mercoledì 30 aprile 2008

Ecco chi è il vostro Presidente del Senato


Ieri per sbaglio accendo la tv e per poco mi imbottisco di esplosivo e mi faccio esplodere in Senato. Vedo Andreotti seduto sulla poltrona del Presidente. "Che cazzo ci fa un mafioso alla Presidenza del Senato?" pensai in francese. Per fortuna stava "solo" presenziando la prima seduta per anzianità. Come ricordano gli amici della Casa della Legalità, nessuno alza la mano e dice, per esempio, "non mi faccio presiedere da un mafioso" oppure qualcuno che esce dall'aula indignato. No, ormai Andreotti è perdonato. Anzi, non è mai stato colpevole, è stato assolto come ricorda orgogliosa Anna Finocchiaro. Per fortuna, dopo le votazioni non c'è più un mafioso su quella poltrona. Solo un amico dei mafiosi. Renato Schifani. Her'ryporter. Anche se sembra un bibliotecario che non vede la luce dal 1962 e nascondo in archivio i film porno scaricati da emule, Renato è stato socio di affari di usurai e mafiosi. Ad esempio era nella società la Gms, che non era una linea telefonica ma un'attività di recupero crediti. Suo socio era Antonino Garofalo, arrestato nel 1997 e rinviato a giudizio per usura ed estorsione. Prestava soldi nella zona di Caccamo chiedendo interessi del 240%. "Interessi un pò alti, colpa dell'euro, anche se non c'era" dirà Schifani. Per le altre amicizie del maghetto col riporto, vi incollo un estratto del libro I Complici, di Gomez e Abbate.

P.s. Quello che leggerete non lo diranno mai in tv. Nè sui giornali italiani. Per fortuna lo fanno in Spagna. Su El Paìs. Che storia... per leggere le notizie italiane dobbiamo comprare un giornale spagnolo. Troppo gentile e troppo educato Beppe Grillo per i miei gusti... solo mandarli a fanculo?

P.p.s. Caro Pio La Torre, ti ricordi quando ti uccisero perchè volevi fare una legge sulla confisca dei beni? Beh, dopo la tua morte la approvarono. Sai chi voleva cambiarla e renderla inutilizzabile? Sempre lui. Renato Schifani, attuale presidente del Senato. Progetto di legge numero 600, che modificava la tua legge e quella sui sequestri.

"Schifani disse a La Loggia: ‘senti Enrico, dovresti telefonare a Nino Mandalà, perché ha detto che a Villabate Gaspare Giudice non ci deve mettere piede... e quindi c'è la possibilità di recuperare Nino Mandalà, telefonagli'. Il mafioso è quasi divertito. Tanta confusione intorno al suo nome in fondo lo fa sentire importante. Alzare la voce con i politici è sempre un sistema che funziona. E, secondo lui, anche Renato Schifani ne sa qualcosa. Dice Mandalà: ‘Simone, hai presente che Schifani, attraverso questo [il candidato di Misilmeri]... aveva chiesto di avere un incontro con me, se potevo riceverlo. E io gli ho detto no, gli ho detto che ho da fare e che non ho tempo da perdere con lui. Quindi, quando ha capito che lui con me non poteva fare niente, si è rivolto al suo capo Enrico La Loggia che, secondo lui, mi dovrebbe telefonare. Ma vedrai che lui non mi telefonerà. Mi può telefonare che io, una volta, l'ho fatto piangere?

