africano. E' una legge che avrebbe tanto voluto anche lui, ma per fortuna la presenterà Berlusconi che gli farà da parafulmini. Provate solo ad immaginare cosa accadrebbe se questa porcheria di legge passasse. Giochiamo a Il Bivio. Io faccio Ruggeri. Partiamo dalla cronaca. Ieri le fiamme gialle del Nucleo di Polizia Tributaria di Milano hanno eseguito quattordici ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 13 medici e del rappresentante legale della clinica milanese Santa Rita per i reati di falso ideologico e truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale. Questo comitato d'affari eseguiva ricoveri ed interventi chirurgici non necessari, pur di intascare i soldi regionali. Ad una ragazza di 18 anni hanno pure asportato un seno, senza ragione. Questa truffa è stata scoperta solo grazie alle intercettazioni (Ormai non dormo piu'. Sono disperato. Tra le cartelle kissa qnte saranno pompate e mi arresteranno come truffatore. L'Arsenio Lupin della kirurgia), che per questi reati però saranno messe al bando. Niente scandalo, niente indagini, altre vittime e altre ragazza menomate in nome del guadagno proveniente dall'accreditamento regionale. Stesso identico discorso per le scalate bancarie, per i crac e per altri reati gravissimi che in America vogliono dire vent'anni di carcere. Una opposizione seria in casi come questi innalzerebbe barricate in Aula, chiederebbe sostegno alla gente che ha un minimo di cervello, farebbe di tutto pur di fermare questa barbarie legale e per affossare una legge contro le intercettazioni. E invece il Pd, come l'Unione Dei Carcerati (UDC) si dice disponibile al dialogo. Li capisco. I grandi leader della sinistra sono rimasti con le pezze al culo per colpa delle intercettazioni; il "trio delusa", Fassino, D'Alema e Latorre, esperti scalatori, beccati grazie ai telefoni. In casi come questi i proclami non servono. Sarebbe ipocrita negare che in Italia c'è un eccesso di intercettazioni. Non nel senso numerico, ma nel senso che si intercetta per tutto. (Non sono stato preciso. Come specifica Marco Travaglio, le intercettazioni sono "tante" in Italia solo perchè nelle altre nazioni non sono effettuate tutte esclusivamente dalla magistratura, quindi non sono rendicontabili come da noi. Da noi appaiono tutte, all'esterno no. Sul versante economico, potrebbero essere totalmente gratuite perchè le compagnie telefoniche beneficiano di concessioni statali e ciò gli si potrebbe imporre tranquillamente). Basta però non dimenticare che in Italia, a differenza delle altre nazioni, ci sono quattro mega organizzazioni criminali, e che la maggior parte delle intercettazioni riguardano quelle indagini (compresi i traffici di droga), quindi sono indispensabili. Bisognerebbe semmai punire e sanzionare chi le utilizza a sproposito, chi le usa senza seri indizi di reato, chi inventa ipotesi di reato per poter intercettare Pm e giornalisti. La soluzione non è certo vietarle in toto, ma di certo è l'obiettivo della legge. E allora assisteremo anche a questa legge vergogna, con compostezza, con pacatezza, con calma ma anche con la rassegnazione che un dittatura light tutto sommato è gradevole se ti esenta dal bollo auto e dall'Ici. Non mi resta che sperare nella Lega, che mi chiama terrone, che mi vorrebbe in Sicilia, ma che alle sue origini era in prima linea con i magistrati e contro gli sconti ai colletti bianchi.

domenica 8 giugno 2008

Ops, ci prosciolgono de Magistris?