Nell'auto di Simone Castello la domanda del boss di Villabate è seguita da qualche secondo di silenzio. Poi le microspie dei carabinieri registrano la storia di un'amicizia tradita. Una storia di mafia in cui i capibastone minacciano e i politici, terrorizzati, chiedono piangendo perdono.
Mandalà la narra con astio, tutta d'un fiato. Torna con la mente al 1995, l'anno in cui suo figlio Nicola era stato arrestato per la prima volta. Accusa La Loggia di averlo lasciato solo, di averlo ‘completamente abbandonatoì, forse nel timore che qualcuno scoprisse un segreto a quel punto divenuto inconfessabile: lui e Nino Mandalà non solo si conoscevano fin da bambini, ma per anni erano anche stati soci, avevano lavorato fianco a fianco in un'agenzia di brokeraggio assicurativo.
‘Non mi aspettavo che dovesse fare niente, che dovesse fare dichiarazioni alla stampa, ma almeno un messaggio, ‘ti do la mia solidarietà', [mr lo poteva mandare]. Stiamo parlando di un rapporto che risale alla notte dei tempi, quando eravamo tutti e due piccoli - lui è più piccolo di me - [nemmeno] mi ricordo quando ci siamo conosciuti. [Ma] suo padre... era mio padre, lui era un cristiano con i cazzi, non [come] questo pezzo di merda... [Poi siamo stati] soci in affari perché abbiamo avuto assieme una società di brokeraggio assicurativo, lui presidente e io amministratore delegato. [Andavamo] in vacanza assieme...'
Il portaordini di Provenzano cerca d'interromperlo, sembra voler tentare di calmarlo: ‘Va bene, magari è il presidente [dei senatori di Forza Italia e non si può esporre]...'
‘D'accordo, però, dico, in una situazione come questa... Dio mio mandami un messaggio. [Poteva farlo attraverso] ‘sto cornuto di Schifani che [allora] non era [ancora senatore], [ma faceva] l'esperto [il consulente in materie urbanistiche] qua al Comune di Villabate a 54 milioni [di lire] l'anno. Me lo aveva mandato [proprio] il signor La Loggia. Lui [Schifani] mi poteva dire, mi chiamava e mi diceva: ‘Nino vedi che, capisci che non si può esporre però è con te, ti manda [i saluti]'. No, e invece non solo non mi manda [a dire] niente lui, ma Schifani...'
‘Dice che non ti conosce...'
‘Schifani, quando quelli là in Forza Italia, gli chiedono ‘ma che è successo all'amico tuo, al figlio dell'amico tuo' risponde ‘amico mio?...no, manco lo conosco, lo conosco a mala pena'. [Così] il signor Schifani [quando veniva a Villabate] per motivi di lavoro [la consulenza per il Comune] vedeva a me e, minchia, scantonava, scivolava, si spaventava come se... come se prendeva la rogna, capisci? Poi, un giorno, dopo la scarcerazione di Nicola, [io e La Loggia] ci siamo incontrati a un congresso di Forza Italia. Lui viene e mi dice: ‘Nino, io sai per questo incidente di tuo figlio...'.
Gli ho detto: ‘Senti una cosa, tu mi devi fare una cortesia, pezzo di merda che sei, di non permetterti più di rivolgermi la parola'.
‘Ma Nino, ma è mai possibile che tu mi tratti così?'.
‘E perché come si deve trattare? Perché non è possibile spiegarmelo. Chi sei?'
‘No, ma io non dico questo, ma i nostri rapporti...'
‘Ma quale rapporto.'
‘Senti possiamo fare una cosa, ne possiamo parlare in ufficio da me?', ‘Si perché no...' E ci siamo trasferiti in via Duca della Verdura [lo studio di La Loggia].
[...]
Da un certo punto di vista l'astio dell'avvocato Mandalà è perfettamente comprensibile. Lui Schifani e La Loggia li aveva sempre considerati degli amici, tanto che erano stati tra gli ospiti importanti del suo secondo matrimonio, avvenuto nei primi anni Ottanta. A quell'epoca Nino Mandalà era appena rientrato in Sicilia da Bologna, dove lavorava nel mondo delle concessionarie d'auto e dove anche suo figlio Nicola era nato. Con loro aveva fondato la Sicula Brokers, una strana società in cui i suoi futuri leader di Forza Italia sedevano fianco a fianco di imprenditori di odor di mafia e boss di Cosa Nostra.
A scorrere le pagine ingiallite di quei documenti societari c'è da rimanere a bocca aperta: la Sicula Brokers viene creata nel 1979 e tra i soci, accanto a Mandalà, La Loggia e Schifani, compaiono i nomi dell'ingegnere Benny D'Agostino, il titolare delle più grandi imprese di costruzioni marittime italiane, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, e di Giuseppe Lombardo, l'amministratore delle società di Nino e Ignazio Salvo, i re delle esattorie siciliane arrestati nel 1984 da Giovanni Falcone perché capi della famiglia mafiosa di Salemi.
La Sicula Brokers è insomma una società simbolo di quella zona grigia nella quale, per anni, borghesia e boss hanno fatto affari.
Palermo del resto è sempre stata così: nel dopoguerra i mafiosi erano i campirei dei ricchi, erano gli uomini di fatica ai quali la borghesia e l'aristocrazia delegavano l'amministrazione delle terre e dei beni. Un rapporto quasi simbiotico, spesso caratterizzato da reciproci scambi di favori. Ecco quindi che Benny D'Agostino, il socio di La Loggia, Schifani e Mandalà, viaggia nei primi anni Ottanta in Ferrari con don Michele Greco, il "papa della mafia"; ospita nelle sue proprietà i latitanti; si dedica con i prestanome di Provenzano, come il boss Pino Lipari, al controllo della spartizione degli appalti pubblici. Ecco quindi che il senatore Giuseppe La Loggia, il padre di Enrico, stando al racconto di Mandalà, si presenta da un capomafia come Turiddu Malta per domandare il suo appoggio elettorale.
Un fatto quasi normale per l'epoca, tanto che del sostegno dato da Cosa Nostra a La Loggia senior parlerà anche Nick Gentile, un pezzo da novanta nella Cosa Nostra made in USA, consigliere di Al Capone e Lucky Luciano.
[...]
Il problema è che la mafia, al contrario della politica, non dimentica. Anche a distanza di anni, anzi di decenni, è difficile scrollarsi di dosso certi rapporti, certe antiche relazioni. Ed è difficile anche per Enrico La Loggia che pure, a metà degli anni Ottanta, fa parte come assessore della prima giunta del sindaco Leoluca Orlando e, per diretta ammissione di Nino Mandalà, in quelle vesti risponde di no alle sue richieste di aiuto.
Così le vittorie elettorali di Forza Italia nelle zone di Villabate e Bagheria, feudi di Provenzano e della famiglia Mandalà, diventano pericolose.
Francesco Campanella, che osserva quanto accade dalla sua poltrona privilegiata di presidente del consiglio comunale, se ne accorge quasi subito. Nel 1994 l'avvocato Nino Mandalà sbandiera i suoi legami importanti. Se ne fa vanto. Dice a Francesco di avere ‘strettissimi rapporti con il senatore', gli parla del suo matrimonio al quale anche lui e Schifani avevano partecipato, e Campanella capisce che non mente. Il nuovo segretario comunale viene scelto dal sindaco Navetta su ‘segnalazione di La Loggia' e la stessa cosa accade con Schifani: ‘I rapporti tra loro erano ancora ottimi durante l'inizio dell'attività politica del Mandalà nel '94, tant'è vero che La Loggia era il suo riferimento all'interno di Forza Italia [...]; a un certo punto Schifani fu segnalato da La Loggia come consulente e quindi nominato dal sindaco come esperto in materia urbanistica. [...] Le quattro varianti al piano regolatore di cui abbiamo parlato, parco suburbano, la variante commerciale, la viabilità, furono tutte concordate dal punto di vista anche di modulazione, di componimento, insomma dal punto di vista giuridico con lo stesso Schifani'.
[...]
Lì Mandalà organizzò tutto per filo e per segno interagendo in prima persona. [...] Mi disse che aveva fatto una riunione con Schifani e con La Loggia e che aveva trovato un accordo per il quale i due segnalavano il progettista del piano regolatore generale, incassando anche una parcella di un certo rilievo [...]. L'accordo, che Mandalà aveva definito con i suoi amici Schifani e La Loggia, era quello di manipolare il piano regolatore, affinché tutte le sue istanze - che poi erano [la richiesta] di variare i terreni dove c'erano gli affari in corso e addirittura di penalizzare quelle della famiglia mafiosa avversaria o delle persone a cui si voleva fare uno sgarbo - fossero prese in considerazione dal progettista e da Schifani [...] Cosa che avvenne, perché poi cominciò questa attività di stesura del piano regolatore e io mi trovai a partecipare a tutte le riunioni che si tennero con lo stesso Schifani, qualche volta allo studio di Schifani e qualche altra volta al Comune. Io [poi] partecipai anche alle riunioni, più tipiche della famiglia mafiosa, in cui Schifani non c'era...'
[...]
Il clan di Villabate si butta a capofitto nell'affare. Dal Nord torna il costruttore che se ne era andato dal paese quando era scoppiata la faida con i Montalto. Si mette in società con Nino Mandalà, assieme a lui contatta tutti i proprietari degli appezzamenti di terreno che sarebbero dovuti diventare edificabili e fa loro firmare dei preliminari di vendita. In buona sostanza la mafia si accaparra tutte le zone in cui si potrà costruire. In un incontro con il sindaco Navetta e i due Mandalà, Francesco discute il piano regolatore e ‘gli inserimenti fatti dal progettista con i pareri di Schifani'.
Domanda il pubblico ministero [a Francesco Campanella]: ‘Io volevo capire questo: le risulta che Schifani fosse al corrente all'epoca degli interessi di Mandalà in relazione all'attività di pianificazione urbanistica del Comune di Villabate?'
‘Assolutamente sì, il Mandalà mi disse che aveva fatto questa riunione con La Loggia e con lo stesso Schifani e l'accordo era appunto nominare, attraverso loro, questo progettista che avrebbe incassato questa grossa parcella che in qualche modo avrebbe condiviso con lo stesso Schifani e La Loggia [...]'
‘Quindi la parcella non sarebbe andata soltanto al progettista?'
‘No, il progettista era il titolare di un interesse economico che era condiviso dallo stesso Schifani e La Loggia'.
[...]
‘...però rimane da capire, signor Campanella, esattamente in che epoca si collocano o si colloca, se colo una, quella riunione tra Mandalà, La Loggia e Schifani in relazione alla pianificazione urbanistica del Comune di Villabate'.
‘Questa si colloca sicuramente in epoca successiva all'arresto di Mandalà Nicola, nell'epoca in cui stavamo adottando questi atti..."

martedì 29 aprile 2008

Il nuovo sindaco di Roma è Studio Aperto


Premessa di dovere: la poltrona di sindaco non si passa tra amici: io vado a fare il leader del Pd nel mio loft (che sarà il primo in Italia perchè prima non se ne era mai parlato) e tu torni a fare il sindaco di Roma. E questo spero lo abbiano imparato. A Roma, al contrario di quanto tutti dicono, non ha vinto Gianni Alemanno, ma Studio Aperto e tutti i tg a gestione familiare. Da qualche anno in Italia la sicurezza è di destra, quasi fascista, il lassismo di sinistra. Senza logica, senza dati. Siccome alcune città sono amministrate dalla sinistra e ne succedono di tutti i colori, un sindaco di destra farebbe meglio. E allora da un mese a questa parte tutti i telegiornali aprono con un dramma trasformato in show: lo stupro. Lo stupro tira. Lo stupro crea insicurezza, crea paura. E allora servono parole contro lo stupro. Anche se non sono reali, basta siano forti. "Taglierò il pisello a tutti gli stupratori, o anche a quelli che abbiano solo l'intenzione di farlo". Allora lo votiamo. Sembra che giusto da un mese gli stupri siano alle stelle, e che le nostre figlie siano tutte aspiranti stuprate. Cazzate. Sapete quante donne, ogni giorno, dico ogni giorno, hanno subito stupri o tentativi di stupro nel 2006? Dovreste saperlo, perchè si da il caso che in quell'anno ogni giorno venivano stuprate più di 200 donne. Non ve ne siete accorti? Non faceva notizia e non aiutava Alemanno a vincere. Sorry. E sapete quale regione aveva il più alto numero di stupri? Il Lazio no? No. Il Piemonte. Il Lazio, che contiene la stupratissima Roma, si piazza solo al 14° posto. Non si dice, non fa notizia. A Torino lancerei l'emergenza stupri, solo che le elezioni sono lontane. Non serve. E allora visto che Roma è amministrata da 15 anni dalla sinistra, e visto che come in tutte le città del mondo ci sono purtroppo degli stupri, la colpa è della sinistra. Votiamo Alemanno. Alemanno era stato mandato lì a morire. Per ridere. Come nel 2006, quando Veltroni raccolse il 61,4% dei voti e Alemanno solo il 37,1. Nessuno poteva prevedere che i provvidenziali stupri accendessero le insicurezze della gente comune. E allora via con i tg che pompano paura, now we can! Alemanno sindaco di Roma... ma lo avreste mai detto? Alemanno, quello che porta al collo la croce celtica, quello che è stato arrestato un paio di volte per restistenza a pubblici ufficiale, per aver lanciato molotov. Errori di gioventù, di balilla. Ora è il sindaco della capitale d'Italia, imparerà l'italiano e rilancerà Roma nel mondo. Ora qualche riflessione. Nei giorni dei ballottaggi, la gente, rispetto al primo turno, si asteneva di un ulteriore 13,6%. Non era al mare però. Perchè in quelle stesse ore in Italia la gente era in fila, sotto il sole, per firmare i tre referendum proposti da Beppe Grillo. In fila per ore, io in primis. Quanta gente? 1.500.000 firme complessive. Lo scrivo. Un milione cinquecentomila firme. Seconda riflessione. L'Italia, finalmente si è fermata. Crescerà dello 0,5% nel 2008. Tra qualche hanno farà retromarcia. In Spagna sono disperati perchè quest'anno cresceranno solo del 2,8. "Solo". Il rapporto deficit Pil, sempre nel 2008, da noi sarà del 2,3%. Il debito pubblico sarà del 103,2%, la media europea debito/pil si attesta attorno al 60,7%. Crescerà anche l'inflazione: 3%. Yes, we can!

sabato 26 aprile 2008

Lezione da Giovanni Brusca

Giovanni Brusca si trova in America. Siamo negli anni 80'. E' ospite di Frank Polizzi, suo parente, inserito negli ingranaggi di Cosa Nostra americana. "Un giorno alla televisione c'era qualcuno che proclamava: contro il crimine organizzato faremo questo e faremo quello. Io ridevo e sfottevo lo speaker. Frank ribattè: "Giovanni sbagli. In America è diverso. Quando in America un uomo politico dice "farò queste cose" significa che ha veramente intenzione di farle. Non è come in Italia che quando un politico dice "faremo così e così" significa che farà esattamente il contrario". Anche questa, per me, fu una lezione". (Tratto dal libro Ho ucciso Giovanni Falcone,di Saverio Lodato, Mondadori)

giovedì 24 aprile 2008

Cominciamo a contare


Vedete, Prodi non mi manca più di tanto. Ce l'ho ancora con lui per essere stato il garante dell'indulto e il protettore di Mastella e di tutte le sue porcate. Però comincio avere nostalgia di due cose che gli sono sempre state riconosciute, da me e da tutti: la serietà e lo stile. Valium si, ma con stile. Berlusconi non ha ancora ricevuto l'incarico, e già comincia a fare puttanate. Internazionali si intende, quelle nostrane ormai passano inosservate. Siccome io sono uno che non si abitua, le voglio sottolineare, una per una, per cinque anni. Anche perchè in Italia queste cose non fanno notizia. Devo dire che le tv di regime funzionano già alla grande. Sono ben oleate. 18 Aprile 2008, Porto Rotondo: Berlusconi, che non è ancora Presidente del Consiglio, si atteggia già da tale e da semplice parlamentare di opposizione invita in Italia e lo riceve ufficialmente il presidente Russo Vladimir Putin. Parlano di Alitalia, dello splendido rapporto tra Russia e Italia. Ad un tratto una giornalista russa, Natalia Melikova, della Nezavsinaya Gazeta, chiede a Putin se è vero che sta per lasciare la sua compagna e sposare la campionessa e deputata della Russia Unita Alina Kabaeva. Non è una domanda da gossip, come la maggior parte degli italiani ha pensato. In Russia quest'anno è dedicato alla sacralità della famiglia e di quei valori. Era vero che Putin, grande padre della patria e censore irreprensibile, lasciasse sua moglie per una giovane ex olimpionica? Mentre Putin evita di rispondere, irrigidito e incazzato nero, Silvio, detto "lo stemperatore", mima una mitragliata alla giornalista indiscreta. Piccolo particolare. Nell'era Putin sono stati uccisi in Russia 20 giornalisti. Nemmeno in guerra accadono queste cose. Forse a Berlusconi non l'hanno detto. La giornalista, che queste cose le sa bene, scoppia in lacrime e sa che pagherà cara quella domanda, ma non con la morte, in teoria. Anche se, in passato, Elena Tregubova, una giornalista, ebbe un avvicinamento con Putin. Quando però divenne critica nei confronti del presidente, un ordigno esplose sotto casa sua. Ora vive in esilio. Dimenticavo: mi dispiace, ma nessun tg vi ha fatto vedere la scena della mitragliata. Ve la regalo io. E questa era la prima. Ora passiamo alla Spagna. Il telegiornale della Tve fa un servizio su alcune frasi dell'uomo di palstica: “Zapatero avrà una certa difficoltà, troppe donne nel suo governo”. Ora, la Spagna è l'unica nazione in cui il ministro della difesa è una donna. Si scatena un casino senza precedenti. Le reazioni sono violentissime. In Italia nessuna notizia. Ve le fornisco io (da Voglio Scendere): critiche feroci dalle neoministre Bibiana Aido e Magdalena Alvarez, ma anche da Esperanza Aguirre, presidente del Comune di Madrid (Partito Popolare, centrodestra): “Questo è il secolo delle donne, e una delle cose migliori del presidente è stata la nomina di così tante donne nel governo”. Il socialista Alfonso Guerra ha sintetizzato il comune sentire iberico con una frase lapidaria: “Berlusconi è un delinquente, non c’è altro da dire su questo signore”. (Qui una delle pagine spagnole). Calmi signori, non abbiamo ancora inziato.

mercoledì 23 aprile 2008

Il Senatore Onorevole Salvatore Cuffaro... ahahahahaha!


Però, suvvia, se lo si guarda così, in silenzio, accovacciato, non sembra poi un condannato per reati aberranti e schifosi, come l'aver tradito lo Stato, l'aver rivelato segreti di indagini e favorito singoli mafiosi. Sembra un fornaio sfaticato, un venditore di "pane cà mieusa" pacifico. Ma quando parla però, capisci che Cuffaro rimarrà sempre quello che è: la macchietta del potente democristiano con amicizie dubbie, l'emblema di una Sicilia che odio, fatta di baciamani e di umiliazioni quotidiane. Lui è sempre lo stesso. L'ho visto l'altra sera ad Exit, su La7, ma lo avevo visto di persona ad Anno Zero. Sempre stessa tattica diffamatoria, sempre stessa arroganza fondata sul nulla. Sonia Alfano gli chiede come cavolo ha fatto a candidarsi con quella condanna e lui gli dice che la Alfano faceva la coda dietro il suo ufficio per essere ricevuta da lui. Da giornalista, dopo una risposta del genere, avrei invitato il signor Cuffaro ("signor" come lo intendono in alcuni quartieri di Palermo) a lasciare lo studio. Si fanno le domande, si risponde. Non si diffama. Giordano (quando sono col culo a terra i politici danno davvero il meglio, non sto scherzando) gli dice che i suoi genitori erano bidelli, e con una condanna come la sua non avrebbero potuto lavorare; Cuffaro come al solito gira la frittata e gli dice "si guardi le sue liste". Giordano, stile Rinascimento, voto 10. Se i giornalisti di La7 volevano scuotere le coscienze, mostrare uno spaccato della Sicilia clientelare e corrotta, non avevano necessità di andare a Catania, potevano semplicemente lasciare Cuffaro in studio. Fa più indignare lui che le immagini dei sacchetti della spesa in cambio di voti. Parlavano di questo servizio come se fosse una bomba atomica, uno scoop esplosivo, a rischio di querela: le solite cose, quelle che sappiamo tutti, nè più ne meno. In questo momento, ad essere sincero, l'unica cosa che mi tira su, ed Exit me lo ha confermato, è una Sonia Alfano in grande spolvero. Già immagino la "dottoressa Alfano" come l'ha chiamata sprezzantemente il "signor" Cuffaro, al Parlamento Siciliano. Uno su novanta non è tanto, ma se si chiama Sonia direi che siamo alla pari. Come sempre, per voi una chicca da Exit: di fronte ad un giornalista che gli rinfaccia dati preoccupanti sui fondi siciliani immobili e non spesi, Cuffaro sembra smentirlo con i numeri, e si vanta di essere una delle poche regioni inserite nell'Obiettivo 1 dell'Unione Europea. "Siamo l'unica regione" dice orgoglioso. Sapete quanti sono gli obiettivi? Tre, e la Sicilia è all'uno, denominato Regioni in ritardo di sviluppo! Cito testualmente: promuovere lo sviluppo e l'adeguamento strutturale delle regioni che presentano ritardi nello sviluppo. In termini geografici, le regioni che rientrano nell'obiettivo 1 per il periodo di programmazione 2000-2006 sono quelle in cui il prodotto interno lordo (PIL) pro-capite è inferiore al 75% della media comunitaria. Per quanto riguarda l'Italia, le regioni che rientrano nell'obiettivo 1 sono Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. Verso la catastrofe, ma con ottimismo.