Non so come dirvelo. Vi ricordate di quel magistrato cattivo, quello che vìola le leggi e le regole, quello che è pure napoletano? Il collega dell'altra pericolosa Gip mangiapolitici, Clementina Forleo, De Magistris, ricordate no? Ricordate che era stato accusato di tutto e di più, si erano persino quasi inventati un reato, l'associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa per intercettare lui e i giornalisti che raccontavano cioò che si poteva e andava raccontato. Come Carlo Vulpio, di cui presto recensirò il libro per questo blog. Io vi dico cosa è successo, ma avrei preferito che a dirvelo fosse stato il Corriere della Sera, o Repubblica. Pensavo che dopo aver pompato e rilanciato le accuse a De Magistris da parte del Csm, della Vacca :-), dei parlamentari, di altri giornali, avessero dedicato il medisimo spazio ad una notiziola che diceva più o meno che tutto quello che abbiamo sentito da ogni parte, tutte le accuse al cattivo magistrato secondo la Procura di Salerno sono da archiviare, semplicemente perchè De Magistris è stato un magistrato impeccabile. Ma c'è di più. I magistrati campani hanno anche messo nero su bianco che è in atto un complotto, un unione di intenti per delegittimare, per fermare il lavoro di De Magistris e cacciarlo da Catanzaro, e per punire i giornalisti che stavano raccontando il fango che che emergeva (mancavano i depuratori, non pervenuti): “A causa delle sue inchieste il dott.De Magistris ha subìto costantemente pressioni, interferenze e iniziative volte a determinarne il definitivo allontanamento dalla sede di Catanzaro e l’esautorazione dei poteri inquirenti”. Ma basta leggere anche solo l'indice generale del provvedimento della Procura di Salerno (1186 pagine) per capire di cosa hanno trattato i media nell'ultimo anno, di cosa doveva pentirsi De Magistris, per cosa doveva pagare. Il nulla più nulla. Capitolo II – INSUSSISTENZA DI ILLEGITTIMITA’ PENALMENTE RILEVANTI NELL’AMBITO DEI PROCEDIMENTI PENALI NN. 3750/03/21, 444/05/21, 949/06/21 (C.D. INCHIESTA “TOGHE LUCANE”). – INSUSSISTENZA DELLE CONDOTTE DI ABUSO D’UFFICIO. Capitolo III – INSUSSISTENZA DEI REATI DI CALUNNIA E DIFFAMAZIONE. Capitolo IV – IL CONTESTO STORICO-AMBIENTALE IN CUI HA OPERATO IL PUBBLICO MINISTERO
DR. DE MAGISTRIS NEGLI ANNI DELLA SUA PERMANENZA PRESSO GLI UFFICI GIUDIZIARI DI CATANZARO. – INSUSSISTENZA DI INOSSERVANZE AGLI OBBLIGHI DI ASTENSIONE DI CUI ALL’ART. 36 C.P.P. Capitolo V – LE FUGHE DI NOTIZIE. – LE INDAGINI DELLA PROCURA DI MATERA. – LE INDAGINI DELLA PROCURA DI CATANZARO. – INSUSSISTENZA DI PROFILI DI PENALE RESPONSABILITA’ A CARICO DEL DR. DE MAGISTRIS. La Procura di Salerno conclude la sua indagine scrivendo testualmente: "Ritenute pertanto, alla stregua dei suesposti rilievi, infondate le notitiae criminis" e chiede al Gip di archiviare il procedimento nei confronti di Luigi De Magistris e dei giornalisti come Annachiara Spagnolo e Carlo Vulpio. Tradotto in italiano, lo faccio per i politici che hanno difficoltà, vuol dire che non hanno mai commesso nulla, sono limpidi come l'acqua (depurata). Ma non gioite. Molto probabilmente le parole della Procura di Salerno serviranno solo a noi e per la coscienza degli imputati. La condanna del cattivo magistrato e dei giornalisti collusi sembra essere già stata emessa. Con largo anticipo, quasi illegale. I pm Nuzzi e Verasani, titolari dell'indagine sul comportamento di De Magistris, erano già stati ascoltati dal Csm e avevano anticipato la conclusione dell'inchiesta, dicendo che stavano per prendere un provvedimento immotivato, che era il caso di archiviare tutto. Niente da fare, nonostante gli avvocati di Luigi De Magistris chiedessero di aspettare l'esito dell'indagine, com'è normale che si faccia, il Csm, ha deliberato il trasferimento di Luigi De Magistris da Catanzaro, così impara ad indagare meno. A luglio deciderà la Cassazione. Nel frattempo vorrei che si pensasse un momento a tutto quello che ha subito De Magistris in questi mesi, al gioco al massacro che aveva il magistrato campano come unico obiettivo, alle delegittimazioni che ha subito in ogni luogo e in ogni occasione da parte di mediocri e insolventi politici di entrambi gli schieramenti, allertati, impauriti che Giovanni Falcone, che Paolo Borsellino tornassero a far danni. Suvvia, non temiamo più di dirlo. Giovanni Falcone aveva intuito che nel gioco grande della mafia entrava prepotentemente la massoneria, i comitati d'affari politico istituzionali, e per questo è stato ucciso. Paolo Borsellino, dopo aver preteso di indagare in quel senso ed essersi convinto che era la via giusta (senza mai ricevere il via libera dal sig. Giammanco), è stato ucciso. Luigi De Magistris, dopo aver intuito e dimostrato in parte l'imbarazzante innovativo metodo di spartizione dei fondi europei, della sofisticata metodologia di sperpero di denari pubblici, lontana anni luce dalle sporche tangenti, è arrivato ad un passo dalla morte professionale. Perchè sporcarsi le mani col tritolo, che pesa, puzza e fa un casino? Una biro è più economica e non genera funerali di Stato con calci e sputi ai politici connessi. Chi risarcirà De Magistris di tutto questo? Non ha più partecipato ad incontri, non ha più potuto essere presente a convegni e manifestazioni, per timore, per certezza che ogni suo sguardo, ogni movimento delle sopracciglia potesse creare un appiglio per quelli che stanno dall'altra parte della barricata. Ma soprattutto sta rischiando di perdere la cosa più preziosa per lui che è l'essere magistrato. Di scuse non si parla, siamo in Italia, ma almeno, lo dice la Procura di Salerno, se De Magistris sarà punito, pagherà per il nulla, senza alcuna ragione. Questo sì che renderà il Csm credibile, indipendente ed autorevole come un carro del Carnevale di Viareggio.