lunedì 21 aprile 2008

Interviste a Lucca Sicula


Ho realizzato queste interviste il mese scorso. Lucca è il paese natale della famiglia di mia madre, ed è lì che la mafia ha ucciso prima mio nonno e poi mio zio. Uccisi, nonostante tutti i tentativi di delegittimazione, solo ed unicamente per non aver ceduto l'azienda alle richieste di quattro balordi legati a Cosa Nostra. Ai tempi degli omicidi, la mia famiglia e l'altro mio zio avevano già lasciato Lucca, ma tornavamo spesso, soprattutto le domeniche, per stare assieme. Dopo gli omicidi però non tornammo praticamente mai a Lucca, per una sana dose di rabbia verso un paese che non aveva saputo stare accanto ad un uomo che tutti dicevano però di stimare. Da parte loro, i lucchesi recriminano, ce l'hanno con noi, perchè dicono che abbiamo sparato nel mucchio, chiamandoli tutti omertosi. Dicono che non sono omertosi. Prendo nota. Qualche segnale di cambiamento c'è, la gente piano piano, dopo 16 anni, comincia a parlarne un pò di più di questi due uomini uccisi in un silenzio assordante. Sul sito di Lucca è stata costruita una pagina per ricordare Paolo e Giuseppe Borsellino, e dallo stesso sito è partita la proposta di intitolare ai due Borsellino la piazza in cui è stato ucciso mio nonno. Io credo in una riconciliazione, e senza scuse, nè ammissioni di colpa. Credo che la paura abbia sconvolto le vite di semplici paesani, e li abbia, forse inconsapevolmente, spinti ad emarginare un uomo che lottava da solo contro un sistema. Da quella piazza, da Piazza Paolo e Giuseppe Borsellino voglio ripartire.

P.S. Proprio oggi ricorre il 16° anniversario dell'assassinio di mio zio Paolo...

venerdì 18 aprile 2008

Quanti hanno detto vaffanculo?


Io ho fatto parte di quelli che non hanno avuto paura di Berlusconi, di quelli stanchi di votare contro di lui, e mai per qualcuno. Sono convinto della mia scelta, pur sapendo che ci sono altre ragioni, altri punti di vista da cui è parecchio attaccabile questa scelta. Ma io non ce l'ho fatta. Al contrario di quanto dice Beppe Grillo sommando senza logica gli astenuti (che ci sono sempre stati, se su 100 aventi diritto votano 80-85), schede bianche e nulle, il partito del non voto, della protesta, non ha vinto. Al Senato le schede non valide sono state il 3,79%, contro il 3,15% del 2006. Nel dettaglio, le bianche sono state l’1,34% (1,33% nel 2006) e le nulle il 2,45% (l’1,81% nel 2006). Alla Camera le schede non valide sono state il 3,74%, contro il 2,9% del 2006. Nel dettaglio, le schede bianche sono state l’1,28% (1,12% nel 2006) e le nulle 2,46% (1,80 nel 2006). (Fonte AGI). La paura di Berlusconi ha prevalso, ma negli ultimi giorni. Gli incazzati sono tornati pragmatici. Negli altri paesi, quando un candidato alla presidenza viene sconfitto, esce per sempre di scena. Vi ricordate più di Aznar, di Kerry? In Italia no. Che sorpresa, vero? Veltroni sarà per un altro decennio il leader del Pd. Apprezzo invece tantissimo la dignità di Prodi di lasciare tutto, di dimostrare che anche senza incarichi e politica si può vivere. Un gesto che gli fa onore. E dire che era stato l'unico capace di battere due volte Berlusconi, che ironia... In Sicilia tutto va come previsto. Matteo Messina Denaro & C. si preparano a ri-diventare imprenditori con gli appalti di Lombardo, mentre dall'altra parte, come previsto, la politicante più fallimentare d'Italia, colei che non ha mai vinto un'elezione, e per questo candidata dal Pd, Anna Finocchiaro, sarà paracadutata in Senato; altro che dispiacere, altro che delusione, ma cu sinni futti d'i siciliani?! Questa è politica amici, let's go!

giovedì 17 aprile 2008

"La resa dei conti" parte seconda: Berlusconia


E' stato detto tutto sulla vittoria di Berlusconi. Niente sul suo più grande capolavoro: riuscire a cancellare il suo passato, i suoi reati, le sue amnistie, le sue prescrizioni, le sue depenalizzazioni dei reati. Quale tema più semplice per metterlo all'angolo? Ci sarebbe l'imbarazzo della scelta: dalla Mondadori comprata corrompendo il giudice, all'assunzione del sanguinario mafioso Mangano quando era già nota la sua identità criminale. E tante, tante altre vergogne. E invece Veltroni non ha mai toccato questo tasto. Veltroni, che non ha mai avuto nulla da nascondere o da temere su quel tema, si è accordato con Silvio: niente discorsi sulla giustizia, sennò parlo di Crisafulli. E l'altro trionfo: far diventare tutto questo normale, quando in Europa, sempre nel 2008, precisamente in Finlandia, un ministro viene cacciato per 200 sms hard all'amante. Proprio mentre quel politico finiva la carriera per colpa della sua vita privata, in Italia entravano in Senato Cuffaro, massima vergogna della Sicilia, e Dell'Utri, mafioso in primo grado ed estorsore in secondo. Non servono sociologi o analisti delle masse. La soluzione, come sempre, è la più semplice. Alla gente non gliene frega un cazzo se Berlusconi ha fondato Forza Italia grazie all'aiuto della mafia, se grazie alla mafia è stato eletto e se dalla mafia prende i voti. Alla gente, agli italiani, poco importa se Veltroni è incensurato e se Berlusconi è un multiprescritto e attualmente indagato per corruzione. Niente. Agli italiani non importa. Gli italiani sono un popolo di strafottenti, non hanno una morale critica, un senso della decenza apprezzabile. Votano, in milioni, Berlusconi, al di là di tutto, al di là di un Bossi razzista e dei candidati condannati. E quando promette "Via l'Ici e il bollo auto" tutti applaudono e lo votano. Senza pensare, senza comprendere dove prenderà i soldi, come farà a risanare le casse dello Stato, come fermerà gli interessi che ogni anno paghiamo. Non sono problemi degli italiani, loro nel frattempo pagano meno, e del futuro chissenefrega. Quando poi arriva un governo un pò più serio che cerca di salvare il salvabile, allora ecco le proteste. E vedrete anche come, nel giro di qualche mese, crolleranno gli incassi provenienti dal fisco. C'è Silvio, non si paga. Non cambierà mai questa nazione, smemorata, senza pudore, l'unica in cui in ogni luogo, dietro ogni angolo c'è qualcuno pronto a fregarti, a dimostrare al resto del mondo che la furbizia vince sempre sull'onestà. Questa è l'Italia, e gli unici pirla sono quelli che c'hanno creduto, quelli che hanno combattuto, quelli che l'hanno liberata, quelli che hanno sporcato di sangue proprio le sue strade. Questa è l'Italia, e l'unica cosa da fare è lasciarla.

martedì 15 aprile 2008

"La resa dei conti" parte prima: Sicilia


Solo venti ore fa, Tonino Russo, vicesegretario del Pd siciliano, all'uscita dei primi exit poll: "Non parleri di disfatta". Ha ragione. Disfatta non c'è stata; è andata molto peggio, dovrebbe parlare di annullamento totale. Sarebbe troppo facile giudicare, e non si preoccupino i leader, ci sarà tempo anche per quello. Adesso voglio parlare di un pò di numeri. Sterili, non interpretabili. Partendo da una richiesta che mezza Sicilia aveva fatto al Pd con lettere, appelli, petizioni: "candidate alla presidenza della Regione Rita Borsellino, stavolta possiamo farcela". Motivati da cosa? Rita Borsellino, sostenuta dalla società civile e snobbata in allegria dai partiti, lasciata da sola a condurre la campagna elettorale, nel 2006 aveva totalizzato il 41,6% dei consensi. Cuffaro il 53,1. Nel 2001 lo stesso Cuffaro aveva preso il 59% dei voti; il suo sfidante Orlando, un uomo di tutto rispetto, il 37. Questo è un dato. Anzi due. Aprile 2008: Anna Finocchiaro, sostenuta attivamente dai partiti della coalizione, totalizza il 30,4%, Lombardo il 65,3%. Questo è l'altro dato. Anzi gli altri due. Commentare? No, se lo aspettano tutti. C'è tempo. Altri numeri: Rita Borsellino (in queste elezioni) ha preso dappertutto più voti di Anna Finocchiaro, tranne a Modica, città natale della candidata. A Catania, sempre città di Anna, Lombardo ha preso il 72,3%. Commentiamo? No! Sonia Alfano, lottatrice, voto 8. Non è andata bene, ma lavorando in queste condizioni, praticamente solo con il web, senza "appoggi" esterni, il 2,4% è un mezzo miracolo. Un segnale che non si può ignorare e dai cui dobbiamo ripartire. Da giornalista avrei tante domande da fare a quei dirigenti di partito che non hanno ascoltato, che hanno deciso, che hanno imposto senza mediazione. Assieme alle risposte vorrei, come siciliano e non come cronista, che ammettessero di aver fatto una cazzata enorme e catastrofica, vorrei che ci dessero spiegazioni sui numeri, sui sondaggi e sulla percezione che li ha portati ad imporre il nome di Anna Finocchiaro senza "se" e senza "ma". Una donna per bene, per carità ma che i siciliani non conoscevano e non volevano, che addirittura parte del centrosinistra non voleva. Vorrei sapere cosa ne pensano del progetto di Cracolici & C. di far fuori la Borsellino ad ogni costo, pur di beccarsi il doppiaggio più il 5% da Lombardo. Vorrei sapere perchè quel 41,6% di Rita e del suo popolo, e quel 30,4% di Anna e del suo partito. Qualcuno deve rispondere a queste domande, i dirigenti del Pd hanno il dovere di dare spiegazioni su quel 11% perso per strada. Dovrebbero dimettersi, ammettere che le loro scelte sono state pura follia, e lasciare spazio ad altra gente, ad altri giovani. Francantonio Genovese, Tonino Russo, degli Ufo che giocavano alla Fantapolitica. Spero che le forze sane del Pd, i giovani della Generazione Democratica comincino a pretendere, dopo essere stati compagni d'avventura leali ai leader, in cui hanno, credo sinceramente, sperato. Ciò che non si può commentare è il 65,3% di Lombardo. Lasciando stare l'ottimo lavoro del Pd per questo risultato, è incomprensibile un simile dato. La maggior parte dei siciliani ha scelto continuità, nel puro stile "made in Sicily" che dobbiamo almeno ammettere: niente fatica, meglio favori, niente diritti, più semplici le concessioni. Vergognarmi di essere siciliano? No, è chi ha scelto Lombardo che deve farsi un'esame di coscienza. Io stavo con Sonia, e abbiamo perso. Ma chi sosteneva Lombardo ha vinto? O ha vinto quella criminalità organizzata, Cosa Nostra, che farà fortuna con le infrastrutture, con il ponte. Che c'entra la mafia? Fidatevi voi degli appalti che darà Lombardo, uno che intascava tangenti. Certo, assieme ad Andò, amico di Anna.

sabato 12 aprile 2008

Ecco cosa voterò


Qui la lista dei candidati diversamene onesti

Non voterò. Rinuncerò anche a tutti quegli espedienti del convalidare il non voto, di annullare al seggio la scheda ecc. Semplicemente ritengo, come altri, che ad oggi il voto migliore sia in non voto. Pretendo rispetto per questa scelta, anche perchè si profila come la più "votata". Non voterò dopo una lunga riflessione, e dopo aver capito che è ora di smetterla, una volta e per tutte. Di fare il gioco di quei partiti che non fanno nulla per anni, e qualche settimana prima delle elezioni ci impauriscono con "Ora torna Berlusconi". Cosa hanno fatto quei partiti per impedirlo? Votiamo Veltroni perchè Berlusconi è peggio. Certo. Quando abbiamo votato Prodi, vi sareste mai aspettati che sotto il suo governo Mastella sterminasse una nazione ricevendo in cambio attestati di stima e solidarietà? Per questo pretendo che si dia al non voto la dignità che merita. Chi non voterà sarà gente stanca di dover sempre scegliere tra il peggio peggio e il leggermente meno peggio. Veltroni ha perso una grande occasione. Era partito bene, bastava solo che dopo De Mita, continuasse nella sua opera di pulizia, che lasciasse fuori gente come Crisafulli, Cusumano e altri impresentabili. Avrebbe perso i loro bacini di voti, ma pensate a quanta gente, io in primis, oggi lo avrebbe votato col sangue? E invece ha preferito stare con gli amici dei mafiosi. E poi va in piazza e cita Borsellino e Falcone, e nessuno, tra i presenti, che chiede lumi sui suoi candidati, amici degli assassini dei due giudici. Ma ci siamo bevuti il cervello? Con la paura di Berlusconi consentiamo tutto questo? Mi dispiace, ma a via di turarsi il naso si muore soffocati. Io voglio respirare, a pieni polmoni. Non me la sento di rinunciare a tutte quelle battaglie di quelle persone che chiedono chiarezza, integrità morale. Io sto con loro, sto con chi si prende le botte e gli insulti ai comizi perchè fa domande, e non dai picchiatori fascisti, ma dai "compagni". Mi tengo lontano da questa gente, da questi candidati, sperando che qualcuno un giorno abbia la forza di rinunciare a certe schifezze, e allora la gente veramente comincerà ad acqustare fiducia, forse comincerà a votare non contro qualcuno, ma per qualcuno, e allora io ci sarò, in prima linea, come elettore, come candidato, come ingranaggio. Per quanto riguarda la Sicilia, voterò Sonia Alfano come presidente della Regione, un voto per qualcuno, appunto. E voterò Simone Di Paola (Lista Finocchiaro Presidente) come deputato, non solo per l'amiciza fraterna che ci lega, per le battaglie affrontate assieme, per il suo sincero impegno per la legalità, ma perchè è uno dei pochi di cui mi fido, nonostante abbia fatto una scelta diversa sul candidato presidente. A chi deciderà di votare, buona fortuna.

venerdì 11 aprile 2008

Lettera di Pasquale Borsellino


Questa è la lettera che mio zio mi ha scritto qualche giorno fa. E' una lettera privata, intima, devastante. Ma mi ha detto di pubblicarla, perchè si è stancato di tenersi dentro un dolore immane, non umano. Leggetela, commentatela, fate sì che raggiunga più persone possibili.

Un dì, s'io non andrò sempre fuggendo
di gente in gente, me vedrai seduto
su la tua pietra, o fratel mio, gemendo
il fior de' tuoi gentil anni caduto.

La Madre or sol suo dì tardo traendo
parla di me col tuo cenere muto,
ma io deluse a voi le palme tendo
e sol da lunge i miei tetti saluto.

Sento gli avversi numi, e le secrete
cure che al viver tuo furon tempesta,
e prego anch'io nel tuo porto quiete.