sabato 7 giugno 2008

Salvatore Borsellino con Pino Masciari


Salvatore Borsellino, il fratello del Giudice, prende posizione e chiede incontro al Ministro Maroni per soluzione urgente del caso dell'imprenditore e testimone Pino Masciari


L'Imprenditore-Testimone di Giustizia Giuseppe Masciari, che da undici anni vive in un pericoloso limbo istituzionale dopo aver denunciato e fatto arrestare mafiosi, politici e magistrati collusi con la n'drangheta, apprende con gioia e speranza la forte presa di posizione del fratello del giudice Paolo Borsellino, Salvatore, che con una lettera al Ministro dell'Interno Roberto Maroni ha chiesto in via estremamente urgente un incontro tra il ministro stesso e la famiglia Masciari per trovare una soluzione immediata all'imbarazzante situazione di un imprenditore e della sua famiglia che vive nell'insicurezza solo per aver fatto il proprio dovere. Di seguito la lettera inviata da Salvatore Borsellino al Ministro dell' Interno Maroni.


Al Sig. Ministro degli

Interni

On. Roberto Maroni

Oggetto: Richiesta di un incontro con il ministro Maroni sul caso dell'imprenditore Giuseppe Masciari, testimone di giustizia in pericolo di vita.

Egregio Ministro,

Sono il fratello del giudice Paolo Borsellino, una persona che per lo Stato che Lei oggi rappresenta ha dato la vita, senza esitare, senza chiedersi se ne valeva la pena.

Le scrivo oggi per chiederLe urgentemente un incontro sul caso dell'imprenditore Giuseppe Masciari, che dopo aver fatto il proprio dovere, quello di denunciare i suoi estorsori e farli condannare, oggi si trova in un pericolosissimo limbo istituzionale.

Lui assieme alla moglie, medico odontoiatra, ed ai due suoi figli.

Voglio incontrarLa presto, perché anche se sono certo che non riuscirò mai ad avere giustizia per mio fratello Paolo, sento di dovere impegnarmi con tutto me stesso affinché questo imprenditore coraggioso e la sua famiglia abbiano la speranza di un futuro certo in termini di sicurezza e possibilità di lavoro oltre che di tutela della propria vita.

Se chi si ribella al pizzo viene ripagato in questa maniera dallo Stato, come può lo stesso Stato chiedere ad altri di rifiutarsi di sottostare a queste vessazioni o risultare credibile quando parla di volontà di lotta alla criminalità organizzata ?
Lo Stato italiano non può muoversi solo in occasione delle tragedie, dovrebbe evitare che accadano, dovrebbe tutelare questi cittadini di cui dovrebbe andare fiera finché sono in vita e non piangerli dopo morti.

Per questo le chiedo ufficialmente un incontro alla presenza mia e dei coniugi Masciari, per chiederLe di profondere ogni energia per risolvere questo caso, che si trascina vergognosamente e nell'indifferenza delle Istituzioni da ormai 11 lunghi anni.

Confidando nella Sua sensibilità e riconoscenza nei confronti di questi cittadini coraggiosi, Le porgo i più sinceri saluti,

6 giugno 2008

f.to Salvatore Borsellino

giovedì 5 giugno 2008

Di ........ in Sicilia ce ne sono tanti, serve importarli?

Aiuto: cerco qualcuno che sia di Castelvetrano (TP) e che sia disposto ad aiutarmi in una notte di spedizioni "attaccative" proprio nella roccaforte dello pseudo boss Messina Denaro. Riempiremo, senza imbrattare, Castelvetrano dei nostri volantini con ritratto psicofisico dei mafiosi.

In Sicilia abbiamo tanti, troppi problemi per occuparci anche degli scarti del resto dell'Italia. Proprio non possiamo permetterci di prenderci cura e foraggiare con soldi nostri un diversamente onesto di nome Vittorio Sgarbi. Uno condannato per truffa, per diffamazione. Nel 1996 è stato condannato a 6 mesi e 10 giorni di reclusione e ad un indennizzo per il reato di falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, per produzione di documenti falsi e assenteismo mentre era dipendente del Ministero dei Beni culturali, con la qualifica di funzionario ai Beni artistici e culturali del Veneto. Dopo aver dato dell'assassino al giudice Caselli, accusato dal millantatore di intelligenza di aver spinto al suidicio un giudice coinvolto nel sequestro Melis, Sgarbi viene trascinato in tribunale, e li sfoggia il massimo del suo estro: non si prensenta ad un'udienza a Desio dicendo di essere a Bologna per un altro processo; il giudice telefona a Bologna e scopre che lì Sgarbi ha fatto lo stesso sostenendo di essere a Desio. Una mossa che consacrerà nei secoli la sua capacità intellettiva. Per gli insulti a Caselli verrà condannato dalla Cassazione per diffamazione aggravata. Questo uomo diversamente uomo sarà candidato alla carica di Sindaco nel comune siciliano di Salemi, provincia di Trapani. La cosa preoccupante è che prenderà qualche decina di voti, perchè sostenuto dall'Udc e da altre formazioni. L'Udc che lo esprime come sua massima espressione a Salemi; qualcosa mi dice che non siano messi molto bene. Se serve una mano chiedetela, ma non candidate il nulla. Sgarbi è uno che nella vita ha solo saputo insultare. Ma nemmeno bene, con pochezza, con poca fantasia. E' diventato noto al grande pubblico durante una puntata del Maurizio Costanzo Show, quando augurò la morte al suo maestro, Federico Zeri (lui si, celebrato come eccellenza tra i critici d'arte mondiale, a differenza dello sgarbo umano) reo di averlo cacciato perchè certo della truffa che stava commettendo l'eroe volgare su un'opera d'arte di una nobildonna. Da allora non ha mai smesso di insultare, di urlare, di rappresentare il peggio della razza umana, con la complicità dei conduttori televisivi che per fare qualche punticino in più di share regalavano all'Italia momenti veramente tristi. Sgarbi è un individuo che non serve all'Italia, tantomeno alla Sicilia. Agli amici di Salemi chiedo solo di ignorarlo. Lui cerca la rissa, cerca la bagarre, perchè soffre di una terribile voglia di "essere", che deve far fronte però alla mancanza di qualsiasi sostanza.

mercoledì 4 giugno 2008

Iniziativa "Sputtanalo al Muro"