Questo di tanta speme oggi mi resta!
Straniere genti, almen le ossa rendete
allora al petto della madre mesta
.

U.Foscolo

Caro Benny,
mi trovo ancora una volta a scriverti una delle lettere più difficili della mia vita. Da qualche anno infatti mi esorti a prendere parte attiva a delle iniziativepubbliche riguardanti l’impegno contro la mafia. Questo tipo di attività non sono mai riuscito a farla neanche all’interno della mia famiglia, come sai bene tuo cugino Paolo che oramai ha otto anni non conosce nulla di come sono morti il nonno e lo zio. Tu ti chiederaiquali sono le ragioni che portano una persona come me a chiudersi dentro un mutismo ed una sofferenza senza fine. Credo comunque che non sia solo successo a me, in questi anni tanti familiari di vittime della mafia si sono chiusi in un dolore immane e senza tempi di elaborazione. Perché lo abbiamo fatto? Perché ci siamo tirati indietro rispetto alla lotta? E soprattutto questo ha onorato i nostro parenti morti? In questa mia riflessionenon potrò certo capire e trovare le ragioni di tutti e quindi partirò enunciando le mie. Dopo il primo omicidio di mio fratello il dolore e il senso di rabbia sono stati terrificanti,così come quando venne ucciso mio padre, ma più passavano i giorni e più si faceva strada un senso di smarrimento e di incompletezza che mi annientava, per la prima volta in vita mia sentivo la sensazione di sentirmi solo….si solo inuniverso ostile e che non poteva comprendermi come se una parte di me fosse morta con loro, forse la parte migliore. Si caro nipote questi dannati si sono portati via sia le vite di mio fratello e di mio padre ma si sono portati via parte della mia vita quale sarebbe stata se loro fossero vivi. Infatti quando nel corso della vita ti accadono dei fatti traumatici questi inevitabilmente lasciano dei segni. Gli stessi segni che spesso per chi ha avuto una vita e delle esperienze travagliate si riscontrano nel corpo. Ma quando un grandissimo lutto ti ha colpito nell’animo al punto tale che insieme alle persone care senti che una parte di te è morta per sempre; di tutto questocosa si vede? Come fai a far comprendere che ti saresti augurato di perdere una mano un braccio, una gamba e che a confronto avresti sofferto di meno. Da quando due grandi tragedie hanno colpitola mia famiglia non passa giorno o notte che inevitabilmente non penso a quelloche è successo. Penso di vivere la mia esistenza negli intervalli liberi da ricordi e rimpianti e tutto questo porta alla triste considerazione che la miavita è cambiata per sempre e soprattutto un parte di me è morta per sempre con mio padre e mio fratello. Il legame con loro era sempre stato forte e importante e mi avevano sempre incoraggiato nelle mie scelte e nei miei percorsi, a 29 anni mi sono ritrovato solo con un gran senso di smarrimento e io ultimo genito mi dovevo imporre di aiutare anche gli altri superstiti della mia famiglia. Rimanere orfani è una delle condizioni esistenziali più brutte da vivere, tale condizione, infatti, ti fa sprofondare in un senso di vuoto dove ti mancano i punti di riferimento e le coordinate per la tua esistenza. Se poi nella vita ti manca un padre come il mio allora ti senti svuotato di tutto. Queste riflessioni ogni tanto mi fanno pensare ai miei due nipoti Giuseppe e Calogero (figli di Paolo) che si sono trovati già da piccoli a vivere questo tipo di esperienza che inevitabilmente gli condizionerà tutta la vita. L’unico termine che rende per descrivere chi resta vivo dopo un’esperienza come la mia è “sopravissuto” si, infatti, misento a distanza di 16 anni un sopravvissuto che tutti i giorni cerca di trovare un senso alla vita e alla cose che fa.

Di una depressione maligna e nascosta e un'angoscia di morte di questo penso di soffrire da quando mio padre e mio fratello sono stati uccisi. Si aggiunga a questo tutta una serie di sensi dicolpa con i quali ho imparato a convivere. A volte penso che non dovevo lasciare da solo mio padre e che dovevo restare accanto a lui, purtroppo in quel periodo bisogna anche continuare a vivere ed avevo bisogno di tornare per qualche giorno nel posto in cui vivevo e lavoravo cioè Padova. Se fossi rimastoaccanto a mio padre sarebbe cambiato qualcosa o avrebbero ammazzato anche me: il solo pensiero mi mette ancora oggi paura, sì paura che persone assolutamenteprime di umanità si arroghino il diritto che è solo di Dio: di decidere della vita e della morte delle persone. Mio padre non meritava di morire perché era un uomo giusto leale e generoso la sua vita era sempre stata piena di fatica sofferenza e grande sfortuna, sì la sfortuna di un ragazzo che si crede uomo e a18 anni fa una a”fuitina” con la donna che ama. Scelta che ha determinato una vita sempre in salita e piena di difficoltà dove nessuno gli ha mai regalato niente. Un uomo giusto che è sempre stato rispettato e ben voluto da un paese che purtroppo per ignoranza e paura gli ha voltato lespalle. Torniamo alla mia depressione, la definivo nascosta e maligna, si maligna perché non penso che esistano farmaci al mondo ingrado di curarla o terapeuti in grado di ascoltarla, la verità è che si tratta di un problema che morirà con me e con il quale negli anni ho imparato a convivere. Il secondo aspetto che mi spaventa e mi preoccupa di più è il sentire fortissime delle angosce di morte che purtroppo non sono riferite alla mia persona ma alle persone che più amo. Nel mio animo esiste questo grande tormento che possa accadere qualcosa di brutto a tutte le persone vicine, l’angoscia che mi scatena e molto grande e forte che ha volte mi fa mancare il respiro e vivo un fortissimo senso di paura. Queste modalità esistenziale penso abbiano colpito gran parte delle vittime della mafia e allora perché non ascoltare il nostro dolore, perché non condividerlo si… sono stufo di parlare di loschi personaggi che non voglio nemmeno nominare, perché finalmente non parlare di noi parenti vittime della mafia e non solo da arrabbiati di una rabbia che glialtri fanno fatica a comprendere. Non voglio più essere arrabbiato non voglio più piangere “lacrime di aria lacrime invisibili chesolamente gli angeli san portar via…”. Una poesia anche per te Lisa pensoche gli angeli siano coloro che hanno vissuto sulla loro pelle lo steso colore e lo stesso sapore della sofferenza che ho vissuto io. Secondo l’ottica di un’ apertura ad un nuovo impegno offro la mia disponibilità ad “ascoltare incontrare”tutte quelle persone che familiare vittime della mafia che voglianoconfrontarsi sui percorsi di dolore provati e vissuti. Tutto questo ci potràaiutare insieme a superare il trauma inteso come monento non integrabile esuperabile dalle risorse di un solo singolo soggetto. Creare un altro nodo di una rete dove sentirci meno soli e forse meno arrabbiati per il vuoto delle nostre perdite anche questo è un nostro dovere, “tornate a vivere “ e non sentirsi morti con le persone che abbiamo perso e soprattutto trovare parole buone e fermamente sommesse per continuare a ribadire il valore fondamentale edassoluto della memoria. Un grazie a Salvatore Borsellino che con la sua forza e la sua energia porta avanti il miracolo che ancora oggi in Italia si parli di certi temi. Grazie soprattutto per l’esempio che più di mille parole mi è servito per la mia vita.

Un bacio
P.S. Spero dinon vivere ancora la dimensione dell’esiliato

giovedì 10 aprile 2008

Falcone e Borsellino siete in campagna elettorale


Caro Walter, hai fatto bene a contrapporre agli eroi del Pdl (i vermi mafiosi come Mangano), gli eroi della gente per bene, come il giudice Giovanni Falcone e il giudice Paolo Borsellino. Ma loro non avrebbero nemmeno stretto la mano ad uno come Crisafulli, tu l'hai messo in lista e grazie a te diventerà Senatore della Repubblica Italiana. Punto.

mercoledì 9 aprile 2008

"Sconfiggeremo la mafia"


La critica che più spesso si muove a Beppe Grillo è che sia volgare. Perchè manda a fanculo la gente. Alcuni italiani preferiscono invece essere presi per il culo, ma con parole dolci, pacatamente, sensibilmente. Bene, per quanto mi riguarda Beppe Grillo è un moderato, è un conservatore, è un puritano. Se la nostra cultura non fosse quella della non violenza, del primato delle parole, servirebbero massicce e sonore dosi di sberle. Perchè una regione massacrata dalla mafia, come la Sicilia o la Campania, che ha seppellito tutti i suoi uomini migliori, che ha pagato il prezzo più alto ad uno Stato ingrato, che rimane immobile, anzi, si spella le mani di fronte a due imbecilli che dicono "sconfiggeremo la mafia", è una regione senza dignità. A quelle parole, qualunque oratore, qualunque politicante andrebbe cacciato, costretto a fuggire. Come si fa ad utilizzare questi tempi per fare proclami a cui nemmeno loro credono? Come si fa a dire questo dopo 60 di volontario astensionismo per lasciare quelle terre come bacini di voti pronti all'uso? L'uomo di plastica dice che non vuole i voti della mafia, dopo che con l'aiuto di un condannato per mafia ha fondato Forza Italia e dopo che proprio Cosa Nostra lo ha portato al governo dell'Italia; lui ha ricambiato cercando di realizzare le richieste del papello di Riina, come l'annullamento del 41 bis, una legislazione che non favorisse il pentimento, un'altra che annullasse la confisca dei beni mafiosi e un tentativo di revisione del maxiprocesso. Dall'altre parte, Obamabianco, d'ora in poi l'Obino Bianco del pulito, che pretende di venire in Sicilia e prendere per il culo cinque milioni di siciliani, pretende di umiliare chi ha pagato col sangue la vera lotta alla mafia, pretende di dire "non vogliamo i voti della mafia" e pretende di riceverli, direttamente da Enna. Uno dei due sarà premier, e lo manderemo noi al governo, non altri. Voglio andare via da questa nazione, non sopporto più questo puzzo, questa impunità, questa arroganza di pensionati che si divertono con il gioco della politica e con la gara a chi arriva primo sulle promesse e sulle dichiarazioni. E ieri, infine, l'uomo di plastica ha detto che i Pm, i magistrati, dovrebbero essere sottoposti a periodici test sulla salute mentale. Paolo, te lo dico con il cuore, per fortuna che non ci sei più.

martedì 8 aprile 2008

Antonella Borsellino scrive a Pino Masciari


Caro Pino, scusami se ti do del tu, ma la tua storia (già raccontatami da mio figlio Benny) è molto simile a quella di mio padre e di mio fratello Paolo. Mi ritornano in mente le parole profetiche dell’altro mio fratello (l’unico rimastomi), pronunciate nel 1993 nella trasmissione “Il rosso e il nero” di Santoro: “Tra vent’anni ci ritroveremo nuovamente qui a parlare di imprenditori vittime dei sistemi mafiosi e nulla cambierà”. Imprenditori lasciati soli a combattere e morire per poter lavorare, un diritto sancito dalla Costituzione, ma attuabile al Sud solo pagando il pizzo ai mafiosi e tangenti ai politicanti. Anche con i miei iniziarono con lo stesso rituale: avvertimenti con danni materiali ai nostri mezzi e alle nostre campagne. Mio padre, una persona buona e fiduciosa nel prossimo, tutto poteva pensare ma non che arrivassero ad uccidere mio fratello Paolo. Ma come si fa a cedere qualcosa che si è costruito con sacrifici e tantissimi debiti, a cedere la realizzazione dei sogni? Dopo l’omicidio di Paolo, papà cominciò a collaborare con i magistrati, raccontando i criteri con cui venivano spartiti gli appalti (sempre aggiudicati dagli stessi), le percentuali delle tangenti versate a vari responsabili comunali sempre invischiati in politica, e le betoniere piene di cemento dirottate verso le case in costruzione degli stessi individui. Papà ripeteva sia ai magistrati che ai carabinieri che era un morto che camminava: allora il prefetto gli rilasciò solo il porto d’armi. Quell’arma non servì né per proteggersi né per vendicarsi, come tutti in paese si aspettavano. Furono otto mesi di minacce e telefonate mute. L’altro giorno, dopo averti sentito al telegiornale, ho pensato una brutta cosa: forse mio padre aveva fatto bene a rifiutare il programma di protezione, a costo della vita, pensando alla vita (chiamiamola così) che conducete tu, tua moglie e i tuoi figli, lontani dai vostri cari, dalla tua terra che con dignità volevi cambiare, dalle tue radici e per ultimo abbandonati a voi stessi da questo stato ingrato. Pino, Marisa, vi sono vicina col cuore, con il pensiero, e spero possiate vivere in serenità con i vostri figli, e al più presto ottenere i benefici che questo Stato vi deve.

Spero di conoscervi presto,
Antonella Borsellino

lunedì 7 aprile 2008

Niente tessera = niente memoria?


Sono molto amareggiato, e non voglio tenermi dentro nulla. Voglio dirle certe cose, come ho sempre fatto, convinto che la sincerità sia la prerogativa a tutto, ad ogni tipo di attività, specialmente in quelle di lotta, di contrasto alla mafia e alla mentalità mafiosa. Sono amareggiato e deluso perchè credo che la mafia non faccia vittime di serie A e di serie B. Ammazza, e tutti allo stesso modo. Credo che si sia familiari di vittime di mafia anche se non si appartenga a nessuna associazione, ma che ogni associazione debba considerarti tale, e starti accanto, chiamarti in causa, farti sentire vivo e ancora di più far sentire vivo il ricordo dei tuoi cari in tutta Italia. E' un obbligo se ci si considera veramente un'associazione contro le mafie. In questi anni non siamo mai stati contattati da nessuna associazione. Eppure la storia dei Borsellino di Lucca Sicula è purtroppo una delle più tragiche. Decidendo di rimanere fuori da qualsiasi associazione abbiamo evidentemente deciso di rimanere fuori da tutto. Abbiamo forse deciso di non essere più familiari di vittime di mafia. O di esserlo, ma solo di quelle di serie B. Solo quest'anno, grazie a Margherita Asta, siamo stati invitati alle giornate di Bari organizzate da Libera. Dopo 16 anni dagli omicidi. Io non ho partecipato perchè non volevo sedermi accanto a gente indagata dalla Direzione Investigativa Antimafia. Ma non era importante che ci fossi io, come non è importante che contattino me, ma mia madre, mio zio, mia nonna. Dopo qualche settimana vedo su La7 lo speciale, veramente toccante e triste, dedicato proprio ai familiari di vittime di mafia. Una serata tutta per noi, o meglio, per loro. Ognuno va al centro dello studio, prende il microfono e racconta la propria storia. Tanti morti, tante storie orribili, tante famiglie spazzate via. Tante famiglie, eccetto la nostra. Gli italiani non hanno potuto sapere di quei due imprenditori morti, anzi uccisi in provincia di Agrigento. Quei due imprenditori sono rimasti morti, anzi, non sono mai esistiti. Pensavo che la puntata fosse stata registrata prima delle giornate di Bari, e per questo non ci avessero chiamato, se poteva essere una giustificazione forzata. Invece no. Tutti quei familiari, che sento come fratelli di sangue, come amici di lunga data, avevano in comune l'essere appartenenti a Libera. Noi non lo siamo. Perchè non hanno chiamato la mia famiglia? Perchè? E' davvero una tessera che ti fa diventare familiare di vittime di mafia? Io voglio che mia madre, mio zio e mia nonna vengano chiamati per ogni manifestazione, per ogni evento organizzato da Libera o altra associazione. Forse non si rendono conto che l'isolamento vuol dire abbandono, vuol dire morire lentamente? Al contrario, e Libera lo sa bene, la condivisione del dolore è stimolo per una reazione. E allora credo che non esistano tessere, credo che non esistano etichette. Siamo familiari di valorose vittime della mafia, e come altri, né più e ne meno, vogliamo essere trattati. Se invece la nostra presenza non è desiderata, non è gradita, che lo dicano, che ce lo scrivano. Mio zio, Pasquale Borsellino, ha deciso che d'ora in poi vorrà parlare. Vorrà raccontare quello che è successo. Si riprenderà il tempo che il dolore gli ha rubato. E' la prima volta che lo fa dopo 16 anni. Libera e le altre associazione sapranno stargli accanto? Sapranno stare accanto ad Antonella Borsellino e alla vedova di mio nonno, Calogera Pagano? Aspetto, da qualcuno, delle risposte, se esistono.