Ho visto che molti hanno gradito il post "Ritratto del mafioso". Un post che ha come obiettivo quello di sbeffeggiare questa gentaglia, di prenderla per il culo, di farla innervosire, di metterla alla berlina. Questo chiaramente non vuole mettere in dubbio o sminuire i livelli di collusione e di infiltrazione che la mafia ha raggiunto, tantomeno abbassare la guardia. Non sono la persona adatta, anzi, denuncio quotidianamente il contrario. Vuole solo far ridere la gente dei mafiosi. Per questo ho pensato di creare un file da scaricare e stampare per attaccarlo ai muri dei vostri paesi, delle vostre città, soprattutto quelle siciliane. Pensate che brutto risveglio avranno i notabili del paese quando lo vedranno. Almeno per un giorno avranno in fegato guasto. Allora, siete pronti? Un pò di fotocopie del volantino, un pò di colla e un pennello e si parte. Mandatemi le foto e i video che farete. Ci conto, non deludetemi!

martedì 3 giugno 2008

Ritratto del mafioso


Il mafioso è prima di tutto un essere incapace. Inutile a se e agli altri. Non ha arte nè parte, per questo è perennemente incazzato. Il mafioso è un incompetente cronico che non potrebbe mai vincere un appalto se non fosse truccato, che farebbe fallire l'azienda più florida se non riciclasse denaro. Il mafioso non tollera il successo degli imprenditori per bene, lo umilia, non si capacita della sua bassezza, e allora prova a rovinare il gioco con la prepotenza. Il mafioso di cosa nostra, della camorra, della n'drangheta si può definire scientificamente il nulla amalgamato col niente. Il mafioso per esistere deve nutrirsi della paura altrui; per questo usa armi e violenza, ma sempre in gruppo, mai da solo. E' un fallito che per uccidere e rubare è costretto a sniffare, per trovare coraggio, per trovare quella forza che non ha mai avuto e che mai avrà. Il mafioso per appagare il suo desiderio sessuale paga le donnine, e le paga di più per sentirsi dire "mi fai morire". Il mafioso, notoriamente, ce l'ha infinitamente piccolo e non ha traccia di testosterone, è l'impotente per antonomasia. Il mafioso andrebbe aiutato perchè è inabile a qualsiasi tipo di attività, è impossibilitato a fare qualsiasi cosa perchè non c'arriva. Il mafioso non va in bagno fino a quando si accorge di essere bagnato, allora capisce, ma non sempre. Il mafioso è così sfigato che raggiunge il massimo del potere quando scala un gerarchia di ebeti e diventa il loro capo. E' un bambino abituato a prendere sculacciate dal primo che passa e vuole vendicarsi. Il mafioso è un codardo, un vigliacco per questioni genetiche. Non ha il coraggio di lottare, di competere; sa solo sparare, male e con gli occhi chiusi. Il mafioso, così pomposamente mafioso, ha una paura fottuta di una cella 4x4. E' un patetico essere che ha paura della solitudine e quando lo arrestano manda i bacini al papà gridando "ti amo". Il mafioso gode quando riesce a far fallire gli altri in modo da sentirsi meno ultimo, inabile tra gli inabili. Il mafioso, con soldi non suoi che mai riuscirebbe a guadagnare con le sue limitazioni psicofisiche, investe all'estero e si crede imprenditore ma riesce a fallire anche lì. Senza prostituzione e droga il mafioso sarebbe sempre in rosso. Se vuoi uccidere un mafioso non serve che gli spari; digli che ha una mosca sulla tempia, si sparerà da solo. Il mafioso è così mentalmente svantaggiato che cerca di assomigliare alle star di Hollywood, costruisce ville come quelle di Hollywood, ci si chiude dentro e urla "Fottuti colombiani". Il mafioso è un grezzo e ha pessimi gusti. Usa i Ray Ban e veste di lusso ma dimentica di togliere il fango dalle scarpe. Il mafioso avrà sempre i piedi "ncritati". Il mafioso è un caprone ignorante che per contare fino cinque ha bisogno di una pistola in mano. Il mafioso lo riconosci per strada perchè lo vedi che fondamentalmente è un povero coglione. Il mafioso ti fissa e aspetta che tu abbassi lo sguardo. Se lo fai lui è contento, e se ne frega se lo hai fatto solo per fissare una cacca sul marciapiede che risultava molto più intrigante di lui. Se incontrate un mafioso per strada, ridetegli in faccia. Non si incazzerà, penserà di aver fatto una bella battuta anche se non ricorda di aver parlato. Il mafioso non ha memoria, ma non serve ricordargli che è una merda. Lo fa il suo specchio tutte le mattine.