domenica 6 aprile 2008

L'agenda esplosa


Ogni volta che qualcuno difende un indifendibile spero sempre che lo faccia in buona fede. Mi rifiuto di pensare che dietro ci sia un complesso sistema di disinformazione che lavora sui giornali, ma soprattutto su internet. Gente che probabilmente ha come compito proprio quello di creare equivoci, dubbi e di sviare l'opinione pubblica. Come la pista suggerita, sul sito di Salvatore Borsellino, da un fantomatico Walter. Walter dice di essere un carabiniere, e di essere stato addrittura presente in Via D'Amelio subito dopo la strage. Propone una soluzione al giallo dell'agenda, un contentino che metta tutti d'accordo: anzichè accusare il povero Arcangioli (fotografato mentre portava via illeggittimamente la borsa del giudice dall'auto in fiamme), dovremmo rassegnarci perchè secondo lui l'agenda è andata in fumo, perchè il giudice Borsellino la teneva in mano al momento dell'esplosione. Il discorso fila. Paolo Borsellino deve scendere solo per suonare un citofono, ed è chiaro che si portasse dietro l'agenda, così come mentre saltava in aria Falcone trovava il tempo di cancellare files importanti dal suo computer e così come Dalla Chiesa si svaligiava la cassaforte mentre lo crivellavano. Non mi meraviglierei che da un giorno all'altro venisse fuori un testimone che confermasse di aver visto il giudice con l'agenda in mano poco prima dell'esplosione. E che magari dicesse pure di essere riuscito a sbirciare nell'agenda e non vedere nulla di importante, solo i risultati delle partite del Palermo. Ora due parole sull'assoluzione del prode Arcangioli: è stato assolto dal Gup (ma ancora indagato per false dichiarazioni), prima ancora di farsi processare, sulla base delle dichiarazioni rese al magistrato: "Ero troppo sconvolto dalla vista del corpo del giudice, non ricordo nulla". Dalle foto non sembra proprio. Si vede quest'uomo che si allontana con tranquillità dal luogo della strage, con la faccia serena, di chi è soddisfatto di aver portato a termine il suo compito. Per concludere. Angese Piraino Leto, moglie di Paolo Borsellino, dice di essere sicura di aver visto il marito mettere nella borsa l'agenda. Il primo che tocca la borsa dopo è Arcangioli. Il colonnello non è stato assolto, l'ha solo fatta franca, altro che agenda esplosa.

giovedì 3 aprile 2008

I soliti finlandesi

Avviso: chiedo scusa agli studenti di Cittadella per non aver partecipato all'incontro di oggi: avevo completamente rimosso quella data e inoltre la mia memoria ormai è inutilizzabile. Un abbraccio a tutti voi, e le mie scuse più sincere.
Caro Ikka, come va? Guarda, sono senza parole per quello che è successo a te e alla tua amica spogliarellista. Siamo alle solite. Ma dico, come si fa a licenziare un ministro degli Esteri solo per aver mandato 200 sms erotici col cellulare di servizio? Qui in Italia ci risulta inconcepibile. Per farti capire: il tuo omologo, lo skipper Massimo D'Alema, è stato prescritto nel 1995 per finanziamento illecito: una tangente di 20 milioni di lire, ritirata nel 1985 da Francesco Cavallari, il re delle cliniche pugliesi! E fa lo statista, capisci? Poi, caro amico mio, io l'ho vista Johanna Tukiainen, e devo dire che quegli sms se li è proprio cercati. Bona è bona! E quel bigotto capo del tuo partito?, hai sentito cosa ha detto?!: "E' stata una decisione molto difficile. Ma sono arrivato alla conclusione che Kanerva non gode piu' della fiducia e del rispetto generale necessari per la sua permanenza come ministro". Fiducia e rispetto? Manco se avessi intascato una tangente! Caro Ikka, c'ho pensato molto, e ho avuto un'idea, una proposta che non potrai rifiutare: trasferisciti in Italia e vieni qui a fare il ministro! Da noi saresti come una vergine! Qui i politici, uno come te, non lo hanno visto mai! Qui da noi, quello più onesto, è prescritto, quello più un pò più vivace è condannato a 9 anni per mafia. Se vieni qui sarai il più pulito di tutti, sarai il nostro Di Pietro biondo! Il tuo vizietto? Tranquillo. In parlamento trovarai quel che cerchi. Gnocca & coca, e vai alla grande. Per adesso credo che i più esperti nel campo siano quelli dell'Udc, chiedi di Mele, digli che ti mando io. Ma adesso, visto che Cuffaro entrerà in Parlamento, le cose potrebbero cambiare. Sai bene che Cosa Nostra, perdono, "i singoli mafiosi di Cosa Nostra, hanno regole molto più rigide di quelle del Centro di Recupero "Senato" riguardo il decoro dei suoi favoreggiatori. Ma una soluzione la troviamo, tranquillo. Fidati, vieni in Italia. Tra le altre cose, qui puoi uccidere, estorcere denaro, fare affari con la mafia, e rimani sempre in Parlamento, capisci? Altroche 200 sms hard, qui non ti sbattono fuori nemmeno se ti intercettano con i mafiosi! I'm waiting for you Ikka!

martedì 1 aprile 2008

E alla fine arriva Pino


Alla fine di tutto, è arrivato. Quando ho saputo che al Tg2 delle 20 avrebbero trasmesso l'intervista fatta a Pino Masciari in un area di sosta, mentre si recava in Calabria, mi sono subito sintonizzato e sono rimasto in attesa. E Pino in effetti è arrivato. Ma dopo l'Alitalia, dopo Veltroni e Berlusconi, dopo i prezzi che salgono e dopo ogni genere di cazzate. Magari nel frattempo lo ammazzavano Pino, e allora diventava notizia. Forse non è abbastanza chiara la situazione. Pino ha fatto arrestare decine di mafiosi e giudici collusi, ha ancora processi aperti, ha dichiarato guerra alla 'Ndrangheta che lo ha condannato a morte. Non c'è solo la possibilità che Pino rischi la vita. C'è la certezza. Ieri Pino ha lasciato la località protetta ed è tornato in Calabria. Un tentativo estremo di richiamare l'attenzione nazionale sulla sua tragica vicenda, quella di un imprenditore che per fare solo ed esclusivamente il suo lavoro nel rispetto delle regole di questo Stato, è stato costretto ad abbandonare patria, azienda e affetti e a nascondersi come un latitante. Quando ieri mia madre ha visto il servizio del Tg2, mi ha detto: "Forse ha fatto bene tuo nonno a rifutare la stessa protezione che hanno offerto a Pino. Certo, poi lo hanno ucciso, ma questa è vita?". Anzichè aprire il telegiornale con questa notizia, anzichè darla in tutte le salse e in ogni edizione, come fanno con le dichiarazioni vuote dei cadaveri politici, la relegano alla fine, come scarto, al pari del gattino abbandonato o delle rubriche gastronomiche. Oggi sul sito dell'Ansa nemmeno una riga. Pino sta facendo quello che mai nessuno forse ha fatto in Italia, e loro non lo raccontano. Niente, non esiste. Ma nel frattempo Pino è in Calabria, a sfidare la morte. E i giornalisti sono a seguire ogni minchiata che dicono i due contendenti al trono. Ma che cazzo di nazione è questa? Una nazione che santifica gli eroi, i martiri, salvo prima consegnarli nelle mani degli assassini. Fate in modo che tutti sappiano quello che sta accadendo. Pino e i suoi coraggiosi amici che lo "scortano" aggiornano ogni ora il sito www.pinomasciari.org. Stategli accanto voi, perchè chi lo dovrebbe fare, chi dovrebbe garantire la sicurezza di uno tra i quattro, cinque imprenditori che si sono fidati dello Stato, è troppo impegnato con la mozzarella radioattiva o con la vertenza Alitalia.